sabato 18 novembre 2023

“I ghiacciai della Groenlandia settentrionale si stanno disintegrando”. Lo studio su Nature

 

ghiacciai della Groenlandia settentrionale si stanno ritirando rapidamente, disintegrando, e stanno perdendo più del 30% del loro volume totale dal 1978. A lanciare l’allarme, un team di ricercatori dell’Università di Grenoble Alpes in Francia in un articolo appena pubblicato su Nature Communications. Già nei mesi scorsi, un altro studio aveva posto l’attenzione su questa emergenza. Lo studio condotto dal Centro Helmholtz per la ricerca polare e marina in Germania aveva osservato una perdita annuale di 38 metri di spessore di uno dei più grandi ghiacciai della Groenlandia, il Nioghalvfjerdsbrae, che si è assottigliato del 42% dal 1998.

Questi ghiacciai sono stati a lungo considerati stabili, ma tre di essi si sono già completamente sciolti dagli anni 2000. Dei cinque che rimangono, le perdite di massa di ghiaccio stanno destabilizzando i ghiacciai vicini, che continueranno a ritirarsi mentre l’oceano si riscalda, dicono gli esperti, con gravi conseguenze per l’innalzamento del livello del mare. Secondo gli autori, la riduzione dei ghiacciai della Groenlandia ha contribuito al 17,3% dell’innalzamento osservato del livello del mare tra il 2006 e il 2018. Le ultime piattaforme di ghiaccio rimaste in Groenlandia si trovano sul bordo settentrionale e contribuiscono a stabilizzarlo regolando il flusso di ghiaccio che si riversa nell’oceano.I ghiacciai settentrionali della Groenlandia hanno iniziato a destabilizzarsi negli ultimi 20 anni, il che significa che è stato perso più ghiaccio di quanto ne sia stato guadagnato, a causa dell’indebolimento e del collasso di alcune estensioni galleggianti dei ghiacciai. Per prevedere meglio il loro contributo all’innalzamento del livello del mare, è importante definire il momento e i fattori che influenzano i cambiamenti delle piattaforme di ghiaccio rimanenti, così come le risposte dei ghiacciai. Tuttavia, finora non era stata prodotta una panoramica completa dell’evoluzione di queste piattaforme di ghiaccio e dei complessi processi che le influenzano.

Per colmare questa lacuna, Romain Millan e il suo team dell’Università di Grenoble Alpes in Francia hanno utilizzato migliaia di immagini satellitari insieme a modelli climatici per analizzare le interazioni tra ghiacciai, clima e oceano nella Groenlandia settentrionale. Quel che i ricercatori hanno osservato è stato un aumento sostanziale e diffuso delle perdite di massa delle piattaforme di ghiaccio. Dal 2000, hanno scoperto che le piattaforme stanno principalmente perdendo ghiaccio nella parte inferiore a causa del riscaldamento dell’oceano. Inoltre, gli autori hanno scoperto che i ghiacciai si sono ritirati e il deflusso di ghiaccio nell’oceano è aumentato, coincidendo con le perdite delle piattaforme di ghiaccio. Questi risultati suggeriscono che, nelle proiezioni future del riscaldamento dell’oceano, i livelli di fusione alla base dei ghiacciai continueranno ad aumentare o rimarranno a un livello elevato, il che potrebbe avere conseguenze per la stabilità stessa dei ghiacciai groenlandesi. Se le piattaforme di ghiaccio dovessero collassare completamente, i ghiacciai settentrionali della Groenlandia potrebbero aumentare notevolmente l’innalzamento del livello del mare, con conseguenze devastanti per l’intero ecosistema, suggeriscono gli autori.

 

Lo studio

 

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giovedì 16 novembre 2023

Come inquinare l’atmosfera e restare impuniti - Roberto Mezzalama


A metà ottobre scorso, il Parlamento ha approvato in via definitiva il “decreto aria” con il quale il Governo ha tolto le castagne dal fuoco alla Regione Piemonte sul pasticcio del blocco dei veicoli diesel euro 5, rinviandolo alla fine del 2024 e dando un anno alle Regioni del bacino padano per rivedere i propri piani di qualità dell’aria. Nel corso della discussione, il deputato di Azione Enrico Costa ha presentato una proposta di mozione, approvata con il solo voto contrario del Movimento 5 stelle e di Alleanza Verdi Sinistra, e con l’astensione del PD. La mozione prende spunto dal processo che si aprirà a breve a Torino, e che vede imputati gli ex sindaci Fassino e Appendino, l’ex presidente regionale Chiamparino e i rispettivi assessori all’ambiente, accusati del reato di inquinamento ambientale colposo per non aver preso misure sufficienti per il rispetto della normativa sulla qualità dell’aria. Secondo Costa, la magistratura «si propone di valutare l’adeguatezza e l’efficacia di scelte adottate dagli amministratori locali nella loro piena e legittima discrezionalità politica e di far discendere da tale valutazione conseguenze penali, in spregio al principio della separazione dei poteri». La tesi di Costa e della maggioranza del Parlamento, è che esisterebbe una sorta di insindacabilità dell’azione amministrativa, la cui discrezionalità diventa “piena e legittima” probabilmente grazie alla “sacralità” del voto popolare.

L’inchiesta richiamata e la denuncia di una coppia di genitori di un bambino affetto da gravi patologie legate all’inquinamento atmosferico (https://volerelaluna.it/ambiente/2022/11/29/il-diritto-allaria-pulita-approda-in-tribunale/) sono tentativi di accertare le responsabilità penali e civili degli amministratori in materia di tutela della salute dei cittadini dagli effetti dell’inquinamento. Si tratta di due casi pilota, che si inseriscono nel solco della cosiddetta strategic litigation, una pratica che si sta diffondendo ampiamente anche nel campo della tutela del clima, con centinaia di cause avviate in ogni parte del mondo, compresa l’Italia, e ad ogni livello di governo e di giurisdizione.

Per capire la fondatezza delle preoccupazioni di chi si batte anche in sede legale per la qualità dell’aria, è utile ricordare che l’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di vittime dell’inquinamento atmosferico, oltre 53.000 all’anno su un totale di circa 300.000, principalmente localizzate nelle aree urbane della pianura padana. È una situazione che allarma in modo crescente anche i medici, al punto che, nella primavera scorsa, le associazioni dei pediatri italiani hanno fatto appello ai sindaci per introdurre misure per tutelare i bambini dai rischi di sviluppare patologie croniche legate all’inquinamento nei loro primi mille giorni di vita.

La situazione della pianura padana ha alcune ragioni oggettive. Qui vivono oltre 23 milioni di persone e viene prodotto il 50% del PIL nazionale, e la pianura è circondata da tre lati da montagne che limitano la circolazione dell’aria e creano le condizioni perché l’inquinamento si accumuli. A queste ragioni però si somma la cronica inerzia della politica nell’affrontare le due principali cause dell’inquinamento atmosferico: da un lato il traffico e dall’altro l’agricoltura e l’allevamento intensivi. I 23 milioni di abitanti, infatti, usano circa 17 milioni di veicoli a motore, e convivono con 3,7 milioni di mucche, 7,4 milioni di maiali e oltre 100 milioni di polli e tacchini, che consumano la gran parte del mais che viene prodotto nelle regioni del nord con grande uso di acqua e fertilizzanti. Tutto questo genera un carico di emissioni che ha pochi eguali in Europa e che andrebbe fortemente ridotto con interventi strutturali: da un lato una riduzione del numero di auto private, delle quali l’Italia ha il più alto numero pro-capite in Europa, e dall’altro una regolamentazione più efficace degli allevamenti e una riduzione del loro numero.

Fin dal 2017 le Regioni del bacino padano hanno siglato accordi tra loro e con il Ministero dell’Ambiente per ridurre le emissioni, accordi però ai quali hanno fatto seguito ben poche azioni incisive nei due settori chiave. L’inerzia della politica italiana nell’affrontare questi problemi è già stata ampiamente sanzionata dalla Corte di Giustizia Europea, che ha condannato l’Italia tre volte per il superamento dei limiti fissati dalla direttiva europea sulla qualità dell’aria, mentre una quarta causa è ancora aperta. È forse questa inerzia che Costa e la maggioranza del Parlamento difendono come “discrezionalità piena e legittima”? Quella che porta da oltre vent’anni milioni di cittadini ad essere esposti a livelli pericolosi di inquinamento? Quella che ne porta decine di migliaia ogni anno alla morte prematura, o a ricorrere a cure mediche e ricoveri? Quella che porta un intero Paese a rischiare di pagare miliardi di euro di sanzioni per la violazione delle direttive europee?

Nel suo ordine del giorno, Costa chiede al Governo di mettere al riparo gli amministratori da responsabilità penali per inquinamento atmosferico e cambiamento climatico «non direttamente prevedibili ed evitabili». Con quest’ultima ingenua qualificazione in realtà Costa svuota di senso il suo atto, perché le conseguenze dell’inquinamento atmosferico e del cambiamento climatico sono direttamente prevedibili ed evitabili. Sono prevedibili al punto che il numero di morti causati dall’inquinamento atmosferico è riportato nei piani di qualità dell’aria regionali, e le conseguenze del cambiamento climatico sono descritte chiaramente in rapporti ufficiali del Governo. Per capire, poi, quanto siano evitabili basta guardare a quanto ha fatto l’Unione europea per migliorare i carburanti e i motori, contro potentissime lobby industriali, e cosa viene fatto dai sindaci di città come Londra e Parigi spesso contro l’opinione di tanti loro cittadini. La “discrezionalità piena e legittima” degli amministratori italiani sembra quindi consistere nel girarsi dall’altra parte di fronte a problemi scomodi, nell’ignorare i fatti e la scienza e nel dimenticarsi che il sindaco è prima di tutto responsabile della salute e della sicurezza dei cittadini e a questo obiettivo dovrebbe orientare le sue priorità e dedicare le sue energie.

Spiace poi che di altrettanto garantismo la maggioranza del Parlamento non faccia sfoggio quando a subire il peso della legge sono i giovani che protestano per il clima, avendo dalla loro parte sia la scienza che la consapevolezza di subire una colossale ingiustizia. Così bendare una statua può costare una denuncia per “deturpamento di bene culturale” con il rischio di una pena fino a cinque anni, arrampicarsi su un palo per mettere delle bandiere una denuncia per “violenza privata”, appendere uno striscione all’Altare della Patria una per “vilipendio alle tombe”, senza contare le decine di sanzioni amministrative e fogli di via obbligatori comminati durante atti dimostrativi non violenti e le minacce di inasprimento delle pene. Due pesi e due misure decisamente inaccettabili.

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mercoledì 15 novembre 2023

Luca Busca - L’urlo di rabbia

 

Un “urlo” questo che prolunga l’urlo di dolore, un post pubblicato su Facebook circa un mese fa in cui piangevo la scomparsa della mia amata compagna di vita. Un grido di sofferenza che esprimeva l’impotenza nei confronti dell’ingiustizia di veder morire chi è ancora troppo giovane per andarsene. Un dolore che stravolge con forza l’intera sfera privata soprattutto in virtù della condivisione di una figlia di appena tredici anni. Il poco tempo passato è del tutto insufficiente a placare il dolore, ma è stato abbastanza per indurmi ad urlare di nuovo al fine di manifestare, però, una diversa emozione, l’ira. Una rabbia profonda che valica i confini del privato per irrompere nella sfera sociale, luogo dove il senso di impotenza assume caratteristiche diverse, ma altrettanto devastanti. Nel piano personale l’incapacità di affrontare l’impari lotta metafisica con la morte è comune all’intero genere umano. Anche chi si appella a vite ultraterrene o a reincarnazioni cicliche finisce per soffrire la perdita dei propri cari, né più né meno degli atei come me. Sul piano pubblico, però, per chi non crede in alcuna forma postuma di giustizia divina, perdere la battaglia contro l’iniquità sociale non è sopportabile, e per questo genera collera, ira, indignazione.

Per comprendere bene l’entità e le ragioni di questa rabbia è necessario ripercorre il percorso della malattia di mia moglie. La prima diagnosi di tumore alla mammella arrivò a fine settembre del 2011. Il percorso fu quello classico dell’epoca: chemioterapia neo-adiuvante, intervento chirurgico (aprile 2012) e lunga radioterapia postoperatoria. Sono seguiti anni di terapia ormonale, molto pesanti in virtù della giovane età (34 anni). Proprio in considerazione di questa l’equipe medica preferì effettuare un intervento conservativo. All’epoca non era ancora diffusa l’analisi delle mutazioni genetiche. Per capirsi l’esame in base al quale Angelina Jolie decise di sottoporsi a un intervento di doppia mastectomia nel 2013 e a uno per l’asportazione delle ovaie e delle tube di Falloppio nel 2015.

A novembre del 2020 in piena pandemia, e a poca distanza dalla perdita della madre, arrivò la diagnosi di una recidiva. Una forma piuttosto aggressiva, non rilevata negli screening di luglio mentre a novembre già risultarono alcune metastasi al fegato. Finalmente, in questa occasione fu effettuato il test genetico che risultò positivo alla mutazione BRCA 2, come precedentemente la madre e, con ogni probabilità la nonna deceduta per la stessa patologia. Da Natale dello stesso anno fu sottoposta a terapia target di inibitori delle cicline, ottenendo una risposta eccezionale con una regressione in numero e dimensioni delle metastasi di circa il cinquanta per cento. Nel 2021 iniziò il dibattito in merito all’opportunità di vaccinare o meno i pazienti come mia moglie contro il Covid. Alla fine si optò per il sì. Dopo due somministrazioni di vaccino mRna, entrambe latrici di forti reazioni avverse, fu deciso di evitare la terza dose. Di lì a poco la malattia smise di rispondere alla terapia.

Allo stato attuale non esistono studi che confermino la correlazione. D’altra parte neanche l’esclusione della stessa è attestata da alcuna elaborazione di dati, la cui raccolta è stata accuratamente e scientemente evitata. Come seconda linea fu somministrata un’altra terapia target specifica per la mutazione genetica, il Talazoparib. Era marzo del 2022 e la stabilizzazione della malattia aprì le porte a un anno positivo, culminato, dopo la fine del delirio pandemico, con la ripresa dell’attività lavorativa. Purtroppo ad aprile 2023 anche questa terapia smise di funzionare e, in terza linea, venne somministrata una chemioterapia (eribulina) che, oltre a non produrre effetti sulla malattia, ebbe pesanti ripercussioni fisiche. All’inizio di agosto il rapporto tra benefici e danni della terapia venne giudicato negativo e si procedette alla sostituzione provvisoria con iniezioni di Fulvestrant. Verso la fine del mese, si aprì una finestra per partecipare ad uno studio di fase 1, presso il Policlinico Gemelli, sulla versione migliorata degli inibitori di cicline, il primo farmaco assunto che tanto bene aveva funzionato.

Mia moglie risultava una candidata ideale e a settembre ha iniziato le visite di protocollo. Nel giro di pochi giorni la situazione è degenerata, passando da candidato ideale ad essere esclusa dallo studio perché non più in possesso dei requisiti clinici necessari. Il fegato ha smesso completamente di funzionare e in dieci giorni se ne è andata. Nonostante le enormi difficoltà nel cercare di realizzare il processo di estraneazione necessario, ho cercato di raccontare esclusivamente i fatti, al fine di analizzarli a livello sociale. Da questo esame emergono chiaramente una serie di ragioni che inducono la rabbia e quella sensazione di impotenza nei confronti di un sistema che gira senza la minima considerazione del benessere del paziente. Mi preme escludere dalle considerazioni che seguono tutto il personale medico e paramedico che ha assistito mia moglie nel corso di questi dodici anni di malattia. Dimostrando sempre alta professionalità e profonda umanità.

L’iter della malattia sopra descritto evidenzia come frazioni di tempo relativamente brevi avrebbero potuto determinare una differenza sostanziale valutabile in anni di durata della vita. Un test genetico eseguito nel 2011 avrebbe condotto a scelte cliniche completamente diverse che avrebbero evitato la recidiva del 2020. Pochi giorni ad agosto, anticipando l’ingresso nello studio del Gemelli, avrebbero potuto stabilizzare la malattia anche a lungo termine. Purtroppo, però, la ricerca scientifica, e non solo in campo farmacologico e sanitario, è ormai completamente privatizzata. È strutturata secondo parametri che non prendono minimamente in considerazione il benessere del paziente, ma sono indirizzati esclusivamente a rendere economicamente “sostenibile” l’attuale sistema di ricerca. La giustificazione fornita è che lo studio condotto secondo queste dinamiche “consentirà nel futuro di salvare un numero maggiore di pazienti”. La realtà purtroppo è completamente diversa. Ad agosto il reparto di ricerca oncologica del Gemelli aveva in atto cinque diversi studi. Tutti erano dedicati a determinare l’efficacia di farmaci target antitumorali.

Ogni studio ha uno “sponsor”, e sì viene chiamata così la casa farmaceutica che fornisce il farmaco da studiare e parte dei fondi necessari alla ricerca. Di conseguenza è lo “sponsor” a dettare le regole di sperimentazione del farmaco. Gli studi sono di carattere statistico e basati su numeri molto ristretti di “cavie”, generalmente sparse in luoghi diversi del mondo, ma tutte in possesso delle caratteristiche patologiche, di età e di salute richieste dallo “sponsor”. Accedere a questi protocolli è spesso una specie di miracolo, per altro regolato da un vero e proprio contratto in cui il paziente si impegna a rispettare tutte le regole imposte. Non a caso anche l’ultimo spot pubblicato da europadonna.it/  in occasione della 3ª Giornata Nazionale di Sensibilizzazione sul tumore al seno metastatico (www.youtube.com-1y5Oda2PXeU) fa presente l’urgenza di avere “accessi facilitati a studi clinici”.

Facilitare l’accesso significherebbe aumentare il numero dei partecipanti allo studio. I risultati sarebbero sicuramente più attendibili ma i costi a carico dello “sponsor” lieviterebbero notevolmente. Le modalità degli studi dimostrano, così, che l’intento principale delle cause farmaceutiche non è quello di salvare un numero maggiore di pazienti in futuro, ma quello di garantire maggiori profitti all’azienda che possiede i brevetti dei farmaci sperimentali. Una terapia oncologica costa dai tre ai quindici mila euro al mese, in fase di studio viene fornita dallo “sponsor” gratuitamente, motivo per cui il numero dei partecipanti è il più ristretto possibile. Una volta finito lo studio il farmaco viene pagato dal Servizio Sanitario Nazionale, a condizione che il paziente rientri nei parametri stabiliti dai protocolli approvati dall’AIFA. In caso contrario, se si vuole assumere un farmaco non ammesso per le caratteristiche specifiche della propria patologia si deve trovare un ospedale disponibile a somministrarlo a pagamento.

Diventa quindi palese come questo stato di cose sia frutto di un sistema di ricerca e di cura ormai completamente privatizzato, che opera per realizzare profitti. In molti sostengono che maggiori guadagni generano maggiori fondi da investire nella ricerca. Purtroppo però, anche in questo caso la realtà è diversa, questi investimenti vengono utilizzati solo per progetti in grado di generare ulteriori profitti. Questo sistema tende quindi ad escludere dai propri studi tutte quelle malattie rare, che in quanto tali non necessitano di grandi produzioni di farmaci. “Una malattia si definisce rara quando non colpisce più di 5 individui ogni 10.000. La Commissione Europea stima che nel territorio comunitario siano presenti da 27 a 36 milioni di persone con malattie rare. Ad oggi, si conoscono fra le 6000 e le 8000 malattie rare accomunate dalla complessità delle manifestazioni cliniche ma molto diverse fra loro per quanto riguarda la causa e l'evoluzione della malattia (eziopatogenesi), i disturbi presenti (sintomatologia) e gli organi coinvolti. Circa l'80% di esse ha origini genetiche (ovvero coinvolge uno o più geni o cromosomi) e può essere ereditario (la malattia è trasmessa dai genitori) o derivare da una mutazione cosiddetta de novo, in altre parole non ereditata dai genitori ma frutto di un evento “nuovo” verificatosi per la prima volta in quello specifico individuo. Del restante 20%, una parte è determinata da infezioni (batteriche o virali) e da autoimmunità o è dovuta a fattori cosiddetti teratogeni (sostanze chimiche, radiazioni, ecc. che potrebbero causare danni al feto); l'altra, deriva dall'interazione fra cause genetiche e ambientali.” (Fonte issalute.it-malattie-rare). La sola definizione spiega come allo stato attuale per queste malattie non esistano cure farmacologiche specifiche e, laddove risulta possibile si opera chirurgicamente.

Un altro caso che rende evidente l’asservimento al profitto della cura è stato e continua ad essere il virus HIV e il suo sviluppo patologico, l’AIDS. Isolato dal contestatissimo Professor Luc Montagnier nel 1983, il virus è stato studiato per quarant’anni. Si è scoperto che è debole, che fuori dall’ospite sopravvive pochi minuti, che alcuni soggetti, molto rari, lo hanno negativizzato e altri, tantissimi, non lo hanno contratto pur avendo avuto rapporti non protetti con soggetti positivi. Addirittura sono nati figli negativi da sieropositivi.

Nonostante tutto ciò nessun vaccino è stato sin ad ora scoperto, mentre le cure antiretrovirali hanno fatto passi da gigante sino ad abbassare la carica virale a livelli non percepiti dal test. Ad oggi, assicurano la stessa aspettativa di vita di chi non è mai stato contagiato. La terapia è soggetta a brevetto costa circa 14.000 € all’anno e va assunta per sempre. Potendo fare affidamento su un vaccino valido il virus avrebbe reso e renderebbe molto meno in termini di guadagni. Da notare che allo stato attuale le nuove diagnosi nel 2021 ammontano a 1,5 milioni (il 50% circa del 1996), i decessi a 650 mila, sempre nel 2021. Dall’inizio della pandemia sono state contagiate oltre 85 milioni di persone ed oltre 40 milioni sono morte. (Fonte oms-who.int-hiv-aids).

Nel caso inverso, rappresentato dal virus Covid-19, la cura preventiva e domiciliare a base di antinfiammatori specifici restituirebbe profitti molto più bassi di quelli dati da una campagna vaccinale compulsiva su scala mondiale, peraltro da ripetere in modo altrettanto irrefrenabile ogni pochi mesi. Per questo motivo si è prima scelto il criminale protocollo “tachipirina e vigile attesa” e poi, una volta creato il panico si è promosso il salvatore del mondo, un miracoloso antidoto efficace al 95% benché privo di sperimentazione. Grazie a questo vaccino, in realtà sprovvisto di qualsiasi capacità di immunizzazione e causa di forti reazioni avverse, si sono raggiunti i risultati disastrosi che sono sotto gli occhi di tutti. Anche Aifa ha dovuto ammettere ventinove decessi direttamente connessi, su un migliaio di segnalazioni, decisamente troppi per qualsiasi forma di obbligo vaccinale. Menzogne a raffica, impossibili da elencare tutte in questo contesto, hanno stratificato la paura nelle menti più semplici e consentito di sdoganare l’ossimoro di una scienza dogmatica.

Grazie a questo assioma è stata fatta passare per buona una conduzione della pandemia a dir poco delirante. Malati fragili come mia moglie sono stati vessati, esclusi dal lavoro, dalla fruizione della cultura, dal piacere di mangiare al ristorante, etc. per non aver potuto fare la terza dose a causa delle forti reazioni avverse e del timore che il vaccino potesse incidere sulla terapia. Oltre all’enorme pressione psicologica indotta dalla malattia, queste persone hanno dovuto subire il disagio della desocializzazione imposta da un branco di dementi consigliati da “esperti” in palese conflitto di interesse. Come è ormai noto anche ai bimbi delle elementari meno brillanti, la condizione psicologica di un qualsiasi paziente, e in special modo quello oncologico, è fondamentale ai fini della propria sopravvivenza.

Una realtà negata da una propaganda mediatica incessante che ancora oggi continua, nonostante la palese inefficacia del farmaco promosso, a nutrire gli ultimi disperati della disinformazione mainstream con la favola demenziale di milioni di vite salvate da un vaccino che non immunizza. I dati raccolti per testimoniare questa idiozia si basano su periodi specifici in luoghi ristretti in cui l’incidenza dei decessi era maggiore nei non vaccinati, anche se il numero di morti era più alto nei vaccinati. Nessuno studio ha invece messo a confronto, ad esempio, l’esiguo numero di decessi e di contagi dei paesi dell’Africa centrale priva di vaccini con i disastri occidentali.

Inoltre a non essere sostenibile è il paragone tra Covid-19 e la pandemia di tumori che sta devastando il mondo. I dati parlano piuttosto chiaro: ad oggi, a quasi quattro anni dell’inizio della pandemia l’OMS registra, in Italia al 25 ottobre 2023, 192.210 decessi. Tra l’altro molti di questi sono relativi a pazienti che hanno contratto il virus in ospedale, dove erano ricoverati per gravi patologie pregresse. Se a questi aggiungiamo tutti coloro che sono stati uccisi dalla negligenza sanitaria del protocollo “tachipirina e vigile attesa”, i decessi realmente addebitabili al Covid diminuiscono vistosamente. Basti confrontare i risultati ottenuti da ippocrateorg.org (un decesso ogni trentamila pazienti assistiti, di cui moltissimi non vaccinati) con quelli dell’ISS (un morto ogni 136 pazienti assistiti).

Di contro ogni anno nel nostro paese muoiono circa duecentomila persone per le diverse patologie oncologie. Il rapporto è quindi di uno a quattro. Non solo, le nuove diagnosi sono in aumento esponenziale e si avviano verso le quattrocentomila l’anno (390.700 nel 2022 come rilevato da AIOM - Associazione Italiana di Oncologia Medica AIOM_NDC-web.pdf). Occorre inoltre tener presente che un paziente oncologico ai fini del Servizio Sanitario non guarisce mai, il rischio di recidive è sempre piuttosto elevato. Nel caso del tumore alla mammella per cercare di contenerle si adottano terapie ormonali invasive anche per periodi di dieci anni e sempre con screening regolari. Durante la pandemia di Covid gli esami dei non ospedalizzati furono sospesi, costringendo molti di loro, tra cui mia moglie, a rivolgersi al settore privato. I costi sono spesso gravosi (mille euro circa nel nostro caso) e non tutti se li possono permettere. Nelle patologie oncologiche, però, è la precocità della diagnosi a fare la differenza tra la vita e la morte.

La delirante gestione della pandemia ha avuto anche la palese responsabilità di distogliere dalla prevenzione e dalla cura oncologica un considerevole numero di miliardi di euro, andati persi per l’inettitudine degli amministratori e dei loro “esperti” in pieno conflitto di interesse. Basti pensare che una cifra a tutt’oggi non esattamente quantificata è stata “smarrita” nell’acquisto di dosi di vaccino inutilizzate. Esperienza questa, che la “lungimirante” Von der Layen, con la complicità dei governi nazionali, ha voluto ripetere anche quest’anno acquistando preventivamente grossi quantitativi di vaccino, per paura di rimanere senza. Viene spontaneo domandarsi come mai la Presidente della Commissione Europea non abbia voluto rendere pubbliche le chat intercorse con Bourla, il Ceo di Pfizer. (ansa.it-europa-notizie-introvabili-sms-tra-von-der-leyen-ad-pfizer-su-vaccini)

In sostanza il Covid-19 ha avuto il merito di completare quel processo di privatizzazione del Servizio Sanitario Nazionale iniziato nel lontano 1992 con la trasformazione delle Unità Sanitarie Locali in Aziende Sanitarie Locali dotate di autonomia e decentrate alle regioni. Una trasformazione che in trent’anni ha condotto al collasso del Sistema Sanitario pubblico, ha ridotto i medici di famiglia a burocrati e costretto i loro pazienti a ricorrere ai pronto soccorso sempre più intasati. “I dati ormai li conosciamo. Il Servizio sanitario nazionale (Ssn) è stato fortemente compromesso da un taglio di 37 miliardi di finanziamenti negli ultimi 10-15 anni; dei 191 miliardi del Pnrr solo poco più di 15 sono stati destinati alla sanità, circa l’8%; il governo Draghi decise di ridurre a poco sopra il 6% del Pil la spesa sanitaria nel giro di quattro anni, mentre già oggi la spesa sanitaria pro-capite è meno della metà di quella tedesca e solo poco sopra al 50% di quella francese. È quindi arrivato il governo Meloni: taglio di oltre 414 case di comunità sulle 1.350 previste e di 96 ospedali di comunità su 400, rifiuto di stanziare 4 miliardi e mezzo per aumentare gli stipendi al personale sanitario. Negli ultimi vent’anni sono circa 180mila gli operatori sanitari, formatisi in Italia e trasferitisi a lavorare all’estero. Aumenta il numero di medici che fuggono verso la sanità privata che, nel frattempo, ha un giro d’affari superiore ai 62 miliardi dei quali 25 sono soldi pubblici destinati alla sanità privata convenzionata.” (Vittorio Agnoletto – In soccorso della sanità pubblica – Left Anno 35 n. 10 di ottobre 2023).

Il risultato sono liste di attesa per esami diagnostici che toccano i due anni per una mammografia e oltre un anno per un’ecografia. Per un intervento chirurgico si possono aspettare anche più di quattro anni. (la fonte è cittadinanzattiva.it dove potete trovare un rapporto dettagliato e tanti dati ancora). E per sopperire alle carenze pubbliche ora anche i pronto soccorso stanno per essere privatizzati: repubblica.it-pronto soccorso privati.

Tutti i governi degli ultimi anni, e quindi tutte le forze politiche presenti oggi in Parlamento, si sono adoperate per tagliare i fondi alla Sanità, tranne che in occasione dello sperpero pandemico, chissà perché? Memorabili, oltre alle dosi di vaccino inutilizzate, gli sprechi relativi all’ospedale d’emergenza, costruito nella Fiera di Milano da Guido Bertolaso sotto l’egida di Silvio Brusaferro (today.it-ospedale-fiera-milano-non-e-servito); ai camici di Fontana (ilsole24ore.com-caso-camici-proscioglimento-fontana); alle mascherine di Brunetta repubblica.it-brunetta finanziamento illecito partiti. Va precisato che nessuno di questi sperperi ha avuto conseguenze legali per i responsabili.

Non contenti gli ultimi due governi (Draghi e Meloni) e quindi, di nuovo, tutte le forze politiche presenti oggi in Parlamento, sono stati particolarmente attenti, mentre tagliavano la Sanità, ad incrementare la spesa militare, ad inviare armi all’Ucraina e a sostenere Israele nel genocidio Palestinese. Diciamo che la classe politica italiana intera trova più vantaggioso investire i soldi dei contribuenti nel procurare i mezzi per uccidere piuttosto che quelli per curare, figuriamoci quelli per prevenire.

Riepilogando negli ultimi tre anni, quelli che hanno caratterizzato il riacutizzarsi della malattia di mia moglie, il nostro paese è riuscito a realizzare:

·         La privatizzazione della ricerca scientifica medica e farmacologica.

·         La vessazione e la discriminazione di pazienti fragili durante la pandemia di Covid.

·         Il completamento del processo di privatizzazione della Sanità.

·         Il definanziamento della Sanità, in atto costante dal 2009, (fonte unicatt-evoluzione-della-spesa-sanitaria) ma con l’aggravio dell’incremento della spesa militare.

Come è potuto avvenire questo scempio? L’addebitare tutte le responsabilità ad amministratori inetti e ad “esperti” corrotti dal conflitto di interesse non ha senso, in quanto, senza la complicità di una vasta area di consenso, nessuno si sarebbe assunto l’onere di provvedimenti così impopolari. Né, d’altra parte, può funzionare la vecchia tesi berlusconiana del “popolo di coglioni”, il gregge silente che obbedisce ciecamente al proprio pastore e ai suoi cani. Infatti, quest’area di consenso include anche tutto il vasto mondo dei professionisti, degli “esperti” di settore, dei maniaci delle competenze, che hanno fatto della delega il mantra politico delle post-democrazie. Questa mandria di “specializzati” pur di mantenere il feudo della propria competenza, con i relativi “emolumenti”, delega tutte le altre. Demandare le scelte politiche a specialisti del settore, schiavi anch’essi del mantenimento del proprio vantaggioso status quo, significa però rinunciare all’atto del pensare. Pur di mantenere i privilegi del proprio ruolo di competenza l’esperto, dall’alto del proprio pulpito di competenza, incita i propri fedeli, apprendisti, allievi e il gregge silente tutto ad aderire al pensiero unico e delegato.

Il risultato è che palesi idiozie, come l’obbligo di un vaccino che non immunizza e che può causare la morte, la discriminazione dei lavoratori, la desocializzazione di persone in difficoltà, di bambini e adolescenti, la vessazione di chi la pensa diversamente, la manipolazione del ripudio alla guerra, diventano addirittura “Costituzionali”. E sì perché a decidere cosa è giusto e cosa è sbagliato possono essere solo i “competenti”, con buona pace delle vittime della guerra, delle reazioni avverse e della privatizzazione della Sanità. Succede poi che seguendo la via indicata dai “competenti” i dati oggettivi dimostrano quanto questa fosse sbagliata. Infatti, i morti in guerra sono aumentati in modo proporzionale alle armi inviate sul teatro del conflitto, le reazioni avverse sono ormai accertate anche per l’AIFA e i decessi annuali nel nostro paese continuano a crescere nonostante la fine della pandemia: Luca Busca-Covid 19 i conti cantano.

Nonostante ciò la propaganda e il gregge, silente o competente che sia, continuano ad adottare lo stesso sistema: raccolgono la polvere e la ficcano sotto lo spesso tappeto di una diversa campagna mediatica. La pandemia scompare, grazie al fatto che i virus tendono a divenire endemici, e con essa vengono dimenticate, sotto la cortina della mistificazione, tutte le nefandezze, le menzogne, le discriminazioni, le vessazioni e le morti. Immediatamente propaganda e gregge si avventano sulla promozione della prossima emergenza con lo stesso schema.

Menzogne e manipolazioni servono stavolta a sostenere una guerra di fatto tra Russia e gli Stati Uniti (se preferite la Nato), con sanzioni che fanno più danni all’Europa che al “nemico”. Chi si dichiara per la pace viene etichettato come Filoputin e messo alla gogna, come accaduto prima per tutti coloro che erano contrari al green pass o al vaccino. Appena le cose si mettono male la guerra scompare, il quasi milione di vittime viene dimenticato sotto al tappeto insieme ai resti della pandemia. Con la noncuranza tipica di chi si sente dalla parte della ragione, che è sempre quella del potere, la propaganda, il gregge silente e la mandria di competenti volgono il loro sguardo al nuovo nemico di turno, il cattivissimo Hamas. Come i Novax prima, ora sono tutti i civili palestinesi che hanno osato essere dalla parte del Movimento Islamico di Resistenza a dover essere distrutti, condizione indispensabile alla sopravvivenza della Democrazia. A poco serve, a questo popolo di pecore (sempre silenti e competenti), che anche il Segretario dell’Onu affermi che il raid di Hamas non nasce dal nulla e che il genocidio non sia la migliore forma di democrazia, loro perseverano nello scagliarsi contro il male, completamente dimentichi delle conseguenze della propria stoltezza.

Lo schema si ripete all’infinito con l’appoggio della propaganda di regime che fa dell’omissione il tappeto sotto cui seppellire gli errori, gli orrori, le menzogne e le manipolazioni passate. Purtroppo per te gregge silente e competente, però, c’è sempre qualcuno che quel tappeto lo alza e una sbirciatina all’immondizia la dà e scopre, così, che nonostante il battage pubblicitario della Pfizer sui media mainstream la campagna vaccinale di ottobre è andata praticamente deserta. Solo poche centinaia di ... (trovate voi l’appellativo che più vi aggrada, i miei sono tutti impubblicabili) hanno avuto il coraggio di iniettarsi la 5°/6° dose (fonte ilsole24ore.com-numeri-vaccini-italia-mondo). Quindi, cari membri del gregge silente e competente, se non siete corsi ad assumere il farmaco, vuol dire che qualche sospetto vi è venuto. Vuol dire che non credete più a quel che avete sostenuto a suon di menzogne e invettive contro chi la pensava diversamente.

Se Zelensky non è più in tendenza su nessun social e i media mainstream lo ignorano, significa che tutto quello che è stato raccontato a proposito di un invasore e un invaso non fa più presa sul gregge invasato dal pensiero delegato. Il gregge guerrafondaio, sempre nella sue versioni silente e competente, ha chiaro il sentore di aver commesso l’ennesimo errore di valutazione. Motivo per cui, ora si accanisce sul nuovo nemico dell’occidente, l’Islam cattivo, con le stesse modalità delle due precedenti cantonate appena prese. Un nuovo invasamento, alimentato dalla propaganda di regime, sulla cui onda vengono cancellati la storia recente e i crimini di guerra commessi dalla parte di cui si sono prese le parti. Al solito, secondo il gregge silente e quello competente, il male risiede solo nella parte avversa, dove viene collocato chiunque sia per la pace e non soffi sul fuoco del conflitto.

Solo più tardi, a sterminio compiuto, cari fedeli del pastore vi accorgerete che l’odio tra le parti si sarà stratificato ulteriormente e la guerra durerà all’infinito. Come al solito, ficcherete le ceneri dei morti sotto il tappeto per evitare di comprendere che il cattivo siete voi, gregge silente e competente che con le vostre scelte finite per causare vittime reali, feriti, distruzione, disuguaglianze, discriminazioni, vessazioni in patria come nei teatri di guerra. E sì, perché certe scelte come quella di non opporsi, di prestare il proprio consenso o addirittura di votare per quelle forze politiche che promuovono privatizzazioni e guerre, produce degli esiti. Se devi aspettare mesi per fare un esame diagnostico la colpa è la tua, è la diretta conseguenza della tua scelta. Se invece ti puoi permettere un’assicurazione sanitaria o di pagare visite ed esami privati, sappi che la maggior parte degli italiani non può farlo, e la colpa è sempre la tua. Se a Gaza sono morti e continuano a morire oltre quattromila bambini innocenti è sempre colpa delle tue scelte.

Ed è per questo che la mia rabbia si scaglia contro di te gregge, silente e competente, contro le tue scelte che provocano quelle conseguenze che tu prima neghi e poi infili sotto il tappeto delle tue menzogne. La mia rabbia si erge contro questa tua ottusità, contro il nascondere la tua complicità nella creazione di discriminazioni, vessazioni e disuguaglianze e nel causare vittime civili e distruzioni con il tuo giocare alla guerra. La mia ira si alza contro la tua ostinazione nel non riconoscere gli errori commessi e nel non chiedere mai scusa per essi, nel non comprendere che tutto questo condiziona profondamente la sfera privata delle vittime delle conseguenze delle tue scelte. Scelte queste che sono alla base anche del mantenimento di questo delirante status quo che genera il profondo senso di impotenza nel combattere nella sfera sociale le ingiustizie quotidiane.

In sostanza, caro gregge silente e competente, se Francesca se ne è andata a 46 anni, lasciando una figlia di 13 è soprattutto colpa tua.

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martedì 14 novembre 2023

Ancora 10 anni di glifosato e veleni

 

E’ davvero incredibile, anzi frutto di straordinaria malafede come le tutti le attenzioni finto ecologiche del capitale internazionale si fissino in maniera ossessiva su Co2 e azoto che non fanno nulla di male, mentre tutti i peggiori veleni prodotti dalle grandi multinazionali dell’ agroalimentare sono stati sdoganati e in qualche modo protetti.  Così invece di vietare definitivamente le tossine come il glifosato a causa delle conseguenze chiaramente visibili per le persone, gli animali e l’ambiente, l’’UE  entro l’anno potrebbe estendere l’uso di questo veleno per altri 10 anni. Dal momento che Bruxelles funziona solo come centrale, meglio covo, di lobbismo non c’è alcun dubbio che questa estensione sarà approvata direttamente dalla Commissione

Il tutto viene basato su studi che non hanno ancora “dimostrato in modo assoluto” un rischio per la sicurezza derivante da questo erbicida totale. Certo le cose dimostrabili in assoluto sono ben poche ed anzi in realtà non ce n’è alcuna secondo il teorema dell’incompletezza di Gödel ma in ogni caso la pretesa di una dimostrazione assoluta è sempre stata la via d’uscita delle grandi multinazionali che si tratti del tabacco o dei farmaci. Tanto più che quasi sempre questi centri di potere economico commissionano essi stessi degli studi e l’autorità europea EFSA prende decisioni sulla base di questi ultimi. Per il glifosato esiste il “Glyphosate Renewal Group”, un’associazione di produttori di pesticidi guidata dalla Bayer Agriculture BV, che ovviamente si batte per una proroga. Così benché esistano numerosi studi condotti da scienziati indipendenti che mostrano gli effetti enormemente dannosi del glifosato (“Round up”) sull’ambiente e sulla biodiversità di continuerò ad usarli benché persino i tribunali statunitensi abbiano  già stabilito che il glifosato può causare il cancro. Ma in generale si tratta del fatto che da circa 50 anni siamo in balia di un intero cocktail di pesticidi, fino a 30 tipi diversi  che rimangono sul terreno e si decompongono molto lentamente.

Non si sa assolutamente nulla dell’interazione di 20-30 sostanze diverse: potrebbero non solo sommarsi, ma addirittura aumentare la loro potenza non appena entrano negli organismi viventi. Secondo un recente studio svedese dell’Università di Stoccolma, il processo di approvazione dell’UE avrebbe dovuto essere riformato già da tempo perché le aziende agrochimiche come Bayer/Monsanto o Syngenta sono riuscite a tener fuori al processo decisionale studi che evidenziano rischi significativi per la salute, compresi disturbi dello sviluppo nei feti e nei bambini. Tuttavia, le autorità dell’UE non vedono alcun potenziale tossico nel glifosato, anche se un meta-studio spagnolo dimostra il contrario, vale a dire, tra le altre cose, effetti massicci sulla trasmissione degli impulsi nervosi nel corpo. Uno studio successivo dell’Università di Ulm ha evidenziato danni allo sviluppo degli animali, in particolare danni al cervello. Esiste insomma una cecità intenzionale che viene supportata con l’idea che senza l’uso massiccio di questi prodotti non ci sarebbe cibo per tutti, mentre esistono metodi assai meno invasivi per ottenere ampi raccolti, ma che sarebbero assai deprimenti per gli azionisti dei giganti del settore. e magari farebbe mancare ai decisori quell’incentivo a dire sempre di si. Tutti i soggetti coinvolti sanno senza dubbio che le cose potrebbero andare diversamente, ma il “denaro” continua a regnare sovrano.

da qui

lunedì 13 novembre 2023

Uranio impoverito: vittime della Nato tossica

Il 13 maggio 2023, un enorme deposito di munizioni all’uranio britanniche è esploso a Khmelnytski, in Ucraina, dopo essere stato colpito da un razzo. La conseguente enorme nube di polvere leggermente radioattiva si è spostata verso ovest sopra la Polonia e si è diffusa in tutta Europa. Tuttavia non si era riusciti a provare i danni provocati dalla nube radioattiva, ma uno scienziato britannico  è ora riuscito a dimostrarlo utilizzando dati ufficiali: si tratta Chris Busby, chimico fisico e segretario scientifico del Comitato europeo sui rischi da radiazioni , ha rappresentato i veterani dei test sulle bombe nucleari presso la Royal Courts of Justice di Londra , è stato membro del DUOB (Depleted Uranium Oversight Board) del Ministero della Difesa britannico (2000-2005) e del CERRIE (Comitato Esaminando il Rischio da Radiazioni da Emettitori Interni) dal 2000 al 2004. Dunque un vero esperto, non uno di quei cazzi buffi che i media esibiscono come tali, pagandoli per dire scempiaggini.

L’uranio non viene misurato nell’aria in Europa e gli unici dati che possono essere ottenuti sono quelli sui livelli di uranio nell’aria provenienti dai campionatori ad alto volume presso l’Atomic Weapons Facility (AWE) ad Aldermaston nel Berkshire, Regno Unito.  Questo registro dei livelli radioattivi dell’aria fu istituito  all’inizio degli anni ’90 a seguito di un’inchiesta pubblica su un gruppo di casi di leucemia infantile vicino alla fabbrica di armi, da dove sono giunti in Ucraina  sito. L’AWE è tenuto per legge a misurare l’uranio (e il plutonio e il trizio) a intervalli regolari in luoghi vicini all’impianti , ma anche lontano da esso. Busby ha già utilizzato questi dati per identificare l’uranio impoverito proveniente dalle guerre in Iraq che veniva spedito in Inghilterra.

Grazie a una richiesta di libertà d’informazione, è riuscito a ottenere dati sull’uranio. Partendo dai dati inviati in un file Excel ha creato il grafico qui sotto:



Qui vengono visualizzati i valori  per tre stazioni di rilevamento distanti dallo stabilimento che produce i proietti a uranio impoverito ed altro ben dio per gli stragisti: dal 15 maggio al 15 giugno, c’è un segnale molto chiaro per il mese successivo all’esplosione visto che  tutte le località mostrano lo stesso enorme  aumento. Il grafico mostra che la concentrazione di uranio nell’aria nel sud-est dell’Inghilterra è aumentata di circa 600 ng/metro cubo a causa delle particelle rilasciate dall’esplosione di Khmelnitsky. Che cosa significa? La dimensione media di una particella di uranio è inferiore a 1 micron, cioè un millesimo di millimetro e una persona respira circa 24 metri cubi di al giorno al giorno, quindi, se le particelle venissero inalate per  30 giorni, possiamo stimare che l’assorbimento polmonare medio sia di 0,432 mg. Ciò corrisponde a 200 milioni di particelle per persona nell’area. Lo studio di Fallujah pubblicato da Busby nel 2010 ha mostrato che dopo l’uso di armi all’uranio nella seconda guerra in Iraq nel 2003, si è verificato un enorme aumento di tumori e deformità congenite nei bambini, e in generale vi sono stati segnali allarmanti di danni genetici nella popolazione. Successivamente, campioni di capelli e spettrometria di massa furono utilizzati per rilevare l’eccesso di uranio nelle madri di bambini con difetti alla nascita. Prove simili sono state fornite anche in Serbia.

Le concentrazioni in Polonia, Germania e ovunque sulla strada verso l’Inghilterra saranno state molto più elevate. Tuttavia non sono disponibili misurazioni e così gli effetti negativi non saranno mai indagati né arriveranno all’opinione pubblica un po’ perché l’accumulo delle particelle di uranio nel ciclo biologico richiede un certo tempo e i pesci rossi che navigano nell’acqua sporca dell’informazione non hanno memoria a lungo termine, sia perché i governi con la loro irresponsabile condotta hanno di fatto provocato questo nuovo disastro. Rischiare di avvelenare i propri cittadini con l’uranio impoverito è davvero l’apoteosi del cinismo e della stupidità.

https://ilsimplicissimus2.com/2023/11/12/uranio-impoverito-vittime-dalla-nato-tossica/

domenica 12 novembre 2023

Medici radiati: due pesi e due misure - Stefano Carmine Chiarella


Durante il Covid, molti medici sono stati sanzionati ed alcuni radiati negli ultimi anni per le loro posizioni critiche riguardo la gestione della tematica scottante delle "vaccinazioni". Medici dalla fedina penale immacolata, la cui unica colpa é aver voluto svolgere la propria professione in scienza e coscienza.

A fronte di questi, nel corso degli anni, ci sono stati numerosi medici che sono balzati agli onori della cronaca nera per i reati gravi, gravissimi, a volte a danno dei propri pazienti, di cui si sono macchiati. Tali medici non sono mai stati radiati. Nessuno di loro è mai stato radiato. Qualunque reato avesse commesso, anche il più infame nello svolgimento della propria professione. Anche in chi ha provocato la morte intenzionale del proprio paziente.

Nell' elenco che segue sono riportati solo i medici condannati in via definitiva, quindi senza ulteriore possibilità di giudizio.

 

Chi volesse verificare può andare nel sito della federazione nazionale dell' Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri e constatare che sono tutt'ora abilitati :

https://portale.fnomceo.it/cerca-prof/

L' elenco è purtroppo grandemente incompleto, basandosi solo su notizie riportate dai giornali, da tutti reperibili in internet e solo relativamente a condanne in via definitiva.

Sono numerose le condanne in primo e secondo grado ancora in attesa della sentenza definitiva.

Di molti medici condannati, di cui è stata riportata notizia sui quotidiani, non si sono potute conoscere le generalità poichè i giornali medesimi non le hanno fornite, o ne hanno riportato solo le iniziali. A tutela dell’ “onorabilità” di tali “medici” che evidentemente, per i nostri organi di informazione, è piú importante dell' incolumità dei pazienti che, ignorando tale condanne, potrebbero inconsapevolmente finire nelle mani di questi pregiudicati, una volta che abbiano scontato la loro pena.

Perché tali criminali, non essendo loro stata inabilitata la professione medica, possono a tutti gli effetti tornare (ed alcuni sono già tornati) ad operare sia in ambito pubblico che privato.

Sono numerose ad esempio le notizie di medici condannati per molestie e violenza sessuale a carico dei propri pazienti, nella quasi totalità dei casi però negli articoli giornalistici non sono presenti i nomi dei medici responsabili di questo reato infame. Anche quando la condanna è definitiva.

L'ultimo medico riportato è l'eccezione che conferma la regola. Condannato per l'odioso reato di violenza sessuale su disabili, dopo aver scontato la sua pena nelle patrie galere torna tranquillamente a lavorare in ambulatorio. A questo punto i pazienti insorgono, ma inutilmente. L' Ordine del Medici è dalla parte del medico violentatore non dei cittadini.

E del restante 99% dei medici responsabili di questi reati di cui i cittadini non conoscono nemmeno le generalità ne vogliamo parlare ?

Particolare il caso dei Dott. Giacomo Toccafondi e Dott.ssa Marilena Zaccardi pluritorturatori accertati nella caserma di Bolzaneto durante il G8 di Genova 2001.
Il primo soprannominato "Dottor mimetica".

La giustizia italiana condanna entrambi alla reclusione e al risarcimento delle vittime ma dichiara il "non doversi a procedere" nei loro confronti perchè i reati risultano estinti per avvenuta prescrizione.
A questo punto 117 medici genovesi firmano una petizione per radiare questi loro colleghi dall' Albo.

La petizione, però, non ha mai ottenuto risposta da parte degli organismi competenti.

I due professionisti sono, dopo 22 anni fai fatti, tutt' ora iscritti all' Albo.

G8 Genova, 117 medici chiedono la radiazione di Toccafondi e Zaccardi. Sinistra italiana: "Ordine medici e Lorenzin rispondano" - HuffPost Italia

Dott. Francesco De Lorenzo - Condannato nel 1994 a 5 anni e 4 mesi di reclusione per associazione a delinquere finalizzata al finanziamento illecito ai partiti e corruzione in relazione a tangenti per un valore complessivo di circa nove miliardi di lire.

Dott. Michele Di Summa - Condannato nel 2007 a 2 anni 10 mesi e 20 giorni per tangenti. Scandalo delle "valvole killer" impiantate in 134 pazienti valvole cardiache difettose. Sette i morti.

https://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/scandalo-sanita/?chn

https://responsabilecivile.it/medico-condannato-sfugge-ai-creditori-deve-risarcire-oltre-2-milioni/

Dott. Pier Paolo Brega Massone - Condannato nel 2021 a 21 anni 4 mesi per omicidio preterintenzionale di quattro pazienti con aggravante dello scopo di lucro.

Clinica degli orrori: aumentata la pena all’ex primario Brega Massone, ma non tornerà in carcere. L’ex primario della clinica Santa Rita di Milano, Pier Paolo Brega Massone, è stato condannato a 21 anni e 4 mesi per l’omicidio preterintenzionale...

https://www.fanpage.it/milano/clinica-degli-orrori-aumentata-la-pena-allex-primario-brega-massone-ma-non-tornera-in-carcere

Dott. Fabio Presicci - Condannato a 8 anni e 8 mesi nel 2021 mesi per omicidio preterintenzionale di quattro pazienti con aggravante dello scopo di lucro.
www.fanpage.it

Dott. Salvatore Bona - Condannato nel 2023 a 3 mesi e 20 giorni per omicidio colposo : a seguito di banale intervento chirurgico ambulatoriale per le vene varicose, il medico pur essendo stato avvisato dei sintomi post-operatori sottovaluta le conseguenze dell' operazione provocando la morte della paziente.

“Morta dopo intervento in ambulatorio”: condanna definitiva per medico di base
Salvatore Bona, 72 anni, era imputato per la morte della pensionata 74enne Grazia Tedesco: la donna perse la vita a seguito di una banale operazione per le vene varicose
www.agrigentonotizie.it

 Dott. Jacopo Tesei - Condannato nel 2022 a 1 anno per falso in atto pubblico : non segue il parere del paziente e altera il suo consenso per l' intervento.
https://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2020/07/04/news/non-e-l-intervento-concordato-condannato-chirurgo-plastico-1.39045980#:~:text=Ieri%2C%20il%20processo%20celebrato%20a,l'avvocato%20Alberto%20Tofful%2C%20di
https://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2022/10/28/news/non_segue_il_parere_del_paziente_e_altera_il_suo_consenso_per_lintervento_medico_condannato_in_viadefinitiva-12205014/

Non è l’intervento concordato: condannato chirurgo plastico
messaggeroveneto.gelocal.it

Dott. Leonardo Cazzaniga - Condannato nel 2022 alla pena dell’ ergastolo per omicidio volontario di 9 pazienti.
Leonardo Cazzaniga all’ergastolo: condanna definitiva per il medico che uccise 9 pazienti- Corriere.it

Leonardo Cazzaniga all’ergastolo: condanna definitiva per il medico che uccise 9 pazienti
Confermata la sentenza d’appello. L Nel processo vennero appurate anche le responsabilità dell’ex vice primario per la morte del marito e del suocero della sua amante, l’infermiera Laura Taroni
milano.corriere.it

Dott. Felice Carsillo - Condannato nel 2022 a 1 anno di reclusione per omicidio colposo e lesioni colpose gravissime. Diagnosi sbagliata a carico di un giovane paziente di 20 anni. Il giovane andò a farsi visitare per un dolore al ginocchio. Scambiato per una frattura in realtà era un tumore di cui il medico non si accorse. Fu operato, subì l' amputazione della gamba e infine morì dopo 17 mesi di agonia.
https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/22_maggio_01/malasanita-scambia-tumore-frattura-medico-condannato-eac43dd8-c8ba-11ec-85c4-7c8d22958d02.shtml

Malasanità, scambia tumore per frattura: medico condannato
Confermata in Cassazione la condanna d’appello nei confronti del chirurgo ortopedico Felice Carsillo. La vittima, Domenico Natale, 20 anni, è scomparsa nel 2014 dopo un calvario durato un anno: il dolore al ginocchio, l’amputazione e quindi la morte
roma.corriere.it

Dott. Maurizio Iori - Condannato nel 2015 alla pena dell’ ergastolo per duplice omicidio volontario a carico della ex-compagna e della figlia.
https://www.ilgiorno.it/cremona/cronaca/omicidio-iori-62733489

Iori, i familiari delle vittime dopo la sentenza: "È la fine di un incubo"
Dopo la conferma della Cassazione, che ha ribadito la condanna per duplice omicidio di Maurizio Iori di P.G.R.
www.ilgiorno.it

Dott.ssa Orizia D'Agnese - Condannata nel 2018 ad 1 anno di reclusione per omicidio colposo. Scambia un infarto per una banale gastrite. Il paziente, detenuto, che aveva chiesto aiuto muore.

Morì d'infarto in carcere, condannata la dottoressa (ilgazzettino.it)

LA SENTENZA(g.l.a.) Fu colpa della mancata diagnosi di un infarto in corso se un detenuto del carcere di Padova morì, nella primavera del 2011. La Corte di Cassazione ha messo la parola fine al...
www.ilgazzettino.it

Dott. Claudio Castellano - Condannato nel 2021 a 1 anno per falso.
Una paziente si rompe un femore. Il chirurgo opera la donna alla gamba sbagliata, poi resosi conto dell' errore la opera a quella fratturata. Il chirurgo quindi opera entrambe le gambe quando l'arto rotto era solo il destro. La donna dopo l'intervento chirurgico, esce dalla sala operatoria con due protesi, una alla gamba effettivamente fratturata, la destra, e un'altra protesi a quella sana. Il medico poi, per cercare di mascherare il suo errore, falsifica la cartella clinica.

Operò la paziente alla gamba sbagliata e poi falsificò la cartella, condannato ex primario (palermotoday.it)

Diventa definitiva la sentenza a carico di Claudio Castellano in relazione all'intervento eseguito a settembre del 2012 a Villa Sofia. La paziente, poi deceduta per un tumore, era caduta e si era rotta il femore destro, ma per un errore uscì dalla sala operatoria con una protesi ad entrambi gli arti
www.palermotoday.it

Dott.ssa Elisabetta Spadoni e Dott. Graziano Vierucci - Condannati nel 2022 a 1 anno e 4 mesi per omicidio colposo legato a negligenza e imprudenza.
Bimbo di 10 anni muore a causa di una malattia polmonare non diagnosticata, nonostante le insistenze dei genitori che nei giorni precedenti la tragedia lo avevano fatto visitare più volte.

Lucca, Alessandro Favilla morì a 10 anni: condannati due medici. La mamma: «Finisce un calvario» - CorriereFiorentino.it

I due dottori sono stati condannati in via definitiva per omicidio colposo legato a negligenza e imprudenza
corrierefiorentino.corriere.it

Dott. Giacomo Posocco - Condannato nel 2019 a 2 anni 11 mesi 18 giorni per ripetute violenze sessuali a danno di pazienti con handicap mentale.

Venezia, il medico fu condannato per molestie e i nuovi pazienti insorgono: «Via di qui»
È bastato un annuncio, sulla pagina Facebook della sindaca Roberta Nesto, per scatenare un putiferio. Lui:«Ho scontato la mia pena con la giustizia»
corrieredelveneto.corriere.it

Treviso. Molestava le pazienti con handicap mentale. Medico di base in cella
Gli episodi erano avvenuti a Spresiano. Ora operava a Musile di Piave
corrieredelveneto.corriere.it

[Chiedo scusa, non tutti i link sono precisi, non ho avuto il tempo di metterli a posto uno per uno. Se volete risalire alla notizia originale di un qualunque articolo, copiate la stringa del titolo su google. Grazie. M.M.]


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