giovedì 23 marzo 2023

L’Italia non è un paese per bici - Giovanni Caprio

L’Italia, con l’Unione Europea, si è impegnata a ridurre le proprie emissioni climalteranti del 55% entro il 2030.

Per farlo è essenziale decarbonizzare rapidamente il settore dei trasporti, che è oggi causa di quasi un terzo delle nostre emissioni di CO2, ma senza rendere le nostre città davvero ciclabili riuscirci sarà molto più difficile.
Il nostro Paese investe nell’auto quasi 100 volte più che nella bici: 98 miliardi di € per il settore automotive e le infrastrutture stradali contro poco più di un miliardo per bonus bici e ciclabili urbane ed extraurbane.
Questo senza contare riduzione delle accise e altri sussidi ambientalmente dannosi.
Il risultato è che l’Italia, sul piano della ciclabilità, è il fanalino di coda del contesto europeo: le città italiane hanno una media, secondo i dati Istat, di 2,8 km di ciclabili per diecimila abitanti, con grandi disparità territoriali, da zero km in molti capoluoghi del Centro-Sud ai 12-15 km di Modena, Ferrara, Reggio Emilia, considerando i chilometri medi, superiori, di Helsinki (20 km/10.000 abitanti), Amsterdam (14 km/10.000 abitanti) o Copenaghen (8 km/10.000 abitanti).
E’ quanto si può leggere nel dossier “L’Italia non è un paese per bici” realizzato da Clean Cities, FIAB, Kyoto Club e Legambiente, un ricco documento che mostra come, per colmare il gap con il resto d’Europa, alle città italiane servono 16.000 km di ciclabili in più (rispetto al 2020), per un totale di 21.000 km al 2030.
Da una stima prudenziale del fabbisogno economico, l’investimento dovrebbe essere di almeno 3,2 miliardi di € nell’arco dei prossimi sette anni, pari a 500 milioni di € all’anno, ovvero appena il 3,5% di quanto già stanziato per il comparto auto e le infrastrutture connesse, ma molto di più di quanto predisposto fino ad ora per la ciclabilità.
L’obiettivo di raggiungere una densità complessiva di 32 km ciclabili / 100 kmq contenuto nel Piano Generale della Mobilità Ciclistica è insufficiente: secondo l’analisi delle organizzazioni autrici del documento, solo le ciclabili previste dai PUMS ci porterebbero a 43 km / 100 kmq. Se si proietta il dato sui capoluoghi privi di biciplan e che dovranno dotarsene in base al PGMC, la densità supererà i 51,5 km / 100 kmq.
La proposta delle organizzazioni rivolta al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT) e al nuovo Parlamento è quindi di integrare il Piano Generale della Mobilità Ciclistica, approvando un piano straordinario di investimenti per la ciclabilità nella prossima legge di bilancio, con uno stanziamento di 500 milioni di euro l’anno fino al 2030. Le organizzazioni propongono inoltre: la creazione di una struttura tecnica incardinata nel MIMS, con budget dedicato, che coordini il Piano nazionale per la ciclabilità; finanziamenti per sharing mobility nelle città poco appetibili per i grandi operatori di bike-sharing; l’istituzione di un fondo per la promozione della ciclabilità con sgravi, incentivi ad hoc e accordi di mobility management con le aziende; l’obbligo per i nuovi progetti infrastrutturali di prevedere connessioni intermodali; la promozione dell’accesso delle bici ai treni regionali con adeguata fornitura di posti e scontistica sugli abbonamenti; una grande campagna di sensibilizzazione sulla bicicletta come mezzo di trasporto per gli spostamenti quotidiani per lavoro e studio; un programma di formazione e sensibilizzazione degli enti locali sui recenti sviluppi legislativi in tema di ciclabilità.
La città dell’automobile e dei combustibili fossili è una città intasata, inquinata, dove lo spazio per le persone (cioè per la socialità, lo scambio, l’attività fisica e la cultura, tutte le cose per le quali vale la pena vivere) è ridotto ai minimi termini.
Le città ciclabili sono al contrario città più vivibili, meno inquinate, che contribuiscono meno alla crisi climatica. Spesso e volentieri sono anche città in cui le persone sono mediamente più felici, più serene e hanno più tempo a disposizione per la cura di sé e degli altri. Milioni di italiani vorrebbero avere l’opportunità di muoversi in sicurezza usando la bici per raggiungere i propri luoghi di lavoro, di studio o di svago. Ma non possono perché le strade sono il dominio incontrastato delle automobili e mancano infrastrutture adeguate. Facilitare l’utilizzo diffuso e capillare della bicicletta non è solo una priorità dal punto di vista ambientale e climatico, ma anche parte della soluzione all’epidemia di morti per mal’aria e una questione di giustizia e inclusione sociale.
Ma decarbonizzare la mobilità urbana e ridurre l’inquinamento dell’aria nelle nostre città non deve andare a scapito dei più vulnerabili e delle famiglie a basso reddito: questa è la conclusione della campagna Clean Cities che nel rapporto finale illustra le cinque principali misure che gli amministratori locali possono adottare per far sì che le politiche di mobilità urbana sostenibile – come le zone a basse e zero emissioni – tengano conto delle esigenze dei gruppi vulnerabili della società: 1. Schemi di rottamazione; 2. Riduzione del costo di acquisto delle biciclette; 3. Trasporto pubblico più accessibile: 4. Centri di mobilità sostenibile nelle periferie; 5. Noleggio sociale dei veicoli elettrici. Ciascuna delle soluzioni proposte nel rapporto è corredata da numerosi casi studio ed esempi di come sono state applicate in varie città europee, del loro impatto e del rapporto costi-benefici di ciascuna.
Per maggiori info sul Rapporto: https://cleancitiescampaign.org/wp-content/uploads/2023/02/Win-win_5-fast-and-fair-solutions-for-cleaning-up-urban-transport.pdf.
Qui per scaricare il dossier “L’Italia non è un paese per bici” https://italy.cleancitiescampaign.org/wp-content/uploads/2022/11/Clean_Cities_Non_Un_Paese_Bici_06Nov2022.pdf

E’ in atto, intanto, la Campagna Vogliamo #CittaCiclabili: città in cui pedoni e ciclisti hanno la priorità, in cui i bambini tornano a giocare per strada e in cui si può tornare a respirare aria pulita. Una petizione per chiedere al Governo e al Parlamento italiano di prevedere un programma di investimenti di 500 milioni di € l’anno da qui al 2030.
Qui per firmare la petizione: https://petition.cleancitiescampaign.org/citta-ciclabili
Alcuni Consigli comunali stanno discutendo e approvando Ordini del giorno per chiedere di ripristinare i fondi per la ciclabilità in legge di bilancio 2023.

Qui l’Ordine del Giorno: https://italy.cleancitiescampaign.org/dossier-ciclabilita/

da qui

Nessun commento:

Posta un commento