Il Gruppo Giuridico Popolare Sardo denuncia la criminalizzazione della protesta dopo lo sgombero del Presidio degli Ulivi e rilancia il sostegno a chi ha difeso per mesi il territorio dalle opere di Terna.
Dopo
la notizia
dell’indagine nei confronti di otto attivisti coinvolti nel
presidio contro il Tyrrhenian Link a Selargius, cresce la solidarietà nei
confronti dei manifestanti che avevano partecipato alla mobilitazione contro
l’infrastruttura energetica di Terna.
A
intervenire pubblicamente è stato il Gruppo Giuridico Popolare Sardo,
che in un comunicato ha espresso pieno sostegno agli indagati, sottolineando
come la vicenda giudiziaria rappresenti l’ennesimo caso di criminalizzazione
delle mobilitazioni territoriali. Il documento ricorda come il Presidio
degli Ulivi – “Sa Battalla de Is Olias” – sia stato per oltre cinque mesi e
mezzo un punto di riferimento per la protesta contro la realizzazione della
stazione elettrica prevista dal progetto Tyrrhenian Link.
L’indagine
arriva a un anno e mezzo dallo sgombero del presidio, avvenuto
il 20 novembre 2024, quando le forze dell’ordine
intervennero in assetto antisommossa su richiesta della società elettrica per
liberare l’area destinata ai lavori. Gli otto attivisti sono accusati di invasione
di terreni, violenza privata e danneggiamento per la loro
partecipazione alle iniziative di protesta contro il cantiere.
Secondo il
Gruppo Giuridico Popolare Sardo, l’indagine colpisce persone che avevano preso
parte a una mobilitazione pacifica e diffusa, sostenuta da
centinaia di cittadini e cittadine dell’isola. Il presidio era nato nel 2024
per opporsi all’esproprio dei terreni agricoli e all’abbattimento di ulivi
nelle campagne dell’hinterland cagliaritano, trasformandosi in uno spazio
permanente di confronto e mobilitazione.
Il comunicato
sottolinea come la protesta abbia coinvolto persone
provenienti da diverse zone della Sardegna, unite dalla difesa del
territorio e dalla critica a un progetto ritenuto devastante per l’economia
agricola locale. Per mesi il presidio ha rappresentato un luogo di
partecipazione collettiva, con iniziative pubbliche, assemblee e momenti di
confronto sulla gestione del territorio.
Per questo
motivo il Gruppo Giuridico Popolare Sardo invita a non lasciare soli
gli attivisti colpiti dalle indagini e a sostenere chi ha partecipato
alla mobilitazione. L’appello è a mantenere viva l’attenzione pubblica sulla
vicenda e a continuare a difendere le ragioni della protesta, anche sul piano
legale.
La vicenda
del presidio di Selargius si inserisce in un quadro più ampio in cui le
mobilitazioni contro grandi opere e infrastrutture energetiche finiscono sempre
più spesso sotto indagine, trasformando proteste territoriali e ambientali
in questioni di ordine pubblico.
Secondo i
comitati e le realtà che hanno animato la mobilitazione, la solidarietà agli
indagati rappresenta oggi un passaggio fondamentale per continuare la battaglia
contro il progetto e per difendere il diritto delle comunità locali a opporsi
alle opere considerate imposte dall’alto.
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