Crolla il numero di ispettori Inps e il Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) dell’Istituto accusa il governo di aver sbloccato con grosso ritardo le assunzioni previste ben due anni fa. Meno controlli, quindi meno possibilità di recuperare contributi evasi dalle aziende. Ma non è tutto, l’organo presieduto dal sindacalista Roberto Ghiselli ha segnalato una serie di altri problemi irrisolti nell’Inps: la carenza generale di personale, non solo ispettivo, poi i tempi troppo lenti di liquidazione del trattamento di fine rapporto per i dipendenti pubblici, sebbene in miglioramento, e poi i crediti inesigibili, per i quali viene suggerita una nuova regolamentazione, per evitare che falsino il patrimonio dell’istituto.
Se da un
lato la relazione del Civ presenta qualche passo in avanti sui tempi di
accoglimento delle domande di pensione, dall’altro mostra come una serie di
questioni relative al funzionamento dell’Inps restino incagliate, o addirittura
peggiorino. Il caso dei controlli sulle aziende è l’esempio più
evidente. Qualche numero: in quattro anni gli ispettori sono
passati da 884 a 736. Quindi nello stesso periodo le ispezioni sono scese da
10.576 a 8.311. Addirittura si sono dimezzati i “verbali di solidarietà
contributiva”. Si tratta di quegli atti che l’Inps invia al committente per far
sì che risponda della violazione da parte di una ditta che opera in appalto,
attraverso il meccanismo della responsabilità solidale. Erano 2.014
quattro anni fa, ora sono diventate 1.203. Un crollo in parte
compensato dal fatto che l’Istituto si è concentrato sulle grandi aziende e
quindi è cresciuto il valore dei verbali.
Sul tema del
calo degli ispettori il Civ ha scritto un passaggio che appare come un attacco
nemmeno troppo velato alla lentezza del governo: “L’ulteriore calo del numero
di ispettori di vigilanza – si legge -, non ancora integrati a due anni dalla
decretazione d’urgenza che ne prevedeva l’assunzione, non avendo per un anno e
mezzo l’Inps ottenuto le autorizzazioni ministeriali previste, rende
difficoltosa l’azione dell’Istituto nel contrastare l’evasione e il lavoro
irregolare, nell’attività di tutela dei lavoratori e delle imprese”. A
scendere non sono solo le ispezioni in senso stretto, ma anche i controlli
effettuati a tavolino in ufficio, quella che viene definita la “vigilanza
documentale”. Il recupero è passato da 328 milioni a 314 milioni; mentre
nel 2022 è stato riscosso l’86,4% dell’accertato, nel 2025 siamo fermi al 56%.
In generale,
l’Inps accerta in totale circa 500 milioni di evasione contributiva,
anche se la stime del fenomeno ritengono che il totale ammonti a 10
miliardi. Ecco perché servirebbero più mezzi per scovare le
violazioni, che in gran parte restano ancora sommerse. Non solo ispettori sul
campo, ma anche il personale in generale è in sofferenza. Nelle Regioni
del Nord, a fronte di una dotazione organica di circa 36.600 unità, sono in
servizio poco più di 24 mila dipendenti.
Ancora “insoddisfacenti”
vengono definiti i tempi di liquidazione del trattamento di fine rapporto (tfr)
degli ex dipendenti delle pubbliche amministrazioni. Le pratiche
liquidate in 30 giorni sono passate dal 53,4% al 57,4% in un anno. Questi
“eccessivi ritardi”, dice il Civ, “si aggiungono ai tempi già lunghi previsti
dalla normativa”. L’altro tema preoccupante è quello dei crediti, che sono
saliti da 182 a 193 miliardi di euro in un solo anno. “Si
conferma rilevante il tema dei crediti inesigibili – dice il Civ – rispetto ai
quali sarebbe necessaria una diversa lettura normativa e una differente
regolamentazione interna per rendere più attendibile la rappresentazione della
situazione patrimoniale dell’Istituto”. Migliorano invece i tempi di
accoglimento delle domande di pensione, disoccupazione, mentre aumentano quelli
per l’accertamento dell’invalidità civile, procedura gestita direttamente dalle
Asl.
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