martedì 15 marzo 2022

Dietro la prima causa ambientale contro lo stato italiano - Ilaria Cagnacci

Marica Di Pierri, portavoce dell’Associazione a Sud, spiega ai lettori di Frontiere News il contesto ambientale italiano che ha fatto sì che lo scorso 5 giugno 24 associazioni e 179 persone (17 delle quali minorenni) abbiano fatto causa allo stato italiano, rappresentato dalla presidenza del Consiglio dei ministri, al tribunale civile di Roma.

Il 14 dicembre si è svolta la prima udienza della causa climatica contro lo stato italiano: un evento storico che vede per la prima volta nel nostro paese clima e diritti umani approdare insieme nell’aula di un tribunale. L’azione legale, nata grazie all’iniziativa di movimenti, associazioni e centinaia di singoli cittadini nell’ambito della campagna Giudizio universale, punta il dito contro lo stato italiano per inerzia nel contrasto al cambiamento climatico, violando, di conseguenza, diritti fondamentali tra cui il diritto alla vita e ad un ambiente salubre tutelati dalla nostra Costituzione. Marica Di Pierri, portavoce dell’associazione A Sud, primo ricorrente nella causa climatica, e presidente del Centro di Documentazione conflitti ambientali di Roma, ci racconta la vulnerabilità climatica del nostro paese e perché questa è la causa del secolo.

L’Italia non è il primo paese in cui argomentazioni basate sui diritti umani sono diventate la base di contenziosi sui cambiamenti climatici. Nell’ultimo decennio è aumentato notevolmente il numero di stati citati a giudizio dai propri cittadini nella lotta al cambiamento climatico: secondo il Global Climate Litigation Report delle Nazioni Unite, da luglio 2020 il numero di casi è quasi raddoppiato con almeno 1.550 contenziosi climatici presentati in 38 paesi. Tra i più significativi nel contesto europeo sicuramente il caso Urgenda dove la Corte suprema olandese ha confermato il dovere del governo dei Paesi Bassi di limitare le emissioni del 25% (rispetto ai valori del 1990) entro il 2020 e che ha fatto da apripista nel nostro continente.

Una via, quella legale, non solo per far riconoscere la responsabilità dei nostri stati nel contrasto al cambiamento climatico ma anche per chiedere l’assunzione di misure urgenti nel rispetto degli obiettivi internazionali per il clima. “A livello di causa legale non indichiamo nessuna soluzione, questo sarà compito del parlamento, del governo e degli enti preposti al varo delle politiche pubbliche”, spiega Pierri. “La richiesta formulata dai ricorrenti italiani riguarda la condanna dello Stato a realizzare una drastica riduzione delle emissioni di gas serra del 92% nel rispetto dei limiti previsti dall’Accordo sul clima di Parigi che prevede l’impegno delle parti aderenti a contenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C, impegnandosi a limitarlo a 1,5°C. L’assunto su cui si basa la nostra causa è che l’impatto dei cambiamenti climatici sono oggi uno dei fattori di maggior vulnerazione dei diritti umani fondamentali e questo vale ancora di più per le future generazioni che pagheranno un prezzo altissimo”.

 

La causa

Un’iniziativa interamente mossa dalla società civile tra cui spiccano 17 minori, rappresentati in aula dai loro genitori. “Tutte le climate litigation sono cause mosse dalla società civile per spingere a politiche climatiche più ambiziose. I minori sono sicuramente uno dei gruppi di maggior rilievo emersi negli ultimi anni, il tema dei diritti e delle giovani generazioni future sta assumendo sempre più centralità nella rivendicazione della giustizia climatica intergenerazionale. In Europa, ad esempio, un gruppo di sei giovanissimi portoghesi tra gli 8 e i 21 anni hanno fatto causa a 33 Paesi e hanno intentato la causa presso la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo”.

 

In tutti i contenziosi climatici la scienza del clima ha svolto un ruolo fornendo le basi fattuali per le rivendicazioni legali avanzate. Per quanto riguarda la realtà italiana gli scenari futuri delineati dai rapporti più autorevoli sui cambiamenti climatici, tra cui l’ultimo rapporto uscito nel 2020 del Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici e quello del Climate Analytics, quest’ultimo allegato all’atto di citazione della causa italiana, ci dicono che fenomeni sempre più intensi colpiranno il territorio con pesanti conseguenze sul piano sociale, economico, e ambientale.

“La particolare vulnerabilità climatica del nostro paese è sicuramente una delle argomentazioni alla base della causa climatica. Gli scenari che riguardano il territorio italiano sono particolarmente drammatici e il nostro paese sta già pagando un prezzo altissimo sull’altare dei cambiamenti climatici. Gli aspetti di vulnerabilità italiana riguardano tutti gli impatti climatici: dall’aumento delle temperature, all’innalzamento dei mari fino ad arrivare a fenomeni metereologici estremi. Pensiamo soltanto all’ultimo Capodanno con temperature record: sull’Appennino lucano dove mi trovo ci sono stati venti gradi, sono scoppiati i semi del glicine e le piante stanno andando in fioritura. Si tratta di uno stravolgimento totale delle stagioni con gravi conseguenze sia sulla biodiversità che sulla salute umana. Per quanto riguarda eventi estremi come alluvioni o trombe d’aria in Sicilia nei mesi scorsi ci sono stati undici tornado e gli uragani mediterranei sono un fenomeno che si sta sempre più consolidando. Inoltre, nonostante in maniera semplificativa si pensi sempre e solo a Venezia, l’innalzamento dei mari minaccia ampie zone del nostro Paese tra cui buona parte della zona adriatica e anche delle regioni centrali tirreniche”.

Secondo il Global Climate Index Risk 2021, che analizza e classifica gli impatti del cambiamento climatico sugli stati nel mondo, tra il 2000 e il 2019 hanno perso la vita 475mila persone e l’Italia risulta ai primi posti nell’infelice classifica per il numero di decessi dovuti all’emergenza climatica.

“Una cosa che mi ha colpito molto è che l’Italia risulta al sesto posto a livello mondiale per decessi causati da eventi climatici estremi negli ultimi vent’anni. Si tratta di un dato davvero allarmante che sottolinea il dovere dello Stato di proteggere i propri cittadini”.

Comunicare qualsiasi scienza è difficile, ma la scienza del clima presenta sfide particolari. “Dal punto di vista informativo c’è sicuramente uno spazio maggiore rispetto le tematiche inerenti ai cambiamenti climatici. Se ne parla di più ma se ne parla solo in prossimità di eventi internazionali come la Cop26 o quando si verifica un evento calamitoso. Inoltre, quando se ne parla lo si fa in maniera molto riduttiva facendo magari accenno al fatto che questi eventi sono legati al cambiamento climatico ma non facendone un elemento centrale di riflessione. In questo modo risulta difficile avviare un ragionamento serio su quali possano essere le soluzioni reali per invertire la rotta, come l’abbandono immediato dell’energia fossile”.

Per quanto riguarda la politica, invece, il clima rimane spesso confinato nel mondo della retorica perdente continuando a risultare il grande assente nell’agenda delle priorità “come associazione guardiamo con grande preoccupazione alla retorica della transizione ecologica che si è consolidata nel nostro paese e che ci sembra non stia portando nella direzione giusta. Ancora oggi abbiamo come obiettivo di riduzione l’obiettivo prefissato dallo PNIEC che è ampliamente superato dalla legislazione europea che prevede una riduzione delle emissioni del 55%. Inoltre, la grande centralità del gas con investimenti infrastrutturali, che stanno creando grande conflittualità territoriale, e il ritorno del nucleare in auge ci preoccupa molto e non crediamo che sia la strada giusta”.

 

“Si tratta di una causa che ha a che fare con la sopravvivenza della vita così come la conosciamo oggi. La scienza ci dice che è entro questo secolo che definiremo i destini climatici del pianeta e questo è il secolo dove questa battaglia va vinta. È presto per misurare l’efficacia nel medio lungo termine di queste cause ma si può dire che in generale si assiste ad un miglioramento delle politiche pubbliche climatiche. Da questo punto di vista il caso tedesco è uno dei più significativi: dopo la sentenza della Corte costituzionale il governo ha riscritto la legge climatica alzando la soglia di riduzione delle emissioni al 65%”.

Questi anni verranno ricordati come gli anni in cui l’intera umanità è stata messa in ginocchio di fronte ad un nemico invisibile ed estremamente letale ma potranno essere ricordati anche come gli anni in cui l’umanità ha affrontato la sfida più grande della nostra storia: la crisi ambientale.

In questo contesto i contenziosi sul clima rappresentano uno strumento concreto per un cambiamento di rotta, affermando nella sostanza che l’attuale crisi planetaria non è solamente una questione ‘reale’ ma anche e soprattutto filosofica ed esistenziale: la nostra vita e i nostri diritti sono indissolubilmente legati alla salute della Madre terra.

da qui

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