martedì 15 febbraio 2022

Caro bollette? Cerchiamo di capire… - Carlo Bertani

  

Le cause di questi aumenti (soprattutto ENEL ed ENI) sono da ricercare in alcuni fattori:

1) La vendita da parte della Russia di decine di miliardi di tonnellate di metano alla Cina, che ha fatto scattare, ovviamente, gli aumenti europei per “non perdere il tram”;

2) La situazione geopolitica ucraina, la quale – ovviamente – “premia” le nazioni europee che cercano “un po’ meno di NATO e maggiori accordi con la Russia”;

3) Gli USA vogliono venderci il loro metano: peccato che dal Texas all’Italia il prezzo raddoppi…c’è il trasporto per valicare un oceano!

Queste sono le ragioni di politica estera che hanno fatto scattare gli aumenti.

Il Governo dei “Migliori”, però, ha scelto l’incasso immediato senza riflettere che sul lungo termine si subiranno guai ancora peggiori: perché?

Il costo, alla fonte, dell’idroelettrico è intorno ai 4 euro/cent per chilowatt/ora, quello dell’eolico è sui 6 euro/cent mentre quello del carbone è oramai intorno ai 13 euro/cent e quello del metano supera oramai i 18 euro/cent. La soluzione trovata?

Tassare maggiormente l’idroelettrico e l’eolico, perché hanno avuto maggiori guadagni (se costa di meno…) il risultato è già oggi, ma lo sarà ancor più in futuro, che nessuno vorrà più investire nelle rinnovabili, giacché le tasse faranno passare la voglia d’investire. Si andrà, quindi, sempre di più a cacciarsi nella “forbice russa” di carbone e, soprattutto, metano: le nuove installazioni nel settore eolico sono diminuite di un -60% negli ultimi due anni! E non si vogliono dare permessi per i campi di aerogeneratori in mare, i più produttivi. Perché? Perché le concessioni delle acque territoriali sono tutte riservate ad ENI per il suo improbabile metano italiano.

Una situazione che ricorda le accise sui prodotti petroliferi: è terminata la crisi di Suez del 1956? Ma continuiamo a pagare:

• 14 lire (0,00723 euro) per il finanziamento della crisi di Suez del 1956;

• 10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo il disastro del Vajont del 1963;

• 10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo l’alluvione di Firenze del 1966;

• 10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto del Belice del 1968;

• 99 lire (0,0511 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto del Friuli del 1976;

• 75 lire (0,0387 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980;

• 205 lire (0,106 euro) per il finanziamento della missione ONU durante la guerra del Libano del 1982;

• 22 lire (0,0114 euro) per il finanziamento della missione ONU durante la guerra in Bosnia del 1995;

Fino al terremoto dell’Aquila del 2009: tutto ciò, più le imposte di fabbricazione e l’IVA (22%) portano ad un aggravio di 0,88 centesimi sulla benzina, pressappoco la metà di quanto paghiamo alla pompa.

Oggi, tutti questi bei “ricordi” sono stati radunati e Monti, nel 2013, le fece diventare “strutturali” e tutto ciò indica una sola volontà: si vuole cancellare l’energia rinnovabile per andare avanti col nucleare. Ehm…Draghi…c’è ancora una centrale nucleare abbandonata da decenni a Caorso…vuole rimettere in moto il macinino chiuso nel 1986? Oppure puntare su quei 5 minuti che ha funzionato la fusione nucleare? Aveva già funzionato per una manciata di secondi, ma trent’anni fa!

Insomma, in Italia più della serietà conta “puntare” su qualcosa…se giocassero solo al Lotto farebbero meno danni…

da qui

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