Cari amici,
qualche
settimana fa il Comune di Orosei ha notificato ad oltre 120 proprietari
coltivatori in regione Arbolotta, nella piana del Comune, l’avvio del
procedimento relativo alla apposizione del vincolo preordinato all’esproprio
per l’esecuzione dei lavori di collegamento delle SS 125 e 129 con nuovo ponte
sul fiume Cedrino.
A seguito di
tale notifica, un gruppo di proprietari si è costituito in comitato,
contestando la scelta del Comune per il danno irrimediabile che arreca a una
delle zone più belle, più fertili e intensamente coltivate dell’agro del comune
a fronte, soprattutto, della assoluta inutilità dell’opera, il cui preventivo
di spesa supera i ventidue milioni.
La necessità
dell’opera, secondo gli intendimenti del comune, si giustifica con l’esigenza
di dirottare il traffico dall’interno dell’abitato verso la nuova strada di
circonvallazione.
Secondo noi
la motivazione è pretestuosa, a maggior ragione dopo la recentissima
aggiudicazione dell’appalto ( 13 febbraio u.s.) relativo ai lavori di realizzazione
della tangenziale Ovest e Nord di collegamento della SS 125 alla SS 129 dalla
località Zanzi al Rimedio con lo scopo prioritario di eliminare
l’attraversamento del centro abitato da parte dei mezzi pesanti da e per le
cave. L’opera, attesa da circa dieci anni, ha un costo di circa due milioni ed
è stata considerata di grande importanza per il comune di Orosei e per l’intero
territorio e in grado di risolvere i problemi più gravi legati al traffico non
solo dei mezzi pesanti.
A nostro
avviso, viene meno, pertanto, una delle ragioni principali che sorreggono la
motivazione a sostegno dell’opera in contestazione: la necessità di
disciplinare il traffico veicolare, soprattutto durante la stagione turistica.
Come diciamo
nel documento di contestazione inviato al Comune e alle forze politiche di
maggioranza e di opposizione, il traffico legato all’afflusso turistico
stagionale viene artificiosamente ingigantito per dare una parvenza di
ragionevolezza alle motivazioni tese a giustificare la soluzione adottata.
Il problema,
invero, si pone esclusivamente per qualche settimana all’anno e non si
costruisce una nuova strada dal costo esorbitante e dal danno certo e
irreparabile a un’oasi di pregio naturalistico straordinario e di grande
fertilità e intensamente coltivata con colture di pregio, perché si assume
l’esistenza, per pochi giorni all’anno, di un traffico veicolare appena sopra
il consueto.
In ogni caso,
ammessa l’esistenza di un problema connesso alla fluidità del traffico, noi
abbiamo suggerito una soluzione ragionevole, capace insieme di eliminare
l’inquinamento, di rendere fruibile l’abitato, di creare nuova occupazione e di
utilizzare in modo proficuo una parte dell’ingente finanziamento disponibile:
la costruzione di un parcheggio in apposita area e l’attivazione di un servizio
di navetta per le località balneari.
La
costruzione di una nuova strada non porta nessun beneficio al paese, neanche in
termini occupazionali, consuma inutilmente territorio in un comune che ha
subito, negli ultimi trent’anni, un processo di urbanizzazione violento senza
creare sviluppo duraturo e con evidenti squilibri ambientali che ha lasciato
segni dolorosi, e non rimarginati, nelle ultime due alluvioni.
La zona in
predicato di espropriazione è allocata, come abbiamo detto più sopra, in
un’oasi di inestimabile valore ambientale e produttivo: corre lungo la riva
destra del fiume Cedrino, con terreni di natura alluvionale profondi e
fertilissimi, in un contesto miracolosamente incontaminato, nel quale parecchie
diecine di coltivatori praticano colture specializzate e che verrebbero
sradicati con una miserabile indennità e un costo umano e sociale irreparabile.
Nell’ambito
dello strumento di pianificazione territoriale la destinazione urbanistica
della zona in questione è disciplinata dal Piano Regolatore Generale approvato
con Decr. Reg. n. 1507 del 25/09/1987 P.T.P. ex lg. reg. n. 45 del 22/12/1989
ed è assoggettata al vincolo della Direttiva Comunitaria n. 92/43 di
salvaguardia e protezione degli habitat naturali e della flora e della fauna
(istituzione dei Siti di Interesse Comunitario – SIC).
La
destinazione urbanistica è all’interno della Zona Hf – Parco attrezzato del
fiume Cedrino, fascia di rispetto ambientale in un’area di conservazione
integrale ai sensi della lg. reg. n. 45/89 e della Direttiva Comunitaria n.
92/43 CEE compresa nell’area SIC di Avalè - Palude di Osala.
La lg. reg.
45/89 è tesa a garantire la conservazione integrale dei singoli caratteri
naturalistici, storici, morfologici e dei rispettivi insiemi.
(Zona SIC :
tutti gli interventi in queste zone devono essere sottoposti a valutazione di
incidenza ai sensi dell’art. 5 del DPR 357/97 che approva il regolamento di
attuazione della Direttiva comunitaria CEE n. 92/43).
Questi rigidi
vincoli normativi e ordinamentali vengono disinvoltamente aggirati dal progetto
preliminare di costruzione dell’opera e considerati come inesistenti
dall’amministrazione comunale.
Noi riteniamo
che sia necessario un ripensamento e che i finanziamenti resi disponibili
vengano utilizzati per progetti molto più utili per la comunità.
Nel nostro
documento ne abbiamo indicati alcuni ma altri evidentemente ne potrebbero
essere proposti: tutti a impatto ambientale nullo, anzi alternativi a un consumo
dissennato e privo di ragioni plausibili di territorio e capaci di creare
nuova, qualificata e duratura occupazione.
Tra le
diverse proposte da noi avanzate ne richiamiamo due in particolare: la
valorizzazione del corso del fiume Cedrino, fino al comune di Galtellì con
imbarcazioni leggere e di pescaggio superficiale, con un percorso di grande
fascino naturalistico e un itinerario pedo-ciclabile che utilizzi l’attuale
strada vicinale, adeguata ovviamente all’ampliamento della sua utilizzazione,
per rendere fruibile non solo dai flussi turistici amanti della natura ma da
tutti i cittadini del comune e del territorio la bellezza e la integrità
dell’oasi, con giovamento anche per le attività produttive che vi insistono e
per quelle che potrebbero essere utilmente allocate come punti di ristoro, di
attività ludiche e sportive nonché di guida turistico-ambientale.
Questo
sviluppo alternativo potrebbe, oltretutto, essere di esempio per altri comuni
del territorio, invece di inseguire progetti illusionistici privi di fondamento
che, come il recente passato ci insegna, non portano da nessuna parte e
lasciano solo macerie, non solo materiali, e inutili rimpianti.
Il consumo
del territorio, in quanto risorsa non rinnovabile, attraverso la
cementificazione, è diventato un problema di emergenza nazionale; la perdita di
terreno agrario, risorsa infungibile e strategica per la produzione alimentare,
anche in Sardegna ha risvolti preoccupanti e deve essere fermata.
La nostra
regione ha una grave dipendenza per l’approvvigionamento di derrate alimentari
e non può perdere neanche un metro di terreno agrario, soprattutto quando ha i
requisiti di qualità e produttività quali quelli che si vorrebbe espropriare.
Infine, si distruggono, senza alcuna apprezzabile contropartita, posti di
lavoro per l’oggi e per il domani per un’opera che non crea ma distrugge
ricchezza.
L’attuale
amministrazione comunale, ha evidentemente un’altra visione del bene comune se
ha ideato di disseppellire il progetto concepito in una diversa stagione
politica e se ha ritenuto, con una scelta che desta sospetto, di adempiere
all’obbligo formale di pubblicazione dell’avvio del procedimento relativo
all’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio non su quotidiani
regionali, di più ampia diffusione e alla portata di tutti, ma su “Italia
Oggi”, di presunta diffusione nazionale, nonché sul “Corriere dello Sport” di
asserita diffusione regionale, oltre che sull’Albo Pretorio on line del comune
e del sito della Regione Sardegna.
Dall’albo
pretorio on line è sparito dopo qualche settimana, come pure è sparito dal sito
informatico regionale.
Probabilmente
l’Amministrazione in carica non aveva ( e non ha) un grande interesse che, né i
cittadini interessati né, tanto meno, l’intera popolazione venga a conoscenza
di quello che si cucina nelle segrete stanze e, al contrario, ha interesse che
venga preventivamente disarmata e posta davanti al fatto compiuto una eventuale
opposizione.
Tuttavia, il
nuovo clima politico regionale ci induce a sperare che non si dia nessuna
copertura per un’operazione di sperpero di risorse ed eminentemente
propagandistica e che vengano revocati/bloccati i finanziamenti da
riqualificare e concedere solo ed esclusivamente per progetti che abbiano una
ricaduta reale a beneficio di tutta la comunità e dell’intero territorio.
Se questa
nostra analisi è corretta e condivisa, a Voi tutti, cari amici, chiediamo il
supporto della vostra competenza e della vostra capacità di proposta e di
mobilitazione di tutti coloro che non si rassegnano al declino anche quando
venga camuffato sotto le sembianze ingannevoli di progetti mirabolanti .
Se lo
ritenete opportuno, siamo pronti a mettere a vostra disposizione tutto il
materiale relativo e a mettere in calendario un primo incontro di reciproca
conoscenza e di auspicabile collaborazione.
IL COMITATO
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