lunedì 22 maggio 2023

L’UE esporta nei paesi più poveri i pesticidi vietati sul proprio territorio

 

Un’indagine condotta da Unearthed e Public Eye ha rivelato che l’Unione Europea continua ad esportare oltre 10.000 tonnellate di pesticidi neonicotinoidi, vietati all’interno dell’UE per proteggere le api, verso paesi più poveri.

Questo commercio è stato reso noto grazie a documenti ottenuti attraverso leggi sulla libertà di informazione. Nel 2021, le aziende dell’UE hanno programmato l’esportazione di oltre 13.200 tonnellate di insetticidi vietati contenenti neonicotinoidi.

Scienziati e attivisti hanno criticato questa pratica, definendola “sorprendente” e hanno chiesto la fine immediata di tali esportazioni che sono considerate “inaccettabili e immorali”.

Tra le aziende coinvolte, il gigante dei pesticidi Syngenta, di proprietà cinese e con sede in Svizzera, risulta essere il maggior esportatore. La maggior parte delle esportazioni è destinata a paesi a basso o medio reddito, tra cui il Brasile, l’Argentina, l’Ucraina, l’Indonesia e il Sudafrica.

Questa pratica è stata fortemente criticata dagli apicoltori e dagli attivisti, in quanto i neonicotinoidi rappresentano una grave minaccia per gli impollinatori e la sicurezza alimentare.

Nonostante l’UE riconosca i pericoli di tali pesticidi e abbia recentemente adottato una legge per vietare l’importazione di alimenti contenenti tracce di questi composti, continua ad esportare migliaia di tonnellate di pesticidi vietati all’estero.

Questo è possibile grazie alle normative che consentono alle aziende di produrre e vendere tali sostanze in paesi con regolamentazioni meno restrittive.

Molte delle aziende che esportano prodotti al neon vietati dall’UE hanno dichiarato a Unearthed e Public Eye di ritenere che i loro prodotti potessero essere utilizzati senza rischi inaccettabili per le api e che paesi diversi avessero climi e parassiti diversi, richiedendo pesticidi diversi.

Tra questi c’era il colosso agrochimico tedesco Bayer, il principale esportatore dell’UE dei neonicotinoidi clothianidin e imidacloprid. Bayer ha notificato le esportazioni di prodotti vietati contenenti queste sostanze chimiche in 51 paesi diversi nel 2021, tra cui Ucraina, Indonesia, Guatemala, Togo e Kenya.

L’indagine ha identificato 13 diversi paesi in tutta l’UE che hanno emesso notifiche di esportazione per prodotti al neon vietati nel 2021, ma di gran lunga i maggiori esportatori in base al peso previsto sono stati Belgio, Francia, Spagna e Germania. Altri paesi che hanno svolto un ruolo significativo nel commercio quell’anno sono stati i Paesi Bassi, l’Austria, l’Ungheria, la Grecia e la Danimarca.

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sabato 20 maggio 2023

Non avete alcun diritto di piangere - Domenico Finiguerra

 

3 dicembre 2013

 

Voi che vi riempite la bocca di parole trite e ritrite: “crescita, sviluppo, competitività”. Ripetute come un mantra per nascondere il vuoto delle vostre idee. Dogmi imparati come scolaretti per essere promossi dalle maestrine di Confindustria e dei mercati finanziari.

Non avete alcun diritto di piangere! Voi che quando siete seduti sulle comode poltrone a Porta a Porta vi lanciate, l’uno contro l’altro le medesime ricette stantie: “Dobbiamo rilanciare le grandi opere, dobbiamo far ripartire l’edilizia, ci vuole un nuovo piano casa, forse anche un nuovo condono”.

Non avete alcun diritto di piangere! Voi che con il fazzoletto verde nel taschino avete chiesto il voto per difendere la pianura padana da invasioni di ogni genere e poi dagli assessorati comunali, provinciali e regionali avete vomitato sulle campagne padane la vostra porzione di metri cubi di cemento, insieme a tutti gli altri.

Non avete alcun diritto di piangere! Voi che avete giurato fedeltà alla Costituzione ma poi non ne rispettate l’art. 9: “La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione”, e approvate piani regolatori che hanno come unico obiettivo quello di svendere il territorio e di fare cassa con gli oneri di urbanizzazione.

Non avete alcun diritto di piangere! Voi che, con l’arroganza di chi non ha argomenti, denigrate chiunque si opponga alla vostra furia predatoria di saccheggiatori del territorio. Voi che, con il risolino di chi è sicuro del potere che detiene, ridicolizzate tutti i giorni i comitati, gli ambientalisti, le associazioni, i cittadini, che mettono in guardia dai pericoli e dal dissesto idrogeologico creati dalle vostre previsioni edificatorie.

Non avete alcun diritto di piangere! Voi che siete la concausa delle catastrofi alluvionali, dovute alla sigillatura e all’impermeabilizzazione della terra operate dalle vostre espansioni urbanistiche, dai vostri centri commerciali, dai vostri svincoli autostradali. Voi che avete costruito il vostro consenso grazie alle grandi speculazioni edilizie, ai grandi eventi, alle grandi opere o anche alla sola promessa di realizzarle.

Non avete alcun diritto di piangere. Nessun diritto di piangere le dieci vittime dell’ennesima alluvione ligure. Né le vittime di tutte le precedenti catastrofi causate anche dalla vostra ideologia. Perché voi, iscritti e dirigenti del Partito del Cemento, siete i veri estremisti di questo paese.

Siete i veri barbari di questo nostro paese. Siete la vera causa del degrado ambientale, della violenza al paesaggio e dello sprofondamento del paese nel fango.

No. Non avete alcun diritto di piangere.

E gli italiani dovrebbero cominciare a fischiarvi e cacciarvi dai funerali. E gli italiani dovrebbero smettere di pregare davanti alle vostre altissime gru, totem di un modello di sviluppo decotto e decadente che, prima di collassare, rischia di annientare i beni comuni di questi Paese, di questo pianeta.

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giovedì 18 maggio 2023

Noi, nel nostro piccolo - Mauro Armanino

 

Ce la caviamo malgrado tutto quello che accade nel mondo. Abbiamo i militari stranieri che formano i nostri soldati alla guerra asimmetrica contro i Gruppi Armati Terroristi sostenuti da variegate ideologie religioso-economiche nel mercato dell’oro e altri metalli preziosi. Tra questi ultimi si annoverano le armi che, come il denaro, non hanno odore. In più assistiamo alle banali e quotidiane menzogne dei comunicati degli Stati Maggiori delle Armate. Nel nostro piccolo accogliamo militari francesi (2.400 dell’operazione Barkhane, ‘duna mobile del deserto’), l’insieme della forza europea Takouba (900 militari per la ‘spada tuareg’), americani, tedeschi, italiani e quant’altro. Tutti al servizio del Paese e del popolo, nella formazione e, naturalmente, sotto comando dello stato nigerino. Abbiamo persino una nuova cappella, dedicata al santo papa Giovanni Paolo secondo, inaugurata in pompa qualche giorno fa nella base militare italiana di Niamey, presso l’aeroporto civile InternazionaleAvere Dio dalla propria parte è una garanzia di successo finale.

Abbiamo milioni di persone che soffrono di endemiche carestie che gli attacchi ‘djihadisti’ non fanno che rendere più gravi e acute. Sul nostro patrio suolo accogliamo mezzo milione di persone tra rifugiati e sfollati interni e, da Paese economicamente tra i più poveri del mondo, siamo terra di passaggio e di sperimentazione politica per le frontiere esterne dell’Europa. Il risultato non si è fatto attendere perché, tra espulsione dei migranti dall’Algeria, campi di detenzione in Libia, guardie costiere formate e finanziate dall’Europa, il razzismo dei Paesi maghrebini e la congiuntura economica, migliaia di migranti sono ‘parcheggiati’ o liberamente detenuti in attesa del ritorno assistito al Paese d’origine. Nel frattempo si muore nel mare, nel deserto, nei campi di sterminio e soprattutto nell’indifferenza delle coscienze e nell’invisibilità dei volti e dei nomi. Le agenzie delle Nazioni Unite per i rifugiati, i migranti, le donne, i bambini, i traffici illeciti di beni e persone fanno a volte il possibile e sono spesso più parte del problema che della soluzione. Ambulanze del sistema che perpetua se stesso nell’iniquo ‘apartheid’ del mondo.

Abbiamo festeggiato col consueto rito propiziatorio il primo maggio dei lavoratori che sopravvivono al quotidiano e coi mendicanti, dei quali il Paese è diventato uno dei principali esportatori nella regione senza colpo ferire e nell’assoluta complicità delle autorità costituite. Tramite il nostro Presidente della Repubblica partecipiamo all’incoronazione del nuovo monarca del Regno Unito perchè non ci facciamo scippare nulla di importante nella diplomazia globale. Perché, nel nostro piccolo, siamo il più giovane Paese del mondo e, in fondo, non ci priviamo di nulla di ciò che oggi può rendere felice un popolo. Manca l’acqua corrente  per buona parte dei cittadini, durante la stagione torrida si assiste alle consuete interruzioni nell’erogazione dell’elettricità, i cavi del net sono volentieri tagliati da una nave, un camion o un traliccio che cade. Meglio non ammalarsi che avventurarsi negli ospedali pubblici dove è raro che funzionino gli strumenti o le cliniche private troppo onerose per il cittadino comune. Nel nostro piccolo non ci manca quasi nulla per vivere con dignità. Sfilano in città migliaia di taxi che sostituiscono i mezzi pubblici inesistenti, arricchiti da nuovi tricicli che sfidano quotidianamente le leggi della strada e dell’equilibrio tra passeggeri e carichi di mercanzie.

Soprattutto ci accompagna nostra signora la sabbia che, assieme al vento, generano la polvere che tutto avvolge e poi carezza i sogni di un Paese differente.

                                                             Niamey, 7 maggio 2023

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mercoledì 17 maggio 2023

California, terra di ingiustizia: ecco quanto devi guadagnare per sopravvivere - Giacomo Gabellini

 


Nonostante sia assurta alla notorietà internazionale in qualità di sesta potenza economica mondiale (per Pil), la California annovera anche uno dei più elevati livelli di sperequazione degli Stati Uniti, a loro volta conosciuti in tutto il mondo per le fortissime disuguaglianze interne che li caratterizzano. Stando alle stime dello Us Census Bureau, qualcosa come il 12,3% della popolazione californiana vivrebbe al di sotto della soglia di povertà, in conseguenza dell’aumento incontrollato del valore delle abitazioni e, di conseguenza, degli affitti.

A San Francisco, che il popolare sito «Numbeo» pone alla dodicesima posizione nella graduatoria delle città più costose al mondo, il prezzo delle case è aumentato del 66% dal 2010 al 2015, a fronte del 50% registrato da un colosso di gran lunga più rilevante come New York.

Nel 2016, un anonimo ingegnere che lavorava per Twitter denunciò al «Guardian» che non riusciva a tirare avanti con uno stipendio annuo di 160.000 dollari, in ragione del fatto che per affittare un monolocale occorrevano 3.000 dollari al mese; per un appartamentino dotato di due camere, l’affitto saliva a 5.000 dollari. Attualmente, si calcola che per affittare una singola stanza a San Francisco occorrano tra i 2.800 e i 4.200 dollari al mese nelle zone centrali, e tra i 2.000 e i 3.000 nelle aree periferiche. Allo stesso modo, un appartamento in centro costa in media tra i 10.000 e i quasi 13.000 dollari per metro quadro; in periferia, tra gli 8.600 e i 15.000 dollari. Naturalmente, i costi delle altre voci che esercitano un peso cruciale sul costo della vita (cibo, vestiti, bollette, trasporti, educazione) risultano grosso modo allineati a quelli connessi agli immobili. 

«Numbeo» stima che un singolo individuo sia chiamato a sostenere in media spese mensili pari a 1.327,9 dollari, affitto escluso. Per una famiglia composta da quattro persone, l’esborso sale a 5.155 dollari – anche in questo caso senza considerare l’affitto. Nel complesso, San Francisco risulterebbe del 33,3% più cara rispetto a Milano; i suoi affitti, del 129,4% rispetto al capoluogo meneghino e del 5,4% maggiori rispetto a quelli di New York.

Nel settembre del 2017, l’autorevole Public Policy Institute sottolineava che i californiani pagavano affitti del 47% più onerosi rispetto alla media statunitense pur percependo salari del 18% più elevati rispetto agli standard nazionali. Salari, beninteso, la cui crescita media era già allora trainata dal segmento relativamente esiguo che riunisce i manager delle grandi imprese hi-tech; le retribuzioni percepite dai membri dei consigli di amministrazione delle società della Silicon Valley risultava in altre parole talmente imponente da compensare alla sostanziale stagnazione dei salari che si registrava in gran parte degli altri settori sin dai primi anni ’80.

Così, in California, «più di un terzo degli affittuari afferma di trovarsi sotto forte pressione finanziaria (36%). Allo stesso modo, circa un terzo dei californiani di età compresa tra i 18 ei 34 anni (33%) e quelli di età compresa tra 35 e 54 anni (29%) sono sottoposti a forti pressioni finanziarie imputabili ai costi abitativi. Questa situazione vale in misura maggiore per i Latinos (55%) e gli afroamericani (54%), rispetto agli americani di origine asiatica (48%) e ai bianchi (39%)».

Il prevedibile risultato è consistito in una fuga generalizzata dei cittadini comuni dalla metropoli, dove si contano oggi più cani che bambini, le minoranze etniche sono sempre più esigue e coloro che svolgono lavori tradizionali (autisti di autobus, camerieri, ecc.) lamentano di essere trattati come «cittadini di seconda classe». Una parte considerevole di questi ultimi si vede non di rado costretta a trovare alloggio per strada, e ciò concorre a spiegare perché la California ospiti attualmente circa il 30% di tutti i senzatetto registrati a livello nazionale e circa la metà degli homeless privi di un rifugio in cui trascorrere la notte di tutto il Paese.

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martedì 16 maggio 2023

Comincia l’estate, siamo nei guai - Alberto Castagnola

 


1.      Andamenti climatici

Iniziamo dalle previsioni degli esperti che parlano dei nove anni più caldi del pianeta, compreso il 2022, e ciò malgrado la presenza di una lunga Nina, con il suo effetto rinfrescante. Di conseguenza il 2023 dovrebbe essere ancora più caldo dell’anno scorso e l’anno successivo si potrebbe già toccare il fatidico aumento di 1,5 gradi centigradi.

Queste le previsioni di un esperto cone James Hansen, ma ora vediamo le fonti più ufficiali. Nel 2022 le emissioni di gas serra legate alla produzione di elettricità potrebbero aver raggiunto un picco a scala planetaria, secondo Amber, una ong che si occupa di decarbonizzazione.

Secondo il rapporto Global Electricity Review 2023 le emissioni di gas serra sono aumentate dell’1,3%, in dipendenza dell’aumento complessivo della produzione di energia. Si tratta peraltro di una energia più pulita con 436 grammi di anidride carbonica per chilowattora, il dato più basso finora registrato. Il solare e l’eolico insieme hanno generato il 12% del totale (che rappresenta l’80%  della maggior domanda di energia).

Tra il 2010 e il 2020 sono aumentate le emissioni nell’atmosfera di alcuni clorofluorocarburi, i composti chimici responsabili del buco nell’ozono, vietati dal protocollo di Montrèal. Alcuni dei gas trovati, il cfc-1132, il cfc-114a e il cfc-115, potrebbero essere stati rilasciati durante la produzione di idrifluorocarburi, i composti che hanno sostituito quelli vietati. Gli effetti sul buco dell’ozono, ancora in fase di restringimento, non sono significativi, ma potrebbero contribuire ad aggravare la crisi climatica.

Un terzo fenomeno globale che desta preoccupazioni è costituito dagli oceani che si stanno trasformando. Le correnti  che passano tra i 4000 metri e i fondali potrebbero rallentare, con conseguenze sul clima, sugli ecosistemi e sulla pesca. Al largo dell’Antartide si formano tre correnti fredde, che poi si dirigono verso gli oceani Atlantico, Indiano e Pacifico. Sono prodotte dall’acqua marina salata e fredda che tende a inabissarsi. Secondo la rivista Nature, si prevede  che la velocità delle correnti potrebbe ridursi fino al 40%.

La causa? Da qualche decennio l’aumento delle temperature sta accelerando lo scioglimento dei ghiacci del continente antartico. L’acqua dolce si riversa in mare diluendo l’acqua marina salata che ha più difficoltà ad inabissarsi. Il timore degli scienziati è che il rallentamento delle correnti profonde riduca l’assorbimento in superficie, accelerando quindi il riscaldamento globale. Ma c’è un dato recentissimo che suscita molte proccupazioni: +13,8 gradi centigradi, è lo sbalzo di temperatura rispetto alle medie degli ultimi 30 anni registrato da uno studio del Mercator Ocean International nell’oceano Atlantico al largo della costa orientale degli Stati Uniti.

Come inizio di “estate” è un dato terribile. E intanto, secondo due studi dell’Università svedese di Goteborg, la banchisa artica si sta sciogliendo più velocemente del previsto, a causa di correnti calde vicine alla superficie marina. Smog, l’inquinamento atmosferico aggravato dagli incendi boschivi e agricoli sta mettendo a rischio la salute di centinaia di migliaia di persone nella provincia di Chiang Mai, nel nord ovest della Tailandia.

Undici persone sono morte a causa di colpi di calore durante un evento pubblico all’aperto vicino a Mumbai, nell’ovest dell’India. Le temperature sfioravano i 38 gradi e l’umidità era molto elevata. A Dhaka, la capitale del Bangladesh, è stata registrata una temperatura di 40,6 gradi, la più alta dal 1965. Sempre nel mese di aprile, un incendio che si è sviluppato nella provincia di Castellòn, nell’ovest della Spagna, ha distrutto 4300 ettari di vegetazione e costretto 1800 persone a lasciare le loro case.

Le fiamme sono state alimentate da forti venti e da temperature vicine ai 30 gradi. Un incendio ha distrutto mille ettari di vegetazione nel dipartimento dei Pirenei Orientali in Francia. Almeno 14 persone sono morte nelle alluvioni causate dalle forti piogge che hanno colpito la città di Bardera, nel sud della Somalia. Infine le frane, che stanno diventando un fenomeno sempre più diffuso. Almeno 11 persone sono morte travolte da una frana ad Alausi, nella provincia di Chimborazo, nel centro dell’Ecuador.

Altre 65 persone risultano disperse, mentre centinaia di persone sono state costrette a lasciare le loro case. Poi il numero delle vittime accertate è salito a 27 morti e 67 dispersi. Diciannove persone sono morte travolte da una frana nella provincia del Nord Kivu nell’est della Repubblica Democratica del Congo. Due persone sono morte travolte dalle frane causate dalle forti piogge nella regione di Lima, nel centro-ovest del Perù.

Altre 5 risultano disperse. Finora la stagione delle piogge, cominciata a gennaio, ha provocato 84 vittime nel paese. Due persone sono morte e 8 sono rimaste ferite in una frana al confine tra Pakistan e Afghanistan.

 

§  Eventi estremi

A titolo di premessa riportiamo i dati e le valutazioni essenziali di Copernicus relative all’intero 2022. Il titolo “Estate, caldo record. E torna El Nino” il fenomeno climatico caratterizzato dal caldo. Il 2022 è stato un annus horribilis per il clima in Europa, Il secondo più caldo mai registrato con 0,9 gradi centigradi al di sopra del periodo 1991-2020.

Il continente si scalda a velocità doppia rispetto al resto del pianeta, la temperatura media dell’ultimo quinquennio è stata  di 2,2 gradi centigradi al di sopra dell’era industriale. Abbiamo vissuto l’estate più bollente di sempre  -1,4 gradi al di sopra della media recente – con ondate di calore intense e prolungate. In Groenlandia, a settembre, sono stati raggiunti picchi fino a 8 gradi centigradi superiori alla media, mentre l’Europa meridionale ha sofferto il più alto numero di giorni di “stress termico intenso” e sulle Alpi si è registrato una riduzione record dei ghiacciai (oltre 5 chilometri cubici).

Ci aspettiamo nel 2023 e nel 2024 nuovi record. Le ondate di calore, iniziate a maggio, con temperature oltre i 40 gradi in Francia, Olanda e Inghilterra, e la punta massima in Sicilia, con 48,8 gradi centigradi. Nel bacino del Mediterraneo si aggraveranno siccità e aridità. Anche i fiumi soffrono, il 2022 è stato l’anno più secco mai registrato, con il 63% dei fiumi europei che ha visto portate inferiori alla media.

Il livello del mare crescerà in qualunque scenario.E ormai  non ci domandiamo più  “se” ma “quando” perderemo gran parte dei ghiacciai alpine. Siamo vicini al punto di non ritorno per il collasso dei ghiacciai della Groenlandia. L’aumento del livello del mare non è reversibile. La temperatura media europea degli ultimi cinque anni è stata di +2,2 gradi centigradi e quella estiva di +1,4 gradi centigradi, la più calda mai registrata in Europa. I dati sono tratti dal Corriere della Sera del 20 aprile scorso, mentre Copernicus ha appena pubblicato il suo rapporto annuale 

Tempeste: Almeno 32 persone sono morte a causa di una serie di tempeste e tornado che hanno colpito varie zone degli Stati Uniti. Il bilancio più grave si è verificato nel Tennessee, con 15 vittime.

Tempeste di sabbia: L’Iraq è stato colpito dalla prima tempesta di sabbia della stagione. Nella primavera scorsa c’erano state dieci tempeste di sabbia di grande intensità. Il fenomeno si sta aggravando a causa della desertificazione in corso nel paese.

Il ciclone Ilsa, accompagnato da venti fino a 288 chilometri all’ora, ha raggiunto la costa nord-occidentale dell’Australia. Migliaia di persone sono state costrette a lasciare le loro case.

In Bolivia, il Cerro Rico è un vulcano estinto nelle vicinanza di giacimenti di stagno e argento, oggi praticamente esauriti, mentre dal 1500 l’intera zona ha ospitato migliaia di minatori  clandestini. Oggi l’intera zona sta lentamente sprofondando mentre aumenta il degrado ambientale.

Il 13 aprile le piogge torrenziali che hanno inondato l’area che comprende Miami e Fort Lauderdale hanno costretto a chiudere le scuole e l’aereoporto per alcuni giorni. In 24 ore sono caduti circa 500 millimetri di pioggia, una quantità d’acqua che di solito cade quando si verificano uragani di grandi dimensioni.

Troppo caldo per i pesci. Il 17 marzo  i residenti di Menindee, una cittadina del New South Wales, hanno trovato milioni di pesci morti nel fiume. La causa è stata l’ondata di calore che ha colpito la regione, i cui effetti sono più evidenti negli ecosistemi fragili come quelli dei torrenti. Anche quattro anni fa la fauna acquatica del fiume Darling era stata decimata dalle temperature elevate. In generale, le ondate di calore sono più frequenti, più intense e durano più a lungo.

§  Meccanismi economici di danno ambientale

Più di 350 chilometri quadrati di foresta amazzonica brasiliana sono stati distrutti a marzo, con un aumento del 14% rispetto allo stesso mese del 2022. Inoltre secondo uno studio pubblicato su  Communications Earth and Environment, mantenerla integra permette di evitare 15 milioni di casi all’anno di malattie respiratorie e cardiovascolari.

Numerose sono le aziende che stanno esercitando pressioni per estrarre minerali dai fondali marini, che sono ricchi di elementi chimici importanti per la transizione energetica. I depositi marini si sono formati nel corso di milioni di anni e sono costituiti da piccoli massi simili a pepite, ricchi  di rame, nichel, terre rare, litio e altre sostanze.

Alcuni dei depositi si trova al largo delle Hawaii, altri nell’oceano indiano e nell’oceano Pacifico, vicino a Kiribati  e alla Polinesia francese.

Però alcuni scienziati avvertono che lo sfruttamento minerario dei fondali potrebbe aggravare l’inquinamento marino e distruggere risorse ittiche  ed ecosistemi e un recente articolo ha ricordato che c’è anche il rischio di liberare  le riserve di carbonio presenti nei fondali marini, aggravando ulteriormente la crisi climatica.

Sulla grande isola di plastica dell’Oceano Pacifico settentrionale, che si trova tra la California e le Hawaii, si sono insediate 17 specie di invertebrati, tra cui crostacei e anemmoni; l’isola inoltre  sta sostenendo le specie costiere, alterando gli ecosistemi marini.

Le alghe che infestano le coste messicane, i sargassi, da anni si ammassano in quantità crescenti sulle rive di trenta isole e paesi caraibici.  Ma in nessuna spiaggia i cumuli sono così impressionanti come lungo la riviera Maya, un tratto costiero messicano molto turistico. Le alghe portate a riva erodono rapidamente la fascia costiera e indeboliscono la barriera corallina.

Se non rimosse, dopo due giorni emanano un odore terribile di uova marce, acido solfidrico. Le alghe si moltiplicano anche a causa dei fertilizzanti che le attività umane scaricano in acqua in quantità crescente.

Il riscaldamento globale ha un forte impatto sulle piste da sci, e si moltiplicano i tentativi di produrre neve artificiale. Però anche questa risente del caldo in aumento, perchè le minuscole gocce d’acqua sparate dai cannoni sparaneve hanno comunque bisogno di un clima freddo per cadere sotto forma di neve,  e comunque questa soluzione è molto costosa. Inoltre i paesi europei, l’Italia in prima fila, non possono permettersi di usare ogni anno milioni di metri cubi di acqua per l’innevamento artificiale.

I bitcoin non fanno bene all’ambiente. Sono stati presi in esami 34 centri per l’estrazione di bitcoin negli Stati Uniti perchè queste attività sono basate sull’impiego di potenti computer che mettono sotto pressione la rete elettrica nazionale, infliggendo costi alla collettività e  inquinando. L’articolo del New York Times prende in esame quanto è successo il 21 febbraio 2021, durante una lunga  interruzione di corrente elettrica, i numerosi computer di Austin continuavano ad estrarre bitcoin consumando l’energia che sarebbe servita per 6500 persone.

Alla fine le autorità locale hanno imposto al gestore dell’impianto di spegnere i computer, però gli hanno riconosciuto un indennizzo di 175.000 dollari all’ora e quindi ha incassato in quattro giorni 18 milioni di dollari, pagati quindi dai contribuenti texani, mentre le bollette dell’energia elettrica dello Stato sono aumentate del 5%. Inoltre il consumo eccessivo di  elettricità ha anche causato emissioni di anidride carbonica, analoghe a quelle di 3,5 milioni di auto in circolazione.

L’azienda spaziale di Elon Musk, la Space X, ha creato la Starlink, che conta ormai su più di 3000 satelliti in orbita bassa. Da quando la Russia nel 1957 lanciò il primo satellite Sputnik, sono in totale più di 13.600 i satelliti in orbita, lanciati da governi e aziende private, e circa 6700 sono ancora attivi. La Space X controlla già la metà di quelli in orbita e vorrebbe lanciarne molti altri: ha in programma di gestire una flotta di 12.000 satelliti entro il 2026 e  potrebbe arrivare a 46.000.

Nella provincia di Artvin, in Turchia, un lago artificiale sta sommergendo gradualmente la cittadina di Yusufeli, dopo che la diga dello stesso nome ha cominciato a trattenere l’acqua del fiume Coruh. Sedicimila persone sono state costrette a lasciare le loro case e tra poco entrerà in funzione la centrale elettrica. Con i suoi 275 metri la diga è la più alta del paese e il nuovo lago potrà contenere fino a 2,2 miliardi di metri cubi di acqua.

L’Arabia Saudita e altri Stati alleati hanno deciso di tagliare la produzione di petrolio, ma numerosi altri Stati stanno invece aumentando la produzione, con i danni all’ambiente che si possono immaginare. Iran, Guyana, Norvegia, Kazakistan, Brasile e Nigeria stanno aumentando la produzione. La Nigeria, in particolare, in sei mesi è passata da 350.000 a 1,3 milioni di barili di petrolio. L’Iran ha aggiunto duecentomila barili al giorno, mentre il Brasile ha registrato una produzione record dopo aver iniziato a sfruttare un nuovo giacimento al largo delle coste di Rio de Janeiro.

 

§  Il clima e l’Italia

 Nel 2021 sono aumentate le emissioni di gas serra, nella misura dell’8,5%, secondo il Rapporto Ispra 2023, che prevede anche un aumento analogo per il 2022. Al rilevamento finale di Pontelagoscuro la portata del Po è scesa a toccare 338 metri cubi al secondo, cioè oltre 100 mc/s in meno del minimo storico di aprile, e ben al di sotto dei 450 mc/s considerati il minimo sotto cui il fiume è inerme di fronte alla risalita del cuneo salino, cioè del mare.

Non solo: nel siccitosissimo 2022 questi dati vennero registrati il 4 giugno, cioè il più grande fiume italiano è oggi in crisi con 40 giorni di anticipo rispetto all’anno scorso. Anche il lago di Garda è ai minimi storici con un riempimento, il 9 aprile, al 25, 9 %.

Inoltre in tutto il Veneto si registrano meno piogge e un minore innevamento. Tuttavia i fondi pubblici per l’Autorità di Bacino del Po sono stati di recente decurtati del 40%. In effetti secondo i dati recentissimi della Fondazione Cima, sulle montagne italiane c’è appena un terzo della neve rispetto alle medie degli ultimi 12 anni. E quindi andiamo verso una estate peggiore di quella dell’anno scorso. L’emergenza quindi si aggrava.

Abbiamo sempre meno acqua a fronte di temperature sempre più elevate che ne richiederanno sempre di più. In questa situazione, alla capitale a metà aprile sono bastate poche ore di pioggia battente per provocare allagamenti in interi quartieri, per caditoie ostruite e con strade come fiumi. Inoltre, anche se le piogge nel loro complesso  si sono avvicinate ai 300 miliardi di metri cubi di acqua, le gravi carenze di bacini e infrastrutture hanno permesso di trattenerne solo l’11%. 

Infine, il nostro paese va in cerca di litio e di cobalto, ma non esiste ancora una mappa aggiornata delle fonti locali, anche se ci sono una diecina di località che potrebbero essere studiate. Tra pochi anni l’Europa avrà bisogno di 18 volte più litio e 5 volte più cobalto, e quindi dovrà garantirsi delle fonti estere consistenti.

§  Strumenti

Gaia Vince, Il secolo nomade, Bollati Boringhieri, Torino, 2022

Maurizio Casiraghi, Sempre più soli, Il pianeta alle soglie della seta estinzione, Il Mulino, Bologna, 2023

Annalisa Corrado e Rossella Muroni, Nessi e connessi, Il Saggiatore, Milano, 2023

Hope Jahren, Il lato oscuro dell’abbondanza, Mondadori, Roma, 2023

Daniele Rielli, Il fuoco invisibile, La xylella in Puglia, Rizzoli, Milano, 2023

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