mercoledì 25 giugno 2025

Una campagna di pressione alle banche armate

 

Davanti ad una sempre più preoccupante situazione internazionale, dove continua la devastante guerra in Ucraina, il genocidio della popolazione palestinese a Gaza, il massacro nascosto del Sudan e dell’Africa centrale, non possiamo chiudere gli occhi.

La campagna di pressione alle banche armate, promossa nel 2000 dalle riviste Missione Oggi, Mosaico di pace e Nigrizia, aveva lo scopo di favorire il controllo attivo dei cittadini sulle operazioni di finanziamento all’industria militare e al commercio di armi. Pubblichiamo la nota del Comitato sardo Campagna Banche Armate.

Le guerre, oltre ad essere un’inutile carneficina, portano all’instaurarsi di governi totalitari ed all’annullamento delle libertà democratiche, all’impoverimento della popolazione e solo all’arricchimento sfrenato delle industrie che sfornano armi, tank, missili, bombe, droni-killer e tutte le tecnologie atte ad usarli.

Il riarmo europeo rientra nella follia globale di una nuova corsa agli armamenti. Ma quale riarmo? I paesi europei non sono mai stati disarmati, anzi già da anni le loro spese militari, sommate insieme, risultavano seconde solo alla macchina da guerra del Pentagono. Si parla di incrementare una spesa già molto rilevante che, in un’epoca di cambiamenti climatici e catastrofi ambientali, meriterebbe ben altro utilizzo.

Solo una forte spinta verso il disarmo potrà evitare all’umanità di cacciarsi nel vicolo cieco di una nuova guerra mondiale. Le guerre sono alimentate dall’industria delle armi, che utilizza le banche per le proprie transazioni economico-finanziarie. Ma se per i cittadini è assai difficile raggiungere direttamente i fabbricanti di armi, possono però tentare di arrivare alle banche.

Da qui nasce l’idea di rilanciare la Campagna di pressione alle banche armate. Ogni persona ha a che fare con le banche, non fosse altro perché i pagamenti di pensioni, stipendi, compensi nel settore pubblico e, in parte, anche in quello privato, passano obbligatoriamente attraverso gli istituti di credito. E poiché ad una banca ci dobbiamo forzatamente affidare, vogliamo almeno che la banca sulla quale riceviamo lo stipendio o la pensione, col cui bancomat facciamo la spesa, non abbia fra i suoi clienti e non faccia operazioni con produttori o mercanti di armi.

Il Comitato Sardo Campagna Banche Armate, dopo un attento studio, coadiuvato anche dai massimi esperti in materia, ha avviato un’interlocuzione con tre banche, due rilevanti nell’ambito dell’isola, il Banco di Sardegna-BPER e Poste Italiane; la terza, Banca Valsabbina, nel bresciano, la banca cui si è affidata l’industria bellica RWM per le sue operazioni sul mercato.

Da Banca Valsabbina, nessuna risposta in quasi due mesi, nonostante un sollecito: il che la dice lunga sul suo reale interesse di interloquire con la società civile. Con Poste Italiane l’interlocuzione sta andando avanti, mentre con il Banco di Sardegna- BPER la comunicazione si è interrotta con il rifiuto della banca di chiarire gli aspetti del suo coinvolgimento con l’industria bellica.

Ci sembra arrivato il momento di dare spessore a questa mobilitazione, nata in Sardegna, ma che vuole essere d’esempio per altri territori. Vogliamo banche disarmate, che facciano a meno dei denari di aziende che forniscono ordigni bellici o apparecchi d’ intelligence militare, per diversi motivi.

Ci ripugna la guerra come ignobile ed inutile strage, compiuta e subita da persone che appartengono alla stessa specie biologica e che muoiono per gli interessi dei loro governanti.

Le condizioni economiche della popolazione vengono ulteriormente impoverite sottraendo risorse alla sanità, alla scuola, alla cultura, ai servizi sociali, per dare spazio alle armi. In caso di guerra conclamata, è la popolazione civile a subire le peggiori conseguenze dei bombardamenti e dovrà sfollare dalle città o finire sepolta sotto le macerie.

Le conseguenze sociali sono altrettanto orribili. Vengono erose le libertà fondamentali: la libertà di opinione, di associazione, la libertà di stampa e quella di circolazione vengono ogni giorno messe a dura prova. In uno stato di guerra, ogni dissenso viene criminalizzato, ammutolito, estirpato.

Dobbiamo provare a fermare la macchina della guerra, a partire dai soldi che le servono e dai servizi che le vengono erogati. Diventa fondamentale fare pressione sulle banche e ciascuna persona può farlo, completando e spedendo la lettera alla propria banca.

Stiamo compiendo un’azione nonviolenta di consumo critico e di risparmio responsabile, per contribuire ad un futuro di pace e di giustizia sociale.

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martedì 24 giugno 2025

Guerrafondai di ieri e di oggi - Francesco Casula

 

È incredibile come nella storia i guerrafondai, cinici e disumani, si rassomiglino e si piglino. Persino nelle espressioni lessicali. Anche a più di 2 mila anni di storia.

Succede infatti che lo stato terrorista di Israele con il suo gran capo, il satrapo, criminale di guerra Benjamin Netanyahu, nella notte del 12 giugno scorso, aggredisce l’Iran bruciando palazzi residenziali, distruggendo e devastando: ad iniziare dagli aeroporti. Da quello di Tabriz (distrutto) a quello, internazionale di Mehra colpito brutalmente.

Ma soprattutto uccidendo: ben 78 morti e 329 feriti. Tra cui 20 comandanti, 6 scienziati ma anche civili, donne e bambini.

E non è finita.

Bene: sapete come Israele ha chiamato questo mostruoso eccidio: blitz, raid, operazione militare.

Non aggressione e guerra, al di fuori e contro qualunque convenzione internazionale.

“Operazione militare”: questo lessico non vi ricorda qualcuno? Putin? Sì, proprio lui: che considera la guerra di aggressione all’Ucraina una “operazione speciale”.

Ma questo è ancora niente, rispetto alle valutazioni che si danno sull’Evento: per Trump si tratta di un’operazione “eccellente”. Ma capite? Non un mostruoso e sanguinario eccidio!

E il terrorista di Stato: “E’ apparso raggiante” dopo i bombardamenti, scrivono le cronache dei giornali. “Raggiante”!

Siamo alla disumanizzazione totale. Roba da criminali mentecatti. Ma a questo punto potrebbe qualcuno meravigliarsi se i terroristi di al-Qaeda considerassero l’operazione delle Torri gemelle dell’11 settembre del 2001 “eccellente” e altrettanto i terroristi di Hamas per l’operazione del 7 ottobre 2023? E gli uni e gli altri, come Netanyahu, fossero “raggianti”?

Facciamo un salto di 2 mila anni e più? Il principale storico romano Tito Livio usa un termine simile a quello del capo terrorista israeliano: dopo un immane eccidio della popolazione sarda, l’esercito romano, ritorna “felice” a Roma dopo aver ucciso in due guerre (12 mila Sardi nel 177 a. C. e 15 mila nel 176).

Cialtroni e ciarlatani guerrafondai che leggessero per avventura questa mia nota, mi risparmino inutili e becere lezioni sul “contesto” storico e scempiaggini simili. Gioire per una strage di uomini è abominevole: ieri come oggi come sempre. Punto!

Ma ecco il testo di Tito Livio (libro 23^ della sua della monumentale Storia di Roma “Ab urbe condita” in 142 libri) che ricorda l’Evento.

“Sotto il comando e gli auspici del console Tiberio Sempronio Gracco la legione e l’esercito del popolo romano sottomisero la Sardegna. In questa Provincia furono uccisi o catturati più di 80.000 nemici. Condotte le cose nel modo più felice per lo Stato romano, liberati gli amici, restaurate le rendite, egli riportò indietro l’esercito sano e salvo e ricco di bottino, per la seconda volta entrò a Roma trionfando. In ricordo di questi avvenimenti ha dedicato questa tavola a Giove, nel tempio della Dea matuta”.

Gli schiavi condotti a Roma furono così numerosi che turbarono il mercato degli stessi nell’intero mediterraneo, facendo crollare il prezzo, tanto da far dire allo stesso Livio Sardi venales: Sardi di poco valore e dunque acquistabili e da vendere, a basso prezzo.

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lunedì 23 giugno 2025

La professione infermieristica: quale ruolo rispetto alle problematiche climatiche e all’assistenza primaria - Mario Fiumene


L’evoluzione dei bisogni di salute, la crescente complessità dei percorsi assistenziali e la riorganizzazione dei servizi territoriali richiedono un ripensamento del contributo di tutte le professioni (mediche, sanitarie, infermieristiche, sociali e così via) nei processi di trasformazione del sistema sanitario.

Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) italiano rappresenta una complessa organizzazione Knowledge-Based, ovvero una realtà che si fonda sul valore della conoscenza e competenza professionale di chi vi lavora. Tra queste figure professionali, gli infermieri rappresentano circa il 40% di tutto il personale del SSN e svolgono un ruolo cruciale nel garantire l’efficacia, la continuità e la qualità delle cure. La dotazione strutturale di un sistema sanitario rappresenta uno dei principali indicatori per valutarne l’efficienza e la capacità di rispondere alle esigenze della popolazione.

Gli indicatori utilizzati per rappresentare queste dimensioni riguardano la disponibilità di risorse umane sulla base della domanda (popolazione da coprire e numero posti letto) e la composizione del personale. Un contesto globale in rapida evoluzione pone sfide per i sistemi sanitari e influisce sulla salute e sul benessere. Instabilità geopolitica, conflitti, cambiamenti climatici e sconvolgimenti ambientali stanno avendo un impatto su un numero crescente di paesi.

L’incertezza economica persiste insieme all’aumento del debito pubblico, all’inflazione e alla riduzione del margine di bilancio, tutti fattori che incidono sulla spesa del settore sociale. Le ripercussioni sulla salute umana si riflettono nel rallentamento dei progressi nella riduzione della mortalità materna, neonatale e infantile e nell’aumento delle malattie non trasmissibili (NCD), dei problemi di salute mentale, delle malattie trasmissibili, della resistenza antimicrobica e dei rischi infettivi ad alto rischio.

Mancano 5 anni all’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile 2030. I progressi in materia di copertura sanitaria universale (UHC), sicurezza sanitaria e Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) relativi alla salute non possono essere realizzati senza un numero adeguato di operatori sanitari e assistenziali dotati delle competenze necessarie per soddisfare i bisogni di salute della popolazione. Mentre lo “stock” globale di operatori sanitari è aumentato costantemente nell’ultimo decennio, i progressi nel colmare la carenza di operatori sanitari sono rallentati, inducendo una revisione al rialzo della carenza globale prevista per il 2030 da 10 a 11 milioni, il 69% dei quali sarà a carico delle regioni africane e del Mediterraneo orientale dell’OMS.

Queste lacune nell’accesso agli operatori sanitari rappresentano una grave disuguaglianza che deve essere affrontata. Lo Stato dell’assistenza infermieristica nel mondo 2025 fornisce dati ed evidenze aggiornati e convalidati sulla forza lavoro infermieristica globale, come riportato attraverso un approccio standardizzato per i dati sulla forza lavoro sanitaria nazionale. La maggiore disponibilità di dati consente una maggiore precisione nella descrizione delle sfide relative alla formazione infermieristica, all’occupazione, all’erogazione dei servizi e alla leadership, nonché una pianificazione adeguata delle risposte politiche per affrontarle.

Ottimizzare la produzione nazionale di infermieri per soddisfare o superare la domanda del sistema sanitario è nell’agenda di molti Paesi. In particolare quelli africani e del Mediterraneo orientale, devono aumentare il numero di laureati in infermieristica per tenere il passo con la crescita demografica e l’espansione della domanda del mercato del lavoro. Molti paesi dovranno affrontare i colli di bottiglia che impediscono l’ammissione o l’iscrizione degli studenti (ad esempio, la disponibilità di facoltà infermieristiche e sedi di formazione clinica; limitazioni nelle infrastrutture e nelle attrezzature per la formazione), da noi in Italia si discute di come rendere attrattiva la Professione infermieristica. In altre realtà si pensa a come dare agli infermieri gli strumenti per contribuire all’agenda climatica attraverso la formazione, l’advocacy, la pratica consapevole del clima in ambito sanitario e la leadership.

Integrare i risultati di apprendimento sugli impatti dei cambiamenti climatici sulla salute nei programmi di studio basati sulle competenze e negli studi interdisciplinari. I ruoli infermieristici nelle strutture sanitarie possono promuovere misure di sostenibilità e consapevolezza climatica nei loro luoghi di lavoro. Anche in Italia si dovrebbero ripensare i percorsi didattici e inserire nei programmi le tematiche di salute dell’ambiente e dei luoghi di vita. L’ambiente globale è sempre più caratterizzato da crisi e conflitti concomitanti, incertezza economica, accelerazione dei cambiamenti climatici e aumento delle disuguaglianze sociali.

Conflitti e emergenze prolungati si verificano in un contesto di crescenti tensioni geopolitiche. La stagnazione e la regressione economica globale stanno esercitando pressioni sui bilanci degli aiuti allo sviluppo e limitando la spesa del settore sociale in senso più ampio. Gli impatti dei cambiamenti climatici e del degrado ambientale sono più evidenti e colpiscono in modo sproporzionato le popolazioni vulnerabili. I cambiamenti demografici sono sempre più caratterizzati dall’invecchiamento della popolazione e dai bassi tassi di natalità in molti paesi, compreso il nostro, parallelamente a un costante aumento dell’urbanizzazione in tutto il mondo. Sebbene i progressi tecnologici offrano un potenziale significativo per migliorare l’accesso alle informazioni, il processo decisionale e la produttività, i benefici comportano il rischio di ampliare i divari di accesso, aggravare le disuguaglianze, la disinformazione e la disoccupazione.

Gli infermieri svolgono un ruolo cruciale nell’affrontare gli impatti sulla salute dei cambiamenti climatici attraverso l’istruzione, la sensibilizzazione e le pratiche sanitarie sostenibili. In quanto operatori sanitari che lavorano in prima linea nella fornitura dei servizi, educano i pazienti e le comunità sui rischi per la salute legati al clima, tra cui l’inquinamento atmosferico, il caldo estremo e le malattie trasmesse da vettori, promuovendo al contempo misure protettive come la preparazione e la risposta alle emergenze, strategie di idratazione e prevenzione delle infezioni.

I loro stretti legami con le comunità li rendono potenti sostenitori della giustizia sociale, affrontando l’onere sproporzionato dei cambiamenti climatici, come l’aumento della prevalenza di malattie respiratorie e cardiovascolari dovuto all’inquinamento atmosferico o malattie trasmesse da vettori dovute ai cambiamenti climatici. In molti Paesi oltre all’educazione dei pazienti, gli infermieri guidano iniziative per ridurre l’impronta di carbonio delle strutture sanitarie e assistenziali promuovendo il riciclaggio, riducendo il consumo energetico, implementando pratiche di approvvigionamento sostenibili e sostenendo la telemedicina. Questi sforzi contribuiscono a mitigare l’impatto ambientale della salute e dell’assistenza, garantendo al contempo la resilienza contro i cambiamenti climatici come eventi meteorologici estremi, incendi boschivi e alluvioni.

Tuttavia, gli infermieri stessi affrontano rischi per la salute derivanti dai cambiamenti climatici, tra cui l’esposizione a temperature estreme, la scarsa qualità dell’aria e il peso psicologico della risposta alle emergenze causate dal clima. Il supporto alla salute mentale per gli infermieri che affrontano stress, burnout e traumi è essenziale per mantenere il benessere e l’efficacia della forza lavoro. Nonostante il loro ruolo fondamentale, molti infermieri segnalano una formazione inadeguata sui problemi di salute legati al clima.

Uno studio globale ha rilevato che tra gli operatori sanitari intervistati, il 41% ha segnalato una mancanza di conoscenza come ostacolo alle iniziative sui cambiamenti climatici, il 22% ha citato un supporto tra pari limitato e il 31% riteneva che gli operatori sanitari avrebbero avuto scarso impatto, sottolineando l’urgente necessità di una migliore istruzione e sviluppo delle competenze. Pertanto, il rafforzamento dei programmi di studio infermieristici e l’espansione dei programmi di sviluppo professionale continuo prepareranno meglio gli infermieri ad affrontare le sfide climatiche nella loro pratica. Integrando un’assistenza consapevole del clima nella loro pratica, gli infermieri contribuiscono alla resilienza sanitaria globale e al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

La loro competenza sia nell’assistenza diretta ai pazienti che nella più ampia sostenibilità del sistema sanitario li rende centrali per promuovere una risposta incentrata sulla salute ai cambiamenti climatici che dia priorità alla prevenzione, all’adattamento e all’equità. Come già detto in precedenza è auspicio che anche in Italia i programmi di studio infermieristici siano rivisti in applicazione dell’art.7 del nuovo Codice Deontologico 2025: «l’infermiere promuove stili di vita ecosostenibili e rispettosi dell’ambiente, riconoscendo l’interazione tra la salute umana, quella animale e l’ambiente, per una salute integrale a livello globale».

Vediamo un altro aspetto: gli infermieri nell’assistenza sanitaria primaria. Gli infermieri sono fondamentali per l’assistenza sanitaria primaria, poiché forniscono servizi equi, convenienti e incentrati sulle persone, rafforzando al contempo le capacità del sistema sanitario. Basato su prove concrete e supportato da politiche globali, l’approccio all’assistenza sanitaria primaria rimane fondamentale per raggiungere la copertura sanitaria universale e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Gli infermieri sono fondamentali per coordinare, personalizzare, supervisionare e comunicare l’assistenza tra specialisti, assistenti e caregiver informali. In qualità di caregiver, promotori, supervisori, educatori e leader, gli infermieri sono essenziali per la sicurezza del paziente.

La loro competenza nella gestione del rischio e nell’assistenza basata sulle evidenze garantisce la sicurezza nell’erogazione dei servizi. In particolare, il 67% dei paesi segnala l’integrazione dei principi di sicurezza del paziente nella formazione infermieristica, supportando funzioni critiche come la somministrazione di farmaci e la prevenzione e il controllo delle infezioni (IPC). Nonostante le sfide come la carenza di personale, gli infermieri sostengono le misure di IPC come l’igiene delle mani e le tecniche asettiche, promuovendo al contempo la fiducia attraverso l’educazione del paziente. Investire nella capacità e nella leadership infermieristica è fondamentale per sostenere l’assistenza primaria e le funzioni essenziali della sanità pubblica come nucleo dei servizi sanitari integrati consentendo agli individui e alle comunità di gestire la propria salute.

Gli infermieri sono fondamentali nel promuovere questi pilastri e nel guidare l’agenda dell’assistenza sanitaria primaria. Gli infermieri di famiglia IFeC (legge 77/2020) dovranno essere in prima linea in questa visione. Al contrario di altre professioni sanitarie, l’infermiere di famiglia e comunità (e in generale l’infermiere) non è una figura tecnica perché il suo intervento non si esaurisce con la prestazione erogata a fronte di una bisogno, ma agisce in modo preventivo, proattivo e partecipativo rispetto al paziente e anche alla sua famiglia perché questi siano in grado di comprendere la loro situazione e di affrontarla secondo i parametri necessari all’assistenza e alla tutela della salute, ma anche da punto di vista sociale e di integrazione per una qualità di vita migliore, anche attraverso la tutela dell’ambiente.

Mario Fiumene Dottore Magistrale in Scienze Infermieristiche e Ostetriche, già Coordinatore Area delle Cure Domiciliari Servizio delle Professioni Sanitarie Asl 3 e Asl 5, Regione Sardegna

https://www.manifestosardo.org/la-professione-infermieristica-quale-ruolo-rispetto-alle-problematiche-climatiche-e-allassistenza-primaria/

domenica 22 giugno 2025

Avviso dei giuristi alla cittadinanza italiana - Giuristi contro la guerra

 

I sottoscritti giuristi italiani, internazionalisti, privatisti e pubblicisti, in riferimento ad un eventuale ‘prestito’ di basi italiane agli Stati Uniti nel caso di un coinvolgimento americano nella guerra, osservano:

a) l’attacco israeliano all’Iran integra, con ogni probabilità, un uso della forza armata internazionalmente illecito, dal momento che quest’ultima è consentita solo dinanzi a un attacco armato, e non certo per prevenire la preparazione (fra l’altro, indimostrata) di bombe nucleari da parte di uno Stato;

b) un eventuale intervento statunitense in appoggio a Israele si configurerebbe, dunque, come una forma di complicità, anch’essa internazionalmente illecita, nell’azione militare israeliana;

c) ogni supporto fornito a un tale intervento si tradurrebbe altresì, da parte italiana, in una gravissima violazione dell’art. 11 della Costituzione, che, ripudiando la guerra “come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”, vieta qualsiasi ricorso alla forza in contrasto col diritto internazionale, ivi compresa ogni forma di compartecipazione a simili azioni;

d) la suddetta violazione si verificherebbe anche se l’attacco israeliano fosse ritenuto, a differenza di quanto crediamo, un semplice episodio di una guerra più ampia, fra Israele e Iran, dal momento che l’art. 11 impedirebbe, anche in quest’eventualità, qualsiasi forma di coinvolgimento da parte italiana. Le azioni cui il Governo italiano si dichiarasse disponibile, in una fase delicatissima in cui un intervento degli Stati Uniti potrebbe generare una escalation nucleare senza precedenti, confermerebbero la sua insipienza giuridica e il suo spregio per la legalità internazionale e costituzionale, già resi evidenti dalla sua oggettiva complicità nei crimini di massa in corso sul Territorio palestinese occupato. 

In questo momento storico sarebbe al contrario indispensabile recuperare il rispetto dei principi che hanno dettato la nostra costituzione e le carte internazionali nate dalla sconfitta del nazifascismo, e formare a livello internazionale un fronte non allineato, lontano dagli estremismi di Washington e Bruxelles e del sionismo internazionale.

Pasquale De Sena, Nerina Boschiero, Ugo Mattei, Barbara Spinelli, Luigi Daniele,  Veronica Dini, Alberto Lucarelli, Lucilla Gatt,  Gianluca Vitale, Maria Rosaria Marella, Michele Carducci, Alessandra Quarta, Luca Nivarra, Marisa Meli,  Luigi Paccione, Alessandro Somma,  Fulvio Rossi Albertini, Fabio Marcelli, Claudio Giangiacomo, Luca Saltalamacchia, Carlo Iannello, Paolo Cappellini, Ugo Giannangeli, Fausto Gianelli, Domenico Gallo,  Arturo Salerni, Cesare Antetomaso, Geminello Preterossi, Michela Arricale, Nicola Giudice, Carlo Augusto Melis Costa.

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sabato 21 giugno 2025

Il ruolo antisistemico dei migranti - Raúl Zibechi

 

La guerra contro i migranti che dicono “basta!” è in realtà la guerra del capitalismo. La cosa più importante, dice Raúl Zibechi, è che i migranti hanno perso la paura. Da quando è cominciata la politica trumpista delle esplusioni, molti si sono chiusi in casa per paura di essere scoperti, arrestati ed espulsi. Ora scendono in piazza. “Qualcosa è cambiato, e questo cambiamento ci riempie di speranza nel momento più buio del dominio capitalista. Per coloro che auspicano la caduta dell’imperialismo e del capitalismo, questo è un momento importante. Non perché crediamo che la sua caduta avverrà da un giorno all’altro… Ciò che ci incoraggia è constatare che le rivolte non sono state messe a tacere… e, soprattutto, che le lotte più diverse si stanno collegando…”

 

La caccia ai migranti da parte del governo statunitense, che li insegue persino per le strade, entra nelle loro case e ne abusa, è un’ulteriore prova che le democrazie hanno cessato di esistere, persino nel Nord del mondo, dove sono nate. La vera novità sono le risposte date sia dai migranti stessi che da molti figli di migranti nati negli Stati Uniti e senza problemi legali.

È possibile che i migranti stiano diventando come i cristiani dell’antica Roma. Furono perseguitati, ma ebbero un ruolo di primo piano nella trasformazione e anche nella caduta dell’impero, rifiutandosi di partecipare ai riti ufficiali. Oggi non è più lo stesso, ma potrebbe essere un sintomo della crescente decomposizione della “nazione essenziale”.

Chiamiamo le cose con il loro nome: questa è una guerra del capitalismo. Contro i migranti, contro le persone di colore, contro i popoli indigeni e neri, contro chi è diverso. Sebbene sia condotta in nome della democrazia, è totalitarismo. Il filosofo Giorgio Agamben ha definito il totalitarismo moderno come

“l’instaurazione, mediante lo stato di eccezione, di una guerra civile legale, che permette l’eliminazione fisica non solo degli avversari politici, ma di intere categorie di cittadini che per qualche ragione non risultano integrabili nel sistema politico” (Lo stato d’eccezione, Bollati).

Certo, questa non è una guerra contro tutti i migranti (non è mai “contro tutti”), ma contro quella parte di giovani che dice “basta!”, che non si arrende, che si ribella e resiste. Ciò che è notevole è che siano sempre più numerosi e che abbiano una consapevolezza più chiara che la loro situazione non è dovuta a un governo o a un governatore, ma è il risultato di un sistema globale chiamato capitalismo che li attacca in California, in Messico, in Europa, a Wall Street o ovunque si trovino.

Le proteste in corso riecheggiano quelle di migliaia di giovani messe in scena nel 2024 a sostegno del popolo palestinese, una solidarietà che continua e tende a crescere in questo periodo. I protagonisti sono le stesse giovani generazioni che non hanno futuro nel sistema. Ma sono anche legate alla lunga storia di lotte nello stato della California, sia tra i migranti che tra la popolazione nera, scoppiate quando una giuria assolse gli agenti di polizia che picchiarono Rodney King nel 1991, causando la morte di oltre cinquanta persone.

Ora migranti irregolari, figli di migranti legali e molti bianchi si uniscono, esprimendo la rabbia accumulata per decenni di politiche neoliberiste che avvantaggiano solo i ricchi. Le proteste in corso espongono la dura realtà vissuta da milioni di persone negli Stati Uniti.

In primo luogo, rivelano il vero volto del sistema, che ha mobilitato 2.000 soldati della Guardia Nazionale e poi 700 Marines per contenere le proteste, sebbene il governatore dica che ora i membri della Guardia Nazionale siano 4.000. La brutalità degli ufficiali in uniforme pesantemente armati, l’uso abbondante di gas lacrimogeni e granate stordenti, dimostrano in cosa consiste la tanto decantata democrazia della superpotenza. La militarizzazione della risposta per contenere la popolazione dimostra che ci sono sempre meno differenze tra il Nord e il Sud del mondo.

In secondo luogo, le proteste hanno aperto una frattura istituzionale, poiché il governatore della California e il sindaco di Los Angeles hanno respinto la militarizzazione. È normale che le proteste dal basso aprano crepe nelle istituzioni, soprattutto in uno stato come la California, che si esprime chiaramente contro Trump. Vedremo quanto profonda si spingerà la frattura istituzionale, anche se possiamo aspettarci pocoLa cosa più importante, tuttavia, è che i migranti hanno perso la paura. Da quando è iniziata la politica trumpista delle espulsioni, molti si sono chiusi in casa per paura di essere scoperti, arrestati ed espulsi. Ora non solo scendono in piazza, ma non hanno paura di affrontare le forze armate del Paese più potente del mondo.

Qualcosa è cambiato, e questo cambiamento ci riempie di speranza nel momento più buio del dominio capitalista. Per coloro che auspicano la caduta dell’imperialismo e del capitalismo, questo è un momento importante. Non perché crediamo che la sua caduta avverrà da un giorno all’altro. Sappiamo di essere testimoni di un processo storico di aspre lotte tra chi sta in alto e chi sta in basso, che durerà decenni, sarà prolungato e tortuoso.

Ciò che ci incoraggia è constatare che le rivolte non sono state messe a tacere, che ciò che sta accadendo a Gaza non rimarrà impunito e, soprattutto, che le lotte più diverse si stanno collegando. Infine, per coloro che credono che la caduta di un impero avvenga sia dall’interno che dall’esterno, le mobilitazioni in California e in altri stati ci mostrano che ci troviamo di fronte a una possibilità senza precedenti: la continuazione delle lotte negli Stati Uniti, visto che fino ad ora ci sono state grandi fiammate che si sono spente in poche settimane. A quanto pare, ci troviamo di fronte a una nuova realtà.


Pubblicato anche su La Jornada e qui con consenso dell’autore

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venerdì 20 giugno 2025

Il sequestro illegale, il concorso truccato, il bando su misura: storie (vere) di abusi che con Nordio non sono più reato. E i processi vanno in fumo - Paolo Frosina


Uno studio della Statale di Milano passa in rassegna le vicende oggetto dei ricorsi alla Consulta, che ha legittimato l'abrogazione dell'abuso d'ufficio. E sottolinea "i gravi vuoti di tutela" lasciati dalla riforma del ministro

La pm che sequestra illegalmente le quote di una società per favorire un imprenditore amico. Il dirigente della Asl che nega il permesso di aprire nuovi ambulatori per evitare concorrenza a quello di suo figlio. I “baroni” universitari che aggiustano i bandi per assumere i loro protetti. Il commissario del concorso in magistratura che cerca di truccare la prova per aiutare un candidato amico. Sono tutti esempi (veri) di soggetti indagati e imputati per abuso d’ufficio e ora scagionati grazie alla legge Nordio, che ha abrogato il reato a partire dall’agosto 2024. A raccoglierli è stata un’assegnista di ricerca dell’Università Statale di Milano, Cecilia Pagella: in un articolo sulla rivista online Sistema penale – diretta dal professor Gian Luigi Gatta – la studiosa passa in rassegna i casi concreti sollevati alla Corte costituzionale dai 14 giudici (inclusa la Cassazione) che hanno sostenuto l’illegittimità della cancellazione della fattispecie per violazione della Convenzione Onu di Merida contro la corruzione. Una tesi rigettata dalla Consulta lo scorso 8 maggio, con il risultato che i procedimenti sospesi in attesa del verdetto – nonostante i (presunti) gravi soprusi commessi – finiranno o sono già finiti in fumo “perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato”. Le motivazioni della sentenza saranno depositate a breve, ma lo studio della Statale prende spunto dalle vicende oggetto dei ricorsi per “sottolineare ancora una volta i gravi vuoti di tutela” aperti dalla riforma del ministro della Giustizia, che lascia “sfornite di tutela penale” condotte dal “peso politico-criminale non trascurabile“.

Il colpo di spugna più clamoroso riguarda i casi in cui l’abuso d’ufficio consiste(va) in una prevaricazione. In un piccolo comune in provincia di Avellino, ad esempio, un capogruppo di opposizione era stato dichiarato decaduto dal segretario comunale che lui stesso aveva denunciato per abusi edilizi: un atto secondo l’accusa illegittimo, perché basato su dimissioni in realtà mai rassegnate dal consigliere, e comunque emesso in violazione dell’obbligo di astensione. In primo e in secondo grado il segretario era stato condannato per abuso d’ufficio: dopo la cancellazione del reato, però, aveva impugnato la sentenza chiedendo l’assoluzione piena. E lo scorso febbraio la Sesta Sezione della Suprema Corte ha deciso di portare la questione alla Consulta, ultima a farlo in ordine di tempo. Il primo, invece, era stato a settembre il Tribunale di Firenze nel processo sul cosiddetto “caso Duchini”: Antonella Duchini, ex procuratrice aggiunta di Perugia, era accusata di aver sequestrato illegittimamente le quote di una società, in modo da consentire di comprarle “a un altro imprenditore con cui intratteneva una duratura relazione personale“. Infine c’è il caso sollevato dal gup di Locri, il cui protagonista è “il direttore dell’area dei servizi veterinari di un’azienda sanitaria, il quale serialmente negava ai richiedenti l’autorizzazione all’apertura o alla prosecuzione dell’attività di nuovi ambulatori al fine di assicurare che lo studio di cui era titolare il figlio non ne subisse la concorrenza”.

 

Secondo la ricercatrice, le condotte di questo tipo sono ormai “penalmente irrilevanti“: l’unico reato astrattamente ipotizzabile, infatti, sarebbe la violenza privata, che però non è quasi mai applicabile in quanto presuppone l’uso di “violenza o minaccia” per “costringere” qualcuno a fare o subire qualcosa. Diversi invece i casi di abusi a vantaggio del privato, il cui esempio classico sono i concorsi truccati: l’articolo cita i processi sulle “concorsopoli” universitarie di Catania e Firenze, in cui rettori e professori sono accusati di aver cucito bandi su misura per i candidati prescelti. Ma tra le vicende rimesse alla Consulta ce n’era una particolarmente clamorosa, a giudizio di fronte al Tribunale di Roma: un tentativo di truccare il concorso per l’accesso in magistratura da parte di un membro della commissione. Secondo i pm l’imputato, professore universitario, non aveva dichiarato “un consolidato rapporto personale con uno dei candidati, che era anche suo dottorando e col quale aveva instaurato una relazione amicale che andava oltre i normali rapporti professionali”. E aveva concordato con lui una serie di “segni di riconoscimento” del suo tema, salvati sul proprio pc. La furbata non era andata in porto solo perché era stata scoperta da un altro commissario, che l’aveva prontamente denunciata.

Anche queste ultime condotte, sostiene l’articolo, rimangono “sostanzialmente scoperte dal punto di vista penalistico”: il reato di turbativa d’asta, infatti, è stato reso inservibile da un recente cambio di orientamento della Cassazione, che consente di applicarlo solo alle a gare per l’acquisto di beni e servizi e non alle procedure per la selezione di personale. Anche il nuovo reato di “peculato per distrazione“, introdotto dal governo contemporaneamente all’abolizione dell’abuso d’ufficio (per evitare procedure di infrazione da parte dell’Ue) “presenta margini talmente angusti da risultare sostanzialmente inutile”: il delitto infatti si configura solo quando i fondi pubblici sono destinati “a un uso diverso” da quello individuato dalla legge. E nel caso dei concorsi truccati questo requisito apparentemente non sussiste: le risorse, infatti, sono stanziate per assumere un tot (ad esempio) di ricercatori o magistrati, senza precisare che tipo di caratteristiche debbano avere. Insomma, conclude la studiosa, “c’è materiale in abbondanza per toccare con mano i vuoti di tutela che restano dopo l’abolizione dell’abuso d’ufficio. Vuoti che sta al legislatore, di oggi o di domani, colmare”.

da qui

giovedì 19 giugno 2025

I Luoghi e gli Intraluoghi - Miguel Martinez

I Luoghi e gli Intraluoghi (1) - Miguel Martinez

In questi giorni, ho fatto un viaggio da Firenze a Timișoara in Romania e ritorno, partecipando a un progetto europeo sul tema dell’economia solidale e sociale. Che senza soldi, non si campa; ma senza solidarietà, si campa male.

I lettori di questo blog sono pochi ma variegati, per cui ricordo loro che, l’anno scorso, i paesi europei della Nato hanno preso dalle nostre tasche e messo in quelle delle multinazionali 454 miliardi di dollari in spese belliche (la Russia, nello stesso anno, ha speso 149 miliardi).

Quindi, comunque la pensiate sull’Unione Europea, un euro speso per mandare Miguel Martinez in Romania è un euro in meno buttato per mutilare o ammazzare qualcuno.

Ora, Firenze per me è un Luogo, più precisamente un luogo sotto un campanile.

Timișoara per me è un altro Luogo. O meglio, lo è il posto dove siamo andati a mangiare la sera, un podere chiamato Farmely.

Ci arriviamo attraverso una stradina sterrata, verso il tramonto.

Siamo in un paese in cui, alla caduta del comunismo, speculatori europei hanno comprato a prezzi da miseria immensi spazi agricoli, dove spruzzarci ogni tanto qualche pesticida per ricevere la manna dei fondi agricoli europei (l’Europa è anche questo).

Ma qualche isola sopravvive.

I poeti di tutte le lingue hanno inventato un sacco di parole straordinarie per descrivere cosa si prova in certi momenti; e i pubblicitari hanno subito scippato quelle parole per venderci merci, per cui non vi dico cosa ho sentito. Questo video rende comunque qualcosa. E’ tutto in lingua romena, infatti l’azienda è locale e non si rivolge al Mercato Globale.

Ad accoglierci, c’è la Contadina.

 

La Contadina, in maglietta, mentre noi patiamo il freddo in maglioni e giacche, corre di qua e di là, dando da mangiare agli animali, mentre ci racconta con lieve ironia che in una vita passata, era stata insegnante d’inglese. Poi ci indica un avvallamento, e ci dice che era stata una discarica dove si trovava di tutto, come dimostra questa vecchia foto:

 

Così si sono messi, lei, suo marito e sua figlia, a ripulire il tutto, e proprio dove c’era la discarica, è sgorgato un mic laculet, un piccolo lago. “It was our revenge!” ci spiega sorridendo la Contadina.

 

Cani e gatti, tanti; e con un’interazione che ci affascina tutti.

I gatti si annusano tra di loro e si rotolano giocosamente con gli enormi cani. E ovunque vada la Contadina, c’è sempre un gatto o due che la rincorre: hanno già mangiato, e quindi non è fame, è una forma di relazione antichissima che da gattaro, vorrei decifrare. Mi metto in ginocchio, e mi trovo un gatto su ciascun ginocchio che fa le fusa, e tre cani in fila per farsi coccolare.

 

Passiamo al pollaio, ci sono due galli enormi, con lo sguardo torvo da conquistare assiro, che ogni tanti becchettano qualche sottomessa femmina: due galline hanno mezza schiena spennata.

I polli vegetariani che si massacrano, i cani e gatti carnivori che si vogliono bene, non so esattamente che morale trarne, ma credo che sarebbe importante.

Posiamo per una foto, ma mancano i gatti, perché hanno deciso tutti insieme di saltare affettuosamente addosso al fotografo.

 

Interrompiamo, per vedere il tramonto:

 

La Contadina ci chiede,

Do you want to live here?“, e sorride.

Ogni elemento della cena è unico, come sapore, come tatto e come colore.

 

In quel momento, in quei sapori, nell’aria fresca della sera, colgo la natura demoniaca del Turismo…

Il due giugno, a Livorno, sbarcheranno a Livorno ben dieci gigantesche navi da crociera, che manderanno decine di migliaia di turisti in pullman a visitare Firenze. In giornata, lasciandosi dietro solo montagne di rifiuti.

 

Non sono diversi da me: sono persone che cercano un Luogo.

Ma così non solo non lo troveranno, ma distruggeranno ancora un altro Luogo, di tutti quelli che esistono al mondo.

Però proprio per questo, non c’è nulla di più importante che aiutare ogni Luogo che spunta al mondo, a vivere.

https://kelebeklerblog.com/2025/05/31/i-luoghi-e-gli-intraluoghi-1/

 

 

I Luoghi e gli Intraluoghi (2) - Miguel Martinez

Nell’ultimo post, ho parlato di un viaggio, di andata e ritorno, tra due Luoghi: il Gonfalone del Drago Verde di Firenze, e la Fattoria Farmerly vicino a Timișoara in Romania.

Tra i due Luoghi, c’è necessariamente un Intraluogo: lo spazio che ho dovuto attraversare per arrivare da un Luogo all’altro.

Questa volta ho vissuto in maniera molto forte il passaggio.

Ho preso:

§  un treno dalla stazione di Firenze a quella di Bologna;

§  la monorotaia dalla stazione di Bologna all’aeroporto;

§  un aereo da Bologna a Monaco;

§  e un aereo di Monaco a Timișoara;

§  e specularmente al ritorno.

L’immensa struttura della Stazione si cala nel cuore di Firenze sotto forma di fabbrica/caserma/fascio littorio cementizio, con la distruzione di non si quanti giardini e luoghi.

 

L’ha fatta il Duce per permettere a me di fare il mio viaggetto.

Certo, oltre a me, in qualche centinaio di milione di altre persone lo dobbiamo ringraziare, tra cui un ex-cancelliere tedesco, predecessore dell’attuale signor Merz, che in questa foto vediamo accanto al Duce:

 

Per farmi arrivare a Bologna, hanno sbucaltato oltre settanta chilometri di montagna

Decine di corsi d’acqua inquinati o prosciugati, discariche abusive,  tonnellate di rifiuti altamente inquinanti scaricati nell’ambiente. […] oltre 1 miliardo di euro di danni ambientali: via al processo civile, nel penale accuse cadute per prescrizione

Un anticlericale dell’Ottocento attribuì, pare falsamente, a Papa Gregorio XVI la frase, chemin de fer, chemin d’enfer: eppure, nella grande buca, siamo davvero negli inferi.

Per farmi arrivare dalla stazione all’aeroporto di Bologna, mi metto dentro una scatola che corre velocissima lungo cinque chilometri costati 130 milioni di euro, che fanno due euro a testa per ognuno di voi (grazie!). Poi arriva l’immensa, totale distesa di cemento dell’aeroporto di Monaco, infine la destinazione.

L’Intraluogo è uguale da un capo del pianeta all’altro, ed è fatto di ferro, cemento, cose che vanno in un solo verso, telecamere che sorvegliano e uomini muscolosi dotati di mitra.

L’Intraluogo si espande incessantemente, ovunque, divorando trasversalmente i Luoghi: Destra e Sinistra impazziscono sui pronomi da dare ai trans o sugli scantinati dove pregano i musulmani, ma sull’irreversibile consumo della biosfera, la pensano allo stesso modo. “Grand plans needn’t be politically divisive..”:

 

E’ un mondo archetipicamente maschile, che impone un Ordine e una Disciplina che avrebbe fatto invidia al comandante di una legione romana: solo che non c’è nessun Comandante, il Re non ha volto.

Dentro i rigidi canali, scorre informe Vita Umana.

(Le successive illustrazioni sono riprese da Steve Cutts, un artista che ha capito i nostri tempi meglio di tanti)...

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