domenica 4 settembre 2022

i pesticidi in Alto Adige

La commedia dei pesticidi nell’Alto Adige - Laurence Wuillemin 


Ovunque le voci contro i pesticidi aumentano, si moltiplicano all’interno della nostra società civile e hanno raggiunto il picco con l’Iniziativa dei Cittadini Europei “Salviamo api e agricoltori”.[1].

Se la campagna dei papaveri, lanciata da Fabrice Nicolino, non ha attraversato il confine francese verso la Germania, c’è un’altra lotta in Italia, più precisamente nell’Alto Adige, che non ha suscitato praticamente alcun eco in Francia: quella di Malles Venosta, diventato il primo comune europeo senza pesticidi che ha ricevuto nel 2020 il premio simbolico EuroNature dall’omonima Fondazione tedesca di utilità pubblica. [2].

Probabilmente è dovuto al fatto che gli abitanti di questa provincia, anche se italiani, sono rimasti austriaci nel cuore e che il loro dialetto, suonando troppo strano alle nostre orecchie, non facilita la comunicazione.

 

Un Alto Adige fiorente

Basta guardare le cifre dell’Istituto Statistico della Provincia Autonoma di Bolzano[3] (ASTAT) per accorgersi che i due pilastri su cui poggia l’economia dell’Alto Adige sono il turismo e la produzione frutticola, in particolare quella delle mele: un quarto della produzione totale dell’Unione Europea proviene da questa zona, di cui il 10% è di origine biologica secondo il sito web di suedtirolerapfel[4]. Si tratta di un volume annuale di 750 milioni di euro.

Tuttavia, bisogna anche constatare che la crescita dell’agricoltura diminuisce l’attrattiva del paese per i turisti, mentre gli introiti per il turismo sono molto più elevati che quelli dell’agricoltura[5]. Se da un lato i sontuosi decori alpini fanno felici i cittadini che fuggono dal trambusto urbano, alcune valli con paesaggio tradizionale sono devastate dai frutteti a spalliera con i loro pilastri in calcestruzzo che si arrampicano sui pendii, allineandosi a perdita di vista e degradando in modo irreversibile il paesaggio.

Queste monoculture frutticole testimoniano il dramma che si gioca dietro questo sfruttamento intensivo. Perché non solo la produzione modellata dalla mano dell’uomo per la resa elevata rende il paesaggio monotono, ma anche l’utilizzo indiscriminato di pesticidi incide pesantemente sulla biodiversità circostante. Molti sono gli agricoltori tradizionali che non rispettano le zone cuscinetto, e il vento, frequente in queste regioni, trasporta le sostanze chimiche ben al di fuori dei limiti del campo trattato. I pesticidi raggiungono i dintorni, senza distinzioni, impedendo perfino agli agricoltori biologici di poter vendere i loro prodotti etichettati, rovinando i loro sforzi di produrre una sana alimentazione. Perché una cosa è certa: i residui si trovano ovunque.

Un villaggio gallese nell’Alto Adige?

Con i suoi 24000 ettari di superficie, Malles Venosta è il secondo comune per estensione dell’Alto Adige e quello principale della Val Venosta. La valle gode di una luce solare particolarmente intensa, perché è orientata da est a ovest. E come in tutto l’Alto Adige, che è la più grande regione con territori per la monocoltura di mele impiantate dalla fine della Seconda Guerra mondiale, questa valle non è fuggita a un destino già segnato. Tutta la valle? Non proprio! Eccetto Malles Venosta, dove il 76% della popolazione, in occasione di un referendum nel settembre 2014, si è pronunciata a favore di un’agricoltura diversa, un referendum che ha permesso al sindaco di adeguare la legge ai desideri e bisogni dalla maggior parte degli abitanti, come dovrebbe essere in democrazia. È grazie al coraggio di diversi attori che si sono improvvisati attivisti (tra l’altro un gruppo di donne guidato dalla parrucchiera del paese: Hollawint [6]) e hanno dimostrato molta ingegnosità e coraggio.

La svolta è iniziata nonostante gli attacchi della controparte: come osare intromettersi nell’economia, che è una cosa seria? Sono seguite diverse intimidazioni e peripezie giuridiche, esponendo il legale del comune, la popolazione e gli agricoltori bio alle infamie attivate dal Consigliere Provinciale per l’Agricoltura, Arnold Schuler e, dietro le quinte, dalla potente lobby della mela.

La popolazione di Malles Venosta, sostenuta senza paura dal suo sindaco, Ulrich Veith, ha tenuto testa all’influente lobby dell’agricoltura frutticola e ha rivendicato il diritto di vivere in un comune dove l’agricoltura biologica deve essere la regola e non l’eccezione.

Una scelta cruciale per un futuro senza pesticidi

Gli ultimi agricoltori che non si erano ancora convertiti, sostenuti dalla potente lobby e dal governo della provincia (che non voleva veder fuggire questa gallina dalle uova d’oro sovvenzionata dall’Unione europea), si sono fatti cogliere con le mani nel sacco, lasciando passare il tempo che gli era stato accordato per mettere in opera la riconversione. Nel 2018 puntavano ancora su dei processi contro di loro, “ma che non vinceranno”, affermava il sindaco durante la Prèmiere monachese del documentario sul suo comune. Non aveva torto perché la Corte dei conti dell’Alto Adige ha in effetti archiviato nel 2019 il ricorso che avevano presentato contro questo sindaco refrattario alle calunnie, alle minacce, alle ingiunzioni, insomma una guerra. Il pubblico ministero, che aveva condannato Ulrich Veith a una multa di 25 000 euro per deviazione di fondi pubblici in seguito all’organizzazione del referendum considerato illegale, ha dovuto fare marcia indietro.

Non toccate i pilastri dell’economia!

Nel 2014 è stato necessario che un altro attore affrontasse il tema per far sì che il caso andasse avanti. Un documentarista viennese, venuto per girare degli spot pubblicitari nell’ambito della campagna turistica dell’Alto Adige, ha ficcato il naso un po’ troppo in queste culture e nella storia di Malles Venosta, dove il libro “Come un paese tiene testa all’agroindustria[7]” ha preso slancio. Alexander Schiebel, questo è il suo nome, è passato dall’altra parte della barriera e da promotore è diventato detrattore: invece di baciare la mano del suo datore di lavoro, ha sputato nel piatto in cui ha mangiato. In ogni caso questo è quello che gli hanno rimproverato le autorità.

Per Alexander Schiebel non sarà difficile stabilire un parallelo con il villaggio di Asterix e Obelix ed è su queste premesse che si è lanciato nell’avventura, descrivendo tutti quelli che resistono, in nome del diritto all’integrità fisica, in nome delle generazioni future, per salvaguardare il poco che resta del loro paese originario e impedire che questa cancrena non si espanda nel loro habitat. Grazie all’appoggio di Slow Food Monaco, dell’Istituto per l’ambiente e delle edizioni oekom verlag, il viennese ha provocato lo spavento di un predatore che vede scappare la sua preda.

[1] https://www.savebeesandfarmers.eu/fra/

[2] Fondato nel 1987 da BUND Naturschutz, Naturschutzbund Deutschland e Deutsche Umwelthilfe, https://www.euronatur.org/

[3] https://astat.provinz.bz.it/

[4] https://www.suedtirolerapfel.com/de/suedtirol-und-der-apfelanbau/anbaumethoden/biologischer-anbau.html

[5] https://www.salto.bz/de/article/26052013/land-der-aepfel

[6] http://hollawint.com/wer-wir-sind/ueber-uns.html

[7] Sottotitolo del suo libro, Le miracle de Malles Venosta.

Traduzione dal francese di Elisa Aiello. Revisione di Thomas Schmid.


da qui



Assolto l’attivista anti-pesticidi Alexander Schiebel - Elsa Sciancalepore

 

«L’assoluzione di Alexander Schiebel è un’assoluzione per tutte le persone che da tempo criticano il massiccio uso di pesticidi in Alto Adige/Südtirol. Nessuna persona contraria ai pesticidi deve più temere di poter essere portata in tribunale in Alto Adige/Südtirol. Questa è una grande vittoria per la libertà d’espressione e al contempo una lezione per l’assessore Arnold Schuler, l’iniziatore di questi assurdi processi. Ora è tempo che anche il procedimento a mio carico trovi una giusta conclusione»

 

È stato assolto oggi dall’accusa di diffamazione aggravata l’attivista e autore austriaco anti-pesticidi Alexander Schiebel. Nel suo libro «Das Wunder von Mals» (Il miracolo di Malles) e nell’omonimo film, Schiebel critica aspramente l’elevato uso di pesticidi nei meleti della nota regione turistica Alto Adige/Südtirol. Il giudice, in un’udienza lampo, ha assolto l’imputato. Continua, invece, il procedimento per presunta diffamazione contro Karl Bär, referente per le politiche agricole dell’Umwletinstitut München.


Ma facciamo un po’ di storia…

Con la campagna «Pesticidi Tirol», nel 2017 l’Umweltinstitut attirò l’attenzione sull’elevato impiego di pesticidi nella frutticoltura altoatesina. Nello stesso anno fu pubblicato il libro «Das Wunder von Mals» del regista Alexander Schiebel dove veniva raccontata la storia del villaggio di Mals in Val Venosta, i cui abitanti si sono dichiarati, per decisione dei cittadini, la prima comunità libera da pesticidi in Europa.

A questo punto, l’ex vicepresidente della provincia di Bolzano Arnold Schuler, e insieme a lui oltre un migliaio di agricoltori della provincia, volendo impedire che si parlasse apertamente delle conseguenze degli inquinanti ambientali in Südtirol/Alto Adige, ha trascinato l’Umweltinstitut (con il suo referente Karl Bär) e l’autore Alexander Schiebel, in tribunale querelandoli per diffamazione.

Una causa Slapp (Strategic lawsuit against public participation), una causa infondata e strategica volta a mettere a tacere le voci critiche, questo secondo la commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatović.

Ed è da settembre 2020 che Arnold Schuler promette di ritirare la sua e tutte le querele sporte contro l’attivista anti-pesticidi di Monaco e di porre così fine al procedimento. Oggi però, durante la terza udienza del Processo Pesticidi a Bolzano, tutte le 1.376 querele contro Bär sono rimaste in piedi. Solo la costituzione di parte civile dell’assessore Schuler e di due rappresentanti delle cooperative frutticole sudtirolesi è stata ritirata.
Afferma Karl Bär: «L’assoluzione di Alexander Schiebel è un’assoluzione per tutte le persone che da tempo criticano il massiccio uso di pesticidi in Alto Adige/Südtirol. Nessuna persona contraria ai pesticidi deve più temere di poter essere portata in tribunale in Alto Adige/Südtirol. Questa è una grande vittoria per la libertà d’espressione e al contempo una lezione per l’assessore Arnold Schuler, l’iniziatore di questi assurdi processi. Ora è tempo che anche il procedimento a mio carico trovi una giusta conclusione».
L’Umweltinstitut München ha sempre sottolineato di non voler portare la discussione sull’uso dei pesticidi, dannosi per la salute e l’ambiente, in tribunale. Oggi il giudice Ivan Perathoner ha preso in considerazione le richieste di prova per il processo contro Bär. Nel prosieguo del procedimento un totale di 88 testimoni a difesa dell’Umweltinstitut dimostrerà, davanti al Tribunale di Bolzano, gli effetti negativi sull’ambiente e sulla salute legati all’elevato uso di pesticidi nei meleti dell’Alto Adige/Südtirol. La prossima udienza è stata fissata per il 22 ottobre 2021. In quella data saranno chiamati a testimoniare parte dei testimoni dell’accusa ossia due frutticoltori e fratelli sudtirolesi Stephan e Tobias Gritsch, gli unici due querelanti che non avevano mostrato alcuna volontà di dialogo prima dell’udienza di oggi.

da qui


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