L’approvazione al Senato della conversione del DL 175 (Misure urgenti in materia di Piano Transizione 5.0 e di produzione di energia da fonti rinnovabili” rappresenta un passaggio decisivo nella partita energetica che si sta giocando sulla pelle della Sardegna. Con 88 voti favorevoli il provvedimento passa ora alla Camera dei Deputati, ma l’esito parlamentare, per quanto importante, non è il vero cuore del problema. Ciò che è in gioco non è una norma tecnica, bensì il rapporto di forza tra Stato centrale e multinazionali dell’energia da una parte e sovranità sarda e democrazia dei cittadini dall’altra, dentro un quadro che continua a riprodurre fedelmente i meccanismi del colonialismo interno.
La denuncia
parte puntuale dai social del Coordinamento Gallura, uno dei comitati più attivi e
precisi nel documentare l’assalto coloniale che sta subendo la Sardegna e le
sistematiche violazioni dello statuto autonomistico e di quella che dovrebbe
essere la “leale collaborazione” tra Stato centrale e “Regione Autonoma”.
Il
comportamento dei senatori sardi (o come nel caso di Marcello Pera, non sardo
ma eletto in Sardegna) fotografa bene lo stato delle cose:
FAVOREVOLI
(Sì): Giovanni Satta (FI), Antonella Zedda (FdI)
CONTRARI
(No): Sabrina Licheri (M5S), Ettore Licheri (M5S)
ASSENTI:
Marco Meloni (PD), Marcello Pera (FdI)
I contrari
però – è bene ricordarlo – fanno parte di un partito che ha la grave
responsabilità di aver sostenuto il Governo Draghi che porta la responsabilità
storica di aver aperto le cataratte della speculazione energetica con il
decreto 199-2021, nel solco del quale tutta la legislazione conseguente (legge
regionale 20 compresa) si è inserita, confermandone i capisaldi e la visione
politica che è fondata sul non rispetto del principio di “burden sharing” tra
le regioni in proporzione a demografia e consumi e sulla violazione
dell’autonomia statutaria della Sardegna in materia energetica e urbanistica.
Cosa cambia?
Il
Coordinamento Gallura spiega come «il provvedimento estende alle Regioni a
Statuto Speciale (e non più solo alle Province Autonome, come nella prima
bozza) la competenza primaria nella mappatura delle aree idonee, richiamando il
rispetto delle norme di attuazione dei singoli Statuti:
“Le regioni
a statuto speciale […] provvedono al processo programmatorio di individuazione
delle aree idonee ai sensi dello Statuto speciale e delle relative norme di
attuazione.”»
Questa
sembrerebbe essere un’ottima notizia, tuttavia il Coordinamento puntualizza
come resti «in vigore il muro invalicabile dei 6,2 GW al 2030», come soglia
minima di produzione energetica verde da produrre attribuita d’ufficio
alla Sardegna, senza specificare qual è la soglia massima:
«È questo,
come abbiamo sempre denunciato – prosegue il Coordinamento – il peccato
originale: un parametro accettato dalla Regione Sardegna stessa che vincola
pesantemente la pianificazione locale. Un quantità abnorme che ci obbliga a
numeri che eccedono di gran lunga le reali necessità energetiche sarde.
È un
paradosso pericoloso: se da un lato è vero che la Sardegna ora potrà
individuare le aree idonee seguendo il proprio Statuto Speciale, dall’altro
rimane l’obbligo ferreo di raggiungere quella cifra enorme di 6,2 GW.
In sostanza,
ci viene data la ‘penna’ per decidere dove mettere gli impianti, ma ci viene
ordinato di riempire il foglio fino all’ultimo centimetro. Se accetti target
così alti, diventa poi quasi impossibile dire di NO ai progetti senza violare
la legge nazionale e subire i poteri sostitutivi dello Stato».
In estrema
sintesi la sovranità statale è salvata nella forma e fatta a brandelli nella
sostanza, visto che le competenze concorrenti ed esclusive in materia di
urbanistica ed energia (rispettivamente art. 3, lettera F e art. 4, lettera E)
Il secondo
passaggio evidenziato dal Coordinamento è ancora più pericoloso perché nel DL è
stata inserita la «clausola di salvaguardia per i procedimenti in corso». Il
che significa – spiega il Coordinamento – come si stabilisca che «tutte le
pratiche autorizzative già depositate o aperte NON saranno soggette alle nuove
restrizioni. Questa clausola è esattamente ciò che le associazioni di categoria
(come ANEV) avevano chiesto con forza per garantire la “certezza del diritto”
alle imprese. In Sardegna, però, dove le istanze depositate superano di quasi
venti volte il fabbisogno reale, questa clausola rischia di trasformarsi in una
sanatoria preventiva per i giganti dell’energia».
A dispetto
dal gioco dei ruoli tra “progressisti” e “destra” il DL 175 assume la linea
strategica del Decreto Draghi radicalizzandone il piglio autoritario e filo
padronale, un decreto che sembra uscito direttamente dalla penna di quelli che
Gramsci chiamava “gli spogliatori di cadaveri” e che Simon Mossa ribattezzava
“i nuovi feudatari industriali”.
A fronte di
questa legislazione e senza lo scudo che darebbe la legge Pratobello 24 che la
Giunta Todde si ostina a non prendere neppure in considerazione, dire di no a
un progetto diventa quasi impossibile, perché il rifiuto può essere facilmente
aggirato attraverso i poteri sostitutivi dello Stato. La pianificazione non è
più uno strumento di autodeterminazione, ma un atto notarile che certifica una
decisione già presa altrove.
La partita
sull’energia è una partita storica. È la linea di confine tra una Sardegna
ridotta a piattaforma energetica al servizio del capitale speculativo e una
Sardegna che rivendica il diritto di decidere del proprio futuro, affermando la
necessità di una democrazia energetica che arricchisca i sardi.
Vento e sole
sono nostri, e da qui deve cominciare la controffensiva contro il sistema
coloniale.
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