A Roma edifici e aree pubbliche in abbandono, come gli ex Mercati Generali, sono affidati a colossi immobiliari per essere “rivitalizzati”. La logica seguita: solo il privato ha soldi e idee per la città del futuro. Un comitato proprio a partire dall’area degli ex Mercati contesta questo modello.
Lunedì 10
novembre 2025 è stata firmata la nuova convenzione tra il Comune di Roma e il
nuovo gruppo privato che ha l’incarico di riqualificare il complesso degli ex
Mercati Generali di Roma: quasi nove ettari di terreno e padiglioni risalenti
ai primi del secolo scorso a pochi passi dalla Piramide. La compagine privata
costituita dal gruppo Toti-Lamaro, titolare della originale convenzione
risalente a venti anni fa, è stata rafforzata dall’ingresso di Hines, leader
mondiale degli investimenti immobiliari.
A qualche
migliaio di chilometri di distanza dal luogo della solenne firma, a Suceava in
Romania, si svolgevano i funerali di Octay Stroici, muratore di 66 anni rimasto
vittima dell’ennesima occasione di valorizzazione immobiliare nel centro di
Roma. Durante i lavori era collassata una parte della struttura della torre
medievale dei Conti di Segni, adiacente alla via dei Fori imperiali, un
edificio in cui erano in corso opere per consentire di raggiungere il terrazzo
panoramico da gettare in pasto all’epidemia del selfie. Poco distanti dalla
torre collassata ci sono due altri affacci panoramici magnificamente adatti per
foto turistiche. Il primo, pubblico, ha alterato la piazza
michelangiolesca del Campidoglio pur di far salire i turisti sul terrazzo di
copertura del Vittoriano. Il secondo punto di belvedere, ex pubblico, è
poco più lontano: un terrazzo che affaccia sulla parte più arcaica dei Fori.
Era lo stenditoio dei modesti appartamenti comunali affittati a famiglie di
dipendenti che potevano avere il privilegio di abitare nel cuore di Roma.
Circa venti
anni fa, nel pieno dell’ubriacatura economicista, il Comune di Roma,
amministrato dal centrosinistra, ha pensato bene di “valorizzare” il bene
immobiliare, cacciare via gli indesiderati “cafoni” con i loro desueti
stenditoi, come avrebbe detto il grande Ignazio Silone, e cedere l’edificio a
chi può permetterselo, cioè alla fondazione Fendi che ospita giovani creativi
che si specializzano nel settore della moda.
Queste due
vicende, la tragica vicenda del restauro a fini turistici e culturali della
Torre dei Conti e l’affidamento di un’area pubblica come gli ex Mercati
Generali, di cui dicevamo all’inizio, riassumono bene il momento che vive la
capitale d’Italia. Roma è ancora soggetta, al pari della altre
capitali del turismo, da una domanda sempre crescente e si attrezza per
attrarre la fascia alta di quel segmento di domanda. Nel contempo, il Comune
affida a gruppi privati preziose proprietà immobiliari pubbliche che potrebbero
ancora servire per equilibrare le tendenze dell’economia dominante e dare
risposte a quelle parti di popolazione che subiscono i danni della
privatizzazione della città in atto da trent’anni.
In questo
senso va la vicenda degli ex Mercati Generali, dove una proprietà interamente
comunale di più di otto ettari è stata affidata per venti anni fa ai privati
incaricati di “rivitalizzarla”. Con la firma della nuova convenzione il
Comune di Roma ha voluto ribadire che senza la generosità dei “privati” per le
nostre città non esiste un futuro possibile. Questa mostruosità culturale
nasconde tre fatti che stanno però emergendo con forza, nonostante il silenzio
dell’istituzione comunale e della stampa mainstream.
La prima
vicenda riguarda il fatto che nel caso degli ex Mercati, come in molti altri
casi, i privati hanno fallito miseramente. Quell’area era stata affidata ad un
gruppo privato da parte dell’allora amministrazione guidata dal sindaco Walter
Veltroni. Eravamo nel pieno della deriva neoliberale della sinistra e si disse
che nessuno meglio di un privato avrebbe potuto realizzare la “città dei giovani”. Il principale punto di riferimento
culturale di quella sinistra era Tony Blair, astro luminoso della scoperta del
mercato da parte della sinistra. Come è andata a finire lo leggiamo in questi
giorni. L’ex capo del Labour è il perno della criminale proposta che vorrebbe
togliere la patria legittima ai palestinesi per costruire a Gaza, dove sono
stati uccisi almeno cento mila uomini, donne e bambini, un’immensa città
scintillante per il turismo d’élite mondiale. Una straordinaria parabola
davvero.
La
seconda censura riguarda il fatto che proprio negli stessi anni in cui il
futuro degli ex Mercati Generali venne affidato al gruppo Toti-Lamaro, si era
nella fase conclusiva della più grande e positiva esperienza urbanistica della
Roma contemporanea. L’università di Roma Ostiense, poi ribattezzata Roma Tre,
stava infatti per concludere uno straordinario processo di costruzione del
nuovo ateneo. Furono acquistati e ristrutturati interi comparti pubblici
e privati dismessi (ex Olea Roma; ex Alfa Romeo; ex Croce Rossa; ex
Istituto d’arte Silvio d’Amico; ex complesso della Vasca Navale; ex Mattatoio
di Testaccio; ex scuola Niccolò Tommaseo).
Oggi quegli
edifici, simbolo del degrado della Roma degli anni ’90, ospitano facoltà,
istituti di ricerca, giovani intelligenti in cerca della loro strada. Per completare
l’assetto dell’area Ostiense si pensava anche ad un intervento all’interno dei
Mercati Generali. Troppo attivismo pubblico, avranno pensato nelle stanze
ovattate della speculazione immobiliare. Così nel breve volgere di qualche
anno, invece di essere valorizzata come una vicenda esemplare, la straordinaria
esperienza pubblica di Roma Tre fu condannata alla damnatio memoriae. Non se ne doveva più parlare.
Avrebbero risolto tutto i mitici privati.
Il loro
fallimento è stato invece totale. Dalla crisi del comparto immobiliare
statunitense del periodo 2007-2008, il gruppo che aveva ricevuto in affidamento
il prezioso comparto pubblico, iniziò a chiedere (e ottenere da generose
amministrazioni) due variazioni alla convenzione originaria in modo da avere
maggiori tornaconti. Nella mia breve esperienza di assessore all’urbanistica
del Comune di Roma ero sottoposto ad una forte pressione da parte dei
concessionari per ottenere il via libera alla realizzazione di un grande centro
commerciale. Feci presente che quel progetto non rispettava le leggi degli
standard pubblici e anche grazie allo scandalo dello stadio della Roma di Tor
di Valle, quel pericolo si fermò.
Oggi siamo
ad un nuovo capitolo della vicenda. Il sindaco Gualtieri vorrebbe sostituire
l’immenso luogo di consumo di allora con un’altrettanto immensa casa per
studenti, molto più remunerativa, visto l’overbooking dei centri
commerciali. Così vengono proposte due mila stanze (sic!) per studenti che
però, sulla base delle leggi dello Stato, potranno diventare nel breve volgere
di dieci anni appartamenti, alberghi o quanto di meglio preferiscono le imprese
affidatarie.
La cura
delle case per studenti ha lo stesso vulnus di dieci
anni fa: con le dimensioni previste (più di 70 mila metri cubi) non si possono
realizzare le aree per la sosta e per gli standard urbanistici. I privati
potranno chiedere al comune di “monetizzare” queste aree, chiedere cioè che un
diritto inalienabile dei cittadini venga cancellato con il pagamento di una
modesta somma di denaro. Vedremo se il Comune avrà il coraggio di accettare
questo immondo mercimonio: sarà il Consiglio comunale a decidere e
vigileremo.
A tale
proposito va ancora una volta ribadito che uno delle quattro corti di cui si
compone l’area degli ex Mercato Generali deve essere destinata a verde
pubblico. L’area residenziale adiacente di via Giacomo Bove è infatti
caratterizzata da intensivi ed è priva di verde pubblico. Le leggi dello Stato
obbligano a saldare questo debito: un parco di tre ettari che si era già naturalizzato
e che è stato devastato poche settimane fa da lavori -sembra- neanche
autorizzati. Quel parco va restituito agli abitanti, è il minimo che
occorre fare per il loro benessere. E va ribadita un’ultima considerazione
sull’eroica trincea scavata dal sindaco Gualtieri e dai suoi cari: affermano
che la convenzione non si può annullare perché altrimenti il privato
chiederebbe al comune milioni di miliardi di danni. Naturalmente non è vero. La
convenzione può essere cambiata ragionevolmente. Come abbiamo visto, la prima
convenzione del 2006 aveva subìto per esplicita richiesta dei privati due
variazioni integrative e non era accaduto nulla. Si tratta oggi di adeguare la
convenzione firmata il 10 novembre 2025 alle leggi dello Stato: il quartiere
chiede ed otterrà servizi e verde pubblico perché lo dicono le leggi in vigore
e il Comune di Roma deve garantire la loro applicazione.
Arriviamo
così alla terza censura in atto, quella che ci interessa maggiormente. Da
cinque mesi si è costituito un vasto e vivace comitato di cittadini che ha
contestato alla radice il progetto di costruzione dei duemila alloggi privati
per gli studenti. Due sono le caratteristiche principali di questo comitato. La
prima riguarda la giovane età dei partecipanti. Ci sono studenti di scuola
secondaria e universitari. Non era mai accaduto nelle lotte urbane simili degli
anni scorsi. Sembra insomma che la forzatura dei mercati generali abbia
provocato una inedita maturazione di coscienza da parte di giovani.
La seconda
caratteristica è che il comitato ha le idee chiare riguardo al futuro
dell’area. Vuole un parco degno di questo nome e vuole spazi di socialità per
la città e in particolare per i giovani. Vuole infine che la regia della
trasformazione dell’area avvenga sotto la regia pubblica. Una posizione
culturalmente ineccepibile che fa sperare in una estensione di questa visione
anche ad altre vertenze in atto in città.
La vicenda
degli ex Mercati Generali di Roma sembra finalmente aprire ad una nuova
stagione di protagonismo dei comitati e della popolazione che richiede una
città a misura umana e non a quella dei fondi immobiliari internazionali.
Nessun commento:
Posta un commento