Quando si nuota, trovare uno shopper o un altro oggetto di plastica galleggiante dà fastidio. Ma quando la plastica non si vede può essere anche peggio. Lo prova una ricerca, condotta dall'università di Siena, appena pubblicata dal Marine Pollution Bulletin: l'invasione di frammenti di plastica nel Santuario dei cetacei - l'area protetta situata tra la Corsica, la Costa Azzurra e la Toscana - mette in pericolo la sopravvivenza delle balene.
Nelle microparticelle di plastica sono infatti presenti - spiega Maria Cristina Fossi, la biologa che ha coordinato lo studio finanziato dal ministero dell'Ambiente - gli ftalati e altri distruttori endocrini. Sono le sostanze che alterano gli ormoni sessuali, creando una tendenza all'ermafroditismo che può mettere in pericolo la sopravvivenza dei grandi gruppi di cetacei.
Questa minaccia chimica è consistente perché le micro plastiche inferiori a 5 millimetri, prodotte dalla degradazione di sacchetti e di altri oggetti e da attività industriali, nel Mediterraneo hanno una concentrazione simile a quella delle aree del Pacifico in cui, a causa di un particolare gioco di correnti, si formano le grandi isole di plastica galleggianti.
La ricerca mostra per la prima volta il rapporto tra questo inquinamento diffuso e gli effetti sui grandi mammiferi del mare dimostrando che i distruttori endocrini sono assunti in dosi rilevanti: ai test sulle balene spiaggiate si sono aggiunti quelli condotti sui cetacei in libertà (con un dardo modificato è possibile catturare un piccolo frammento di pelle, sufficiente per le analisi)...
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sabato 13 ottobre 2012
mercoledì 10 ottobre 2012
a volte i vegetariani non vengono capiti
il film è bellissimo (e si trova in italiano)
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martedì 9 ottobre 2012
olio fritto
Buttarlo nel wc o nel lavandino è una
pessima abitudine che provoca gravi danni all'ambiente. Tramite processi
di trattamento e riciclo, dall’olio usato si possono ottenere svariati
prodotti. Ecco come sbarazzarsene in maniera ecologica
Patatine e verdure, carne e pesce. E
l'olio utilizzato per le fritture dove va a finire? Quella di buttarlo nel wc o
nel lavandino è una pessima abitudine che provoca gravi danni all'ambiente.
Quando si frigge, infatti, l'olio
vegetale raggiunge temperatute elevate che possono arrivare fino a 200° C. A
queste condizioni l'olio (definito "esausto") subisce una
trasformazione chimica diventando un fluido denso, appiccicoso, di colore
rosso-bruno o giallo e con un odore sgradevole. Si stima che ogni anno oltre
200.00 tonnellate di olio fritto finiscano nell'ambiente. E pensare che con un
litro di olio di frittura una famiglia potrebbe contribuire a far camminare uno
scuolabus per circa 15 chilometri.
Dalla padella al lavandino. Le
conseguenze
L'acqua di scarto di gabinetti, lavandini o pozzetti attraverso le tubature finisce nella rete fognaria e poi nel depuratore. In presenza di scarti non degradabili come l'olio, però, il depuratore non funziona correttamente.
L'acqua di scarto di gabinetti, lavandini o pozzetti attraverso le tubature finisce nella rete fognaria e poi nel depuratore. In presenza di scarti non degradabili come l'olio, però, il depuratore non funziona correttamente.
Si aggrava il carico da depurare quindi
si ha una depurazione meno efficiente e più costosa (serve più energia
elettrica per garantire una migliore depurazione). Le acque che arrivano ai
fiumi e al mare, a questo punto, non sono pulite come dovrebbero.
Danni
In acqua. L'olio, più leggero, galleggia sull'acqua formando una barriera traslucida e impermeabile che impedisce il normale scambio di ossigeno tra aria e acqua compromettendo la sopravvivenza di flora e fauna.
In acqua. L'olio, più leggero, galleggia sull'acqua formando una barriera traslucida e impermeabile che impedisce il normale scambio di ossigeno tra aria e acqua compromettendo la sopravvivenza di flora e fauna.
Nel suolo. L'olio che finisce direttamente nel suolo impedisce alle radici di
assorbire le sostanze nutritive necessarie alla sopravvivenza delle piante,
uccidendole.
Falde. L'olio potrebbe raggiungere
direttamente le falde acquifere, inquinandole irrimediabilmente. Un litro di
olio mescolato a un milione di litri d'acqua basta ad alterarla e a renderla non
potabile…
…Consigli
per la raccolta
Una volta terminata la frittura, è opportuno aspettare che l'olio si raffreddi prima di metterlo nei contenitori appositi oppure in semplici bottiglie di plastica.
Una volta terminata la frittura, è opportuno aspettare che l'olio si raffreddi prima di metterlo nei contenitori appositi oppure in semplici bottiglie di plastica.
Se pentole e padelle sono unte o sporche di grasso prima di
metterle a lavare, è buona norma strofinarle con un tovagliolo di carta che poi
andrà buttato nell'umido o nella comune spazzatura…
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lunedì 8 ottobre 2012
vivi con stile
...Si chiama ETICHETTA PER IL CLIMA e consente alle aziende che aderiscono all'iniziativa di poter tracciare i propri prodotti fornendo al consumatore un dato numerico sintetico espressione di quanto quel prodotto "incide" sull'ambiente. "In Europa e nel mondo questo genere di attività è già in forte espansione", commenta Andrea Poggio, presidente della Fondazione Legambiente Innovazione, "in Inghilterra, ad esempio, tramite la Carbon Footprint, sono già oltre 25 mila i prodotti tracciati, oltre 10 mila negli Stati Uniti, la Francia ha siglato un accordo con la grande distribuzione affinché si prosegua con questa grande politica di trasparenza e di innovazione". "In Italia ci stiamo muovendo", prosegue Poggio, "sia noi di Legambiente, ma anche il Ministero dell'Ambiente, ma non è ancora abbastanza".
Sul sito www.viviconstile.org 1, infatti, sono catalogate un centinaio di aziende con relativi prodotti: dalle passate di pomodori, alle stampanti, ai televisori, ai meloni, fino ai crackers, ma anche i menu completi. "Scopriamo così - dichiara Andrea Poggio - che il menu vegetariano proposto dall'Agriturismo Il Campagnino costa all'ambiente 1.060 grammi di CO2, mentre il menu di carne ben 8.350 grammi, otto volte di più. Di fianco al prezzo, potrebbe dunque comparire su qualsiasi prodotto, anche il costo ambientale. E' quello che ha fatto Legambiente con l'istituto Ambiente Italia, scoprendo così le emissioni di CO2 di diversi articoli, tra cui lampadine, passate di pomodoro, stampa di carta, meloni, adesivi per parquet, biscotti e imballaggi. Con queste aziende, inoltre, siamo stati pionieri della prima comunicazione ambientale sul prodotto rivolta al consumatore finale"...
Sul sito www.viviconstile.org 1, infatti, sono catalogate un centinaio di aziende con relativi prodotti: dalle passate di pomodori, alle stampanti, ai televisori, ai meloni, fino ai crackers, ma anche i menu completi. "Scopriamo così - dichiara Andrea Poggio - che il menu vegetariano proposto dall'Agriturismo Il Campagnino costa all'ambiente 1.060 grammi di CO2, mentre il menu di carne ben 8.350 grammi, otto volte di più. Di fianco al prezzo, potrebbe dunque comparire su qualsiasi prodotto, anche il costo ambientale. E' quello che ha fatto Legambiente con l'istituto Ambiente Italia, scoprendo così le emissioni di CO2 di diversi articoli, tra cui lampadine, passate di pomodoro, stampa di carta, meloni, adesivi per parquet, biscotti e imballaggi. Con queste aziende, inoltre, siamo stati pionieri della prima comunicazione ambientale sul prodotto rivolta al consumatore finale"...
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sabato 6 ottobre 2012
grafene
IMMAGINATE un materiale capace di condurre l'elettricità meglio del rame, trasparente come il vetro e più resistente dell'acciaio. Immaginate poi di poterlo piegare come se fosse plastica, e realizzare così schermi touchscreen da arrotolare e portarvi in tasca. Pura fantascienza? Forse no, perché gli scienziati conoscono già da anni il grafene, un "materiale delle meraviglie" con proprietà ed applicazioni in parte ancora ignote.
Così, mentre parte della comunità scientifica sta studiando le caratteristiche del grafene, molti ricercatori in tutto il mondo sono impegnati a sviluppare tecniche di produzione innovative, come quella recentemente sviluppata alla Toyohashi University of Technology 2.
Un gruppo coordinato da Yuji Tanizawa è infatti riuscito ad "addomesticare" dei microorganismi raccolti in un fiume vicino al campus universitario, nella prefettura di Aichi, ed utilizzarli così per produrre i sottilissimi fogli di grafene. Il nuovo metodo, presentato sulle Conference Series del Journal of Physics, sfrutta quindi un procedimento ibrido che combina processi chimici ed agenti biologici e che potrebbe offrire un nuovo canale per produrre grafene di alta qualità, a basso costo, e nel completo rispetto dell'ambiente.
Un materiale da premio Nobel. Costituito da uno strato di atomi di carbonio collocati su una struttura a nido d'ape, il grafene è considerato uno dei materiali più promettenti del futuro. Questo materiale bidimensionale è infatti ultrasottile, flessibile, ed è circa 200 volte più resistente dell'acciaio. E' inoltre un ottimo conduttore di calore e di elettricità, e per le sue proprietà di trasporto degli elettroni è già considerato l'erede del silicio 3nell'elettronica del futuro.
Ma uno degli aspetti più sorprendenti del grafene è che ce l'abbiamo sotto gli occhi praticamente quasi tutti i giorni, ogni volta che scriviamo con una matita. La grafite, di cui è fatto il cuore delle nostre matite, è infatti una sovrapposizione di strati di grafene separati da tre decimilionesimi di millimetro.
Nonostante molti studi teorici avessero iniziato a delineare le proprietà fisiche e chimiche degli strati di grafite sin dalla prima metà del Novecento, il grafene rimase per decenni lontano dai laboratori. Si riteneva infatti che la configurazione atomica del grafene fosse altamente instabile e che fosse quindi impossibile crearlo a temperatura ambiente...
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Così, mentre parte della comunità scientifica sta studiando le caratteristiche del grafene, molti ricercatori in tutto il mondo sono impegnati a sviluppare tecniche di produzione innovative, come quella recentemente sviluppata alla Toyohashi University of Technology 2.
Un gruppo coordinato da Yuji Tanizawa è infatti riuscito ad "addomesticare" dei microorganismi raccolti in un fiume vicino al campus universitario, nella prefettura di Aichi, ed utilizzarli così per produrre i sottilissimi fogli di grafene. Il nuovo metodo, presentato sulle Conference Series del Journal of Physics, sfrutta quindi un procedimento ibrido che combina processi chimici ed agenti biologici e che potrebbe offrire un nuovo canale per produrre grafene di alta qualità, a basso costo, e nel completo rispetto dell'ambiente.
Un materiale da premio Nobel. Costituito da uno strato di atomi di carbonio collocati su una struttura a nido d'ape, il grafene è considerato uno dei materiali più promettenti del futuro. Questo materiale bidimensionale è infatti ultrasottile, flessibile, ed è circa 200 volte più resistente dell'acciaio. E' inoltre un ottimo conduttore di calore e di elettricità, e per le sue proprietà di trasporto degli elettroni è già considerato l'erede del silicio 3nell'elettronica del futuro.
Ma uno degli aspetti più sorprendenti del grafene è che ce l'abbiamo sotto gli occhi praticamente quasi tutti i giorni, ogni volta che scriviamo con una matita. La grafite, di cui è fatto il cuore delle nostre matite, è infatti una sovrapposizione di strati di grafene separati da tre decimilionesimi di millimetro.
Nonostante molti studi teorici avessero iniziato a delineare le proprietà fisiche e chimiche degli strati di grafite sin dalla prima metà del Novecento, il grafene rimase per decenni lontano dai laboratori. Si riteneva infatti che la configurazione atomica del grafene fosse altamente instabile e che fosse quindi impossibile crearlo a temperatura ambiente...
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martedì 2 ottobre 2012
Il ministro che difende i tribali - Paola Desai
È la prima volta che accade. Il ministro «per gli affari tribali» del governo dell'Unione indiana ha revocato sette concessioni minerarie invocando i suoi poteri costituzionali per la difesa degli interessi delle popolazioni native, o adivasi («tribali» nel linguaggio comune in India).
Il gesto del ministro Kishore Chandra Deo è riferito con un certo scalpore dalla stampa indiana, e si capisce: l'India ha grandi giacimenti e l'industria mineraria è in piena espansione, muovendo interessi economici enormi - ma creando anche grandi conflitti sociali. E l'intervento di un ministro in nome degli interessi della popolazione nativa ha messo in allarme le lobby industriali.
La scorsa settimana dunque il ministro «per gli affari tribali» ha revocato sette concessioni per l'estrazione di bauxite (materia prima dell'alluminio) nello stato di Andhra Pradesh, nell'India centrale, che il governo di quello stato aveva dato sei anni fa all'industria statale, la AP Mineral Development Corporation. Le miniere sarebbero state aperte in due zone del Ghat orientali, la dorsale montagnosa che traversa l'India peninsulare; per lavorare il minerale due imprese private sono già state autorizzate ad aprire due raffinerie.
Quei progetti minerari però avevano suscitato polemiche e proteste. Diverse organizzazioni sociali e ambientaliste dicono che miniere e raffinerie avrebbero reato danni irreparabili all'ecologia della regione, privando la popolazione rurale delle sue fonti di sussistenza. Anche perché estrarre bauxite significa rimuovere il terreno dalla sommità delle colline - è lì che il minerale si trova - togliendone la copertura verde e stravolgendone l'equilibrio, prosciugando le fonti d'acqua, fino a rendere impossibile coltivare e vivere su quelle terre...
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Il gesto del ministro Kishore Chandra Deo è riferito con un certo scalpore dalla stampa indiana, e si capisce: l'India ha grandi giacimenti e l'industria mineraria è in piena espansione, muovendo interessi economici enormi - ma creando anche grandi conflitti sociali. E l'intervento di un ministro in nome degli interessi della popolazione nativa ha messo in allarme le lobby industriali.
La scorsa settimana dunque il ministro «per gli affari tribali» ha revocato sette concessioni per l'estrazione di bauxite (materia prima dell'alluminio) nello stato di Andhra Pradesh, nell'India centrale, che il governo di quello stato aveva dato sei anni fa all'industria statale, la AP Mineral Development Corporation. Le miniere sarebbero state aperte in due zone del Ghat orientali, la dorsale montagnosa che traversa l'India peninsulare; per lavorare il minerale due imprese private sono già state autorizzate ad aprire due raffinerie.
Quei progetti minerari però avevano suscitato polemiche e proteste. Diverse organizzazioni sociali e ambientaliste dicono che miniere e raffinerie avrebbero reato danni irreparabili all'ecologia della regione, privando la popolazione rurale delle sue fonti di sussistenza. Anche perché estrarre bauxite significa rimuovere il terreno dalla sommità delle colline - è lì che il minerale si trova - togliendone la copertura verde e stravolgendone l'equilibrio, prosciugando le fonti d'acqua, fino a rendere impossibile coltivare e vivere su quelle terre...
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lunedì 1 ottobre 2012
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