lunedì 15 aprile 2024

SORVEGLIANZA SPECIALE A LAURA ZORZINI, ATTIVISTA NONVIOLENTA DI RIBELLIONE ANIMALE

 


Al centro, sulla destra, Laura Zorzini, attivista nonviolenta di Ribellione Animale.


Richiesta la sorveglianza speciale per Laura, attivista di Ribellione Animale che pratica da anni disobbedienza civile nonviolenta in difesa del clima e degli animali non umani. 

Udienza e presidio di solidarietà martedì 16 aprile alle ore 9.00 di mattina presso il tribunale di Trieste.

Laura Zorzini è un’attivista del movimento antispecista Ribellione Animale.

Ha 29 anni e sin dall’adolescenza è in prima linea per la giustizia climatica e per la Liberazione animale. Ha sempre praticato Resistenza civile attraverso metodi esclusivamente nonviolenti.

 Lo scorso sabato 30 marzo, su richiesta del questore della città, la Digos si è recata presso la sua abitazione a Trieste per consegnarle la comunicazione di sorveglianza speciale di pubblica sicurezza della durata di 2 anni.

Laura è quindi considerata una criminale dallo stato italiano, a tal punto da dover ricorrere al Codice Antimafia per impedire che possa continuare a battersi per i diritti degli animali amplificando la voce di tutti i miliardi di individui rinchiusi negli allevamenti, seviziati nei circhi e negli zoo, sgozzati nei mattatoi.

La notizia arriva in un contesto di repressione di ogni manifestazione del dissenso sempre più severa e iniqua da parte del Governo in carica. Una persona comune che si batte per il riconoscimento della dignità di ogni vita e porta avanti istanze costruttive rivolte alle istituzioni viene dipinta come “dedita alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo la sicurezza e la tranquillità pubblica”.

 

La sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, misura cautelare la cui legittimità costituzionale è stata e continua a venire messa in discussione da numerose giuriste autorevoli, è prevista dal Codice Antimafia per limitare la libertà personale dei “soggetti pericolosi con tenace propensione delittuosa”. Questo strumento preventivo comporta l’impossibilità di allontanarsi dalla propria dimora o dal proprio Comune di residenza, un coprifuoco notturno e/o diurno, l’obbligo di firma e il divieto di riunione in luogo pubblico. Tradotto nella realtà quotidiana, significa che, una volta convalidato il provvedimento, Laura non potrà più nemmeno incontrare i propri cari al parco e i suoi spostamenti, estremamente circoscritti, sarebbero costantemente controllati dalle forze dell’ordine. La sproporzione e l’assurdità della misura cautelare risultano ancora più evidenti mettendo in luce l’episodio da cui è scaturito l’avviso orale del questore: la pubblicazione sul profilo Instagram di Ribellione Animale di “video e foto nelle quali era intenta ad effettuare delle scritte con dei gessetti colorati sul selciato prospiciente l’ingresso del Municipio di Trieste, al fine di manifestare il suo dissenso nei confronti dell’uccisione degli animali a fini alimentari” (testuale citazione dagli atti processuali).

 

Di fronte all’accanimento repressivo nei suoi confronti, Laura Zorzini dichiara:
“Ho gli occhi pieni di orrore davanti alle immagini di animali morti, torturati, terrorizzati, traumatizzati da sofferenze atroci mentre giacciono prigionieri della nostra crudeltà e cupidigia, al freddo, dentro le gabbie degli allevamenti, appesi a testa in giù ai ganci dei macelli con il sangue che gocciola mentre esalano il loro ultimo respiro. Vedo gli spasmi d’angoscia delle madri a cui vengono strappati i cuccioli, mi scendono le lacrime mentre i figli si lacerano le gole chiamando incessantemente la protezione, il calore e il latte materni; famiglie dilaniate e smembrate in pezzi di carne da vendere al supermercato. Sono stata di recente davanti a un mattatoio: arrivavano i camion carichi di agnellini terrorizzati e uscivano celle frigorifere intrise della nostra brutalità. Credo che ciascuna di noi dovrebbe sentire l’odore acre di morte nelle proprie narici per poter risvegliare la propria coscienza e decidere di non essere più complice di un sistema specista basato sul predominio e sullo sfruttamento. Ho un rapporto intimo con il dolore, pervade il mio corpo che scelgo di far diventare uno strumento per denunciare le atrocità e l’ingiustizia del mondo che mi circonda. Sono qui per tracciare una linea netta in difesa della dignità e della vita degli animali non umani e per invitare tutte noi a riconoscere come abominevole e spaventosa la facilità con cui usiamo la violenza sulle altre specie, ergendoci a padroni del sangue che scorre nelle vene di corpi che non ci appartengono.”

Martedì 16 aprile alle ore 9.00 si terrà l’udienza presso il tribunale di Trieste, il quale accoglierà o respingerà la richiesta della sorveglianza speciale. In concomitanza, Ribellione Animale ha organizzato un presidio di solidarietà al quale è invitata a partecipare tutta la cittadinanza.

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sabato 13 aprile 2024

ISRAELE NON RILASCIA LA GIORNALISTA LA CUI BAMBINA MALATA DIPENDE SOLO DAL LATTE MATERNO

Rula Hassanein non riesce a nutrire la figlia nata prematuramente, in un aumento "spaventoso" delle donne palestinesi arrestate con l'accusa di incitamento



La giornalista palestinese Rula Hassanein, 29 anni, arrestata dalle forze israeliane il 19 marzo, con la figlioletta Elia

(articolo di Fayha Shalash – Middle East Eye – Ramallah, Palestina occupata)

Un tribunale israeliano ha rifiutato di rilasciare una giornalista palestinese la cui bambina, nata prematura, dipende per la nutrizione esclusivamente dal latte materno, ha dichiarato la sua famiglia a Middle East Eye.

Rula Hassanein, 29 anni, è stata arrestata il 19 marzo quando alcuni militari israeliani hanno fatto irruzione nella sua casa a sud di Betlemme, nella Cisgiordania occupata.

È stata accusata di incitamento sui social media, un’accusa che viene spesso rivolta ai palestinesi da quando è scoppiata la guerra a Gaza il 7 ottobre.

Un tribunale militare con sede nel complesso carcerario di Ofer, in Cisgiordania, ha rinviato per la terza volta la sessione del processo di Rula ed ha respinto le richieste di cauzione e di rilascio presentate dal suo avvocato. Il processo è ora fissato per lunedì.

L’anno scorso, Rula aveva dato alla luce due gemelli, Elia e Youssef, con due mesi di anticipo a causa di complicazioni di salute. Youssef è morto tre ore dopo.

Elia è rimasta in un’incubatrice per i primi 40 giorni di vita. Ora ha nove mesi e soffre di un sistema immunitario debole, che le ha provocato ulcere sui palmi delle mani, sui piedi e sulla bocca.

Quest’ultima le rende difficile nutrirsi, lasciandola dipendere esclusivamente dal latte materno della madre.

La mia bambina urlava e piangeva nella sua stanza dopo essersi svegliata per le voci dei soldati“, ha raccontato Shadi Brejiya, marito di Rula, a Middle East Eye.”

Brejiya ha raccontato che, al momento dell’irruzione nella loro casa, le truppe israeliane hanno ammanettato e bendato sua moglie, prima di trascinarla in un veicolo militare.

Rula ha chiesto di portare Elia con sé in prigione, spiegando agli ufficiali israeliani i problemi di salute della bambina, ma la sua richiesta è stata respinta.

Alcune ore dopo l’arresto, Elia ha iniziato a disidratarsi. Non ha assunto alcuna forma di alimentazione e i medici sono stati costretti a fornirle nutrimento per via endovenosa.

Le nostre vite si sono capovolte in un solo momento. Tutto è diventato desolante e la mia bambina piangeva e urlava davanti a me senza che potessi aiutarla“, ha detto Brejiya.

Israele ha respinto la richiesta di farmaci

Rula ha avuto le sue complicazioni di salute: nel 2017 le è stato diagnosticato un disturbo renale cronico.

Sua sorella Hadeelha spiegato a Middle East Eye che Rula soffre di una glomerulopatia a lesioni minime, che le impone di vedere un medico ogni quindici giorni e di sottoporsi a esami regolari.

Siamo riusciti a vederla durante il processo una settimana dopo il suo arresto. Era molto stanca e il suo volto mostrava stanchezza e mancanza di sonno e cibo“, ha detto Hadeel.

Ho cercato di salutarla con la mano, ma le guardie me lo hanno impedito e mi hanno respinto“.

Dopo essere stata inizialmente portata in un campo militare, Rula è stata trasferita nella famigerata prigione di Hasharon, nella Cisgiordania occupata, dove sono detenute le donne palestinesi.

La sorella ha raccontato che le autorità israeliane hanno respinto la richiesta di Rula di portare con sé medicinali vitali e l’hanno tenuta in condizioni pessime.

Nella cella non ci sono materassi o coperte e le viene fornito solo un pasto al giorno, freddo e poco cotto, ha detto Hadeel.

Rula è stata poi trasferita nella prigione di Damoun, dove le condizioni di detenzione e la mancanza di cibo sono simili.

Aumento ‘spaventoso’ delle donne arrestate

Negli ultimi mesi, Israele ha rapidamente aumentato gli arresti di donne palestinesi, tra cui giornaliste, avvocate e attiviste – molte delle quali sono madri – con la generica accusa di incitamento.

Secondo la Palestinian Prisoners Society (PPS), il numero delle detenute ha raggiunto le 74 unità dopo l’arresto della giornalista Asmaa Harish e di Khadra Hilal, madre di un palestinese ucciso, durante un raid all’alba di mercoledì a Ramallah.

Amani Sarahneh, la portavoce del PPS, ha dichiarato a MEE che il volume degli arresti dall’inizio della guerra a Gaza è stato ‘spaventoso’.

Ha detto che un tale numero di detenuti in un breve periodo di tempo non si registrava da decenni.

Il numero totale di prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane ha raggiunto i 9.100, di cui quasi 8.000 detenuti dal 7 ottobre.

L’accusa di incitamento è la più frequente che i detenuti palestinesi devono affrontare e, quando non viene provata, vengono trasferiti in detenzione amministrativa, soggetta a rinnovo“, ha dichiarato Amani.

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venerdì 12 aprile 2024

Il caffè protegge dalle malattie del fegato e da alcuni tipi di diabete - Gianpaolo Usai

 

Il caffè è la seconda bevanda più consumata al mondo dopo il tè (e dopo l’acqua ovviamente), su cui esiste un’ampia letteratura scientifica che attribuisce numerose proprietà salutistiche, incluse quelle di ridurre l’infiammazione epatica e lo sviluppo del Diabete tipo 2. Riducendo questi due fattori, si abbassa al contempo anche il rischio di contrarre diverse altre malattie dato che sia l’infiammazione del fegato che il diabete tipo 2 sono precursori di problemi ancora più gravi nell’organismo. 

Oltre la caffeina: cosa c’è dentro al caffè

Il segreto delle proprietà nutraceutiche del caffè non risiede però nella sostanza più conosciuta da tutti, la caffeina. I benefici della bevanda sono invece attribuiti ai numerosi composti vegetali antiossidanti e antinfiammatori presenti nel caffè come l’acido clorogenico, il cafestolo e il caveolo ai quali si riconoscono anche funzioni antitumorali. Al contrario, la caffeina, il principio attivo del caffè a livello del sistema nervoso, sembrerebbe incidere poco in tal senso, dal momento che anche chi beve caffè decaffeinato trae sostanzialmente gli stessi benefici di chi lo beve nella sua versione naturale. Tali evidenze sono state confermate anche da un recente studio nel Regno Unito che ha stabilito un collegamento tra il consumo di caffè e un fegato più sano.

In questa indagine scientifica i ricercatori si sono basati sui dati relativi a un vastissimo campione di 494 mila persone circa, raccolti nella Biobank, una grande indagine nazionale sulla salute della popolazione britannica. I partecipanti sono stati interrogati, tra gli altri, su quanto e quale caffè – decaffeinato, istantaneo, macinato o altro – consumassero. Gli individui sono stati seguiti mediamente per un decennio e i dati sulle abitudini legate al caffè sono stati incrociati con quelli concernenti l’insorgere o meno di malattie al fegato come la steatosi, il carcinoma del fegato, epatiti e cirrosi epatica. Gli studiosi hanno così stabilito che circa il 78% dei partecipanti consumasse mediamente due tazzine di caffè al giorno. Rispetto ai non bevitori di caffè, i bevitori di caffè avevano rischi ridotti rispettivamente del 21% di patologie croniche del fegato e del 49% di morire per malattie del fegato inclusi i tumori (epatocarcinoma). Ciò è stato rilevato indipendentemente dal tipo di caffè consumato, fosse esso solubile, macinato o decaffeinato. Questo studio non è di certo una voce isolata nella letteratura scientifica e anzi concorda con precedenti studi che generalmente riportano associazioni inverse tra consumo di caffè ed esiti di patologia cronica del fegato, inclusi gli enzimi epatici alteratifibrosicirrosi, e tumori al fegato. Effetti protettivi del caffè sono stati inoltre registrati in pazienti che avevano contratto un’epatite C di tipo virale.

Il consumo di caffè offre dunque un vasto effetto protettivo su diversi tipi di patologie. Via libera dunque a qualche tazzina al giorno di espresso o moka considerando che l’effetto protettivo di questa millenaria bevanda è stato accertato oltre che per il fegato anche per cervello, cuore e stomaco, in aggiunta alle proprietà di prevenzione dal rischio di diabete e cancro. Espresso, alla moka, americano, alla turca. Ognuno beve il caffè che preferisce e, contrariamente a quanto si possa pensare, l’italianissimo espresso non è nemmeno il più forte e concentrato in caffeina e altre sostanze antiossidanti, dal momento che una tazzina contiene mediamente 25-35 ml di caffè a fronte dei circa 50 ml di quello preparato in casa con la moka e dei circa 200-250 ml dei “bibitoni” in tazza grande in stile americano e tedesco.

Il caffè protegge anche dal Diabete di tipo 2

Consumare regolarmente tè e caffè può ridurre il rischio di contrarre il diabete di tipo 2. Lo attesta un recente studio giapponese che si aggiunge alla già ampia letteratura scientifica relativa all’efficacia degli antiossidanti presenti in queste bevande nel contrastare l’eccesso di glucosio nel sangue. In questo studio si è documentato un miglioramento significativo dei parametri della glicemia e dell’insulina dopo i pasti nelle persone che assumevano una bevanda apposita contenente alcune delle sostanze presenti nel caffè e nel tè.

L’effetto protettivo, in particolare, è stato attribuito dai ricercatori ad alcune sostanze specifiche caratterizzanti del caffè e del tè: le catechine (i polifenoli antiossidanti del tè) l’acido clorogenico (presente nel caffè) e la caffeina (presente nel caffè e anche nel tè sotto forma di teina).

E’ importante conoscere meglio queste sostanze, anche se in estrema sintesi, in quanto si tratta di preziosi alleati di salute che possiamo ritrovare (strategicamente e consapevolmente) anche in alcuni altri alimenti, oltre al caffè e al tè. Le catechine sono composti polifenolici, appartenenti alla categoria dei flavonoidi, che si trovano nel tè, nel cacao e nei frutti di bosco. Presenti soprattutto nel tè, in particolare in quello verde, le catechine esercitano una forte azione antiossidante contro i radicali liberi, riducendo il rischio non solo di diabete, ma anche di malattie cardiovascolari, epatiche e neurodegenerative. 

Appartiene alla famiglia dei polifenoli antiossidanti anche l’acido clorogenico presente nel caffè, nelle mele e nei frutti di bosco. Oltre che per la capacità di rallentare l’assorbimento di zucchero nel sangue, questa sostanza si distingue per spegnere l’infiammazione, elemento chiave per lo sviluppo di tutte le malattie croniche, diabete incluso.

Chi non dovrebbe bere o limitare il caffeina

Il caffè è invece controindicato in chi soffre di gastrite, ulcera peptica e dispepsia, per il suo effetto di stimolo sulla produzione di acido cloridrico. Inoltre, va evitato in presenza di aritmie, pressione alta non controllata farmacologicamente e tachicardia, perché può causare transitorie accelerazioni del battito cardiaco. Per la stessa ragione non è adatto agli ansiosi. Non dimentichiamo poi che, essendo uno stimolante, può peggiorare i sintomi dell’insonnia. Poiché la caffeina passa attraverso la placenta, il caffè va assolutamente evitato in gravidanza per i possibili effetti nocivi sul feto. 

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giovedì 11 aprile 2024

Glifosato, spunta un rapporto nascosto.

 


“I test utilizzati per valutare la tossicità sono insufficienti”: lo sapevano da almeno 8 anni. Si tratta di un documento richiesto, e successivamente nascosto, dall’Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare, ambientale e sanitaria sul lavoro (ANSES) in Francia. l rapporto si concentrava sulla genotossicità dei prodotti contenenti glifosato, ovvero sulla loro capacità di danneggiare il DNA e potenzialmente causare mutazioni cancerogene. Solo dopo una battaglia legale intrapresa da Le Monde, il quotidiano francese, l’ANSES ha deciso di rendere pubblico il rapporto.  Générations Futures, un’organizzazione ambientalista francese, ha condannato questa pubblicazione tardiva e ha richiesto la sospensione dell’autorizzazione europea al glifosato in attesa dei risultati dei nuovi test. Basterà questo nuovo documento a far cambiare le sorti del glifosato in Europa? Temiamo proprio di no.

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mercoledì 10 aprile 2024

TAV = Mafia. Nuove prove del coinvolgimento della ‘ndrangheta nel TAV Torino – Lione

  

Negli scorsi mesi è venuta fuori, come succede ciclicamente, una polemica bipartisan sulla scritta che svetta sul Musiné all’ingresso della valle che recita TAV = Mafia. Oggi veniamo a conoscenza attraverso una notizia apparsa sul tg regionale che esistono nuove prove del coinvolgimento delle ‘ndrangheta nelle opere propedeutiche al TAV Torino – Lione. Secondo quanto riportato dall’articolo sarebbero nove le persone al centro dell’inchiesta condotta dai militari del ROS e del Comando Provinciale di Torino. Eseguita questa mattina, 4 aprile 2024, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e agli arresti domiciliari, su provvedimento del G.I.P. del Tribunale di Torino.

Le indagini, condotte tra il 2014 ed il 2021 dal ROS Carabinieri e dalla Stazione Carabinieri di Leinì, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Torino, si sono concentrate su un’articolazione territoriale della ‘ndrangheta operante in Brandizzo, Torino e provincia, emanazione delle ‘ndrine Nirta e Pelle originarie di San Luca. Il sodalizio avrebbe operato con sistematico ricorso all’intimidazione nei rapporti con i concorrenti e offerta di protezione a vittime di atti estorsivi, infiltrandosi nell’economia legale del territorio attraverso aziende di edilizia e trasporti, riconducibili al gruppo criminale, che hanno ricevuto, almeno a partire dall’anno 2014, commesse da appaltatori operanti nel settore autostradale e nella realizzazione delle grandi opere, tra cui il Tav, per svolgere lavori di manutenzione del manto autostradale e movimento terra nella provincia di Torino.

Ai domiciliari sarebbe finito Roberto Fantini, fino al 2021 amministratore delegato di Sitalfa, società controllata da Sitaf, concessionaria dell’autostrada dal 2020 nelle mani del gruppo Gavio. Lo stesso avrebbe garantito appalti e commesse alle aziende colluse con la ‘ndrangheta. Ricordiamo brevemente che proprio nel 2021 avvenne il violento sgombero manu militari del presidio di San Didero per installare il fortino-cantiere dell’autoporto che Sitaf ha dato in concessione diretta a se stessa.

In attesa che emergano ulteriori dettagli notiamo come i giornali siano per lo più reticenti a parlare del coinvolgimento di questo sodalizio nel Tav Torino – Lione e parlino genericamente di grandi opere. In altri tempi una notizia del genere avrebbe occupato le prime pagine e non qualche trafiletto della cronaca locale, ma si sa non bisogna disturbare il conducente della malaopera ecocida. Chissà cosa emergerebbe se si approfondissero le indagini su questi settori della criminalità organizzata e sulle grandi imprese del cemento e del tondino colluse invece di sprecare soldi e risorse inventando accuse di associazione a delinquere contro chi difende la valle dalla speculazione, dalla devastazione e dal malaffare?

Per quanto ci riguarda non avevamo bisogno di attendere le indagini per avere consapevolezza delle infiltrazioni della criminalità organizzata, i ciclici tentativi di dare fuoco ai presidi NO TAV sono chiare intimidazioni mafiose. Forse sarebbe ora che anche altri aprissero gli occhi e la smettessero di regalare i nostri soldi a mafiosi e speculatori senza scrupoli.

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martedì 9 aprile 2024

Franco Battiato era vegetariano

Non critico chi mangia carne, questa è una mia scelta venuta con il tempo. 

Per esempio: ho smesso di mangiare pesce in un secondo tempo. In Sicilia frequento degli amici pescatori bravissimi che mi hanno voluto coinvolgere nella pesca di fondo. Alle tre di una notte di agosto ho pescato un pesce, ma quando lui mi guardò e io ho corrisposto il suo sguardo, è come se ci fossimo capiti ed ho deciso di ributtarlo in acqua e da allora non mangio più pesce.

Un'esperienza analoga mi ha portato a decidere di non andare a cavallo. Ci monto sopra e sono felice. Tiro a sinistra lui fa resistenza ed io ho deciso di scendere, perché ho pensato: ma siamo pazzi? Perché deve sentire il mio peso di ottanta chili sulla schiena? Lo so che molti dicono che è nato per quello, ma io non accetto la regola della preda e del predatore anche in natura. La capisco ma non la accetto.

Ha degli animali?

Non direi così, loro vengono da me e mi fanno compagnia. Cani e gatti che non considero animali, ma esseri. Con loro ho una comunicazione reale. Non amo la cattività, non li tengo legati a delle catene, per questo mi sono stati avvelenati quattro cani.

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lunedì 8 aprile 2024

FUORI L’ACQUA DAL MERCATO E DAL PROFITTO! - Patrizia Pisino

  

Viaggio in Liguria, dove si combatte contro le privatizzazioni.

 

Stiamo attraversando il periodo più pericoloso da quando abbiamo abbandonato la nostra sovranità popolare per essere venduti come merci alle multinazionali. Lo stiamo vivendo giorno per giorno con queste direttive europee che stanno trasformando la nostra libertà di scelta e di azione. Le multinazionali hanno già messo le mani su tanti settori pubblici, spinte dai nostri politici che considerano il privato come miglior gestore dei servizi e ritengono in tal modo di sollevare il bilancio dello stato da questi oneri; ma se veramente questi servizi comportano solo spese, che interesse hanno le aziende private ad accollarseli? Il caso emblematico è la gestione dell’acqua pubblica: è ancora veramente pubblica? Un referendum indetto nel 2011 si era espresso contro la privatizzazione del servizio idrico e la remunerazione per il capitale investito dal gestore del servizio idrico.

Certo, un referendum dove gli interessi privati erano esclusi non poteva passare inosservato e, infatti, Mario Draghi inviò una lettera indirizzata al Primo Ministro italiano con la quale il direttivo della Banca Centrale affermava:

È necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala”.

A dicembre 2011 il Governo Monti, col decreto cosiddetto “Salva Italia” convertito nella legge n. 214/11, trasferiva all’Autorità per l’Energia e il Gas ARERA le funzioni di regolazione e di controllo dei servizi idrici, con i medesimi poteri attribuiti all’Autorità stessa dalla legge n. 481/1995: “Norme per la concorrenza e la regolazione dei servizi di pubblica utilità. Istituzione delle Autorità di regolazione dei servizi di pubblica utilità“. Da quel momento prese l’avvio una sistematica privatizzazione in quanto questo organismo ARERA (autorità di regolazione per energia reti ed ambienti) opera in piena autonomia rispetto alla politica del Governo e decide autonomamente tutto ciò che riguarda i settori essenziali per la vita dei cittadini (acqua, gas, energia elettrica, rifiuti e teleriscaldamento).

Da questo momento il SII – Servizio Idrico Integrato – passa sotto il controllo di ARERA, che inizia a mettere in atto tutta una serie di disposizioni che vanno in senso contrario alla vittoria referendaria. Per il 2012/2013 vara un nuovo metodo tariffario che non applica la normativa residuale, come da referendum, ma inserisce nuovamente la remunerazione del capitale investito (utile) con la denominazione “risorsa finanziaria” e, con tutta una serie di meccanismi artificiosi, considera il “profitto” come una voce di “costo” della gestione del servizio idrico. Tutto ciò porta ad un aumento delle tariffe che non corrisponde ad un miglioramento del servizio e a questa negazione dell’esito del referendum i cittadini cercano di opporsi ricorrendo anche al TAR. Nascono in tutta Italia vari comitati acqua che cercano coraggiosamente di difendere un bene che è demaniale; in Liguria nascono i comitati “La voce dei cittadini uniti per il bene comune”, “Resistere x Essere#Ionondimentico”. La lotta però è impari se si resta isolati, soprattutto nei piccoli comuni in cui i sindaci non hanno gli strumenti per procedere ad un affidamento diretto e devono quindi sottostare alle scelte imposte con la scusa che, in teoria, una gestione unica garantisce la qualità del servizio ma, all’atto pratico, garantisce solo l’inserimento di privati che non perdono nulla del capitale investito.
Quando la gestione dei servizi è concentrata in mano di pochi la voce del cittadino resta muta nonostante le apparenze di trasparenza delle autorità coinvolte.
Attualmente l’Italia è divisa in 62 ATO, Ambiti Territoriali Ottimali perimetrati dalle Regioni, con 334 operatori attivi sul territorio nazionale. Gli enti locali ricadenti sotto ciascun ATO hanno l’obbligo di aderire al corrispondente EGATO, che rappresenta l’unico soggetto all’interno del quale vengono esercitate le funzioni di organizzazione dei servizi, di scelta della forma di gestione, di determinazione delle tariffe all’utenza (per quanto di competenza), di affidamento e controllo della gestione.

Per quanto riguarda gli aspetti operativi, la gestione del servizio idrico può essere affidata secondo una delle seguenti modalità:
• esternalizzazione a terzi mediante procedure ad evidenza pubblica sulla base delle disposizioni in materia di appalti e concessioni di servizi;
• affidamento diretto a società cosiddetta “in house” dell’ente affidante, purché sussistano i requisiti previsti dall’ordinamento comunitario e vi sia il rispetto dei vincoli normativi vigenti;
• società mista pubblico-privata, la cui selezione del socio privato avvenga mediante gara c.d. “a doppio oggetto”.

Le funzioni di regolazione e controllo dei servizi idrici sono attribuite all’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) che, oltre a svolgere un ruolo rilevante in materia di controllo e monitoraggio, definisce regole-quadro che gli enti competenti declinano in funzione delle caratteristiche dei diversi contesti locali, con ricadute sull’organizzazione, la pianificazione, la tariffazione e la gestione del servizio.

Alla fine del 2023 sono scaduti molti affidamenti diretti della gestione (in house providing) del Servizio Idrico Integrato: la privatizzazione incombe. Sintomatico il caso della provincia di Imperia in Liguria dove il gestore Rivieracqua S.p.A prospetta la necessità di far entrare dei soci privati con la scusa di risanare il debito contratto negli anni (forse per cattiva gestione ?). Rivieracqua S.p.A. è attualmente gestita dal Commissario ad acta Claudio Scajola che sta predisponendo gli atti per trasformarla da società “in house” a società mista, a maggioranza pubblica ma con gestione affidata ad un socio privato da individuarsi a seguito di una gara europea (nota bene: europea). Tutto ciò per risanare una società che, nel corso degli anni, non ha saputo organizzare un servizio efficiente ma ha danneggiato gli stessi utenti.

Sono anni ormai che i vari comitati cittadini si sono mobilitati in  difesa di una risorsa importante ed essenziale alla vita di tutti denunciando  questa cattiva gestione. Lucia Canepa, portavoce  del gruppo “Resistere x Essere#Ionondimentico”,  ha contattato la nostra redazione evidenziando la gravità della situazione che già da tempo i comitati cittadini cercano di denunciare. Come ci riferisce Lucia:

“Nel giugno del 2023, sapendo che da mesi la parte alta del paese dove vivo ha l’acqua solo per poche ore al giorno, decido di attivarmi e vado a parlare con il sindaco. Scopro così che i paesi sopra i 1000 abitanti sono stati praticamente costretti ad entrare a far parte di un ambito in cui diventano tutti soci di minoranza, almeno i piccoli centri,  con un migliaio di azioni ogni mille abitanti. Per i comuni piccoli significa, praticamente, che devono assumersi gli oneri dell’essere soci ma non hanno più potere decisionale. Con il mio gruppo, Resistere X Esistere, decido di interessarmi, della problematica. Anche perché si inizia a parlare di aumenti delle tariffe con l’intenzione di applicare la retroattività dall’anno 2022, oltre al voler fare entrare soci privati per coprire i debiti dell’ azienda. In questi mesi ho avuto tre incontri con il sindaco del mio paese. Con il mio gruppo e il rappresentante del gruppo unitiperilbenecomune, oggi candidato sindaco con quella che è diventata una lista civica( di cui faccio parte anche io e alcune altre persone del mio gruppo) abbiamo fatto un flash mob a dicembre, per farci dare delucidazioni sulla tariffa unica che è poi entrata in vigore a gennaio. In quell’ occasione siamo stati anche a colloquio con il sindaco di Sanremo. A gennaio io e il suddetto Luca De Pasquale siamo andati a parlare con l’amministratore delegato di Rivieracqua e la dirigente Angela Ferrari. Anche loro ci confermano che c’è una volontà politica dietro alla creazione di quest’ambito. Ci siamo recati anche presso la Confesercenti per dimostrare il nostro sostegno al loro ricorso al Tar per il discorso dell’illegalità della retroattività. Iniziamo ad aiutare a raccogliere le firme da loro promossa. A nostra volta iniziamo la petizione per chiedere al commissario idrico che non si facciano entrare investitori privati (il bando è addirittura aperto agli stranieri). Ultimamente siamo stati a parlare con il sindaco di Cipressa che, assieme ad un altro borgo dell’ entroterra, ha un contenzioso aperto con Rivieracqua. Il loro consorzio ha fornito l’acqua ai loro paesi e anche ad Imperia. Ciò nonostante i cittadini devono pagare le bollette, pur avendo accumulato un credito di circa 600.000 euro che l’azienda, visti i suoi 80 milioni di debito, dichiarati, non può saldare. Sembra sia stata fatta pressione dicendo loro che se continuano a voler portare avanti questa cosa gli toglieranno il consorzio senza dar loro nulla. Questa azienda avrebbe dovuto essere dichiarata fallita mentre sembra essere straprotetta da tutte le istituzioni della provincia. Un ombrello sotto cui presidente della provincia, prefetto, giudici e avvocati l’hanno posta da anni. Normalmente una società così indebitata viene liquidata in 3/6mesi…, questa continua ad esistere e sembra pronta ad accogliere investitori privati al 48 %. Sarebbe anche da capire chi possa aver interesse ad investire in un gestore così indebitato, che per legge non può produrre guadagni visto che dovrebbe poter percepire dagli utenti solo ciò che sono i costi di fornitura. Mi sorge una domanda spontanea. Non è che si è portati i comuni in una situazione, spesso, così esasperata per far sì che desiderino l’ingresso di privati nella speranza che possano tornar loro i soldi che gli vengono e che al contempo si siano falsificati i bilanci per far sembrare maggiore il debito in modo che qualcuno possa mettere le mani su un bene primario come l’acqua senza destare troppi sospetti? Ma questa, ovviamente, è solo una supposizione.. In un periodo come questo in cui, tra le varie emergenze liberticide, si parla sempre più spesso di emergenza idrica chi ha potere sull’acqua può imporre qualsiasi cosa ai cittadini di una nazione”

Lucia  ci ha anche specificato che a Ceriana, il comune dove vive (e dove Rivieracqua S.p.A. non ha ancora risarcito il comune del costo dei pozzi ma chiede comunque il pagamento del servizio), il sindaco  ha dovuto far scavare, a proprie spese, due pozzi per poter ripristinare la fornitura dell’acqua alla parte alta del paese in quanto quasi inesistente, per oltre 1 anno e mezzo e per poche ore al giorno. Altro esempio eclatante di disservizio quello della rete di distribuzione dell’acqua di Andora, che riceve acqua salata invece di acqua potabile e non per un solo giorno ma per un anno intero, con gravi danni anche e soprattutto alla salute degli utenti, che hanno infatti manifestato varie patologie. Dopo un così grave disservizio, il  29 dicembre il Comune di Andora ha presentato un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, contestando il decreto relativo all’approvazione degli aggiornamenti tariffari e pianificazione territoriale.

Emblematico il caso del Consorzio presieduto dal  sindaco di Cipressa, costretto a ricorrere ad un contenzioso in quanto Rivieracqua non ha pagato il trasporto dell’acqua che passa attraverso le condotte idriche di proprietà del Consorzio, formato da 520 soci tra privati ed enti pubblici tra cui il comune di Costarainera. L’assurdo è che ora il Consorzio si trova ad affrontare un debito di oltre 500 mila euro, somma che doveva ricevere da Rivieracqua e che per questo motivo non è in grado attualmente di pagare le bollette.

Come si è arrivati a questo? Il Sindaco ha riferito che “La situazione è precipitata dopo che il Commissario dell’ATO Idrico Claudio Scajola ha firmato un decreto con il quale ha dichiarato nulla la Convenzione siglata tra il Consorzio e Rivieracqua. Convenzione per altro avallata dallo stesso Scajola nel consiglio provinciale del 15 marzo 2021. Come Consorzio abbiamo presentato ricorso al Tribunale delle Acque, a Torino. Di fatto il decreto di Scajola ha dato la possibilità a Rivieracqua di continuare a non pagare”.

Ultimo atto scandaloso è stato l’aumento delle tariffe, con la scusa di cercare di arginare il deficit di bilancio, retroattive al 2022. Nel comune di Ceriana la  tariffa attuale di 1,51 €/mc è  passata alla tariffa unica di 2,80 €/mc, con un notevole aumento dei costi anche in considerazione del fatto che si sono aggiunti i conguagli dal 2022, tanto che la società ha tramesso una lettera agli utenti per la possibile rateizzazione e scusandosi per l’aumento necessario a risanare il bilancio e coprire i costi di gestione.

 

Contro i vari decreti relativi alla pianificazione tariffaria e ai corrispettivi per il servizio idrico integrato si stanno mobilitando in tanti. Sempre nei confronti di Scajola la Confesercenti ha presentato un ricorso al tribunale amministrativo regionale per la Liguria, che potete visionare qui (1)  Confesercenti_ricorso_Commissario_ATO_ovest[1]

Anche Mario Robaldo, consigliere comunale di Sanremo, contesta la gestione di Rivieraqua che già a suo tempo aveva cercato di contrastare quando subentrò all’unica azienda totalmente pubblica funzionante da più di 115 anni, l’Amaie Spa.

A questo punto non è chiara la manovra politica di strenua difesa di un azienda che ha un debito catastrofico e difficile da risanare; sembra che tutto ciò sia stato deliberatamente gestito per favorire l’ingresso delle multinazionali. Attualmente i  ricorsi sono ancora in atto e forse  una forte e unita mobilitazione può ancora impedire che un bene essenziale come l’acqua cada in mano a privati che non lavorano certo al nostro servizio ma solo a quello del mero utile  finanziario.

 

NOTE

https://www.riviera24.it/2023/12/aumenti-delle-tariffe-di-acqua-e-rifiuti-sit-in-di-protesta-a-palazzo-bellevue-844633/

https://www.imperiapost.it/668652/imperia-claudio-scajola-presenta-ai-sindaci-la-relazione-su-rivieracqua-il-percorso-verso-lingresso-del-socio-privato-e-i-contenziosi-in-atto

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2023/03/06/23G00025/sg

https://www.reteambiente.it/normativa/53281/delibera-arera-28-dicembre-2023-n-6392023ridr/

https://albocamerale.camcom.it/rl/sites/rl/files/lwa/111902/atto_26_2024_50_12_2024000056/GDOC2_D_9577425_bozza%20determina%20utenze%20acqua%202024.pdf

https://www.acquabenecomune.org/attachments/article/4280/Appello_scadenza_affidamenti_def.pdf

https://www.provincia.imperia.it/comunicato-stampa/2023/servizio-idrico-ecco-la-tariffa-unica-dal-2024

https://www.lavocediimperia.it/2024/01/17/leggi-notizia/argomenti/attualita-5/articolo/acqua-bene-comune-nuovo-appello-del-cimap-anche-la-nostra-provincia-e-in-serio-pericolo.html

https://www.imperiapost.it/652272/imperia-bollette-acqua-proteste-da-parte-degli-imprenditori-del-territorio-confesercenti-stiamo-valutando-con-nostri-legali-chiediamo-incontro-urgente-con-presidente-scajola?fbclid=IwAR155BJheqZd6Orm4VBMF5ER8zLh3ZYmomTi9x-klG09y4GcWoPO-UoHNT8

https://www.lavocediimperia.it/2024/02/12/leggi-notizia/argomenti/attualita-5/articolo/bolletta-dellacqua-arriva-la-stangata-a-imperia-aumenti-del-54-per-cento.html

https://www.siiato2.it/public/SII/Bollette_e_consumi/Tariffe/Articolazione_tariffaria/TARIFFA_2024.pdf

https://www.imperiapost.it/656936/guerra-consorzio-rivieracqua-per-un-debito-da-500-mila-euro-cipressa-e-costarainera-rischiano-di-rimanere-senza-acqua

da qui