Prima che ci
sbilanciamo nelle fantasmagoriche visioni dei bombardieri statunitensi che
colpiscono la Danimarca, facendo attivare l’articolo 5 della Nato e dunque, le
contraeree europee contro gli stealth, e innescando così la rivoluzione
mondiale (ho letto anche questo ve lo giuro), suggerisco sommessamente di dare
un occhio a cos’è e com’è la Groenlandia.
Una serie
“leggera” su Netflix può essere utile, giusto per capire il “sentiment”: Borgen
– il potere.
Innanzitutto
stiamo parlando di una terra abitata da 56.000 persone. Un normale
quartiere di una città medio piccola italiana. Perché è danese nonostante sia
geograficamente molto più vicina agli Usa e al Canada che a Copenhagen? Per via
del colonialismo. Un lungo processo storico, dai Vichinghi alla colonizzazione
norvegese e poi danese dal 1700, fa diventare la Groenlandia parte integrante
del Regno di Danimarca nel 1953. Ha ottenuto un elevato grado di
autonomia attraverso l’autogoverno (Home Rule) nel 1979 e il
Self-Government Act nel 2009, ma la sovranità è danese su difesa e politica
estera.
Particolare
importante, che credo faccia comprendere meglio quale possa essere una delle
leve che The Donald potrebbe utilizzare per il successo della sua “negoziazione
armata” o, come ho sentito definire per l’operazione militare speciale in
Venezuela, per l’ “OPA ostile” (molto calzante secondo me come qualificazione):
attraverso referendum nel 1982, i 50.000 cittadini della terra del ghiaccio
scelgono l’uscita dalla Comunità economica europea che avverrà nel 1985. Quindi
la Groenlandia a differenza della Danimarca, non fa più parte
dell’Unione Europea, e ha cambiato il suo status in Territorio Speciale
dell’Unione Europea, un territorio dipendente che ha una relazione speciale con
uno stato membro dell’UE.
Gli Stati
Uniti sono stabilmente piazzati in Groenlandia dal 1951. In base al trattato di difesa
stipulato con la Danimarca. La Pituffik Space Base (in passato Thule Air Base)
è un’enclave amministrativa statunitense nel comune di Avannaata, nella
Groenlandia settentrionale. Inizialmente erano censiti ufficialmente 235
militari, oggi sono qualche migliaio, ovviamente in aumento, nel quadro della
centralità geostrategica dell’Artico, contesa dagli Usa con le
altre due potenze imperiali, Russia e Cina.
Quindi a me
sembra che non occorra al nuovo Monroe del “baciami il culo”, scatenare guerre
(quelle vanno bene se a morire sono soldati e popoli non occidentali) per
sostenere “l’acquisizione “ della Groenlandia sotto un quadro “legale”. La
lotta al narco-terrorismo qui è inutilizzabile, a meno che Trump non
convinca il mondo che tutta quella distesa bianca non è ghiaccio ma coca
congelata (cosa anche possibile visti i tempi ).
L’Opa ostile
potrebbe essere incardinata a partire da un rinnovato afflato di spinta indipendentista
groenlandese trasformato in volontà della maggioranza, bastano due decine di
migliaia di persone, di affrancarsi definitivamente dal controllo danese, per
poi diventare la 51ma stella sulla bandiera americana. D’altronde cosa ci
vuole, pistola alla mano da una parte, e promessa di un reddito pro
capite per i 56.000 dall’altra, tale da far vivere da nababbi per
generazioni? “La vita è tutto un business” ha detto il Tycoon, quando
descriveva la strategia adottata sul Venezuela, per ottenere un “chavismo ad
amministrazione controllata”. E certo la ricompensa di 50 milioni di dollari
messa sulla testa di Maduro, sembra che abbia contato eccome per organizzare la
sua cattura.
Tutto si
compra, in
Trumpworld. E quando mai il “commercio” non ha avuto a che fare con la
“pistola”? Nel 1848 con il trattato di Guadalupe Hidalgo, gli Stati Uniti si
comprarono, per 15 milioni di dollari di allora, la California dal Messico. E
finì la Guerra messicano-americana. Pistola e soldi. E che dire della
Louisiana, quarant’anni prima? Comprata dai francesi.
Ecco c’è
un piccolo particolare, insignificante per The Donald e quelli come lui: che
dentro quelle terre, e anche in Groenlandia, ci sono delle persone, dei popoli,
delle storie antiche. Gli Stati Uniti nascono dallo sterminio di chi
abitava prima quelle terre, di chi ci era nato. L’ostacolo più grande
per l’annessione della Groenlandia ad esempio, non sono certo
i pusillanimi dell’Ue – un’entità che non esiste secondo Trump che la
vuole smembrare attraverso le sue quinte colonne tra cui la proconsole di casa
nostra. L’Europa non parla e se parla, come dice Massimo Cacciari, fa danni. Ma
quei nativi organizzati per difendere la loro terra dal saccheggio minerario e
di devastazione ambientale. Quello che c’è sopra quella terra,
quello che è vivo, non interessa a Trump: il morto, ciò che giace sottoterra, è
il desiderio necrofilo di questa grande politica del nostro tempo. E se quello
che c’è sotto terra fosse vivo, beh si elimina.
Si dice che
Trump voglia stupire con effetti speciali su questo tema, il 4 di luglio.
Indipendence Day, appunto.
E noi? Dalla
parte di quelli che Trump definisce “della slitta con i cani”. Dalla parte
degli Inuit. Dei cani da slitta, delle slitte.
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