Nei giorni del “blocchiamo tutto” contro l’attacco alla Global Sumud Flotilla, in Catalogna c’è stata un’importante protesta contro le miniere dell’impresa israeliana ICL, nella zona di Manresa. La manifestazione è stata caricata violentemente dalla polizia della regione autonoma, i Mossos d’Esquadra: gli agenti avevano i passamontagna ed erano molto aggressivi, hanno trattato i manifestanti come terroristi, sostenendo che ci fossero sbarre di ferro e altri oggetti pericolosi nascosti dal corteo.
La protesta ha mostrato la convergenza tra
il movimento in difesa del territorio, che da anni denuncia la devastazione causata dalle miniere, e il movimento di
solidarietà per la Palestina, molto forte in tutta la Catalogna.
Non ci sono solo le grandi mobilitazioni di Barcellona – come
quelle in occasione della partenza della Flotilla, forse anche
troppo mediatizzate, con grandi schermi e personalità politiche. Come anche
in Italia, il movimento è decentralizzato, con azioni in moltissime
altre città e regioni, anche piccole o periferiche. Nella città di Manresa,
che ha meno di centomila abitanti ma una rete di associazionismo molto forte,
il 2 ottobre una grande manifestazione aveva bloccato i binari del treno: i
manifestanti avevano bruciato anche delle traverse di legno per mantenere ferma
la circolazione; il 4, invece, gli studenti delle scuole superiori hanno
bloccato per un’ora l’autostrada Eix Transversal. L’azione più
importante però è stata la protesta del 3 ottobre davanti alle miniere della
multinazionale israeliana ICL a Súria. Queste
proteste hanno visto la convergenza tra il movimento per il boicottaggio
a Israele e le proteste locali in difesa del territorio e
dalla popolazione da una delle forme più dannose di estrattivismo capitalista.
La Israeli Corporation Limited, ICL, che
acquistò le miniere di Súria e Sallent in Catalogna negli
anni Novanta, fa parte della vasta rete di grandi aziende che sostengono il
sionismo sin da prima della nascita di Israele. Già negli anni Venti ICL estraeva
minerali dai territori palestinesi; si è consolidata negli anni Sessanta, con
progetti di estrazione nei territori occupati del Naqab e
delle sponde del Mar Morto, diventando un pilastro importante del
capitalismo israeliano. Le miniere di Súria e Sallent erano
state pubbliche, ed erano già di per sé causa di devastazione ambientale prima
dell’acquisto da parte di ICL: una delle ragioni per cui l’acqua
a Barcellona è imbevibile nonostante i tantissimi acquiferi
sotterranei, è che per decenni i residui salini delle miniere sono stati
sversati sul territorio, in particolare in una conca che è diventata una colossale montagna di sale alta cinquecento metri e larga cinquanta
ettari. Il sale penetra nelle falde acquifere e raggiunge il fiume Cardener,
che alimenta Manresa, e il fiume Llobregat, che
alimenta Barcellona.
Con l’arrivo dell’impresa israeliana, si
sono aperte le porte a tutti i progetti e le richieste dell’industria: la Generalitat ha
sempre avuto legami stretti con Israele, e oggi il
sostengo pubblico alla ICL mette in difficoltà ogni altro
produttore della zona. Oltre a provare a presentare l’incredibile cumulo di
residui salini come un’attrazione turistica, la Generalitat ha offerto i
suoi Ferrocarrils, i treni regionali, per
il trasporto del potassio verso il porto di Barcellona.
Un progetto da cento milioni di euro approvato pochi anni fa prevede la
canalizzazione diretta dei residui verso il mare, con una linea di tubature di
settanta chilometri. Nella zona di Manresa i lavori sono già
visibili: posare le tubature richiede il taglio di boschi e lo scempio di aree
naturali, sempre accanto al fiume Llobregat, con i conseguenti
rischi di sversamento. La Generalitat sta coprendo il dieci
per cento dei costi di questa devastazione con fondi pubblici. Inoltre, nel
2023 ci fu un gravissimo incidente, in cui morirono due giovani tirocinanti e
un geologo, tutti con meno di trent’anni, che rimasero bloccati in un tunnel a
un chilometro di profondità.
Le proteste sono cresciute sin dal
2015, quando l’industria ha patrocinato la squadra di basket di Manresa.
La contestazione ha portato la questione all’attenzione pubblica, convergendo
anche con le lotte per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni
(BDS) a Israele. La convergenza ha fatto sì anche che si
conoscesse il coinvolgimento della ICL nell’industria militare
e nella colonizzazione della Palestina. I vertici di ICL infatti sono
stati militari e imprenditori dell’industria militare: Yohannan Loker,
direttore tra il 2016 e il 2019, era pilota dell’esercito, poi capo di stato
maggiore con Netanyahu; gli azionisti sono anche azionisti
della Elbit System, una delle principali industrie militari, e la
compagnia è legata anche a la Naviera ZIM, che trasporta le
armi dagli Usa a Israele. Il sospetto più grave
però è che il fosforo bianco estratto non sia usato solo per la produzione di
fertilizzanti, come dichiarato, bensì che rifornisca le terribili armi che
bruciano la pelle in modo irreversibile, arrivando fino all’osso, e che sono
state denunciate da Amnesty International e proibite dalle
convenzioni internazionali. Ovviamente non ci sono prove definitive: ma alcuni
documenti mostrano che la filiale ICL America, che ha una fabbrica
a Saint Louis, sia vincolata alla fabbricazione del
fosforo bianco per gli eserciti di Usa e Israele (tra
l’altro, insieme alla Monsanto, altro nome noto della produzione di
fertilizzanti chimici).
L’enorme sostegno alla ICL da parte della Generalitat catalana e dalla sua polizia – che riceve anche addestramento dalla polizia israeliana – ovviamente frustra molte delle azioni che denunciano la devastazione ambientale e umana provocata da questa compagnia. Manresa è una città con una forte componente operaia e una forte rete di associazionismo in difesa del territorio. Negli ultimi mesi il movimento locale ha tentato di bloccare anche la partita che la squadra di basket doveva giocare con l’Hapoel di Gerusalemme, cercando di impedire l’accesso degli atleti in campo. I Mossos hanno dispiegato un grosso contingente di furgoni della Brigata Mòvil per impedire le proteste. Alla fine la partita si è giocata, ma la mobilitazione ha avuto molta eco. Anche il giorno della protesta davanti alla miniera di Súria, nonostante l’aggressività dei Mossos, i manifestanti sono riusciti comunque a piantare un ulivo subito fuori dalla miniera.
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