mercoledì 4 marzo 2026

Palermo ha scelto il turismo di massa - Pierluigi Bizzini


Nel capoluogo siciliano, la politica spinge il settore e compie scelte sorde alle esigenze degli abitanti, mettendo così a rischio conquiste sociali e comunitarie dal basso

Vista dall’alto, via Maqueda scorre lineare lungo il centro storico di Palermo come un canale artificiale per circa un chilometro e mezzo. In una giornata estiva, partendo dall’ingresso monumentale che si affaccia su corso Tukory, a pochi passi dalla stazione centrale, la strada ribolle dell’irrequietezza che si riversa dal limitrofo mercato di Ballarò. Gorghi di voci da ogni dove — Sri Lanka, Capo Verde, Gambia, Tunisia — accompagnano lo sfrecciare dei motorini elettrici guidati da giovanissimi.

A pochi passi dal cinema Orfeo, l’ultimo cinema a luci rosse della città, un gruppo di bambini tamil gioca a pallone. Proseguendo, ci si affaccia sulla cinquecentesca Fontana Pretoria e il Palazzo delle Aquile, sede del Comune. L’aria è pregna delle zaffate di orina dei cavalli parcheggiati a bordo strada e agghindati con cappellini e ninnoli, in attesa di spingere a trotto la carrozza per i turisti lungo la città.

Infine, i Quattro Canti, ovvero l’incrocio tra via Vittorio Emanuele, che dalle montagne scende a mare, e via Maqueda: centro vorticoso della città dove i più si fermano a fotografare le allegorie monumentali delle quattro stagioni.

E più in là ancora, la strada prosegue fino al Teatro Massimo, dove la carreggiata si restringe sempre più, e una strabordante distesa di corpi, perlopiù turisti, faticano a camminare tra tavoli, gazebi, chioschetti, gli inviti insistenti dei buttadentro. Una volta arrivati a piazza Verdi, pare di riprendere il fiato dopo aver passato svariati minuti in apnea.

Un murale con la frase Tourism kills the city (“Il turismo uccide la città”) lungo il Foro Italico © Bruna Casas

Carretto per turisti in Via Roma. L’utilizzo delle carrozze per turisti è fonte di polemiche in città per via delle condizioni di sfruttamento dei cavalli che operano in condizioni estreme, specie in estate con le alte temperature © Bruna Casas

Prima del 2015, una passeggiata del genere sarebbe stata pressoché impossibile, in quanto il centro storico era in ostaggio del traffico automobilistico. Il 3 luglio del 2016, a Bonn, il Comitato del patrimonio mondiale dell’Unesco ha dichiarato l’itinerario arabo normanno “Patrimonio mondiale dell’umanità”.

Una superficie di ben 6.235 ettari, dove già nel 2013 era stato previsto, in merito al Piano di gestione per la candidatura presentata dall’allora amministrazione di Leoluca Orlando, il raddoppio delle aree pedonali nel centro cittadino.

Una rivoluzione per una città il cui centro storico è sempre stato un’anomalia rispetto ad altre città italiane: lungamente abitato dalle comunità più povere sin dal secondo dopoguerra, protagonista di battaglie politiche e di speculazioni che ne hanno cambiato le funzioni e la fisionomia.    

In breve

·         Nel 2024, per la festa della città, uno striscione spicca in centro a Palermo: «La turistificazione è la nuova peste. Santa Rosalia, dov’è finita casa mia?», dice, riferendosi alla patrona del capoluogo siciliano

·         Otto anni prima, l’itinerario arabo normanno, in centro città, era diventato Patrimonio mondiale dell’umanità Unesco e, da allora, i turisti sono fortemente cresciuti: da 560mila arrivi del 2016 a 860mila nel 2024

·         Gli affitti brevi sono aumentati in molti quartieri, garantendo un reddito aggiuntivo ad alcuni abitanti e spingendone molti di più fuori dal centro, per i prezzi in salita degli affitti a lungo termine

·         Intanto, le scelte politiche del Comune mettono a rischio le conquiste sociali dal basso, che hanno sempre caratterizzato il centro della città, storicamente abitato dalle comunità più povere di Palermo 

·         È il caso dell’ex convento di San Basilio, occupato per fini sociali, e del mercato dell’usato dell’Albergheria. Entrambi potrebbero sparire, a causa di politiche di “rigenerazione urbana” pensate più per i turisti che per gli abitanti

·         Ma gli effetti del turismo si ripercuotono anche nelle aree rurali fuori Palermo. A Borgo Parrini, la cooperativa sociale Noe, che da decenni promuove progetti agricoli ed educativi, rischia la chiusura a causa di un parcheggio per bus turistici

Palermo si è aperta dunque al mondo come una rinnovata capitale del Mediterraneo ma, in poco tempo, un modello, che avrebbe dovuto restituire dignità alla città e ai suoi abitanti, ha invece innescato nuove conflittualità e pressioni sociali.

Dopo che nel 2022 Orlando ha concluso i suoi due ultimi mandati da sindaco sostenuto da partiti e movimenti di centro-sinistra ed è stato sostituito da Roberto Lagalla del centro-destra, oggi, ad agire sulla città è il turismo di massa.

«Santa Rosalia, dov’è finita casa mia?»

Il 14 luglio del 2024, durante la sfilata verso il mare del carro di Santa Rosalia, la patrona di Palermo che nel 1625 salvò la città dalla peste, tra due palazzi di via Vittorio Emanuele svettava uno striscione che recitava: «La turistificazione è la nuova peste. Santa Rosalia, dov’è finita casa mia?». 

A reclamare l’azione è stata l’Assemblea permanente resistenza over tourism (Apro), di cui il ricercatore indipendente Federico Prestileo è un attivista.

Nato e cresciuto a Palermo, Prestileo vive con la compagna alla Kalsa, quartiere alle prese con un incontrollato aumento repentino di locali e ristoranti. «Stiamo cercando una nuova sistemazione fuori dal centro storico perché la vita nel quartiere è diventata insostenibile. Sotto casa si è aperto l’ennesimo locale. Se apro le finestre mi ritrovo la gente a casa».

Questa è una delle due storie dedicate a due comunità mediterranee che stanno affrontando il fenomeno dell’overtourism, realizzate nell’ambito del progetto collaborativo Senza Segnale, che coinvolge giornalisti di Malta e Italia. Il capitolo maltese, curato da Amphora Media e scritto in collaborazione con il media maltese Newsbook, si concentra sulla città di Swieqi, un centro suburbano che ha poco da offrire ai turisti ma che è comunque profondamente segnato dall’impatto del turismo.

Prestileo racconta che i primi incontri pubblici di Apro si sono tenuti ad inizio 2020 e hanno avuto «un riscontro enorme», sintomo che la frustrazione nei confronti della turistificazione in città fosse già ampia.

«Durante le assemblee cominciamo a capire che la questione del turismo si lega inestricabilmente alla questione della casa e dei servizi», spiega. «L’inserimento sempre più massivo di popolazioni temporanee modifica il mercato degli alloggi e dei servizi, orientandosi a fasce sempre più alte. Viene incoraggiato così il turismo di qualità: ma cos’è il turismo di qualità se non una barriera economica all’accesso?», si chiede. Un primo segnale d’allarme è stato il rincaro degli affitti nel centro storico.

I cittadini puntano il dito contro la diffusione sempre più capillare degli alloggi brevi per turisti: minore possibilità di scelta associata a un’impennata dei costi d’affitto. I dati Idealista confermano che nel gennaio 2020 il costo di affitto a metro quadro dei vani nel centro storico si aggirava intorno agli 8,2 euro mentre nel dicembre del 2025 va sui 12,1 euro, un rincaro del 47,6 per cento.

Un aumento insostenibile in una città dove quasi un terzo dei contribuenti palermitani ha un reddito lordo inferiore a diecimila euro. Il centro storico si fa più inaccessibile e sposta il mercato degli affitti più in periferia, dove il sistema di servizi e trasporti è meno efficiente.

La città che cambia

In questi ultimi anni, il mercato degli affitti brevi a uso turistico è diventato parte strutturale dell’economia urbana di Palermo. Analizzando i dati di Inside Airbnb, emerge come tra 2020 e 2025 le inserzioni su Airbnb per Palermo sono cresciute da 5.700 a circa settemila. Si tratta, nella quasi totalità dei casi, di interi appartamenti, segnale di una progressiva sottrazione di abitazioni al mercato residenziale tradizionale. 

I quartieri della prima circoscrizione mantengono una posizione dominante, concentrando circa il 45 per cento dell’offerta sia nel 2020 che nel 2025. Accanto a questa stabilità, però, si registrano aree della città che, nel giro di pochi anni, raddoppiano la propria presenza sul mercato turistico.

È il caso dei quartieri Cuba-Calatafimi e Zisa, dove zone come Danisinni e l’area dei Cantieri Culturali emergono come nuovi poli di attrazione per turisti e smart worker. Cresce anche Settecannoli, spinta dalle aspettative legate ai progetti di trasformazione del futuro waterfront, che incentivano gli investimenti immobiliari anticipandone la riqualificazione.

Uno sguardo va poi al quartiere Arenella-Vergine Maria, che durante la pandemia beneficia di politiche di valorizzazione del patrimonio edilizio e di una posizione strategica, sospesa tra il centro storico e la baia di Mondello, diventando una delle zone più ricercate sul mercato turistico.

Accanto alla diffusione territoriale degli annunci, un ulteriore elemento di trasformazione riguarda la crescita delle imprese specializzate nella gestione degli affitti brevi.

Fino al 2020, Wonderful Italy — la più grande azienda per la gestione di affitti brevi in Italia — era l’unica realtà presente a Palermo con oltre cento alloggi gestiti; nel 2025 le sue unità superano le duecento e il mercato si popola di nuovi operatori. Tra questi, GuestHost, secondo con circa cento inserzioni a giugno 2025.

«Il valore medio annuo lordo generato da un alloggio turistico si aggira intorno ai 18mila euro», spiega Maurizio Giambalvo, direttore Social Impact e Special Projects di Wonderful Italy. «A quella cifra, vanno sottratti i costi di gestione, manutenzione, utenze e periodi di vuoto. Per questa ragione, in molti casi, l’affitto breve costituisce una forma di integrazione del reddito familiare piuttosto che una rendita speculativa». 

Sebbene la stragrande maggioranza degli annunci non sia gestita da aziende professionali, i margini di guadagno per tali aziende sono comunque consistenti.

Nel 2023, Wonderful Sicily (controllata locale di Wonderful Italy) ha fatturato circa 620mila euro, nel 2024 i ricavi sono saliti invece del 33 per cento con un fatturato di circa 830mila euro e un utile di poco sopra i 210mila euro.

La ridistribuzione economica legata alla «febbre» del turismo allarga dunque le distanze tra cittadini, tra chi è proprietario di immobili e tenta di capitalizzarne i frutti con gli affitti brevi e chi invece si ritrova costretto ad annaspare tra affitti sempre più cari, trovando soluzioni fuori dal centro...

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