La bandiera sarda. E Grazia Deledda. Con il suo Nobel la
scrittrice nuorese ha rivelato al mondo una Sardegna che nessuno conosceva. Ha
narrato l'identità di un popolo. Ha dato un senso alla sardità, non al
sardismo. Ha vinto il Nobel perché il mondo che è apparso con la sua penna ha
affascinato il pianeta della cultura. Nessun'altra donna italiana ha fatto
quanto lei con la sua scrittura dedicata ai sardi, al loro ambiente, alle loro
vite. Eppure, nella celebrazione per il centenario di quello straordinario
riconoscimento letterario, la bandiera della terra che lei ha con magia
illustrato, è stata lasciata fuori dalla sala. I 4 mori sono stati esclusi e
mortificati. Certo, è il protocollo. Il cerimoniale dello Stato. Dell'Italia
delle Regioni. Che però non hanno diritto a mostrare il loro storico stendardo.
Ma solo il tricolore, la bandiera della guerrafondaia UE e quella dei
colonizzatori. La bandiera sarda no. Mentre i piccoli studenti nuoresi
brandivano solo un minuscolo tricolore. Che a me è sembrato un oltraggio. A
Grazia, ai sardi come popolo, ad una identità consacrata nell'ingegno celebrato
dal Nobel. Ma umiliato dal protocollo.
lunedì 16 febbraio 2026
scrive Mario Guerrini
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Sardegna
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