martedì 17 febbraio 2015

Sardegna in via d’estinzione

Lo spopolamento dei paesi dell’interno è un fenomeno in corso da decenni. Ora, con più insistenza, emerge il calo totale degli abitanti dell’Isola. L’ultimo report è stato stilato dal Centro studi della Cna Sardegna: i risultati sono chiari: tra il 2009 e il 2013  sono stati 11 mila i sardi che hanno lasciato la Sardegna, in larga parte giovani emigrati in cerca di lavoro. Lo studio ha analizzato il saldo reale tra le entrate e le uscite e così ha scoperto l’incongruità del dato ufficiale evidenziando un invecchiamento sempre più marcato della popolazione della Sardegna, fenomeno esasperato da una sempre più preoccupante “fuga di cervelli”.
I dati ufficiali. Nonostante dopo il Censimento Istat del 2011 sia stato registrato ufficialmente un aumento di oltre 26mila residenti in Sardegna tra il 2011 e il 2013 (da 1.637.846 a 1.663.859 ovvero l’1,6% in più in appena due anni), tale incremento (peraltro in controtendenza rispetto al periodo 2008-2011 caratterizzato da un calo demografico di quasi 5mila abitanti) è stato solo un incremento virtuale, ovvero un aggiustamento contabile dovuto all’attività post-censuaria delle anagrafi comunali.  Analizzando nel dettaglio i dati ufficiali dell’Istat, l’associazione artigiana ha infatti rilevato che la sorprendente e improvvisa crescita della popolazione sarda non è dovuta ad un incremento effettivo di popolazione, ma piuttosto alle operazioni di verifica condotte dalle anagrafi comunali in seguito all’ultimo Censimento della popolazione e delle abitazioni, che dal 9 ottobre 2011 al 31 dicembre 2013, hanno portato al virtuale reinserimento nelle liste anagrafiche di 28.716 residenti, contabilizzandoli come iscritti e cancellati per “altri motivi”, e che un po’ brutalmente si possono considerare individui “sfuggiti alle rilevazioni censuarie”. Viceversa, in base al bilancio tra iscrizioni e cancellazioni per nascita, morte e trasferimento di residenza, alla vigilia dell’ultimo censimento (8 ottobre 2011) le statistiche ufficiali contavano 1.675.263 residenti, mentre con le operazioni censuarie ne sono stati rilevati 1.639.362: in pratica quasi 36mila abitanti in meno, una parte dei quali (quasi 29mila) sono poi stati reinseriti con le successive operazioni di verifica delle liste anagrafiche.
Dunque, secondo l’ufficio studi della Cna, al netto di questi artifici contabili che non corrispondono a un reale movimento della popolazione, l’andamento demografico della Sardegna conferma le tendenze in calo emerse già a partire dal 2008.
Nel periodo 2011-2013 il saldo migratorio positivo (2553 stranieri residenti in più) non è infatti riuscito a bilanciare gli effetti di un saldo naturale fortemente negativo, che dalla data dell’ultimo censimento (ottobre 2011) al dicembre 2013 ha fatto registrare 6.772 morti in più delle nascite con il conseguente calo di 4.219 abitanti (-0,3%). Questo decremento trova conferma, peraltro, nel dato provvisorio riferito ad agosto 2014 che fissando la popolazione pari a 1.661.723 residenti definisce un ulteriore calo di 2.136 abitanti.
Gli scenari demografici fino al 2035
Per meglio comprendere il fenomeno del calo demografico in regione, la CNA Sardegna ha elaborato tre diversi scenari di evoluzione della popolazione: uno ottimista (miglioramento delle condizione economiche e inversione dei flussi, che diventano positivi), uno pessimista (prosecuzione degli attuali trend negativi) e uno mediano (azzeramento dei flussi). E’ risaputo che la crisi economica in Sardegna si è manifestata con particolare intensità. Nel terzo trimestre 2014 il tasso di disoccupazione è giunto al 19,1%, quasi il doppio del dato nazionale (11,8%) e la disoccupazione giovanile (15-24 anni) nel 2013 ha sfiorato il 54,2%, contro il 40% dell’Italia. Tuttavia – evidenzia l’associazione artigiana – quasi mai è stato messo in risalto come la difficoltà di inserimento occupazionale dei più giovani stia innescando un massiccio esodo di popolazione. Un fenomeno che, se non contrastato, è destinato ad avviare un processo di declino socio-economico che, in Regione, rischia di diventare veramente “irreversibile”.
Gli anziani, i bimbi che non ci sono. la ricerca della Cna sottolinea che il punto di partenza della nostra regione è già di per sé estremamente problematico. L’evoluzione delle condizioni economico-culturali ha abbassato infatti il valore di fecondità in Sardegna ad 1,1 figli per donna (2013) assai sotto il livello di sostituzione (2,1). In secondo luogo,  il graduale invecchiamento delle generazioni degli anni ’50 e ’60 (gli anni del boom economico e demografico) ha determinato uno squilibrio generazionale di vastissima portata con una componente anziana  di ultrasessantacinquenni ormai arrivata a rappresentare oltre un quinto della popolazione regionale (era l’11% nel 1985).
Le diverse ipotesi sui flussi migratori (che riguardando in prevalenza giovani sardi)hanno un impatto soprattutto sulla dinamica delle nascite e non sulle morti (stabili intorno a 20 mila all’anno), con una forchetta tra ipotesi bassa ed ipotesi alta variabile tra gli 8mila ed i 10mila nuovi nati in Sardegna all’anno. In altre parole, in tutte le ipotesi di scenario tra 2015 e 2035 la popolazione complessiva è destinata inevitabilmente a ridursi. L’entità del calo varia però consistentemente: 95mila residenti in meno dell’ipotesi alta, quella ottimista (-5,7%); 130mila dell’ipotesi centrale, ovvero quella mediana (-7,8%); fino a 173mila residenti in Sardegna in meno nell’ipotesi più pessimista(-10,4%), vale a dire una città intera più grande di Cagliari scomparsa dall’Isola.
La ricerca cerca di analizzare la situazione andando oltre il dato assoluto del calo totale della popolazione. Quello che conta maggiormente, infatti, è il differente assetto della struttura demografica che si verrebbe a creare, con una componente anziana che dal 22% della popolazione complessiva (era l’11% nel 1985), considerando anche solo lo scenario centrale (azzeramento dei flussi di giovani sardi in uscita), potrebbe arrivare al 34%(addirittura 36% nell’ipotesi bassa) contro le stime nazionali che definiscono valori inferiori al 29%.
Ma solo rapportando la popolazione in età non lavorativa (oltre 64 anni e meno di 15) con la popolazione potenzialmente attiva, sottolinea la ricerca, ci si rende realmente conto di quanto la sostenibilità del sistema socio-economico regionale potrebbe raggiungere livelli estremamente critici, ben più allarmanti della seppur problematica situazione media nazionale.
Infatti l’indice di dipendenza strutturale potrebbe arrivare, nell’ipotesi peggiore, ad un valore del 78% (72% nell’ipotesi più ottimista): in altre parole  – dichiarano Pierpaolo Piras e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionali di CNA –  tra vent’anni quasi 8 residenti in Sardegna in età non lavorativa (anziani a cui sommare la popolazione con meno di 15 anni) saranno “a carico” di dieci persone in età lavorativa(15-64 anni), e se si considera il tradizionalmente basso tasso di partecipazione della componente femminile al mercato del lavoro (in Regione oggi solo una donna su due è attiva, contro una media nazionale del 54% e di oltre il 60% del Centro-Nord) si capisce di quanto la sostenibilità del sistema socio-economico della Sardegna sarà messa veramente a durissima prova sia in termini previdenziali (si tenga presente che la situazione economica attuale, in termini di disoccupazione, salari e welfare critico per i più giovani, si riverbererà nella previdenza di domani, cioè in livelli pensionistici sempre più critici), socio-economici (necessità di sopperire con il tessuto sociale alla mancanza di strutture di sostegno ed assistenza per i più anziani, carico sulle strutture sanitarie, spesa farmaceutica regionale, ecc.), o puramente economici, ovvero, in una visione complessiva, una ancora minore competitività territoriale. Per inciso, al livello nazionale, anche nell’ipotesi più negativa, il tasso di dipendenza strutturale non andrà al di sopra del 72%.
La proposta. «Il calo delle nascite e la crescita del numero dei morti sta provocando un inesorabile processo di invecchiamento della nostra struttura demografica – commentano Piras e Porcu –. In appena un decennio la Sardegna ha registrato un calo del 9% della popolazione in età feconda (75mila abitanti in meno nella classe 15 e 49 anni tra 2003 e 2013) e a un incremento del 31% degli ultrasessantacinquenni (oltre 83mila in più nello stesso periodo). Questo fenomeno, determinato dall’evoluzione della struttura demografica, ha trovato in Sardegna un fattore di accelerazione nella crisi economica che ha portato a un riacutizzarsi del drammatico fenomeno dell’emigrazione: oltre al calo demografico tra il 2009 ed il 2013 sono stati infatti registrati in Sardegna oltre 11mila residenti in meno per cambio di residenza, in gran parte giovani in cerca di lavoro. Occorre che la Regione prenda finalmente atto di queste dinamiche e si adoperi per rilanciare la crescita economica e lo sviluppo, unica condizione per poter offrire ai nostri giovani opportunità di lavoro e formazione».

mercoledì 11 febbraio 2015

il piccolo Budi



Budi, un cucciolo di orangotango è stato salvato da una serie di maltrattamenti, che lo avevano paralizzato. Per i primi 10 mesi della sua vita, è stato tenuto in una piccola gabbia e alimentato solo a latte condensato. Con un viaggio di oltre 10 ore, tra nave e strada, Budi è stato trasportato all' Orangutan Rescue Centre del Animal Rescue internazional di Ketapang, in Indonesia, dove sono state constatatte le sue gravissime condizioni. Affetto da anemia e da una sindrome metabolica, che ha impedito alle ossa di svilupparsi correttamente, ora sta facendo piccoli progressi. "Ha gli occhi che si riempiono di lacrime ogni volta che lo si tocca, ma quando vede il biberon sorride. E 'davvero incredibile che sia stato in grado di sopravvivere così a lungo", testimonia il personale medico che lo ha in cura. Nonostante sia seguito 24 ore su 24, le sue condizioni sono ritenute ancora a rischio.
da qui

martedì 10 febbraio 2015

ok, il prezzo è giusto

...Sono circa duecento le case all’asta solo a Macomer, abitazioni o locali adibiti ad esercizi commerciali. Sessanta solo negli ultimi tre mesi. “Vogliamo creare una vera rete di solidarietà – prosegue Cossu -. Da soli si muore. Pensate che ci sono 200 padri di famiglia a Macomer che stanno vivendo questa identica situazione e sono bloccati. Per mancanza di coraggio, per pudore, per amor proprio. Non hanno ormai neanche la forza di chiedere aiuto. Ma i mezzi per superare i problemi ci sono tutti”. Il rappresentante dei cittadini di Macomer che si sono mobilitati per la signora Citzia si chiede, ad esempio, come sia possibile che una struttura dal valore di 300mila euro possa essere venduta all’asta per 30mila. “E inoltre il debito rimane – prosegue -. Perché una volta venduta la casa, il debito sarà di 270mila euro. Così c’è un danno doppio: stanno togliendo la possibilità alla persona debole di pagare il debito e pure la casa. È accanimento”...

lunedì 9 febbraio 2015

I temi portanti di un Sardistàn quasi senza speranza - Gruppo d'Intervento Giuridico

L’Italia sta tuttora vivendo una pesante crisi economico-sociale, la Sardegna la vive anche peggio, se possibile.
Non solo, ha fortissimi punti negativi in settori nevralgici.
La gestione dell’acqua e l’istruzione, per esempio.
Le reti idriche isolane attualmente perdono circa l’85% dell’acqua trasportata (dati Ordine dei Geologi, ottobre 2011).
Ben il 38,2% della popolazione residenteha solo la licenza media e ben il 24,5%solo quella elementare o, addirittura,alcun titolo. Tuttora il 25,8% dei sardi fra 18 e 24 anni ha solo la licenza media, il dato più elevato in Italia (dati M.I.U.R., giugno 2013).   Vuol dire che il 62,7% dei residenti in Sardegna in età lavorativa (dai 16 anni in poi) èprivo di qualifica professionale (da Sardegna Statistiche, anno 2009).
Qual è, invece, il tema oggi alla ribalta nell’Isola?
La presenza o meno dei “quattro mori” nellostemma della Regione autonoma della Sardegna.
Inizia a pontificare all’Accademia dei Lincei di quattro mori e quattro giganti di Monte Prama la Sottosegretaria ai beni culturali Francesca Barracciu, replica il Presidente del Consiglio regionale Gianfranco Ganau, s’inserisce l’artista Pinuccio Sciola con un pindarico parallelismo fra teste mozzate, indirizzato al neo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (e perché non a papa Francesco?), non può mancare l’ideologo-capo di gabinetto assessoriale Franciscu Sedda, men che meno gli storici Manlio Brigaglia, Eugenia Tognotti, Barbara Fois, indipendentisti, limbasardistie chi più ne ha più ne metta.
Politici e intellettuali, quelli che dovrebbero dare un indirizzo a questa povera Isola parlano, straparlano, replicano e litigano sul fondamentale tema. Come i famosi capponi di Renzo, si beccano senza tregua.
Evidentemente i polli a buon mercato abbondano.
E poi ci si stupisce che ‘sta povera Isola affondi nel bel mezzo del Mediterraneo.
da qui

sabato 7 febbraio 2015

politiche per l’italia interna - Franco Arminio

...vogliamo costruire una trama nuova, che sappia intrecciare politica e poesia, economia e cultura, scrupolo e utopia.
Non spetta a noi essere precisi, fare piani, programmi. La casa della paesologia è anche la casa delle pensate confuse. Eccone alcune.
In ogni casa degli italiani ci deve essere una foto del nostro pianeta.
Almeno una volta all’anno il consiglio dei ministri si deve svolgere in una masseria.
Diffondere a livello capillare su tutto il territorio nazionale le opportunità formative per adulti e ragazzi, in particolare i corsi di alfabetizzazione a vecchi e nuovi saperi dovrebbero essere istituiti nei paesi che hanno meno di duemila abitanti: ci devono essere dei luoghi in cui poter lavorare nel fruttuoso connubio tra l’arcaico e il moderno, il computer e il pero selvatico.
Le mense delle scuole dell’Italia interna devono approvvigionarsi di cibi sani e a km0.
I servizi pubblici locali non possono essere privatizzati. Bisogna promuovere delle cooperative di comunità per gestire questi servizi.
I centri commerciali devono chiudere alle sette di sera e anche la domenica.
Conservare il terreno agricolo, neppure un metro quadro di terra deve essere coperto di cemento. Nell’Italia interna siano vietate nuove costruzioni e si proceda riutilizzando le case esistenti. Terra e cultura più che cemento e uffici.
Prodotti tipici da consumare non solo nelle sagre.
Canti e teatro al posto delle betoniere.
Svuotare le coste e riportare le persone sulle montagne. Sistemare le strade provinciali, togliere le buche, restaurare i paesaggi, le pozze d’acqua per gli ovini, ripulire i fiumi, i torrenti.
Dare ai giovani le terre demaniali.
Togliere le tasse sulla casa a chi abita nel centro antico dei paesi più piccoli.
Siamo convinti che la militanza politica debba essere al servizio di chi lavora molto e guadagna poco: e qui troviamo un’adiacenza tra operai e poeti.
La finanza ha rubato spazio alla politica, la politica ruba spazio ai cittadini, i cittadini danno spazio ai leader e non a chi fa politica dal basso. La casa della paesologia è un esperimento comunitario in cui la militanza politica non è mai scissa dalla militanza poetica. Siamo convinti che il fiume delle lotte civili debba avere delle anse liriche: passare un po’ di tempo vicino a un animale, ascoltare gli anziani, esprimere almeno una volta al giorno ammirazione per qualcuno, svegliarsi ogni tanto alle tre di notte, uscire all’alba almeno una volta al mese, dare attenzione a chi cade e aiutarlo a rialzarsi, chiunque sia, cantare, leggere poesie ad alta voce, costruirsi delle piccole preghiere personali e usarle.

domenica 1 febbraio 2015

Noi sardi siamo condannati? - Claudia Basciu (Grig)

Asinelli uccisi, decapitati e macellati sul posto, stessa sorte per le asinelle in stato di gravidanza, i cui feti sono stati buttati via insieme alle interiora, e poi ancora pecore sgozzate, galline uccise a badilate, cani presi a picconate e a sassate, e così conigli, oche, faraone, maialetti.
Forse solo in un film splatter sarebbero riusciti a fare di meglio.
Ma noi Sardi, quelli con la schiena dritta, quelli con l’orgoglio appeso al collo, quelli che esigono rispetto dal resto del mondo, quelli  con il vittimismo attaccato al fondoschiena, noi, Noi sappiamo fare molto meglio. Sappiamo, come nel vile massacro in danno di Gabriele Secci e dei suoi animali, uccidere la speranza, la dignità, l’intelligenza, tutto in un colpo solo, come pochi sanno fare.
Secondo quanto riportato dalla stampa, Gabriele Secci è un giovane che, dopo una serie di vicissitudini lavorative, aveva deciso di avviare un’attività per conto proprio a Villamassargia, una fattoria didattica, come peraltro fanno molti giovani, e meno giovani, in tutta Italia. Un modo onesto e dignitoso per far fronte alla terribile crisi economica degli ultimi anni.
Ma Gabriele, evidentemente, non aveva fatto i conti con il lato oscuro dei Sardi, quello violento, barbaro, vile, autolesionista, in grado di agire solo per distruggere, a prescindere dalla crisi economica.
Perché, ammettiamolo, eventi del genere non accadono nelle comunità povere, dove magari si caccia o si uccide un animale per la propria sussistenza, accadono nelle comunità vuote e un po’ infelici, dove ci si illude che la vita degli esseri umani sia slegata da quelle degli altri esseri viventi, sempre e comunque al servizio delle proprie esigenze e delle proprie frustrazioni.
In Sardegna, il fenomeno è sempre stato presente, e nulla sembra essere cambiato negli ultimi tempi, si manifesta con gesti sempre più feroci e crudeli. Non sembra che questo sistema ci abbia fatto crescere né economicamente né socialmente,  e allora, vogliamo iniziare a cambiarlo o preferiamo essere condannati a rimanere una comunità vuota, di poveri illusi, per sempre?
Iniziamo, per esempio, a manifestare solidarietà a Gabriele Secci e a condannare apertamente il vile gesto. Sarebbe un piccolo passo avanti.
Chi può, magari, gli doni un altro animale, per ripartire.