martedì 3 marzo 2015

Non avere alcun diritto di piangere - Domenico Finiguerra

Voi che vi riempite la bocca di parole trite e ritrite: “crescita, sviluppo, competitività”. Ripetute come un mantra per nascondere il vuoto delle vostre idee. Dogmi imparati come scolaretti per essere promossi dalle maestrine di Confindustria e dei mercati finanziari.
Non avete alcun diritto di piangere! Voi che quando siete seduti sulle comode poltrone a Porta a Porta vi lanciate, l’uno contro l’altro le medesime ricette stantie: “Dobbiamo rilanciare le grandi opere, dobbiamo far ripartire l’edilizia, ci vuole un nuovo piano casa, forse anche un nuovo condono”.
Non avete alcun diritto di piangere! Voi che con il fazzoletto verde nel taschino avete chiesto il voto per difendere la pianura padana da invasioni di ogni genere e poi dagli assessorati comunali, provinciali e regionali avete vomitato sulle campagne padane la vostra porzione di metri cubi di cemento, insieme a tutti gli altri.
Non avete alcun diritto di piangere! Voi che avete giurato fedeltà alla Costituzione ma poi non ne rispettate l’art. 9: “La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione”, e approvate piani regolatori che hanno come unico obiettivo quello di svendere il territorio e di fare cassa con gli oneri di urbanizzazione.
Non avete alcun diritto di piangere! Voi che, con l’arroganza di chi non ha argomenti, denigrate chiunque si opponga alla vostra furia predatoria di saccheggiatori del territorio. Voi che, con il risolino di chi è sicuro del potere che detiene, ridicolizzate tutti i giorni i comitati, gli ambientalisti, le associazioni, i cittadini, che mettono in guardia dai pericoli e dal dissesto idrogeologico creati dalle vostre previsioni edificatorie.
Non avete alcun diritto di piangere! Voi che siete la concausa delle catastrofi alluvionali, dovute alla sigillatura e all’impermeabilizzazione della terra operate dalle vostre espansioni urbanistiche, dai vostri centri commerciali, dai vostri svincoli autostradali. Voi che avete costruito il vostro consenso grazie alle grandi speculazioni edilizie, ai grandi eventi, alle grandi opere o anche alla sola promessa di realizzarle.
Non avete alcun diritto di piangere. Nessun diritto di piangere le dieci vittimedell’ennesima alluvione ligure. Né le vittime di tutte le precedenti catastrofi causate anche dalla vostra ideologia. Perché voi, iscritti e dirigenti del Partito del Cemento, siete i veri estremisti di questo paese.
Siete i veri barbari di questo nostro paese. Siete la vera causa del degrado ambientale, della violenza al paesaggio e dello sprofondamento del paese nel fango.
No. Non avete alcun diritto di piangere.
Gli italiani dovrebbero cominciare a fischiarvi e cacciarvi dai funerali. E gli italiani dovrebbero smettere di pregare davanti alle vostre altissime gru, totem di un modello di sviluppo decotto e decadente, che prima di collassare, rischia di annientare i beni comuni di questi Paese, di questo pianeta.
da qui

venerdì 27 febbraio 2015

Siate generosi con chi lavora la terra - Franco Arminio

Finalmente sto meglio - sento di essere nuovamente legato alla terra!
Peter Handke

Non sono figlio di contadini. Non ho mai lavorato la terra, non vivo in campagna. Insomma, non ho molti titoli per parlare di agricoltura, vecchia o nuova che sia. In effetti io non conosco i nuovi agricoltori. Conosco gli anziani che una volta erano contadini. Li trovo sperduti, in paesi sperduti. Hanno le radici in un tempo lontano e adesso sono qui in un tempo che non capiscono, mi piace pensare che sono passati dalla civiltà della pietra a quella della piastrella. Sono in esilio. Hanno sguardi e posture che a volte commuovono: il lirismo degli sconfitti.
Tutto questo forse c’entra poco con le nuove attività agricole, sta di fatto che un vecchio contadino mi fa più simpatia di un vecchio borghese. E sento che la via della campagna è la via del futuro. Non si tratta di dismettere la civiltà industriale, ma di metterla al servizio del mondo agricolo. Non so se lavorare la terra servirà a salvare il mondo, ma ho fiducia in chi fa il formaggio, mi piacciono i filari delle viti, gli alberi di arance, le balle di fieno. E provo simpatia anche per le terre vuote, per i paesaggi inoperosi. Mi piacciono i sassi, le crete, mi piacciono i cardi e i fiori che spuntano ai bordi delle strade.
La nuova agricoltura significa anche che lo sfruttamento della terra non deve essere forsennato. Fare poco e bene. Sono per un agricoltura poetica, anche se non so bene cosa possa significare e in che misura possa esistere. Di certo alcune cose non mi piacciono del contadino che si fa imprenditore agricolo: non mi piacciono, solo per fare due esempi, le buste di concime lasciate nei solchi, il disordine intorno alle masserie.
Non mi piace che neppure il fatto che le campagne sono troppo spesso abitate da persone che non lavorano i campi, ma stanno lì solo perché hanno trovato lo spazio per dare sfarzo alle proprie villette. Io non amo chi dà le spalle al suo paese. Io amo il grano che cresce. Amo gli orti e chi porta agli amici i prodotti degli orti. Mi commuove un amico che mi regala una bottiglia di vino.

Nella terra dovrebbe avvenire una nuova alleanza. I giovani insieme agli anziani, gli uomini e le donne. Bisogna dare alla parola contadino un prestigio che non ha mai avuto. In televisione oltre all’andamento della borsa si dovrebbe parlare dello stato del raccolto. L’unica avvertenza che mi sento di introdurre è che la terra non deve diventare una nuova retorica e così pure l’ecologia o lo sviluppo sostenibile o la decrescita. Lavorare in agricoltura non risolve niente se l’idea di fondo rimane quella del ricavo, se l’economia rimane il centro di tutto. Quando parlo di nuovo umanesimo delle montagne vagheggio una società in cui l’uomo si decentra, dismette vecchie e nuove arroganze, facendosi creatura tra le creature e non velleitario padrone di tutto.
La nuova agricoltura serve ad allontanarci dall’egoismo e dal disincanto,dalle tossine della società della comunicazione che sta producendo sempre più una comunicazione senza società. Gli umani che stanno nella terra possono abbrutirsi come quelli che lavorano in borsa, dipende molto dall’aria che tira. Una nuova spinta rivoluzionaria è fondamentale per evitare che tutto alla fine si risolva in furbizie ed egoismi.
Ho sempre pensato che un uomo che sappia usare il computer e riconoscere un pero selvatico è un uomo interessante. So che c’è tanto lavoro da fare per dare lavoro ai giorni nel settore agricolo. Ma io non posso fingere di guardare la faccenda da questa prospettiva. A me non interessa il raccolto ma il grano che cresce, possibilmente coi papaveri dentro. Io non zappo, ma so che una passeggiata in campagna dà più energia di una passeggiata in città. So che abbracciare un albero dà energia. So che un cibo fatto con ingredienti sani e freschi ti dà molta più vita di una vincita in borsa.
Dobbiamo essere molto generosi con chi lavora nei campi e con chi sta pensando a come organizzare meglio questo lavoro, come avvicinare i giovani alle fatiche rurali. I prossimi anni avremo molte persone su questa strada, e sarà un affollamento benefico. Nella terra c’è posto. Le persone possono incontrarsi, possono formare delle piccole comunità, democratiche e calorose. Alla fine l’agricoltura è anche una forma di preghiera. C’è da pensare che la zappa ha qualche parentela lontana con la teologia. Contadini di tutto il mondo, ci sarebbe da pregare per voi, perché voi siete la più bella religione del mondo.
da qui

giovedì 26 febbraio 2015

a proposito di eutanasia

Eutanasìa, in greco antico, significa letteralmente buona morte. Oggi con questo termine si definisce correntemente l’intervento medico volto ad abbreviare l’agonia di un malato terminale.
Si parla di eutanasia passiva quando il medico si astiene dal praticare cure volte a tenere ancora in vita il malato; di eutanasia attiva quando il medico causa, direttamente, la morte del malato; di eutanasia attiva volontaria quando il medico agisce su richiesta esplicita del malato.
Nella casistica si tende a far rientrare anche il cosiddetto suicidio assistito, ovvero l’atto autonomo di porre termine alla propria vita compiuto da un malato terminale in presenza di - e con mezzi forniti da - un medico…

…Secondo l’Istituto Mario Negri di Milano, circa 90 mila malati terminali muoiono ogni anno. Il 65% di questi pazienti, aggiunge l’Associazione Luca Coscioni, si fa aiutare dai medici per smettere di soffrire. Gli inglesi la chiamano euthanasia by the back door, della porta sul retro. Da noi gli è stata affibbiata un’etichetta ancora più infamante: eutanasia clandestina. «L’ipocrisia è che si tratta solo di una questione terminologica. Se parli di eutanasia ti mettono in galera», spiega a pagina99 un medico rianimatore. «Tanti pazienti mi chiedono di farla finita. Li tranquillizzo, faccio finta di non vedere ma li aiuto a esaudire le loro volontà. Il personale sanitario viene colpevolizzato, siamo considerati assassini. Viviamo il dramma di queste scelte in solitudine…

Come possiamo definirla? "Eutanasia silenziosa". Per noi è un fatto di tutti i giorni. Lo affrontiamo con grande difficoltà, ma sicuri di fare sempre la cosa più giusta", dice Michele (lo chiameremo così). Una laurea, la specializzazione, il master, la carriera infermieristica, oggi è caposala all'ospedale Careggi di Firenze. Ha voglia di raccontare quello di cui, chissà se per pudore o se per una congiura del silenzio, nessuno parla mai. E di farlo evitando la politica, "ma con il buonsenso di chi sta in prima linea".
Premessa: Michele non è ateo, anzi, è un cattolico praticante, va a messa due volte alla settimana. Sorride di questa apparente contraddizione, "ma qui Dio non c'entra nulla. Sono un professionista, ho studiato. Se teniamo in vita artificialmente un paziente, siamo noi che ci stiamo sostituendo a Dio...".
Ogni anno, in un grande reparto come quello dove lavora Michele, medici, infermieri e operatori sanitari hanno a che fare con almeno 30-40 casi di persone sospese in una terra di mezzo dove il confine tra cosa è eutanasia e cosa no è sottilissimo. "Dal punto di vista normativo siamo obbligati a nutrire e idratare anche un vegetale. In queste condizioni un paziente può andare avanti per mesi, o anni", spiega…

"Al malato terminale che negli ultimi giorni di vita con dolori violentissimi chiede l'iniezione per morire serenamente gli viene negata" e "se il medico la fa può essere accusato di omicidio. Molti pero' la fanno, e' un movimento sott'acqua che si trova a lavorare in maniera clandestina". L'oncologo e fondatore dello Ieo, l'Istituto europeo di oncologia, Umberto Veronesi, scende in campo ancora una volta per parlare di eutanasia a margine del convegno "Uniti per i pazienti" all'Università  Statale. 
"Oggi la magistratura riesce a correggere ciò che il legislatore ha malamente costruito, ma non sempre ci riesce", ha aggiunto  Veronesi che ha poi ricordato il suicidio del regista Mario Monicelli. "Tutti parlano di una soluzione, ma il povero Monicelli, che aveva chiesto ripetutamente in ospedale una puntura letale per un trapasso dolce, e' stata negata e si e' buttato dalla finestra. Questa è civiltà ?"…
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mercoledì 25 febbraio 2015

In area agricola non si possono realizzare impianti fotovoltaici non a servizio di aziende agricole - Grig

L’abbiamo detto, messo nero su bianco e ribadito mille volte: in area agricola si possono realizzare interventi connessi all’attività agricola e non altro.
Infatti, nelle zone agricole “E” degli strumenti urbanistici comunali, possono essere autorizzati soltanto interventi relativi ad attività agricole e/o strettamente connesse (vds. per tuttiCass. pen., sez. III, 9 marzo 2012, n. 9369Corte App. CA, Sez. II, 18 giugno 2014), non certo attività di produzione energetica di tipo industriale, come centrali fotovoltaiche o centrali a biomassa non legate ad aziende agricole presenti nel luogo.  
Vi sono varie normative regionali che lo affermano esplicitamente, anche se spesso,curiosamente, non vengono osservate, come quella sarda.
E’ pur vero che tali impianti di produzione di energia elettrica “possono essere ubicati anche in zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici” (art. 12, comma 7°, del decreto legislativo n. 387/2003 e s.m.i.) e, dopo l’emanazione delle linee guida nazionali per l’autorizzazione diimpianti alimentati da fonti rinnovabili (D.M. 10 settembre 2010), le Regioni devono provvedere all’individuazione di “aree idonee” e “aree non idonee” per l’ubicazione diimpianti di produzione energetica da fonti rinnovabili (vds. T.A.R. Veneto, Sez. II, 23 novembre 2012, n. 1439),  tuttavia, secondo l’art. 13 bis della legge regionale Sardegna n. 4/2009 e s.m.i. (introdotto dall’art. 12 della legge regionale Sardegna n. 21/2011), l’art. 3 delD.P.G.R.  3 agosto 1994 , n. 228 (direttive per le zone agricole, criteri per l’edificazione nelle zone agricole), nelle zone agricole “E” degli strumenti urbanistici comunali, possono essere autorizzati soltanto interventi relativi ad attività agricole e/o strettamente connesse, non attività di produzione energetica di tipo industriale – come quella in progetto – slegata da attività agricole in esercizio nel sito.
La Regione autonoma della Sardegna beneficia di competenza primaria in materia urbanistica (art. 3, comma 1°, lettera f, della legge cost. n. 3/1948 e s.m.i.).
Sembrerebbe logica la sola presenza di impianti simili connessa ad aziende agricole presenti nell’area.
E’ quanto prevede analogamente l’art. 55 della legge regionale Lazio n. 38/1999, che afferma esplicitamente: “la nuova edificazione in zona agricola è consentita soltanto se necessaria alla conduzione del fondo e all’esercizio delle attività agricole e di quelle ad esse connesse”.
La recentissima sentenza Cons. Stato, Sez. VI, 29 gennaio 2015, n. 333 ne ha confermato la legittimità, riconoscendo la correttezza del Comune di Campagnano di Roma nell’aver negato la possibilità di realizzazione di un impianto fotovoltaico in area agricola in quanto slegato dalla connessione con un’azienda agricola.  Nessun rapporto di strumentalità e, quindi, nessuna possibilità di realizzazione.
Un buon passo in avanti per una migliore difesa delle aree agricole da fenomeni puramente speculativi…

lunedì 23 febbraio 2015

Senza acqua non potremmo vivere - Leonardo Boff

L’attuale situazione di grave carenza di acqua potabile, che colpisce gran parte del sud-est del Brasile, dove sono le grandi città come San Paolo, Rio de Janeiro e Belo Horizonte, ci costringe, come mai prima, a ripensare al tema dell’acqua e sviluppare una cultura della cura, sintetizzata dalle sue famose R (r): ridurre, riutilizzare, riciclare, rispettare e riforestare. Nessuna questione è ora più importante di quella dell’acqua. Da essa dipende la sopravvivenza dell’intera catena di vita e, di conseguenza, del nostro futuro. Può essere motivo di guerra come di solidarietà sociale e cooperazione tra i popoli. Esperti e gruppi umanisti hanno suggerito un patto sociale mondiale su ciò che è di vitale importanza per tutti: l’acqua.

Intorno all’acqua si potrebbe crare un minimo di consenso tra tutti i popoli e governi, in vista di un bene comune, il nostro e del sistema-vita.Indipendentemente dalle discussioni che si fanno sul tema dell’acqua, possiamo fare una affermazione sicura e indiscutibile: l’acqua è un bene naturale, vitale, insostituibile e comune. Nessun essere vivente, umano o non umano, può vivere senza acqua. Le Nazioni Unite, il 21 luglio del 2010, hanno approvato questa risoluzione, “l’acqua potabile e sicura e i servizi igienico-sanitari sono un diritto umano fondamentale”.

Consideriamo rapidamente i dati di base sull’acqua nel pianeta Terra: essa esiste da circa 500 milioni di anni; il 97,5% delle acque nei mari e negli oceani sono salate. Solo il 2,5% è dolce. Più dei 2/3 dell’acqua dolce si trova nelle calotte polari e nei ghiacciai e nelle cime dei monti (68.9%); quasi tutto il resto (29,9%) sono acque sotterranee. Resta lo 0,9% nelle paludi e solo lo 0,3% nei fiumi e nei laghi. Di questo 0,3% il 70% viene destinato all’irrigazione agricola, 20% all’industria e ne resta solo il 10% del 0,3% per uso umano e animale.
Ci sono sul pianeta circa un miliardo e 360 milioni di chilometri cubi di acqua. Se prendiamo tutta l’acqua degli oceani, laghi, fiumi, falde acquifere e calotte polari e la distribuíamo uniformemente sulla terra, la terra sarebbe sommerso a tre KM di profondità sotto l’acqua. Il Rinnovamento delle acque è di circa 43 mila km cubi all’anno, mentre il consumo totale è stimato a 6 mila di km cubi all’anno. Quindi non vi è alcuna mancanza di acqua.
Il problema è che non è equamente distribuita: il 60% è in soli 9 paesi, mentre altri 80 paesi hanno scarsezza . Poco meno di un miliardo di persone consumano l’86% dell’acqua esistente, mentre per 1,4 miliardi è insufficiente (nel 2020 saranno tre miliardi), e per due miliardi non è trattata, il che genera l’85% delle malattie secondo l’Oms. Si presume che nel 2032 circa 5 miliardi di persone saranno colpite da scarsità d’acqua. Il Brasile è la potenza naturale delle acque, con il 12% di tutta l’acqua dolce del pianeta per un totale di 5.400 miliardi di metri cubi. Ma non è equamente ripartita: 72% nella regione amazzonica, il 16% nel CentroOvest, l’8% nel Sud e nel Sud-Est e il 4% nel Nord-Est.

Nonostante l’abbondanza, non sappiamo usare l’acqua, cosicchè il 37% di quella trattata viene sprecata, quantità capace di rifornire tutta la Francia, il Belgio, la Svizzera e l’Italia settentrionale. È urgente, quindi, un nuovo livello culturale nei confronti di tale elemento essenziale (vedi lo studio più minuzioso è stato fatto dal compianto Aldo Rabouças, Acque dolci in Brasile: Descrizioni, SP 2002). Un grande esperto di acqua che lavora nelle agenzie delle Nazioni Unite in materia, la canadese Maude Barlow, afferma nel suo libro “L’acqua: Patto Blu (2009)”: La popolazione mondiale è triplicata nel XX secolo, ma il consumo di acqua è aumentato di sette volte.
Nel il 2050, quando avremo 3 miliardi in più di persone, avremo bisogno dell’80% in più di acqua solo per l’uso umano; e non sappiamo da dove arriverà. Questo scenario è drammatico, in quanto mette chiaramente in discussione la sopravvivenza della specie umana e della maggior parte degli esseri viventi. C’è una corsa globale per la privatizzazione dell’acqua. Nascono grandi multinazionali come la francese Vivendi e Suez-Lyonnaise, la tedesca RWE, la britannica Thames Water e l’americana Bechtel. Si è creato un mercato dell’acqua che coinvolge più di 100 miliardi di dollari.
Sono fortemente presenti nella commercializzazione dell’acqua minerale Nestlé e Coca-Cola, che stanno cercando di acquistare fonti d’acqua in tutto il mondo, anche in Brasile. Ma ci sono anche forti reazioni delle popolazioni, come è accaduto nel 2000 a Cochabamba in Bolivia. L’azienda America Bechtel aveva acquistato le acque e aumentato i prezzi del 35%. La reazione organizzata della popolazione ha buttato fuori dal paese la società. Il grande dibattito ora infuria in questi termini: l’acqua è fonte di vita o di lucro?

L’acqua è un bene economico naturale, vitale, comune e insostituibile o un bene economico da trattare come risorsa idrica e mettere sul mercato? Entrambe le dimensioni non si escludono a vicenda, ma devono essere giustamente correlate.Fondamentalmente l’acqua è in relazione con il diritto alla vita, come insiste il grande specialista in acqua Riccardo Petrella (Il Manifesto dell’acqua, Voci 2002). In questo senso, l’acqua potabile per uso alimentare e cura personale e abbeveraggio degli animali dovrebbe essere gratuita.
Siccome è scarsa e richiede una complessa struttura di captazione, stoccaggio, trattamento e distribuzione, implica una dimensione economica innegabile. Questa, tuttavia, non deve prevalere sull’altra; al contrario, si dovrebbe renderla più accessibile a tutti e gli utili dovrebbero rispettare la natura comune, vitale e insostituibile dell’acqua. Anche gli elevati costi economici dovrebbero essere coperti dal Potere Pubblico.
Non c’è spazio per discutere le cause dell’attuale siccità. Mi rimetto allo studio dell’importante libro dello scienziato Antonio Donato Nobre “Il futuro climatico dell’Amazzonia“, uscito a metà gennaio di quest’anno 2015 a San Paolo, dove dice che il cambiamento climatico è un fatto di scienza ed esperienza. Avverte: stiamo andando al macello. Una fame zero nel mondo, prevista dagli Obiettivi del Millennio, deve includere la sete zero, perché non esiste un cibo che possa esistere ed essere consumato senza acqua. L’acqua è vita, generatrice di vita e uno dei più potenti simboli della natura della Realtà Ultima. Senza acqua non potremmo vivere.
Traduzione curata da  Antonio Lupo.
* Leonardo Boff è giornalista e scrittore

Last Minute Sotto Casa - Marcello Gelardini

...Si chiama Last Minute Sotto Casa ed è la nuova frontiera del live-marketing di prossimità. Un'idea che, oltre alle nostre tasche, punta a fare del bene alla sostenibilità del pianeta. La considerazione che ha portato il gruppo di lavoro dell'università piemontese a sviluppare il proprio progetto è molto semplice: ogni sera migliaia di negozianti, prima di chiudere, hanno la necessità di smaltire le merci che non potranno riproporre il giorno dopo. Basti pensare a forni, pasticcerie, macellerie, pescherie, mercati rionali, piccoli market di quartiere. Quale modo migliore di farlo offrendo quei prodotti a un prezzo scontato, ricavando un profitto anziché perderlo buttando la merce?

Ma a chi indirizzare queste offerte? Come farle conoscere in tempo reale? A questa domanda ha risposto Last Minute Sotto Casa costruendo un portale che vuole far incontrare commercianti e persone che abitano nello stesso quartiere. Sono infatti due i canali in cui è diviso il sito: da una parte quello per i negozi, dall'altra quello per i clienti. In entrambi i casi una delle prime mosse sarà indicare la propria posizione geografica, il resto lo farà il sistema di geolocalizzazione. 

Il negoziante, una volta registrato, sarà in grado d'inviare offerte (descrivendo il prodotto, il prezzo e la durata della promozione) in maniera mirata. Saranno, infatti, solo i clienti "posizionati" nei dintorni a ricevere (via email) l'offerta, solo per quei prodotti che avranno deciso di voler "tracciare" in fase d'iscrizione al sistema. Oppure potranno venirne a conoscenza controllando in tempo reale su mappa le offerte attive attorno a loro. 

Ma perché è così necessaria la prossimità geografica nell'era dell'ecommerce? Per un motivo semplice: a parte la deperibilità del prodotto, un'altra caratteristica delle offerte di Last Minute Sotto Casa è quella di voler riattivare e mantenere saldo il rapporto tra acquirente e venditore. Così, per approfittare della svendita, ci si dovrà poter recare fisicamente e in pochi minuti nel negozio che ha lanciato la promozione. 

Partito in forma sperimentale a marzo 2014 e solo per il quartiere Santa Rita di Torino (per recuperare il pane non venduto durante la giornata) oggi Last Minute Sotto Casa sta pian piano raggiungendo molte città d'Italia (e presto anche europee), potendo contare già su una rete di oltre 200 negozi di vario genere e su circa 15mila utenti registrati. È poi in arrivo un'App per rendere ancora più rapido e immediato l'accesso alle offerte. Chissà che in futuro, tornando a casa la sera, dando la solita rapida occhiata allo smartphone non si scopra che proprio a due passi da noi c'è una promozione che ci permetterà di organizzare la cena a metà prezzo. 

Come usano dire gli stessi fondatori, con Last Minute Sotto Casa vincono proprio tutti: vince il negoziante, che non spreca guadagnando pure qualcosa; vince il cliente, che acquista prodotti freschi risparmiando; vince soprattutto il pianeta, perché agendo in modo cosciente e razionale si rispettano e preservano le risorse naturali che la Terra quotidianamente ci offre ma che non sono infinite,

giovedì 19 febbraio 2015

La speculazione energetica divora i terreni agricoli sardi - Stefano Deliperi

Questi che seguono sono i “numeri” dell’energia in Sardegna, come emergono dai dati Terna s.p.a. (31 dicembre 2012) e dal P.E.A.R.S. (il piano energetico) adottato con deliberazione Giunta regionale n. 4/3 del 5 febbraio 2014:
* 18 impianti idroelettrici (potenza efficiente lorda MW 466,7; producibilità media annua GWh 699)
* 44 impianti termoelettrici (potenza efficiente lorda MW 2.822,5)
* 47 impianti eolici (potenza efficiente lorda MW 988,6)
* 22.287 impianti fotovoltaici (potenza efficiente lorda MW 558,2)
* energia richiesta in Sardegna: GWh 10.998,8; energia prodotta in più rispetto alla richiesta: GWh 2.348 (+ 21,3%)
* produzione energia: GWh 14.535; produzione netta per il consumo: GWh 13.346,8
* energia esportata verso la Penisola: GWh 1.632,5; energia esportata verso l’Estero (Corsica): Gwh 715,6; Terna s.p.a. stima un’esportazione complessiva di energia pari GWh 4.000 per l’anno 2013; perdita complessiva della rete: MWh 600
* fonte di produzione: 78% termoelettrica, 11% eolica, 5% bioenergie, 5% fotovoltaico, 1% idroelettrico.
Come si vede, la Sardegna, ormai da anni, produce molta più energia di quanto necessita per il proprio fabbisogno (+ 21,3%) e ne esporta verso la Penisola e verso la Corsica. Domanda banalissima: a chi e a che cosa servono allora i tanti progetti di centrali per la produzione energetica da fonte rinnovabile (termodinamica, biomassa, eolica, ecc.) che vengono quasi quotidianamente presentati nell’Isola, spesso e volentieri nelle aree agricole? Risposta di mero buon senso: gli impianti in progetto appaiono avere quasi sempre finalità puramente speculative:certificati verdi e benefici vari derivanti dalla produzione energetica da fonti rinnovabili.
Sembra proprio il caso anche di uno dei progetti recentemente presentati, il progetto ibrido di centrale solare termodinamica + centrale a biomassa (potenza complessiva lorda 10,8 MW elettrici) della società bolzanina San Quirico Solar Power s.r.l., nella località agricola di San Quirico, verso le pendici del Monte Arci, in Comune di Oristano, interessante circa 55 ettari. Per tali motivi l’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha inoltrato (9 febbraio 2015) uno specifico atto di intervento con “osservazioni” nel procedimento di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.), diffondendo gratuitamente in contemporanea un fac simile di analogo atto per chiunque volesse intervenire nel procedimento come singolo cittadino.
Sono stati interessati il Servizio sostenibilità ambientale (S.A.V.I.) della Regione autonoma della Sardegna (titolare del procedimento), la Commissione europea, il Ministero dell’ambiente, il Comune di Oristano. Il progetto ha caratteristiche propriamente industriali, ha natura ibrida, comprendendo una centrale solare termodinamica (superficie 48 ettari, specchi solari parabolici con diametro mt. 7,5 e altezza mt. 1,7 dal suolo) + una centrale a biomassa (potenza 4 MW elettrici) + opere connesse (linea ad alta tensione 150 kv lunga km. 7, stazione, ecc.) interessante complessivamente circa 55 ettari con potenza complessiva lorda 10,8 MW elettrici.
L’area individuata è parzialmente tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) perché attraversata da corsi d’acqua (Rio Merd’e CaniCanale Adduttore Tirso-ArboreaCanale di Bonifica Spinarba), è classificata in “zona agricola E” (E2, E3, E5) e (piccola parte) in “zona di rispetto H” (HAR 2) del vigente P.U.C. di Oristano.     Si ricorda, in proposito, che nelle zone agricole “E” degli strumenti urbanistici comunali, possono essere autorizzati soltanto interventi relativi ad attività agricole e/o strettamente connesse, in particolar modo in Sardegna (art. 13 bis della legge regionale n. 4/2009 e s.m.i. e art. 3 del D.P.G.R. 3 agosto 1994 , n. 228, direttive per le zone agricole). Pesanti gli impatti sull’ambiente e il contesto socio-economico locale.
La zona ha vocazione strettamente agricola e l’impianto complesso in progetto è di sicura natura industriale, come tale dovrebbe trovare collocazione in aree industriali a tali fini già infrastrutturate. La prevista centrale a biomassa prevede poi l’utilizzo giornaliero di ben 70-75 tonnellate di biomassa legnosa per sette mesi (210 giorni), cioè ben 14.700-15.750 tonnellate annue di biomassa legnosa all’anno: da dove arriveranno?     I quantitativi idrici necessari al funzionamento dell’impianto complesso sono stimati in 117.000 metri cubi di acqua/anno, sarebbero prelevati da due pozzi da realizzare nel sito e sarebbero sottratti alle attività agricole esistenti nell’area interessata dal progetto;
Come ben noto alla stessa Società industriale, il progetto interferisce con uno degli habitat delle residue popolazioni di “Gallina prataiola, rispetto alla quale, nell’ambito del Piano d’azione per la salvaguardia e il monitoraggio della Gallina prataiola e del suo habitat in Sardegna (Assessorato della Difesa dell’Ambiente – RAS, 2011), sono state evidenziate due aree riproduttive. In una di queste, ubicata a sud rispetto al sito d’intervento progettuale e distante dallo stesso circa 1,2 km, è stata accertata la presenza di un maschio territoriale, mentre nell’altra, ubicata ancora più a sud a circa 5,2 km, sono stati censiti 15 maschi territoriali. Una parte dell’area interessata dall’intervento progettuale proposto comporta la sottrazione di potenziale habitat di alimentazione pari ad una superficie di circa 30 ettari, mentre non vi è nessuna interazione negativa con le aree riproduttive segnalate” (Sintesi non tecnica, pag. 73).   La Gallina prataiola (Tetrax tetrax) è in grave pericolo di estinzione e come tale è inserita nell’allegato I della direttiva n. 2009/147/CE sulla tutela dell’avifauna selvatica.
Inoltre, un evidente saldo negativo potenziale emerge dallo studio di impatto ambientale (S.I.A.) dove vengono ipotizzati 90 posti di lavoro in fase di realizzazione e 20 posti di lavoro in fase di gestione, ma sarebbero a rischio 28 posti di lavoro già esistenti (13 Agriturismo e Fattoria didattica Archelao, 5 agrimacelleria Accareddu, 8 Aziende agricole cugini Tolu, 2 vigneto biologico locale). Una vera e propria beffa in proposito. Spiace che sia il Comune di Oristano abbia dato la disponibilità politica in cambio di 50 mila euro all’anno.
Vogliamo cambiare registro una volta per tutte?