Fa bene la politica tutta ad indignarsi nei confronti dei disperanti atti di violenza da parte di giovani minorenni. Ma la politica quando e come si è interessata a loro? Quando si è indignata a reti unificate contro la violenza degli sfratti che coinvolgono minori? Eppure ogni anno sono circa 20.000 le famiglie che subiscono lo sfratto esecutivo senza alcuna alternativa abitativa. Sono almeno 8/10.000 i minori, anche disabili o che hanno bisogno di cure che vengono sfrattati e messi per strada dall’unico volto dello Stato che vedono: quello della polizia che li mette sul marciapiede.
Eppure
sfrattare minori in periodo scolastico mette a rischio il diritto alla
formazione, un diritto costituzionale al pari del diritto alla proprietà
privata.
Quante volte avete sentito un politico di qualunque versante indignarsi su
questo, a rete unificate? Ci sono, nel milione di famiglie in povertà assoluta,
ripeto povertà assoluta, 300.000 minori che vivono in affitto, quando la
politica, al di là dei comunicati stampa il giorno dei dati Istat, si è
indignata ed ha proposto qualcosa di vero e concreto per affrancarli da quella
povertà? Quando è stato tolto il reddito di cittadinanza a 400.000 famiglie e
con esso il contributo affitto di 280 euro/mese, chi si è indignato.
Quanti
minori vivono quella condizione? Solo lo scorso anno in Italia 75.000 abitazioni
sono state oggetto di esproprio e, dicono i dati, nel 60% dei casi riguardano
famiglie di lavoratori e pensionati che non sono riusciti a pagare ratei di mutui.
Quanti sono i minori coinvolti negli espropri? Chi si è indignato a reti
unificate per questo? E quando hai la scuola fatiscente spesso persino senza
condizionatori o mezzi di prevenzione degli incendi, e ad ogni legge di
bilancio sono stati prorogati i termini alle scuole persino per mettere gli
estintori chi si è indignato a reti unificate?
Chi si è
indignato rispetto a tutti questi atti di violenza sociale di Stato? Quale
presidente del Consiglio, ministro, presidente di regione, sindaco e
parlamentare si è indignato rispetto a questi atti di violenza? Ed infine se si
prospetta ai giovani di essere precari a vita, pure sottopagato, oppure
di andare in prima linea in guerra e nel frattempo tanto per formarti sei
povero e devi restare povero, è possibile che come si dice a Roma: a
qualcuno salti la brocca?
La risposta
della politica ai giovani quale è stata? Un coro di no verso atti di violenza
certo deprecabili e disperanti, ma nessuno che abbia dato una risposta
concreta visibile. Addirittura si riunisce il Consiglio dei ministri. Per
deliberare forse atti politici e sociali contro gli atti di violenza di Stato
sopra descritti? No lo fa come stato di crisi e approvare ulteriori atti
repressivi e anni di galera. E mentre si ciarla di leggi elettorali o primarie
o di spiccioli di bollo auto da non pagare che ci costa 2,3 miliardi di euro,
sprecati cosi ignobilmente, quale futuro o suggestione si propone ai giovani?
Ce li
avevano descritti apatici, seguaci di influencer li scopriamo in piazza
contro il carovita, contro il caroaffitti e che dicono no alle smart city
fondate su precariato e rider. Si sono fatti vedere, anche sbagliando, ma
mentre tutti si sono seduti dalla parte giusta una parte di loro si è messa
dalla parte del torto, credo che vadano ascoltati non manganellati.
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