lunedì 17 maggio 2021

Presidente Solinas, ma al pranzo di Sardara doveva esserci anche lei? - Vito Biolchini

A tre settimane dal pranzo di Sardara nessuno ancora ha capito cosa ci facessero assieme, convocati da un imprenditore e dal portavoce del presidente della Regione, una quarantina di rappresentanti della macchina amministrativa regionale, manager della sanità, esponenti dell’esercito e della musica, politici di centrodestra e pure di centrosinistra. Una compagnia stranamente assortita, con ventinove (forse trenta) partecipanti certi e quasi una decina ancora ignoti.

Alcuni dei presenti, chiamati dalla stampa e dai magistrati a dare la loro spiegazione, hanno fornito giustificazioni evidentemente inverosimili o poco credibili.

Dunque, il motivo dell’incontro è un segreto ancora ben custodito e che i partecipanti non intendono svelare. Ma cosa c’è da nascondere? Che cosa o chi si vuole proteggere?

Perché alla vista della Finanza molti hanno tentato la fuga? Erano in difficoltà perché sapevano che le disposizioni anticovid non autorizzavano quel tipo di incontro oppure era proprio il motivo del summit a generare imbarazzo?

Le voci circolate sono tante: dalla natura massonica della riunione (in realtà smentita da alcuni elementi oggettivi, come la presenza a Sardara di tre donne: esistono a Cagliari quattro logge massoniche femminili, ma non mi sembra esistano logge miste), a quella spartitoria (ma in tal caso mancavano molti protagonisti e il gruppo appare troppo numeroso ed eterogeneo perché si mantenesse la giusta riservatezza), fino all’ipotesi (supportata da qualche giornale ma a mio avviso del tutto inverosimile) che i presenti stessero tramando contro Solinas. Il presidente sarebbe stato la vittima del pranzo di Sardara, convocato per organizzare chissà quale complotto contro di lui. E non è un caso che la destra stia provando ora a “suggerire” questa lettura dei fatti, come ad allontanare dal presidente ogni possibile idea di coinvolgimento. 

Sia chiaro: una riunione così di per sé non costituisce alcun reato e la magistratura sarà costretta a mio avviso a fermarsi presto. Al massimo potrà contestare l’uso delle auto blu o la violazione delle disposizioni anticovid. Ma qui il tema non è di natura giudiziaria (la nostra classe dirigente se ne infischia delle limitazioni imposte alla gente comune: sai che novità!) ma squisitamente politica.

Perché il pranzo di Sardara ha svelato l’impressionante trasversalità del potere in Sardegna, sia dal punto di vista delle appartenenze politiche dei partecipanti (erano presenti il portavoce del presidente Solinas, diversi rappresentanti del centrodestra ma anche un membro della direzione regionale del Pd ed un ex assessore regionale dello stesso partito), sia dal punto di vista degli ambiti professionali rappresentati: alti burocrati regionali, militari, manager della sanità, imprenditori e perfino il direttore artistico del Teatro Lirico: un parterre degno di un romanzo di Sciascia, e se spuntava un monsignore eravamo dritti dritti in un film di Fellini.

Proprio perché la questione è politica e non giudiziaria, le domande giuste non le possono porre i magistrati ma solamente la politica e soprattutto i giornali. Questi ultimi però nel migliore dei casi provano a ricostruire i fatti ma non commentano; oppure commentano ma derubricando la vicenda a “pranzo dei furbetti”; oppure tacciono.

In realtà, c’è anche un’altra ipotesi che da subito ha circolato e che varrebbe la pena indagare, soprattutto alla luce della presenza della delegazione della Azienda mista di Cagliari (direttore generale, direttrice amministrativa e direttrice sanitaria) e del colonnello della Brigata Sassari, giunto a Sardara con due commilitoni.

È come se costoro si fossero presentati ad un incontro ufficiale; e in effetti, al magistrato qualcuno ha detto di aver ritenuto di essere stato invitato all’incontro direttamente dal presidente.

Parliamoci chiaro: il portavoce di Solinas e l’imprenditore che si autoaccusa di aver organizzato tutto non hanno l’autorevolezza per chiamare a raccolta in piena pandemia un gruppo così eterogeneo di persone.

C’è qualcosa che non torna e a non tornare è un’assenza. È come se al pranzo mancassero gli ospiti principali, le vere attrazioni della festa che con la loro importanza e autorevolezza sarebbero stati in grado di dare un senso ad un gruppo così bizzarro di commensali.

Perché una voce che circola fin dai primi giorni è che qualcuno di molto importante sarebbe dovuto essere a Sardara, ma una telefonata lo avrebbe in extremis avvertito del blitz. Questa ipotesi spiegherebbe tante cose, soprattutto l’eterogeneità dei presenti, richiamati a Sardara come ad un incontro politico-elettorale qualunque, anche se convocato un piena pandemia.

Solo i giornali possono avvicinarsi alla verità, non la magistratura. Per questo io se fossi un giornalista e avessi la possibilità di fare anche solo una domanda, al presidente della Regione chiederei: “Presidente Solinas, ma al pranzo di Sardara doveva esserci anche lei?”.

da qui

 

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