[…] Quanto sono americane le “ombre russe” sul voto in Italia, quelle che agitavano timori per la “tenuta democratica” in Europa. Nell’agosto 2022, a poche settimane dalle elezioni, mentre l’attenzione era tutta su Mosca, sugli smartphone di milioni di italiani si stava apparecchiando una silenziosa profilazione di massa. Non da parte di hacker del Cremlino, ma del colosso americano Meta. È il punto più clamoroso della nuova inchiesta di Report sul Garante della Privacy che andrà in onda stasera. La trasmissione ricostruisce come, alla vigilia del voto, la multinazionale di Mark Zuckerberg stesse raccogliendo e trattando dati degli utenti italiani legati alle interazioni con contenuti elettorali. E come, una volta venuta a galla, membri del Garante si adoperarono per sventare una mega-multa che avrebbe anche portato alla luce un sistema surrettizio di influenza sul voto. Peraltro a senso unico, grazie alla successiva rimozione selettiva e asimmetrica di un algoritmo che limitava la visibilità dei contenuti politici, che avrebbe favorito la destra.
[…]
Nel 2022, in vista delle elezioni politiche Meta lancia su Facebook la funzione EDI (Election Day Information) e su Instagram dei
colorati sticker a tema. L’iniziativa si presenta come un
comodo servizio civico per reindirizzare gli elettori al sito del ministero
dell’Interno, che ne era a conoscenza. L’inchiesta di Report svela che dietro l’apparenza informativa si
attiva un trattamento più ampio: età, genere, posizione geografica, dispositivo
e interazioni vengono raccolti, conservati e aggregati. La stessa Meta ammette
la possibilità di condividere dati aggregati con terze parti, inclusi “partner
governativi o comitati elettorali”. Oltre 6 milioni e mezzo di utenti vengono
coinvolti. La partecipazione al voto si trasforma in un’opinione politica
monetizzabile, in quello che una fonte evoca come un secondo “caso Cambridge
Analytica”. […]
Di fronte a questa attività, il dipartimento tecnico del Garante guidato da
Riccardo Acciai chiede un blocco urgente. È qui che si consuma uno scontro ai
vertici documentato dai verbali ufficiali: i membri del collegio Guido Scorza e
Agostino Ghiglia frenano, chiedendo di attendere le autorità europee. I due
peraltro sono indagati per corruzione anche per la vicenda degli occhiali Meta
Smart glasses. La resistenza culmina in una mail svelata da Report, in cui Scorza il 24 settembre 2022 blocca
i tecnici sostenendo che non ci fosse il necessario fumus. Nelle stesse ore, Mattei ordina ad Acciai di
soprassedere.
A metà 2023 si ripropone il problema con le elezioni regionali e i tecnici
riescono a far emanare un provvedimento d’urgenza che impedisce a Meta di
condividere i dati con terzi. E propongono una multa da 75 milioni. L’anomalia
più clamorosa avviene qui. Dai documenti raccolti da Report emerge l’irritazione di Agostino Ghiglia,
che il 29 febbraio 2024 definisce la sanzione “ridicola”, aggiungendo che
andava “smontata”. Alla fine, la multa viene drasticamente abbassata a 25
milioni, un importo pari ad appena lo 0,02% del fatturato mondiale annuo della
società. Eppure, nonostante lo sconto, del 70% sia Scorza che Ghiglia votano
contro il provvedimento. Report svela
che la Procura ha acquisito i documenti relativi alla vicenda.
[…]
Poi l’inchiesta si spinge oltre, toccando il tema dell’influenza
algoritmica. Nel 2021 Meta aveva introdotto un filtro per limitare la
visibilità dei contenuti politici, dichiarando di averlo rimosso per tutti nel
2025. Un’analisi condotta da un gruppo interno di tecnici del Pd smentisce però
questa versione: il filtro sembrerebbe essere stato disattivato in gran segreto
già nel novembre 2024, in coincidenza con la vittoria di Donald Trump negli
Usa. I grafici mostrati a Report evidenziano
che la rimozione ha favorito esclusivamente le posizioni della destra
antieuropeista, mentre i contenuti del centrosinistra sono rimasti, per usare
le parole del dem Sandro Ruotolo, “sottoterra”. Meta nega formalmente ogni
accusa, sostenendo di non raccogliere dati politici e di non aver operato
rimozioni asimmetriche. Ma Ruotolo sintetizza: “Sono i signori delle
piattaforme che decidono il carattere politico che deve avere un Paese”.
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