giovedì 15 dicembre 2022

Rinnovabili..e tutto il resto vada a farsi fottere - Fabrizio Quaranta

 

Sono sconcertato con me stesso: mi tocca dar ragione al berlusconiano Vittorio Sgarbi, però ultimo vero paladino di un un ambientalismo razionale e rispettoso dell’uomo e dei territori, non travolto e connivente con il neodogma del lucroso Rinnovabilismo.

Buona parte delle associazioni ambientaliste si sono prostrate al nuovo dogma religioso

 

1. TRANSIZIONE, ecologica?!?      La Terra, la superstite terra fertile, non è Res nullius, né, ancora, derelicta; non è illimitata e non va consumata e umiliata con aggettivi che di ecologico hanno solo la sfacciataggine.

Milioni di km di sovrastrutture (già definiti indispensabili) hanno occupato, tombato e impermeabilizzato in una sola generazione il 28% delle campagne. Un’anarcoide rincorsa al cemento si è accanita sui più fertili ma scarsi terreni di pianura, e ancora lì si pretende spazio per il fotovoltaico (175 000 ettari secondo il PNRR, come la scomparsa di intere province granarie, e di grano ne manca tantissimo e sempre più ne mancherà).

Gravissima è la delegittimazione in corso delle Sovrintendenze, ultimo baluardo a difesa del Patrimonio ambientale e culturale italiano, additate al pubblico ludibrio come responsabili di colpevoli ritardi alla pretesa rapida autorizzazione invece di palesi scempi.

Con tecnica da basso marketing imbonitore si chiamano ipocritamente “parchi” questi invasivi oltraggi alla Bellezza. E malinconica e surreale è la prezzolata pretesa di far digerire queste schifezze come nuovo moderno paesaggio.

 

2. Migliaia di capannoni fatiscenti, scheletri di serre, strade superflue, disordinate e sparse periferie, seconde case, pacchiani villoni abusivi, parcheggi di faraonici centri commerciali e, ora, enormi depositi dei giganti della logistica, sono la desolata immagine del Bel Paese fu della secolare armonia multifunzionale dei borghi rurali.

Dopo gli allarmanti dati 2019, con coperture di 57 milioni mq, oltre 2 mq al secondo (rapporto sul consumo del suolo ISPRA 2019), le colate di cemento non rallentano nel 2020, nonostante il lockdown, e consumano altri 60 kmq, impermeabilizzando ormai oltre il 7% del territorio (rapporto sul consumo del suolo ISPRA 2020).

Con una media di 19 ettari al giorno, il valore più alto negli ultimi dieci anni, e una velocità che supera i 2 metri quadrati al secondo, il consumo di suolo torna a crescere e nel 2021 sfiora i 70 km2 di nuove coperture artificiali in un solo anno. Il cemento ricopre ormai 21.500 km2 di suolo nazionale, dei quali 5.400, un territorio grande quanto la Liguria, riguardano i soli edifici che rappresentano il 25% dell’intero suolo consumato (rapporto sul consumo del suolo ISPRA 2021).

Non si consumi allora altro prezioso, miracolosamente superstite, territorio rurale!

Si riconvertano quei km di obbrobri fatiscenti dotandone i tetti (i TETTI !!) di pannelli fotovoltaici. Ce n’è per chilometri e sarà anche occasione per un salvifico maquillage urbanistico. I tetti degli edifici extra-urbani sono circa 3 500 kmq, ISPRA stima che sarebbe possibile installarli su almeno 700 kmq. Si raggiungerebbe una potenza fotovoltaica fra 59 e 77 gigawatt, il doppio di quanto previsto dal PNIEC, che individua un obiettivo di incremento di 30 gigawatt al 2030. 

Poi ci sono i parcheggi, varie infrastrutture, aree dismesse, cave esaurite, e, comunque vastissime aree GIÀ CONSUMATE.

 

3. Le emissioni climalteranti di CO2 non sono poi una costante immodificabile che costringe inevitabilmente ad agire esclusivamente sul COME produrre energia. Il fabbisogno si può ridurre e la CO2 si può abbattere soprattutto con un razionale e coscienzioso risparmio modificando drasticamente molte incancrenite pessime abitudini favorite da una fin troppo facile ed economica disponibilità di pratiche energivore: case e uffici in inverno a 24°C, in estate a 18°, basterebbe invertire le pretese;  condizionatori ormai di gran moda, vero status symbol, ma unica causa dei blackout elettrici fino ad oggi; abuso di auto in città con motori accesi in fila per ore anche per spostamenti facilmente ciclopedonali; consumo abitudinario e acritico di cibi fuori stagione, ecc.…

Non è colpa dell’inamovibile destino cinico e baro ma, appunto, di incancrenite pessime abitudini da eccesso facile di comodità energivore se quindi un cittadino del Qatar emetta mediamente 39 tonnellate di CO2 l’anno, uno statunitense e australiano 16, mentre un italiano scende a 5 e ancor meno in Francia, Svezia e Svizzera con 4 tonn./pro capite, dove certo il regime di vita non è da eremiti nelle grotte (dati da Banca mondiale, 2016).

 

4. La terra non può essere svilita a fabbrica di corrente per incancreniti capricci, ma DEVE innanzitutto continuare a fornire alimenti, anche se il cibo a prezzi stracciati e senza stagionalità ha fatto perdere questa ancestrale e sacra percezione. L’Italia è infatti fortemente deficitaria di quasi ogni materia prima e OGNI SPICCHIO DI TERRA ANDREBBE COLTIVATO (e lo sarebbe se i redditi fossero dignitosi).

La Pace fra le Nazioni, poi, è fenomeno storicamente raro, e i facili scambi commerciali, che oggi mascherano e suppliscono i gravi deficit, potrebbero interrompersi in caso di conflitti (scritto prima del conflitto ucraino) E l’aria che tira fra i grandi blocchi non è la migliore. 

Un problema grave per l’Italia con un pesante deficit produttivo agroalimentare: mancano il 64% di frumento tenero, il 40% del duro (e relative difficoltà a garantire una pasta totalmente italiana) il 50% di mais, il 70% di soia…e anche la carne, il pesce (Ismea) e quasi tutte le altre materie prime, anche le più impensabili come le noci (-75%) o le nocciole (-30%), malgrado la fiorente industria dolciaria italiana.

 

5. Dal 2012 “il suolo ormai consumato non ha potuto offrire 4 milioni di quintali di prodotti agricoli” (Coldiretti, dicembre 2022). Solo per il grano duro in Italia si è passati in pochi anni da 1.700.000 ha a 1.200.000 ha (ISTAT): la perdita di mezzo milione di ettari equivalgono ad un’intera Regione, e l’improvvisa impennata dei prezzi tutt’ora in corso evidenzia il precario e pericoloso equilibrio del commercio mondiale.

Ma oltre al cibo, l’agricoltura da millenni svolge la fondamentale funzione di sistemazione e regimazione idraulica dei territori. Sebbene misconosciuta, questa costante opera di tutela ha impedito o almeno attenuato i disastri dovuti alla rottura dell’equilibrio idrogeologico. Questa drammatica realtà di dissesto che coinvolge con intensità e luttuosità crescente ormai il 90% dei comuni italiani (ISPRA) è dovuta principalmente all’abbandono dell’agricoltura locale e successive cementificazioni. 

Un ulteriore carico di strutture artificiali potrebbe aumentare i già alti rischi per quei territori.

 

6. Territori che farebbero volentieri a meno delle ricorrenti ipocrite geremiadi televisive con i volti affranti di caduti dal pero per le reiterate luttuose calamità.

Le suadenti sirene che sibilano a demotivati coltivatori facili redditi derivanti dal fotovoltaico a terra (almeno 3000 €/ha! Impensabili con qualsiasi coltura, almeno fra quelle legali), dovrebbero confrontarsi con gli operatori del turismo per l’irreversibile degrado paesaggistico arrecato per chilometri. Aree che proprio con un abbinamento tra armonico paesaggio agricolo e  itinerari lenti (cammini e ciclovie) ed enogastronomici, grazie ai redditi derivanti da crescenti frequentazioni anche internazionali stavano resistendo all’abbandono con opportunità di lavoro agroturistico ai giovani locali. Sperando che nessuna coppia neocollodiana li possa convincere a seminar zecchini d’oro, ferendo a morte la nostra madre terra conficcandole in grembo lugubri paramenti funebri.

“…gli insulti al paesaggio e alla natura, oltre a rappresentare un affronto all’intelligenza, sono un attacco alla nostra identità…” (Sergio Mattarella, Capo dello Stato, garante della Costituzione, e specificamente dell’art. 9).

Grazie a chi ha avuto la pazienza di leggere.

Fabrizio Quaranta, laureato in Scienze Agrarie, si occupa di cerealicoltura

da qui

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