sabato 13 giugno 2026

La “storica” inadeguatezza della politica sarda podataria - Omar Onnis

Poche immagini e qualche parola su circostanze di questi giorni chiariscono in modo drammaticamente evidente in che guai siamo, più di cento analisi ponderose.

Arriva il primo volo diretto New York-Olbia e la politica sarda, col suo codazzo di “intellettuali organici”, si affretta a definirlo un “evento storico”. Senza il minimo rispetto per le difficoltà quotidiane con cui devono combattere le persone sarde per spostarsi verso l’esterno dell’isola e al suo interno. 

Comitati anti-militaristi e associazioni ambientaliste fanno ricorso contro l’ampliamento della RWM di Domusnovas, su cui la giunta Todde non ha voluto esprimersi (configurando così una sorta di silenzio-assenso) e proprio la giunta Todde fa contro-ricorso a favore dell’ampliamento della fabbrica di ordigni.

Si inaugura a Cagliari la sessione sarda della competizione velica America’s Cup e l’organizzazione (spero – ma senza illusioni – NON affiancata da Comune e Regione) non trova di meglio che ostentare maschere dei riti invernali tradizionali, abbigliamento altrettanto “tradizionale” e balli indigeni, nella più trita cornice coloniale.

Che la nostra classe dirigente e la sua emanazione politica non abbiano idea del mondo che le regge lo sappiamo. O meglio, ne hanno un’idea molto parziale, orientata alla propria conservazione e al proprio meschino vantaggio immediato. Dietro il paravento delle istituzioni e con la protezione dei loro mandanti d’oltremare. Sarebbe però interessante sapere quale sia il giudizio dell’opinione pubblica su tutto questo. 

La pretesa che un collegamento diretto con New-York sia una fortuna per la Sardegna è ridicola. È evidente che si tratta di un servizio vantaggioso solo per chi se lo può permettere e va forse bene per il comparto del turismo di lusso della Costa Smeralda e dintorni. Il rischio che l’aumento delle presenze di un turismo danaroso faccia lievitare i prezzi per la popolazione locale e ne condizioni negativamente la vita non passa per la testa a nessuno. In ogni caso, quand’anche il territorio traesse da questo collegamento aereo un qualche margine di guadagno monetario (poi bisogna vedere distribuito come), di sicuro al resto dell’isola ne verrà poco o nulla. L’evento storico sarebbe se si riuscisse una volta tanto a imbastire un bando di continuità territoriale decente, concepito a partire dalle necessità della cittadinanza e non dall’accondiscendenza verso le richieste dei vettori. Il che vale anche per il trasporto via mare. Di fatto, come sa chiunque viaggi da e per la Sardegna, la vera continuità territoriale è garantita da aziende private estranee agli accordi sanciti dai bandi pubblici. 

Se poi affrontiamo la questione dei trasporti interni, c’è da piangere. 

La giornalista Sara Chessa, pochi giorni fa, in risposta a un titolo della Nuova che definiva appunto “storico” il primo volo New York-Olbia, scriveva un post su FB di questo tenore:

Quando leggo di queste cose “storiche” mi viene la nausea. Tre anni fa mi ci sono volute 11 ore per arrivare da Iglesias a Lanusei con i mezzi pubblici. In treno fino a Olbia (facendo scalo a Cagliari, Oristano e Abbasanta) e poi in bus da Olbia a Lanusei (con pausa a Nuoro). Ed io ero – in quell’occasione – una turista del cavolo. Di quello che mi succede da turista posso sorridere e, sinceramente, mi importa poco. Penso invece a una residente. Magari a una residente anziana. O a chiunque abbia necessità di spostarsi nella vita di tutti i giorni. O a una persona cara che ora non c’è più e che, qualche mese prima di morire, mi ha detto: “È vero, sarei dovuta andare prima dal medico, ma in paese non c’era più ed era complicato”. Poi ripenso al titolo di quell’articolo su un evento “storico” e mi viene il doppio della nausea.

Chiunque viva in Sardegna capisce perfettamente di cosa parla. Collegamenti interni del tutto scoordinati tra loro, tra treni, corriere (pubbliche e private in convenzione), traghetti locali; linee inesistenti (tipo un collegamento diretto Nuoro-Oristano o Oristano-Tortolì, ma in questo secondo caso non esiste nemmeno una strada percorribile in auto); tagli sistematici a presidi sanitari, scolastici, amministrativi, postali, fatti senza tenere nel minimo conto la geografia dell’isola e le conseguenti difficoltà di spostamento. Davvero dobbiamo rassegnarsi a tutto questo e gioire per un volo diretto New York-Olbia?

E dobbiamo far finta di nulla davanti alla complicità o alla passività della presidente della RAS e della sua giunta verso le peggiori manovre speculative estrattiviste e verso l’aggressione coloniale da cui siamo minacciati?

 

Riempirsi la bocca – e i post sui social – di slogan apparentemente agguerriti (ma in realtà solo passivi-aggressivi e fini a se stessi) e cercare costantemente di deviare l’attenzione con trovate propagandistiche di scarso livello non cambia la realtà e forse, prima o poi, esaspererà gli animi dei più fino a produrre una reazione politica sana. Se invece ci facciamo intortare con l’ennesima esibizione folkloristica a favore dei generosi “bwana bianchi” che ci onorano della loro presenza, vuol dire che queste disgrazie ce le meritiamo.

da qui

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