lunedì 21 settembre 2026

Rotterdam, Alfredo Goeloe muore durante un fermo di polizia: la città chiede verità

(da Osservatorio Repressione)

 

Il 51enne era stato fermato mentre la polizia cercava una fatbike rubata, ma non era quella su cui viaggiava. Nei video chiede aiuto e dice agli agenti di essere diabetico mentre viene immobilizzato a terra. La famiglia denuncia i poliziotti, aperta un’inchiesta indipendente. Dopo la fiaccolata, scontri davanti al commissariato di Zuidplein

Una bicicletta che non era quella ricercata, un controllo di polizia, l’impossibilità di mostrare un documento. Poi la fuga, secondo la versione fornita dalla procura, l’inseguimento, l’immobilizzazione a terra e le richieste di aiuto. Pochi minuti dopo Alfredo José Goeloe, 51 anni, è morto. È accaduto sabato 12 settembre a Rotterdam-Zuid e da allora una domanda attraversa la città: che cosa è successo durante quell’arresto?

Goeloe si trovava sulla Vaarnerkamp quando è stato fermato dagli agenti. La polizia era intervenuta nella zona dopo la segnalazione del furto di una fatbike. Il particolare decisivo è emerso successivamente ed è stato confermato dalla stessa polizia: la bicicletta sulla quale viaggiava Alfredo non era quella che gli agenti stavano cercando. La famiglia sostiene che fosse la fatbike della compagna Charnelle Babel, incinta di sette mesi, e che Alfredo fosse uscito dalla festa organizzata per l’arrivo del loro bambino per andare a prendere i farmaci di cui aveva bisogno. Secondo Controle Alt Delete, l’organizzazione che assiste i familiari, Goeloe soffriva di diabete.

La ricostruzione fornita dal pubblico ministero sostiene che Alfredo non fosse in grado di mostrare un documento d’identità. Quando uno degli agenti avrebbe cercato di procedere a una perquisizione finalizzata alla sua identificazione, Goeloe sarebbe fuggito. Raggiunto dai poliziotti, sarebbe stato quindi arrestato e avrebbe opposto resistenza. Poco dopo, secondo la versione ufficiale, si sarebbe sentito male. Gli agenti hanno tentato di rianimarlo, senza riuscire a salvarlo.

Ma esistono delle immagini, e sono quelle immagini ad aver trasformato la morte di Alfredo in un caso nazionale. NOS ha verificato un filmato di circa 45 secondi girato durante l’arresto. Si vedono diversi agenti immobilizzare Goeloe a terra mentre l’uomo cerca di divincolarsi e ripetutamente chiede aiuto. Lo si sente dire anche di avere il diabete. Il filmato si interrompe prima del momento in cui perde conoscenza e non permette quindi di ricostruire l’intera sequenza né di stabilire la causa della morte. Ma documenta una parte essenziale dell’arresto e le richieste di aiuto dell’uomo mentre viene trattenuto dagli agenti.

Una testimone, Sylvana Elbers, ha raccontato a NOS di avere assistito alla scena dal proprio balcone. Ricorda di avere sentito Alfredo chiedere aiuto ripetutamente e sostiene che, in un determinato momento, fossero numerosi gli agenti impegnati nell’immobilizzazione. Sono testimonianze che dovranno essere confrontate con i filmati, gli esami medico-legali e le dichiarazioni degli agenti, ma spiegano perché nel quartiere la versione iniziale di un uomo semplicemente “sentitosi male” durante un arresto abbia provocato incredulità e rabbia.

La Rijksrecherche, il servizio investigativo olandese incaricato anche delle indagini sui casi più gravi che coinvolgono funzionari pubblici e forze dell’ordine, ha aperto un’inchiesta sotto la direzione del pubblico ministero. L’accertamento dovrà stabilire non soltanto la causa medica della morte, ma anche se le modalità e la forza impiegate dagli agenti per immobilizzare Goeloe siano state proporzionate e abbiano avuto un ruolo nel decesso. Allo stato attuale delle indagini non esiste ancora una conclusione giudiziaria su questi punti.

La famiglia, però, non intende aspettare passivamente. L’avvocato Gerald Roethof ha annunciato durante la trasmissione televisiva Pauw en De Wit che la figlia maggiore di Alfredo presenterà una denuncia contro gli agenti coinvolti. Il legale ha indicato diverse possibili ipotesi che, a suo giudizio, devono essere verificate dagli investigatori, tra cui omicidio, lesioni con conseguenze mortali o morte provocata da condotta imprudente. Non si tratta naturalmente di accuse già accertate, ma delle qualificazioni giuridiche che la difesa della famiglia chiede siano prese in considerazione nell’indagine.

Dalla fiaccolata alla rabbia davanti al commissariato

Lunedì sera circa duecento persone si sono ritrovate a Slingeplein, a Rotterdam-Zuid, per ricordare Alfredo. In testa alla fiaccolata c’erano i suoi familiari. Charnelle Babel, incinta di sette mesi, portava un cartello contro la violenza della polizia. A NOS ha raccontato la propria rabbia e la perdita di fiducia nella polizia: il bambino che aspetta nascerà senza suo padre. La marcia ha attraversato il quartiere, è passata dal luogo dove Alfredo è morto e ha quindi raggiunto il commissariato di Zuidplein.

La manifestazione fino a quel momento era rimasta sostanzialmente pacifica. Davanti alla stazione di polizia, però, la tensione è salita. Sono comparsi graffiti sulla facciata, sono stati lanciati oggetti e fuochi d’artificio e acceso un piccolo fuoco. La Mobiele Eenheid, il reparto antisommossa olandese, è uscita dal commissariato schierandosi davanti ai manifestanti ed è stata a sua volta bersagliata da oggetti. Gli agenti hanno quindi effettuato cariche per liberare la strada. Una persona è stata arrestata.

È importante una precisazione che diverse cronache iniziali hanno trascurato. La famiglia aveva chiesto esplicitamente che la commemorazione rimanesse pacifica e, secondo la stessa polizia, non è stato immediatamente possibile stabilire se tutte le persone coinvolte negli incidenti avessero partecipato alla fiaccolata. La maggior parte dei manifestanti e i familiari si erano già allontanati quando è avvenuta la fase più dura degli scontri.

La rabbia, tuttavia, non nasce nel vuoto. Nasce davanti alle immagini di un uomo immobilizzato a terra che chiede aiuto e segnala agli agenti la propria condizione medica; nasce dalla scoperta che la bicicletta sulla quale viaggiava non era quella che la polizia stava cercando; nasce soprattutto dalla distanza ancora enorme tra la formulazione burocratica di una persona che “si è sentita male” durante l’arresto e ciò che una parte della scena documentata mostra effettivamente.

Le morti durante gli interventi di polizia

Il caso Goeloe riapre nei Paesi Bassi una questione che precede di molto la notte di Rotterdam. Controle Alt Delete, organizzazione impegnata contro la profilazione etnica e l’uso sproporzionato della forza, monitora da anni le morti avvenute durante o dopo interventi della polizia. Secondo i dati dell’organizzazione riportati da NOS, mediamente circa sette persone all’anno muoiono dopo episodi nei quali gli agenti hanno utilizzato la forza. Alcune vengono uccise da colpi d’arma da fuoco, altre muoiono durante un arresto o poco dopo essere state condotte in custodia. Secondo Controle Alt Delete, Alfredo sarebbe il secondo caso mortale del 2026 collegato all’uso della forza da parte della polizia.

La memoria olandese conserva soprattutto il nome di Mitch Henriquez. Il 42enne originario di Aruba morì nel giugno 2015 dopo essere stato violentemente arrestato dalla polizia durante un festival all’Aia. La sua morte provocò giorni di proteste nella Schilderswijk e una mobilitazione più ampia contro il razzismo e la violenza delle forze dell’ordine. Uno degli agenti coinvolti nell’arresto venne successivamente condannato a sei mesi di carcere con pena sospesa.

Non significa che i due casi siano identici, né che quanto stabilito giudiziariamente per Henriquez possa essere trasferito automaticamente alla morte di Alfredo. Significa però che la reazione di Rotterdam ha una storia alle spalle. Ogni morte durante un fermo pone la stessa questione fondamentale: quali sono i limiti della forza che lo Stato può utilizzare contro una persona che si trova già sotto il controllo dei suoi agenti, e quali meccanismi garantiscono che, quando quei limiti vengono eventualmente oltrepassati, l’accertamento delle responsabilità sia realmente indipendente?

La sindaca di Rotterdam, Carola Schouten, ha dichiarato di essere profondamente colpita dalla morte e di comprendere le numerose domande sorte sulla dinamica dell’arresto. Ha definito fondamentale che venga condotta un’indagine accurata e indipendente. In una comunicazione al consiglio comunale ha inoltre confermato che nell’inchiesta saranno presi in esame anche i video circolati pubblicamente.

È esattamente da quelle immagini che bisogna partire, senza trasformarle in ciò che ancora non possono dimostrare ma neppure ridimensionando ciò che mostrano. Alfredo Goeloe era stato fermato nell’ambito della ricerca di una bicicletta rubata che, come la polizia ha successivamente ammesso, non era quella sulla quale viaggiava. Era senza documento. È stato inseguito e immobilizzato. Durante l’arresto ha chiesto aiuto e ha detto agli agenti di avere il diabete. Poco dopo era morto.

Saranno l’autopsia e l’indagine della Rijksrecherche a dover stabilire perché sia morto e quale ruolo abbiano avuto le modalità dell’arresto. Ma la domanda che lunedì sera centinaia di persone hanno portato nelle strade di Rotterdam non ha bisogno di anticipare una sentenza per essere legittima: come è possibile che un uomo fermato per un controllo dal quale sarebbe dovuto uscire vivo non sia più tornato dalla propria famiglia?

È la stessa domanda che Charnelle Babel dovrà portare con sé mentre aspetta la nascita del loro bambino. Ed è una domanda alla quale non può bastare la formula “si è sentito male durante l’arresto”. Servono fatti, responsabilità accertate e una ricostruzione completa di quei minuti. È questo, prima ancora delle immagini degli scontri davanti al commissariato di Zuidplein, ciò che Rotterdam sta chiedendo.

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