lunedì 16 febbraio 2026

scrive Mario Guerrini

 

La bandiera sarda. E Grazia Deledda. Con il suo Nobel la scrittrice nuorese ha rivelato al mondo una Sardegna che nessuno conosceva. Ha narrato l'identità di un popolo. Ha dato un senso alla sardità, non al sardismo. Ha vinto il Nobel perché il mondo che è apparso con la sua penna ha affascinato il pianeta della cultura. Nessun'altra donna italiana ha fatto quanto lei con la sua scrittura dedicata ai sardi, al loro ambiente, alle loro vite. Eppure, nella celebrazione per il centenario di quello straordinario riconoscimento letterario, la bandiera della terra che lei ha con magia illustrato, è stata lasciata fuori dalla sala. I 4 mori sono stati esclusi e mortificati. Certo, è il protocollo. Il cerimoniale dello Stato. Dell'Italia delle Regioni. Che però non hanno diritto a mostrare il loro storico stendardo. Ma solo il tricolore, la bandiera della guerrafondaia UE e quella dei colonizzatori. La bandiera sarda no. Mentre i piccoli studenti nuoresi brandivano solo un minuscolo tricolore. Che a me è sembrato un oltraggio. A Grazia, ai sardi come popolo, ad una identità consacrata nell'ingegno celebrato dal Nobel. Ma umiliato dal protocollo.

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