lunedì 16 maggio 2022

Uno strano inverno è finito - Alberto Castagnola

Andamenti globali poco primaverili

Il 22 marzo è stata registrata in Birmania, a Chauk, la temperatura più alta, 43,5 gradi centigradi. Il 19 aprile la temperatura più alta è stata rilevata a Qalhat, in Oman, 48,2 C, mentre lo stesso giorno  in Antartide il termometro scendeva a – 74 C. In generale, le regioni polari si stanno riscaldando molto più rapidamente rispetto alla media globale. Un’altra prova di questo fenomeno è l’aumento degli incendi nell’Artico.

Il lago Penuelas, una delle principali fonti di acqua nella regione di Valparaiso, in Cile, si è prosciugato quasi del tutto a causa di una grave siccità. Attualmente il tasso di riempimento del lago è di appena lo 0,2 %. Il lago Sawa, un bacino di circa dieci chilometri quadrati nella regione di Al Muthanna, nel sud dell’Iraq, si è completamente prosciugato a causa della siccità e dell’uso improprio delle sue acque per l’irrigazione.

Nello stesso paese, una tempesta di sabbia, la terza in meno di due settimane, ha costretto le autorità a chiudere per un giorno gli aereoporti di Baghdad e Najaf. Inoltre, la sicurezza alimentare di quasi il 40% della popolazione della Somalia è a rischio, a causa di una grave siccità. Quattro agenzie delle Nazioni Unite, tra le quali la FAO e il PAM, affermano in un comunicato che 1,4 milioni di bambini soffriranno di malnutrizione acuta entro la fine dell’anno.

Inoltre un incendio ha causato nel New Mexico, nel sud degli Stati Uniti, la morte di due persone e la distruzione di 2400 ettari di vegetazione; gli incendi che si sono sviluppati in Colorado hanno costretto 19.000 persone a lasciare le loro case. Un altro incendio ha distrutto 95 ettari di vegetazione a Tepoztlan, nello stato di Morelos in Messico mentre altri due roghi si sono sviluppati negli stati di Jalisco e di Tamaualipas.

Nello stesso mese si sono verificate numerose alluvioni. Nello stato di Rio de Janeiro, nel sud-est del Brasile, con almeno 16 vittime. In Australia, nuovi allagamenti si sono verificati lungo la costa est e qualche giorno dopo onde enormi si sono abbattute sul New South Wales, sommergendo la spiaggia di Bondi e alcune case. Almeno 448 persone sono morte per le forti piogge che hanno colpito la provincia del KvaZulu, nell’est del Sudafrica, mentre un evento analogo si è verificato nel nord ovest della Colombia, facendo straripare un fiume, che ha allagato una miniera uccidendo dodici persone.

Anche i cicloni hanno causato vittime: il passaggio della tempesta tropicale Megi sul centro delle Filippine ha fatto 148 vittime, mentre più di 17.000 persone sono state costrette a lasciare le loro case. Inoltre l’intero delta del Nilo è colpito da inondazioni:  le aree più basse sono invase dalle acque marine, rendendo impraticabili le strade e distruggendo case, ma soprattutto danneggiando i terreni coltivati e incidendo in notevole misura sulla produzione agricola nazionale.

Si sta progettando un sistema di dune artificiali, molto costoso da realizzare, anche perchè dovrebbe estendersi lungo tutto il litorale e dovrebbe proteggere anche la città di Alessandria. I problemi del delta sono iniziati nel 1964, con la costruzione della diga di Assuan, che impedisce l’arrivo dei sedimenti, ma non ostacola certo l’entrata dell’acqua marina.

Nella grande barriera corallina australiana c’è stato un altro drammatico sbancamento che ha coinvolto 1200 chilometri di coralli. L’evento è particolarmente allarmante perchè è la prima volta che uno sbancamento così grande avviene in corrispondenza del fenomeno atmosferico detto “La Nina”, che di solito riduce le temperature oceaniche. Dal 1998 l’aumento delle temperature ha già causato cinque sbancamenti. Nel giro di 24 ore il pianeta ha confermato di essere sottoposto a uno stress enorme, mentre la nostra risposta è drammaticamente insufficiente.

Attività economiche che incidono sui fenomeni climatici

La sabbia, usata nella produzione di cemento, asfalto, vetro, e chip in silicio, è estratta di solito da laghi e fiumi, in alcuni casi in modo illegale. Entro il 2060 questa attività potrebbe aumentare del 45% a livello globale, perchè sarà molto richiesta specialmente in Africa e in Asia.  Ma questo incremento non è sostenibile, anche perchè questo materiale sta già diventando difficile da trovare. Secondo Nature Sustainability, si dovrebbero trovare delle soluzioni diverse, sperimentando materiali alternativi o riciclando il cemento, oppure si dovrebbero costruire edifici più leggeri e che durino più a lungo, in modo da dimezzare l’incremento dell’estrazione dalle fonti.

Analizzando il sangue di 22 volontari, tutti in buona salute, alcuni ricercatori olandesi hanno rilevato tracce di plastica. Erano presenti molecole di stirene, che forma il polistirolo, di dimetil tereftalato che che forma il pet e di altre componenti della plastica; non sono state invece rinvenute tracce di polipropilene. Si tratta solo di un primo studio, basato su un campione di piccole dimensioni, ma costituisce un ulteriore allarmante segnale sulla diffusione della plastica in natura e negli esseri umani

Tra il 1980 e il 2018, nel mondo le emissioni di ammoniaca del settore agricolo sono aumentate del 78%. Questa sostanza, un composto dell’azoto, è presente nei fertilizzanti usati per accrescere la produzione agricola, in particolare nella coltivazione di grano, mais e riso, ma anche nell’allevamento di bovini, polli, capre e maiali.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il 99% della popolazione mondiale respira aria inquinata, nociva per la salute. I livelli di particolato fine PM10  sono più alti nella regione del Mediterraneo orientale, nel sud-est asiatico e in Africa, mentre quelli del PM2,5 sono più alti nel sud-est asiatico. L’inquinamento da biossido di azoto, un potente gas serra, è invece distribuito in modo simile quasi ovunque. Tutti questi inquinanti derivano dall’uso di combustibili fossili.

Negli Stati Uniti (ma il fenomeno si verifica in molti altri paesi) la costruzione di pale eoliche è spesso ostacolata dalle comunità locali, anche perchè talvolta sono in circolazione molte informazioni false sulla loro pericolosità. A volte queste voci finiscono per condizionare gli amministratori locali, dai quali dipende in genere il via libera agli impianti. E’ così che preoccupazioni spesso infondate ostacolano l’indispensabile transizione verso le fonti rinnovabili dell’energia.

 Secondo l’agenzia statunitense Noaa, nel 2021 le emissioni di metano, un gas serra molto più potente dell’anidride carbonica, sono aumentate di 17 parti per miliardo (ppb) rispetto al 2020. E’ il maggiore aumento annuo da quando sono cominciate le rilevazioni, nel 1983.

La combinazione tra cambiamento climatico e forte  sviluppo agricolo sta causando il declino del numero degli insetti nel mondo. Secondo uno studio pubblicato su Nature, in alcune aree le popolazioni di insetti si sono ridotte di quasi il 50%  e le specie del 27%. Le aree più colpite sono quelle coltivate in modo intensivo, prive di riserve naturali nei dintorni. La situazione è ancora peggiore in quelle zone in cui le temperature sono molto aumentate e  quindi in molte regioni tropicali.

Si chiama NAC, Natural Asset Company, il più recente tentativo di quotare in borsa gli ecosistemi, cioè di far entrare nelle logiche finanziarie i beni naturali. Ciò significa che la nuova categoria di attivi finanziari permetterà di sfruttare meglio non solo le risorse naturali ma gli stessi processi che sono alla base della vita sul pianeta.

L’OCSE e l’AIE stimano che i sussidi al settore dei combustibili fossili forniti dai governi di 52 economie avanzate o emergenti, che rappresentano circa il 90% della fornitura globale di energia prodotta da fonti fossili, abbiano raggiunto un valore medio di 555 miliardi di dollari all’anno, dal 2017 al 2019. Questo sostegno è calato a 345 miliardi di dollari nel 2020 per il crollo del prezzo del petrolio e il calo dei consumi durante la pandemia, Ma già prima della guerra in Ucraina si temeva un rialzo generalizzato dei sussidi. Di recente, il Fondo Monetario Internazionale ha adottato un metodo diverso di calcolo dei sussidi, che include sia i sussidi espliciti, c cioè i sistemi per far  pagare di meno i costi di fornitura, sia i sussidi impliciti, cioè gli sconti fiscali e sui costi ambientali, quindi nel 2020 i sussidi globali hanno raggiunto i 5900 miliardi di dollari, vale a dire la stima Ocse e Aie moltiplicata per dieci, e ciò perchè i sussidi impliciti rappresentano il 92% del totale. E’ da notare inoltre che negli stessi anni i finanziamenti provenienti da fonti pubbliche e private per l’economia verde erano circa un decimo dei sussidi. Solo questo fattore spiega l’origine della persistenza del carbone e del petrolio, oggi ulteriormente aggravata dal conflitto in corso.

Vi è poi un altro elemento da non dimenticare. Negli ultimi 5 anni, le sessanta maggiori banche  hanno concesso 4600 miliardi di dollari di prestiti alle aziende legate alle fonti fossili, e in particolare a quelle che stanno espandendo le loro attività

Per quanto riguarda l’Amazzonia brasiliana, non si può trascurare il fatto che il presidente Bolsonaro, oltre a continuare a negare l’esistenza di estesi meccanismi di danno ambientale, sta cercando di far approvare almeno cinque leggi che faranno ulteriormente peggiorare la condizione del maggior patrimonio forestale del pianeta. La prima proposta prevede che se non possono dimostrare di avere occupate le loro terre a partire dal 5 ottobre 1988 (data della firma della costituzione brasiliana) gli indigeni non avranno più alcun diritto sulle loro terre e verranno cacciati. Secondo gli esperti tale riforma potrebbe colpire almeno 70.000 persone, cioè l’8% della popolazione indigena. Un’altra proposta è diretta ad aprire i territori indigeni allo sfruttamento minerario, che da tempo viene esercitato illegalmente e che sta contaminando con il mercurio – usato per la lavoraione dell’oro – una parte rilevante della popolazione indigena. Le altre proposte tendon ad aumentare la ricerca delle zone aurifere, e più in generale le attività minerarie, nonchè l’utilizzo incontrollato di pesticidi nelle zone coltivate

Infine in Tunisia è affondata una petroliera, che poteva contenere 750 tonnellate di carburante, anche se per ora non si segnalano sversamenti. Sembra quindi probabile che la nave celasse in realtà una qualche truffa relativa al suo carico.

Suggerimenti a costo zero per risparmiare l’energia

Il direttore dell’Agenzia Internazionale per l’Energia, AIE ha reso noti nove consigli per ridurre i consumi di energia. Li riportiamo con alcuni commenti sul realismo di queste indicazioni:

1.      Abbassare il riscaldamento e alzare la temperatura dell’aria condizionata

2.      Regolare in modo ottimale la caldaia

3.      Lavorare da casa quando possibile per evitare il pendolarismo

4.      Usare l’auto con parsimonia, sperimentando in particolare l’utilizzo in condivisione con colleghi che lavorano nello stesso luogo

5.      Ridurre la velocità in autostrada

6.      Lasciare a casa l’auto la domenica

7.      Camminare, usare la bicicletta per gli spostamenti brevi

8.      Usare i mezzi del trasporto pubblico

9.      Evitare l’aereo, meglio il treno 

Se tutti i cittadini dell’Unione Europea rispettassero questi suggerimenti,  la dipendenza dal gas importato dalla Russia diminuirebbe molto, ma non è facile prevedere un cambiamento così drastico delle abitudini di consumo degli europei. Se la guerra dovesse continuare e prezzi e blocchi delle materie prime energetiche dovessero aumentare, i suggerimenti dovrebbero trasformarsi in norme rigide sostenute da controlli intensi.

Più realistiche le considerazioni di B. Severgnini sul Pianeta del 30 marzo del Corriere della Sera, che qui sintetizziamo:

1.      La dipendenza da un regime esportatore di combustibili fossili è pericolosa; le energie rinnovabili sono in Italia solo il 19,4%

2.      E’ indispensabile ridurre al massimo la dipendenza dall’estero, ma è fondamentale potenziare le fonti rinnovabili nel nostro paese (biocombustibili, solare, eolico, idroelettrico)

3.      Ritiene importanti le indicazioni fornite dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (vedi sopra)

4.      Le autorizzazioni per parchi eolici o impianti fotovoltaici possono impiegare anche tre anni, e molti enti locali sono contrari, qualunque sforzo in questo campo richiede immediati e sostanziosi interventi di snellimento burocratico

5.      Sembra sia esclusa la riapertura di centrali a carbone, ma forse la chiusura delle sette ancora operative in Italia sarà ritardata, con prevedibili danni ambientali. Nuove centrali nucleari a fusione e contenimento magnetico sono previste in anni successivi al 2025.

6.      In Ucraina esistono oggi quattro centrali nucleari in funzione, con 15 reattori e coprono il 55% del fabbisogno energetico del paese. Se fossero colpite, intenzionalmente o meno, le conseguenze sarebbero disastrose.

7.      Ucraina e Russia sono uno dei granai del mondo, ma le esportazioni sono in parte ostacolate. Egitto, Marocco, Libano e Algeria sono fortemente dipendenti e anche da altri paesi africani cominciano a pervenire segnali di difficoltà alimentari. Potrebbero anche aumentare i tentativi di migrazione via mare.

8.      La transizione verso l’auto  elettrica rallenterà, con ulteriori aumenti dell’inquinamento dell’aria

9.      Una guerra su scala maggiore potrebbe diventare rapidamente possibile ed è facile prevedere le drammatiche conseguenze.

10.   Una vera coscienza della portata della crisi climatica non è ancora molto diffusa e le esigenze di garantire le fonti energetiche potrebbero ulteriormente rallentare gli interventi globali diretti a ridurre le emissioni di gas climalteranti.

Infine, è anche nelle edicole “Io salvo il pianeta”, 101 azioni positive quotidiane, di G. Caroselli e R.Costa, Typimedia editore, un ottimo testo per modificare senza ritardi i nostri comportamenti di ogni giorno. E’ un messaggio diretto a tutti che non dovremmo assolutamente trascurare.

da qui

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