La chiamano "generazione Z". Sono i giovanissimi.
Venuti al mondo dopo il 1997. Sono nati con il cellulare nella culla. Vivono,
mangiano, dormono con l'Iphone. Li considerano svogliati, assenti, dominati
dalla tecnologia. Hanno tutto perché la famiglia gli dà tutto. Dicono che sono
senza stimoli e senza voglia di lottare. Questo è il giudizio finale
(sbagliatissimo) che danno su di loro. Invece, quando c'è stato bisogno di
salvare la santa Costituzione (come mi piace chiamarla), loro, senza che
nessuno li mobilitasse al voto, con un tam tam istintivo sono andati
spontaneamente ai seggi e depositato il loro No nelle urne. Il loro contributo
alla lotta contro i seguaci meloniani di Delmastro, Bartolozzi, Nordio,
Santanchè (che non si è ancora dimessa) e tutta la genia politica di
riferimento, è stato un punto fondamentale e magico contro l'attacco (respinto)
alla Carta dei nostri Padri Costituenti. Questi giovani, ai quali sono
fortemente devoto, e che magari manco seguono il Mio Osservatorio, questi
giovani sono l'aspetto più bello e confortante che oggi emerge dalle barricate
del No. A loro la mia personale gratitudine. La politica delle poltrone, del
clientelismo, dei modelli mafiosi senza mafia, dei privilegi, dell'ingiustizia
sociale, della Sanità che non c'è, dei soldi pubblici da regalare allo stadio
dei fondi di investimento americani, dei ragazzi che vanno all'estero per farsi
un futuro che qui non c'è, questa politica deve fare I conti con loro. I
ragazzi della "generazione Z".
mercoledì 25 marzo 2026
La generazione Z e il referendum - Mario Guerrini
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