martedì 24 gennaio 2023

Oggi non hanno vinto - Alessandro Ghebreigziabiher

 

Ancora una volta, in tal caso in Cile, l’umanità si è trovata dinanzi al solito bivio. Da un lato lo sfruttamento cieco e incosciente del pianeta e dall’altro il rispetto per la natura in quanto tutto, che contiene noi altri come il resto delle creature viventi. E ha preso la sua decisione.

C’era una volta una storia che andrà come andrà, e non sarà un finale facile da accettare.
Lo temo, lo suppongo, me l’aspetto e ho accumulato sin troppo disincanto nel corpo per immaginare una conclusione differente.
D’altra parte, dal punto di vista anagrafico, come molti della mia generazione non sono di certo persona interessata. Al massimo, responsabile, per alcuni aspetti anche colpevole. Perciò lasciamo in pace le meritate e necessarie speranze di chi vive e soprattutto vivrà in prima persona gli scenari futuri.
Nel mentre, siamo in Cile, nei pressi del comune di La Higuera della provincia di Elqui nella Regione di Coquimbo.
Su questa zona ha mosso una decina di anni addietro le proprie fameliche quanto sbavanti fauci il progetto denominato Dominga. Supportato dai precedenti governanti per varie ragioni tutt’altro che casuali, prefigura la realizzazione di un impianto minerario portuale, attingendo al giacimento situato proprio a 16 km a nord-ovest della città di La Higuera.
Tuttavia, approfittando della traduzione italiana del nome del progetto stesso, come dire, non è sempre dominga, ovvero domenica.
Difatti, nonostante le belle parole nella presentazione dell’iniziativa - laddove anche nelle operazioni maggiormente devastanti dal punto di vista ecologico si cerca di sfangarla tramite una sorta di greenwashing semantico con aggettivi tipo “sostenibile” o “rinnovabile” - nel 2017 la valutazione ambientale del progetto ha restituito pareri decisamente negativi.
Ne ha pagato le spese – giustamente a mio avviso – il governo Bachelet, tra dimissioni di ministri a destra e a manca, anche se dal punto di vista dell’orientamento politico, visto ciò che è accaduto con l’esecutivo successivo, forse bisognerebbe che questa gente con il telecomando delle nostre vite nelle mani e coloro che glielo affidano cominciassero a capire che l’effettiva priorità dell’ambiente su ogni nostra decisione non è solo una cosa di sinistra o di destra, ma di semplice buon senso.
Nondimeno, come premesso, nonostante in Cile nel 2018 si sia passati da un governo socialista a uno di pensiero opposto come quello di Sebastián Piñera, il famigerato progetto è rimasto invariato sul tavolo, in cima alle urgenze.
A esser franchi, lo stesso Piñera ne era un forte sostenitore finché è stato presidente prima della stessa Bachelet dal 2010 al 2014.
Il tutto comprovato dalle informazioni emerse dallo scandalo dei Panama Papers, dove tra l’altro venne fuori il coinvolgimento della famiglia del presidente sin dal 2010, azionista di maggioranza del 56% del progetto stesso.
Ripeto, sarà forse un evidente sintomo del tempo che passa, ma su questo argomento non sono particolarmente ottimista, qualora volga lo sguardo verso l’orizzonte.
Tuttavia, lo scorso mercoledì un comitato ministeriale del nuovo governo dell’attuale presidente Gabriel Boric ha dato ai cileni e soprattutto alla terra che li ospita una buona notizia: il progetto Dominga è stato bocciato nuovamente in quanto dimostra nei fatti di non voler fare abbastanza per evitare l'impatto dell’estrazione sulle vicine riserve marine e naturali, le quali ospitano delfini tursiopi, diverse specie di balene e il pinguino di Humboldt.
C’era una volta infine una storia, la nostra, che andrà come andrà, e non credo che i miliardari e i miliardi che si nascondono o meno dietro tali mostruose azioni criminali si arrenderanno, ma per una volta non hanno vinto.
Oggi no.

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domenica 22 gennaio 2023

Un bimbo di Nuxis salvato a Padova. In Sardegna non c’era il posto letto per lui - Claudia Zuncheddu

 

Tra le 8.30 e le 9.00 del 21 dicembre un bimbo di 9 anni di Nuxis giunge al CTO di Iglesias con il 118 e accede direttamente al reparto pediatrico per difficoltà respiratoria. E’ un bambino fragile per una patologia autoimmunitaria diagnosticata a nove mesi.

Sottoposto alle indagini diagnostiche, i medici contattano la Rianimazione del Brotzu, ma nel reparto per i trattamenti di eccellenza in regime di urgenza non c’è posto e non si ricovera. Il bimbo si aggrava.

In nessuna Rianimazione sarda si trova un posto letto. I pediatri del CTO e il primario anestesista non si arrendono e contattano ospedali della penisola. Solamente a Padova c’è disponibilità per il ricovero.

Il bimbo, con un Falcon 50 dell’Aeronautica militare, accompagnato dal primario anestesista, raggiunge Bologna e poi in ambulanza giunge a Padova intorno alle 4 del mattino del 22 dicembre, giusto in tempo per essere soccorso e stabilizzato.   

In Sardegna la vita è sempre più appesa a un filo. Se nella penisola i posti letto di terapia intensiva pediatrica sono 3 per milione di abitanti, quindi ben al di sotto degli 8 posti della media europea, in Sardegna la Rianimazione pediatrica non esiste proprio. L’ospedale Brotzu è punto di riferimento regionale con due posti letto per l’età pediatrica, ma all’interno della Rianimazione generale. Per garantire i migliori risultati i bambini devono essere assistiti in unità di terapia intensiva pediatrica e non in quelle per adulti dove le competenze non sono le stesse.

Il caso, uno fra tanti, ribadisce l’assenza di una visione globale della gestione della Sanità. Manca una programmazione e non si investe sui bambini.

La Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica denuncia l’inadeguatezza delle istituzioni deputate a gestire la Sanità in Sardegna e invita le istituzioni di competenza ad una maggiore vigilanza sui diritti dei malati e sui doveri degli apparati politici e burocratici, dagli assessorati alle Asl.

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sabato 21 gennaio 2023

Siamo troppi sulla terra? Risorse ed umanità, analisi di una interazione vitale

 

Come anticipato qualche giorno fa e dopo avervi sottoposto un controverso sondaggio, è venuto il momento di affrontare il tema: l’esaurimento delle risorse naturali, ovvero siamo troppi sulla Terra? Vi anticipiamo che il post è lunghissimo e speriamo vogliate investire qualche minuto del vostro tempo, in cambio del tempo che abbiamo dedicato a scrivere questo articolo.

Prima di addentrarci nel tema, diamo un’occhiata al sondaggio. La domanda è “Per affrontare le nuove sfide dell’umanità, attualmente popolazione in forte crescita, cosa si rende necessario a vostro avviso?”.
Hanno votato in 3000 di voi e il 65% ha optato per “Ridurre la popolazione”. Il restante 35% invece ha indicato “Aumentare l’offerta”. La motivazione addotta dalla maggioranza è che le risorse naturali si stiano esaurendo.

Compiamo un piccolo salto temporale e torniamo nel 1968, anno in cui un certo Paul R. Ehrlich biologo ed ambientalista statunitense (da non confondere con Paul Ehrlich, classe 1854, microbiologo) pubblica il libro “The Population Bomb”, se riuscite, procuratevene una copia, è molto interessante. Ehrlich sostiene che le risorse naturali siano in via di esaurimento, il che porterebbe all’aumento vertiginoso del loro prezzo, a fronte di un continuo aumento della popolazione umana. Nel 1968 ancora non lo sa, ma con il suo testo, Ehrlich pone uno dei capisaldi più importanti della teoria neo-malthusiana. E come già il suo ispiratore Malthus fece 200 anni prima, ipotizza che l’unica soluzione sia ridurre il numero di abitanti sul pianeta. Come? Tramite un controllo puntuale delle nascite, anche con sistemi coercitivi se necessario.

No food? No party! E il modo più efficace è ridurre il numero degli invitati al banchetto.

Spostiamoci più avanti nella linea temporale e giungiamo al 1981, anno in cui un certo Paul Simon, economista, decide di sparigliare le carte scrivendo il libro “The Ultimate Resource” (procuratevi anche questo) . Simon, classe 1932 come Ehrlich e statunitense anch’egli, è un economista noto per le sue ricerche in tema di risorse naturali e demografia, diventerà membro del noto CATO Institute. Egli cerca un connubio tra risorse naturali, sfruttamento e progresso tecnologico. Contrariamente a Ehrlich, Simon considera il genere umano la soluzione, non il problema.

Per Ehrlich il prezzo delle materie prime, in corso di esaurimento, aumenterà sempre più. Per Simon, al contrario, il prezzo delle materie prime scenderà. Il progresso tecnologico, a fronte di risorse limitate sul pianeta, le renderà maggiormente disponibili e, da un punto di vista economico, praticamente infinite dal momento che le risorse potranno essere riciclate o sostituite con risorse alternative. La filosofia di Simon affonda le radici nel positivismo ottocentesco che attribuiva alla scienza e alla tecnologia capacità pressochè illimitate.

E quale modo migliore di una sana scommessa, per capire chi abbia ragione tra i due? E così è, Simon e Ehrlich scommettono sull’andamento dei prezzi di un paniere di 5 metalli, nel corso del decennio 1980 – 1990.

I prezzi scendono, Simon vince. Seguirà un notevole folklore di se e di ma. Rimane il fatto che i prezzi sono scesi e nel frattempo, nello stesso decennio, la Terra ha acquistato 800 milioni di nuovi inquilini umani.

Simon muore nel 1998 e ci lascia una gran quantità di studi e ricerche ma, soprattutto, ci lascia la sua coraggiosa sfida alle teorie catastrofiste di matrice malthusiana. E la sua eredità è stata oggi raccolta da due ricercatori, Marian Tupy e Gale Pooley. I due hanno raccolto 37 anni di andamento dei prezzi di un paniere composto da 50 commodity. Il paniere, come si intuisce, è estremamente più articolato rispetto a quello utilizzato da Simon. Il paniere è stato analizzato tra il 1980 e il 2017 e anche in questo caso i prezzi sono scesi, confermando la teoria di Simon. Il prezzo delle commodity è calato del 36%, a fronte di un aumento di circa 3 miliardi di nostri coinquilini.

I due ricercatori però non si fermano e danno vita ad un nuovo indicatore, il “time-price”, ovvero il tempo che un uomo medio deve lavorare per poter acquistare una particolare commodity. Ebbene è emerso che il time-price del paniere è calato mediamente del 65%. In altre parole, se nel 1980 occorrevano 60 minuti di lavoro per acquistare una commodity, nel 2017 ne occorrono solo 21 per la stessa commodity. L’indice time-price sta registrando un tasso di riduzione più rapido di quanto non stia crescendo la popolazione. In onore di Simon, Tupy e Pooley hanno dato vita all’indice SAI (Simon Abundance Index), ovvero quanto cresce la popolazione al crescere del time-price. Emerge un dato notevole, la Terra era 380 volte più abbondante nel 2017 di quanto non fosse nel 1980. I due ricercatori hanno nuovamente dimostrato la validità delle teorie di Simon.

Ci piace concludere con questo pensiero: “Il mondo è un sistema finito, nello stesso modo in cui lo è un pianoforte. Lo strumento ha solo 88 tasti, tuttavia questi tasti possono essere suonati in una infinità di modi diversi”.

Biblio
https://www.cato.org/publications/policy-analysis/simon-abundance-index-new-way-measure-availability-resources

 

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venerdì 20 gennaio 2023

Bologna, dove gli studentati privati dettano legge - Alice Facchini

 

Trattano con il Comune per avere più volumi. Sono pieni nonostante i canoni. Il loro mercato è in crescita. Anche il Pnrr, le cui gare vanno a rilento, li sostiene

Palestra, piscina, sala yoga, cinema, sala giochi, auditorium, ristorante, coworking e aule studio. Sono alcuni dei servizi esclusivi offerti dagli studentati privati che stanno nascendo in diverse città d’Italia: le stanze hanno un prezzo superiore rispetto alla media di mercato. Variano in base al tipo di residenza, ai servizi inclusi, alla dimensione: un posto letto può partire da poche centinaia di euro fino ad arrivare a più di mille. Ecco perché si parla di studentati «di lusso». A poterseli permettere sono studenti con disponibilità economiche oltre la media, soprattutto provenienti da altri Paesi.

A differenza degli appartamenti affittati sul libero mercato, qui gli studenti non devono interfacciarsi con le agenzie immobiliari o i proprietari privati, non devono affrontare le selezioni dei futuri coinquilini e possono prenotare una stanza direttamente dal sito dello studentato, senza dover essere presenti in loco. Gli alloggi sono completamente ristrutturati e dotati di molti comfort.

A investire nel settore sono soprattutto fondi immobiliari internazionali e fondazioni. Il mercato è nuovo in Italia, ma nel resto dell’Europa ha già una sua storia. Attualmente nel nostro Paese ci sono meno di 50 mila posti alloggio negli studentati convenzionati censiti dal ministero dell’Università e ricerca, cresciuti solo del 9,5% negli ultimi dieci anni: per portare questo numero a 100 mila entro il 2026, il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) mette a disposizione 960 milioni di euro, destinati all’housing per studenti. La novità è che la partecipazione al finanziamento viene estesa agli attori privati, in modo da riuscire a raggiungere gli obiettivi nei tempi stretti richiesti dall’Unione europea.

C’è un problema: la corsa alle residenze per studenti dovrebbe risolvere il problema abitativo anche dei meno abbienti. La legge, però, non fissa un tetto massimo alle tariffe di affitto e non mette paletti chiari su quanti nuovi alloggi dovranno essere riservati a studenti con basso reddito. E così sono i privati a stabilire il prezzo.

 

«Il vantaggio finale è per gli studenti o per gli investitori?», si chiede in maniera retorica Federica Laudisa dell’Osservatorio regionale per l’università e per il diritto allo studio di Ires Piemonte. La risposta è chiara: «In Italia manca un registro pubblico dei soggetti che percepiscono i finanziamenti per l’edilizia per studenti, con dati aperti e liberamente consultabili, né esiste un ente regolatore che faccia i controlli. Questo finisce per agevolare i proprietari di residenze, invece che gli universitari che hanno bisogno di una casa».

L’inchiesta

Questo articolo è stato realizzato nell’ambito del European Cities Investigative Journalism Accelerator. Cities for Rent è un’inchiesta collaborativa europea sul modo in cui il mercato dell’affitto sta cambiando le città. Su IrpiMedia, in questo nuovo filone d’inchiesta finanziato da Stars4Media, indaghiamo la crescita del mercato degli studentati e il peso dei crediti inesigibili nel mercato dei mutui in Europa.

 

La (fallita) assegnazione dei fondi del Pnrr

I primi 7.500 posti per i nuovi studentati finanziati con il Pnrr dovevano essere disponibili entro dicembre di quest’anno: il decreto 1046 del 2022 stanziava 300 milioni euro, puntando in particolare sul patrimonio immobiliare esistente e non utilizzato. Il testo prevede di destinare solo «prioritariamente» i posti letto a studenti capaci e meritevoli privi di mezzi (in base a quanto stabilito dal decreto legislativo 68 del 2012). Sembra invece venire dimenticato un altro decreto, il 937 del 2016, secondo cui almeno il 20% dei posti letto cofinanziati dallo Stato devono essere destinati «obbligatoriamente» – e non solo «prioritariamente» – a studenti in stato di necessità.

Comunque, il bando non ha ottenuto abbastanza candidature, e così sono stati assegnati solo 150 milioni, la metà dei fondi disponibili, arrivando a 4.478 posti letto distribuiti su 46 progetti. Tra gli assegnatari ci sono le università, gli enti per il diritto allo studio, ma anche fondazioni e società private. Per assegnare i rimanenti 150 milioni di euro, è stato emanato un secondo bando, con scadenza al 28 dicembre 2022.

I restanti 660 milioni del Pnrr confluiscono poi in un nuovo Fondo per l’housing universitario, istituito dall’articolo 25 del cosiddetto decreto aiuti ter (ossia il decreto legge 144 del 2022): a differenza dei precedenti bandi, queste risorse saranno destinate esclusivamente a soggetti privati, che possono eventualmente stipulare convenzioni con le università e gli enti per diritto allo studio (anche se non vi è nessun obbligo). Nel testo di legge si chiarisce che i posti letto sono comunque «destinati agli studenti fuori sede individuati sulla base delle graduatorie del diritto allo studio, ovvero di quelle di merito», ma non si specifica in quale percentuale e soprattutto chi è incaricato dei controlli.

Le leggi sugli studentati

 

Bologna, un esempio della privatizzazione del mercato dello student housing

Bologna, città frequentata dagli universitari dal 1088, è testimone di questa tendenza alla privatizzazione dell’edilizia per studenti: il mercato dell’affitto è saturo, mancano alloggi e così diversi attori privati stanno fiutando nuove possibilità di guadagno. La prima a muoversi in città è stata Camplus, che a Bologna ha anche la sua sede centrale. Nel settembre 2020 è poi arrivata la catena olandese The Social Hub (fino a ottobre 2022 The Student Hotel). Né Camplus, né The Social Hub si rivolgono esclusivamente agli studenti: anche «giovani professionisti e viaggiatori», si legge ad esempio nella brochure di Camplus, sono i benvenuti in queste strutture. L’ultimo arrivato a Bologna, a ottobre 2022, è il britannico Beyoo Laude Living mentre nel 2025 aprirà anche uno studentato della società iberica Livensa Living.

Attualmente a Bologna tutti gli studentati privati sono pieni, prova del fatto che esiste un target disposto a pagare anche cifre elevate pur di avere una stanza. Da un lato, queste strutture rappresentano un valore aggiunto per la città: mettono a disposizione nuovi alloggi e creano posti di lavoro, sia nella fase di costruzione e ristrutturazione, sia nella fase di gestione. Dall’altra parte, però, la presenza di residenze di lusso può avere effetti deformanti sul tessuto urbano e sociale dei quartieri: il rischio è che i prezzi vengano trainati verso l’alto, portando alla gentrificazione di alcune aree e a operazioni di speculazione immobiliare…

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giovedì 19 gennaio 2023

5 milioni di bambini morti prima di compiere 5 anni nel 2021

(ripreso da diogeneonline.info)

I dati dell’orrore, nonostante le guerre in corso e altre atrocità, resi noti da Reliefweb.int, ci dicono che 5 milioni di bambini sono morti prima di compiere 5 anni nel 2021. Vediamo nel dettaglio.

Molte di queste tragedie si sono verificate perché i bambini sono stati privati ​​del loro diritto fondamentale a un’assistenza sanitaria di qualità, vaccinazioni, cibo adeguato, acqua pulita e servizi igienico-sanitari. Troppi bambini continuano a morire perché gli sforzi per affrontare le malattie trasmissibili e infettive prevenibili rimangono inadeguati.

Sempre nel 2021 sono morti circa 2,1 milioni di bambini, adolescenti e giovani di età compresa tra 5 e 24 anni. Oltre la metà di questi decessi si è verificata tra adolescenti e giovani di età compresa tra 15 e 24 anni. Queste perdite non sono solo inaccettabili a livello personale, ma rappresentano anche un’inutile battuta d’arresto per lo sviluppo. Sono necessarie misure mirate per garantire la sopravvivenza dei bambini, degli adolescenti e dei giovani più vulnerabili, per porre fine alle morti prevenibili e per mantenere la promessa di un’età adulta sana.

I bambini di tutto il mondo affrontano possibilità di sopravvivenza molto diverse. A livello globale, il tasso di mortalità sotto i cinque anni è stato di 38 decessi per 1.000 nati vivi nel 2021, ma nell’Africa subsahariana il tasso è stato di 74 decessi per 1.000 nati vivi. Nei paesi a basso reddito, il tasso di mortalità sotto i cinque anni nel 2021 è stato di 67 decessi ogni 1.000 nati vivi, contro appena 5 decessi ogni 1.000 nati vivi nei paesi ad alto reddito. Anche i bambini e i giovani di età superiore ai 5 anni affrontano la più alta probabilità di morire nell’Africa subsahariana.

Nel 2021 sono morti più bambini e giovani nell’Africa subsahariana e nell’Asia meridionale rispetto a tutte le altre regioni. Più dell’80% dei decessi sotto i cinque anni e circa il 70% di tutti i decessi tra i 5 e i 24 anni si sono verificati nell’Africa subsahariana e dell’Asia meridionale. Questo onere ingiusto deve essere riconosciuto, prioritario e affrontato.

I primi 28 giorni di vita rimangono il periodo più vulnerabile per la sopravvivenza dei bambini. Nel 2021, circa 2,3 milioni di bambini sono morti durante il primo mese di vita, ovvero circa 6.400 bambini ogni giorno. Questi decessi costituivano quasi il 47% dei decessi sotto i cinque anni avvenuti nello stesso anno. I bambini dell’Africa sub-sahariana continuano ad affrontare il maggior rischio di morte durante il periodo neonatale.

È necessaria una rinnovata attenzione per affrontare la mortalità tra i bambini di età compresa tra 1 e 59 mesi. I bambini in questa fascia di età hanno rappresentato 2,7 milioni dei decessi sotto i cinque anni del 2021. Inoltre, tale fardello non è equamente condiviso in tutto il mondo: oltre il 40% di tutti i decessi sotto i cinque anni a livello globale nel 2021 riguardava bambini di età compresa tra 1 e 59 mesi nell’Africa subsahariana e nell’Asia meridionale.

I conflitti e le emergenze, compresa la pandemia di COVID-19, continuano a minacciare la sopravvivenza dei bambini. Il tasso di mortalità sotto i cinque anni nei 37 paesi classificati come situazioni fragili e interessate da conflitti è stato il triplo rispetto a tutti gli altri paesi. E sebbene i dati disponibili sull’impatto di COVID-19 non mostrino prove sistematiche di un eccesso di mortalità infantile, quest’area richiederà un monitoraggio continuo dati i dati limitati e il potenziale impatto della pandemia sull’accesso all’assistenza sanitaria e sulla fornitura di interventi.

Le persistenti lacune nei dati stanno limitando gli sforzi per porre fine alle morti infantili prevenibili. I dati di qualità sono fondamentali per monitorare la sopravvivenza dei bambini durante il periodo neonatale, il resto del periodo sotto i cinque anni, durante l’adolescenza e nella prima età adulta. Investire nei meccanismi e nei sistemi di raccolta dei dati, in particolare nelle situazioni di conflitto, è una componente essenziale per realizzare i diritti dei bambini e raggiungere gli SDG, Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Onu.

Senza un’azione urgente, 54 paesi non raggiungeranno l’obiettivo di mortalità sotto i cinque anni entro il 2030 e un numero ancora maggiore – 63 paesi – non raggiungerà l’obiettivo di mortalità neonatale. La maggior parte dei paesi che sono fuori strada per raggiungere l’obiettivo SDG sulla mortalità sotto i cinque anni si trova nell’Africa subsahariana o è classificata come paesi a reddito medio-basso. Sono necessari maggiori investimenti in tutte le età, dal periodo neonatale alla prima età adulta, per ridurre il numero di questi decessi, inclusa una rinnovata attenzione ai bambini di età compresa tra 1 e 59 mesi. Porre fine alle morti prevenibili è un passo fondamentale per sostenere il diritto di ogni bambino a sopravvivere e prosperare.

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mercoledì 18 gennaio 2023

Rider e schiavitù. 50 chilometri in bici per consegnare un panino

 

Quando pensi che ci sia un limite già toccato verso lo sfruttamento lavorativo delle persone e dei rider in particolare, ci pensa la triste realtà a convincerti che c’è sempre un peggio in agguato.

A denunciare la vicenda stavolta è proprio il “carnefice”, che poi carnefice non è, perchè aveva semplicemente ordinato un panino. A raccontare l’episodio sulla sua pagina facebook l’ex assessore comunale di Verona Andrea Bassi.

“Vi voglio raccontare un fatto incredibile che mi è successo ieri sera e che mi ha fatto davvero riflettere su quanto lo sfruttamento delle multinazionali sia molto più vicino alla nostra realtà di quel che pensiamo. Per questioni pratiche, ordino online presso una nota catena di fast-food optando (per la prima volta nella mia vita) di ricevere il tutto a casa.

La catena però non effettua consegna diretta ma si avvale di altre realtà. Casualmente scelgo Deliveroo e pago il tutto con Paypal. Sono le 18.40 circa e la consegna stimata è dopo un’oretta, ma non ho alcuna fretta. Alle 20.50 il fattorino doveva ancora arrivare.

Deliveroo non dava alcun riferimento telefonico e quindi decido di chiamare la catena di fast-food per chiedere spiegazioni di un simile ritardo. Si sono ovviamente scusati, mi hanno spiegato che il problema non dipendeva dal loro personale e mi hanno però garantito che entro poco la cosa sarebbe stata risolta. Alle 21.10 circa, finalmente, l’applicazione di Deliveroo inizia a segnalare l’avvicinamento (molto lento) del fattorino alla mia abitazione”.

“Scendo bellicoso in strada pronto per chiedergli se fosse andato a farsi prima un giro sulla Luna, ma ad un tratto rimango di sasso, basito: il ragazzo (italianissimo) era a bordo di una bicicletta, tra l’altro parecchio carente sotto il profilo della sicurezza.

Ho poi pure capito che era oberato di consegne e che ha dovuto attraversare praticamente l’intera città di Verona, per correre al fast-food, prendere la mia cacchio di cena, portarmela sotto casa e poi tornare nel capoluogo per chissà quale altro giro. Ovviamente l’incazzatura si è subito trasformata in pena e quasi angoscia che, se lo avessi avuto, gli avrei prestato pure un motorino….

Morale? Ho deciso che mai e poi mai più utilizzerò questo tipo di servizio. Non tanto per il rischio di ritardi o disguidi (che possono accadere, ci mancherebbe), ma soprattutto – conclude Bassi – per non rischiare di avallare, seppur inconsapevolmente, un simile sistema che in queste condizioni rasenta lo schiavismo!”.

Una volta resa pubblica la denuncia si è scoperto che il rider aveva già rifiutato due volte la consegna, data l’enorme distanza, ma alla terza richiesta è stato costretto ad accettare per non finire nella “black list” dell’algoritmo che distribuisce le consegne ai lavoratori.

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martedì 17 gennaio 2023

Crisi alimentare senza precedenti, 30 milioni di bambini malnutriti

 

Allarme congiunto delle agenzie dell'Onu: “La crisi tende ad aggravarsi, è necessaria un'azione decisa e tempestiva e l'applicazione del Piano globale contro la malnutrizione infantile”

I conflitti armati, gli effetti dei cambiamenti climatici e della pandemia, l'aumento del costo della vita stanno causando una crisi alimentare senza precedenti, che ha già portato più di 30 milioni di bambini alla malnutrizione acuta, di cui 8 milioni in forma grave. È l'allarme lanciato in una nota congiunta da diverse agenzie delle Nazioni Unite: l'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao), l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (Unicef), il World Food Programme (Wfp) e l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

L'allarme riguarda soprattutto quindici Paesi: Afghanistan, Burkina Faso, Chad, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Haiti, Kenya, Madagascar, Mali, Niger, Nigeria, Somalia, Sud Sudan, Sudan e Yemen. 

È probabile che questa situazione peggiori ulteriormente nel 2023. Dobbiamo garantire che diete sane per bambini piccoli, ragazze e donne incinte e in allattamento siano disponibili e accessibili, anche economicamente"

Qu Dongyu, Direttore generale della Fao, l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura

Le agenzie Onu chiedono di accelerare l'applicazione del Piano globale contro la malnutrizione infantile (Global Action Plan on Child Wasting): servono “maggiori investimenti a sostegno di una risposta coordinata delle Nazioni Unite che soddisfi le esigenze senza precedenti di questa crisi che tende ad aggravarsi, prima che sia troppo tardi”, scrivono le agenzie Onu nel comunicato stampa. È necessaria “un'azione decisa e tempestiva per evitare che questa crisi diventi una tragedia per i bambini più vulnerabili del mondo", concludono.

Il Piano d'Azione Globale evidenzia “le azioni prioritarie da intraprendere per la nutrizione materna e infantile attraverso i sistemi alimentari, sanitari, idrici e igienico-sanitari e di protezione sociale”. Le agenzie delle Nazioni Unite hanno identificato cinque azioni prioritarie efficaci nell'affrontare la malnutrizione acuta nei paesi colpiti da conflitti e disastri naturali, e nelle emergenze umanitarie. Il potenziamento di queste azioni sotto forma di pacchetto coordinato sarà fondamentale per prevenire e curare la malnutrizione acuta nei bambini ed evitare tragiche perdite di vite umane.

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