Nel capoluogo siciliano, la politica
spinge il settore e compie scelte sorde alle esigenze degli abitanti, mettendo
così a rischio conquiste sociali e comunitarie dal basso
Vista dall’alto, via Maqueda scorre lineare lungo il
centro storico di Palermo come un canale artificiale per circa un chilometro e
mezzo. In una giornata estiva, partendo dall’ingresso monumentale che si
affaccia su corso Tukory, a pochi passi dalla stazione centrale, la
strada ribolle dell’irrequietezza che si riversa dal limitrofo mercato di Ballarò.
Gorghi di voci da ogni dove — Sri Lanka, Capo Verde, Gambia, Tunisia —
accompagnano lo sfrecciare dei motorini elettrici guidati da giovanissimi.
A pochi passi dal cinema Orfeo, l’ultimo cinema a luci rosse della città,
un gruppo di bambini tamil gioca a pallone. Proseguendo, ci si affaccia sulla
cinquecentesca Fontana Pretoria e il Palazzo delle Aquile, sede del Comune.
L’aria è pregna delle zaffate di orina dei cavalli parcheggiati a bordo strada
e agghindati con cappellini e ninnoli, in attesa di spingere a trotto la
carrozza per i turisti lungo la città.
Infine, i Quattro Canti, ovvero l’incrocio tra via Vittorio
Emanuele, che dalle montagne scende a mare, e via Maqueda: centro vorticoso
della città dove i più si fermano a fotografare le allegorie monumentali delle
quattro stagioni.
E più in là ancora, la strada prosegue fino al Teatro Massimo,
dove la carreggiata si restringe sempre più, e una strabordante distesa di
corpi, perlopiù turisti, faticano a camminare tra tavoli, gazebi, chioschetti,
gli inviti insistenti dei buttadentro. Una volta arrivati a piazza Verdi, pare
di riprendere il fiato dopo aver passato svariati minuti in apnea.
Un murale con la frase Tourism kills the city (“Il turismo uccide la
città”) lungo il Foro Italico © Bruna Casas
Carretto per turisti in Via Roma. L’utilizzo delle carrozze per turisti è
fonte di polemiche in città per via delle condizioni di sfruttamento dei
cavalli che operano in condizioni estreme, specie in estate con le alte
temperature © Bruna Casas
Prima del 2015, una passeggiata del genere sarebbe stata pressoché
impossibile, in quanto il centro storico era in ostaggio del traffico
automobilistico. Il 3 luglio del 2016, a Bonn, il Comitato del patrimonio
mondiale dell’Unesco ha dichiarato l’itinerario arabo normanno “Patrimonio
mondiale dell’umanità”.
Una superficie di ben 6.235 ettari, dove già nel 2013 era stato
previsto, in merito al Piano di gestione per la candidatura presentata
dall’allora amministrazione di Leoluca Orlando, il raddoppio delle aree pedonali
nel centro cittadino.
Una rivoluzione per una città il cui centro storico è sempre stato
un’anomalia rispetto ad altre città italiane: lungamente abitato dalle comunità
più povere sin dal secondo dopoguerra, protagonista di battaglie politiche e di
speculazioni che ne hanno cambiato le funzioni e la
fisionomia.
In breve
·
Nel 2024, per la festa della città, uno striscione
spicca in centro a Palermo: «La turistificazione è la nuova peste. Santa
Rosalia, dov’è finita casa mia?», dice, riferendosi alla patrona del capoluogo
siciliano
·
Otto anni prima, l’itinerario arabo normanno, in
centro città, era diventato Patrimonio mondiale dell’umanità Unesco e, da
allora, i turisti sono fortemente cresciuti: da 560mila arrivi del 2016 a
860mila nel 2024
·
Gli affitti brevi sono aumentati in molti quartieri,
garantendo un reddito aggiuntivo ad alcuni abitanti e spingendone molti di più
fuori dal centro, per i prezzi in salita degli affitti a lungo termine
·
Intanto, le scelte politiche del Comune mettono a
rischio le conquiste sociali dal basso, che hanno sempre caratterizzato il
centro della città, storicamente abitato dalle comunità più povere di
Palermo
·
È il caso dell’ex convento di San Basilio, occupato
per fini sociali, e del mercato dell’usato dell’Albergheria. Entrambi
potrebbero sparire, a causa di politiche di “rigenerazione urbana” pensate più
per i turisti che per gli abitanti
·
Ma gli effetti del turismo si ripercuotono anche nelle
aree rurali fuori Palermo. A Borgo Parrini, la cooperativa sociale Noe, che da
decenni promuove progetti agricoli ed educativi, rischia la chiusura a causa di
un parcheggio per bus turistici
Palermo si è aperta dunque al mondo come una rinnovata
capitale del Mediterraneo ma, in poco tempo, un modello, che avrebbe dovuto
restituire dignità alla città e ai suoi abitanti, ha invece innescato
nuove conflittualità e pressioni sociali.
Dopo che nel 2022 Orlando ha concluso i suoi due ultimi mandati da sindaco
sostenuto da partiti e movimenti di centro-sinistra ed è stato sostituito
da Roberto Lagalla del centro-destra, oggi, ad agire sulla
città è il turismo di massa.
«Santa Rosalia, dov’è finita casa mia?»
Il 14 luglio del 2024, durante la sfilata verso il mare del carro di Santa
Rosalia, la patrona di Palermo che nel 1625 salvò la città dalla peste, tra
due palazzi di via Vittorio Emanuele svettava uno striscione che recitava: «La
turistificazione è la nuova peste. Santa Rosalia, dov’è finita casa
mia?».
A reclamare l’azione è stata l’Assemblea permanente resistenza over
tourism (Apro), di cui il ricercatore indipendente Federico
Prestileo è un attivista.
Nato e cresciuto a Palermo, Prestileo vive con la compagna alla Kalsa,
quartiere alle prese con un incontrollato aumento repentino di locali e
ristoranti. «Stiamo cercando una nuova sistemazione fuori dal centro storico
perché la vita nel quartiere è diventata insostenibile. Sotto casa si è aperto
l’ennesimo locale. Se apro le finestre mi ritrovo la gente a casa».
Questa è una delle due storie dedicate a due comunità
mediterranee che stanno affrontando il fenomeno dell’overtourism, realizzate
nell’ambito del progetto collaborativo Senza Segnale, che coinvolge giornalisti
di Malta e Italia. Il capitolo maltese,
curato da Amphora Media e scritto in collaborazione con il
media maltese Newsbook, si concentra sulla città di Swieqi, un
centro suburbano che ha poco da offrire ai turisti ma che è comunque
profondamente segnato dall’impatto del turismo.
Prestileo racconta che i primi incontri pubblici di Apro si sono tenuti ad
inizio 2020 e hanno avuto «un riscontro enorme», sintomo che la frustrazione
nei confronti della turistificazione in città fosse già ampia.
«Durante le assemblee cominciamo a capire che la questione del turismo si
lega inestricabilmente alla questione della casa e dei servizi», spiega.
«L’inserimento sempre più massivo di popolazioni temporanee modifica il mercato
degli alloggi e dei servizi, orientandosi a fasce sempre più alte. Viene
incoraggiato così il turismo di qualità: ma cos’è il turismo di qualità
se non una barriera economica all’accesso?», si chiede. Un primo
segnale d’allarme è stato il rincaro degli affitti nel centro
storico.
I cittadini puntano il dito contro la diffusione sempre più capillare degli
alloggi brevi per turisti: minore possibilità di scelta associata a
un’impennata dei costi d’affitto. I dati Idealista
confermano che nel gennaio 2020 il costo di affitto a metro quadro dei vani nel
centro storico si aggirava intorno agli 8,2 euro mentre nel dicembre del 2025
va sui 12,1 euro, un rincaro del 47,6 per cento.
Un aumento insostenibile in una città dove quasi un terzo dei contribuenti
palermitani ha un reddito lordo inferiore a diecimila euro. Il centro storico
si fa più inaccessibile e sposta il mercato degli affitti più in periferia,
dove il sistema di servizi e trasporti è meno efficiente.
La città che cambia
In questi ultimi anni, il mercato degli affitti brevi a uso
turistico è diventato parte strutturale dell’economia urbana di
Palermo. Analizzando i dati di Inside Airbnb, emerge come tra 2020 e 2025 le
inserzioni su Airbnb per Palermo sono cresciute da 5.700 a circa settemila. Si
tratta, nella quasi totalità dei casi, di interi appartamenti, segnale di una
progressiva sottrazione di abitazioni al mercato residenziale
tradizionale.
I quartieri della prima circoscrizione mantengono una posizione dominante,
concentrando circa il 45 per cento dell’offerta sia nel 2020 che nel 2025.
Accanto a questa stabilità, però, si registrano aree della città che, nel giro
di pochi anni, raddoppiano la propria presenza sul mercato turistico.
È il caso dei quartieri Cuba-Calatafimi e Zisa,
dove zone come Danisinni e l’area dei Cantieri Culturali
emergono come nuovi poli di attrazione per turisti e smart worker.
Cresce anche Settecannoli, spinta dalle aspettative legate ai
progetti di trasformazione del futuro waterfront, che
incentivano gli investimenti immobiliari anticipandone la riqualificazione.
Uno sguardo va poi al quartiere Arenella-Vergine Maria, che durante la
pandemia beneficia di politiche di valorizzazione del patrimonio edilizio e di
una posizione strategica, sospesa tra il centro storico e la baia di Mondello,
diventando una delle zone più ricercate sul mercato turistico.
Accanto alla diffusione territoriale degli annunci, un ulteriore elemento
di trasformazione riguarda la crescita delle imprese specializzate nella
gestione degli affitti brevi.
Fino al 2020, Wonderful Italy — la più grande azienda per
la gestione di affitti brevi in Italia — era l’unica realtà presente a Palermo
con oltre cento alloggi gestiti; nel 2025 le sue unità superano le duecento e
il mercato si popola di nuovi operatori. Tra questi, GuestHost,
secondo con circa cento inserzioni a giugno 2025.
«Il valore medio annuo lordo generato da un alloggio turistico si aggira
intorno ai 18mila euro», spiega Maurizio Giambalvo,
direttore Social Impact e Special Projects di Wonderful Italy. «A quella cifra,
vanno sottratti i costi di gestione, manutenzione, utenze e periodi di vuoto.
Per questa ragione, in molti casi, l’affitto breve costituisce una forma
di integrazione del reddito familiare piuttosto che una
rendita speculativa».
Sebbene la stragrande maggioranza degli annunci non sia gestita da aziende
professionali, i margini di guadagno per tali aziende sono comunque
consistenti.
Nel 2023, Wonderful Sicily (controllata locale di Wonderful Italy) ha
fatturato circa 620mila euro, nel 2024 i ricavi sono saliti invece del 33 per
cento con un fatturato di circa 830mila euro e un utile di poco sopra i 210mila
euro.
La ridistribuzione economica legata alla «febbre» del turismo allarga
dunque le distanze tra cittadini, tra chi è proprietario di immobili e tenta di
capitalizzarne i frutti con gli affitti brevi e chi invece si ritrova costretto
ad annaspare tra affitti sempre più cari, trovando soluzioni fuori dal centro...
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