sabato 10 gennaio 2026

Col DL 175 lo Stato umilia la Sardegna - Cristiano Sabino

L’approvazione al Senato della conversione del DL 175 (Misure urgenti in materia di Piano Transizione 5.0 e di produzione di energia da fonti rinnovabili” rappresenta un passaggio decisivo nella partita energetica che si sta giocando sulla pelle della Sardegna. Con 88 voti favorevoli il provvedimento passa ora alla Camera dei Deputati, ma l’esito parlamentare, per quanto importante, non è il vero cuore del problema. Ciò che è in gioco non è una norma tecnica, bensì il rapporto di forza tra Stato centrale e multinazionali dell’energia da una parte e sovranità sarda e democrazia dei cittadini dall’altra, dentro un quadro che continua a riprodurre fedelmente i meccanismi del colonialismo interno.

La denuncia parte puntuale dai social del Coordinamento Gallura, uno dei comitati più attivi e precisi nel documentare l’assalto coloniale che sta subendo la Sardegna e le sistematiche violazioni dello statuto autonomistico e di quella che dovrebbe essere la “leale collaborazione” tra Stato centrale e “Regione Autonoma”.

Il comportamento dei senatori sardi (o come nel caso di Marcello Pera, non sardo ma eletto in Sardegna) fotografa bene lo stato delle cose:

FAVOREVOLI (Sì): Giovanni Satta (FI), Antonella Zedda (FdI)

CONTRARI (No): Sabrina Licheri (M5S), Ettore Licheri (M5S)

ASSENTI: Marco Meloni (PD), Marcello Pera (FdI)

I contrari però – è bene ricordarlo – fanno parte di un partito che ha la grave responsabilità di aver sostenuto il Governo Draghi che porta la responsabilità storica di aver aperto le cataratte della speculazione energetica con il decreto 199-2021, nel solco del quale tutta la legislazione conseguente (legge regionale 20 compresa) si è inserita, confermandone i capisaldi e la visione politica che è fondata sul non rispetto del principio di “burden sharing” tra le regioni in proporzione a demografia e consumi e sulla violazione dell’autonomia statutaria della Sardegna in materia energetica e urbanistica.

Cosa cambia?

Il Coordinamento Gallura spiega come «il provvedimento estende alle Regioni a Statuto Speciale (e non più solo alle Province Autonome, come nella prima bozza) la competenza primaria nella mappatura delle aree idonee, richiamando il rispetto delle norme di attuazione dei singoli Statuti:

“Le regioni a statuto speciale […] provvedono al processo programmatorio di individuazione delle aree idonee ai sensi dello Statuto speciale e delle relative norme di attuazione.”»

Questa sembrerebbe essere un’ottima notizia, tuttavia il Coordinamento puntualizza come resti «in vigore il muro invalicabile dei 6,2 GW al 2030», come soglia minima di produzione energetica verde da produrre attribuita d’ufficio alla Sardegna, senza specificare qual è la soglia massima:

«È questo, come abbiamo sempre denunciato – prosegue il Coordinamento – il peccato originale: un parametro accettato dalla Regione Sardegna stessa che vincola pesantemente la pianificazione locale. Un quantità abnorme che ci obbliga a numeri che eccedono di gran lunga le reali necessità energetiche sarde.

È un paradosso pericoloso: se da un lato è vero che la Sardegna ora potrà individuare le aree idonee seguendo il proprio Statuto Speciale, dall’altro rimane l’obbligo ferreo di raggiungere quella cifra enorme di 6,2 GW.

In sostanza, ci viene data la ‘penna’ per decidere dove mettere gli impianti, ma ci viene ordinato di riempire il foglio fino all’ultimo centimetro. Se accetti target così alti, diventa poi quasi impossibile dire di NO ai progetti senza violare la legge nazionale e subire i poteri sostitutivi dello Stato».

In estrema sintesi la sovranità statale è salvata nella forma e fatta a brandelli nella sostanza, visto che le competenze concorrenti ed esclusive in materia di urbanistica ed energia (rispettivamente art. 3, lettera F e art. 4, lettera E)

Il secondo passaggio evidenziato dal Coordinamento è ancora più pericoloso perché nel DL è stata inserita la «clausola di salvaguardia per i procedimenti in corso». Il che significa – spiega il Coordinamento – come si stabilisca che «tutte le pratiche autorizzative già depositate o aperte NON saranno soggette alle nuove restrizioni. Questa clausola è esattamente ciò che le associazioni di categoria (come ANEV) avevano chiesto con forza per garantire la “certezza del diritto” alle imprese. In Sardegna, però, dove le istanze depositate superano di quasi venti volte il fabbisogno reale, questa clausola rischia di trasformarsi in una sanatoria preventiva per i giganti dell’energia».

A dispetto dal gioco dei ruoli tra “progressisti” e “destra” il DL 175 assume la linea strategica del Decreto Draghi radicalizzandone il piglio autoritario e filo padronale, un decreto che sembra uscito direttamente dalla penna di quelli che Gramsci chiamava “gli spogliatori di cadaveri” e che Simon Mossa ribattezzava “i nuovi feudatari industriali”.

A fronte di questa legislazione e senza lo scudo che darebbe la legge Pratobello 24 che la Giunta Todde si ostina a non prendere neppure in considerazione, dire di no a un progetto diventa quasi impossibile, perché il rifiuto può essere facilmente aggirato attraverso i poteri sostitutivi dello Stato. La pianificazione non è più uno strumento di autodeterminazione, ma un atto notarile che certifica una decisione già presa altrove.

La partita sull’energia è una partita storica. È la linea di confine tra una Sardegna ridotta a piattaforma energetica al servizio del capitale speculativo e una Sardegna che rivendica il diritto di decidere del proprio futuro, affermando la necessità di una democrazia energetica che arricchisca i sardi.

Vento e sole sono nostri, e da qui deve cominciare la controffensiva contro il sistema coloniale.

da qui

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