mercoledì 25 maggio 2022

Allevamenti intensivi: quanto inquinano, perché e quali sono le principali conseguenze sull’ambiente - Maria Mancuso

 


Moltissimi studi parlano dell’impatto negativo che gli allevamenti intensivi hanno sull’ambiente. Abbiamo deciso di approfondire questo tema rispondendo a tre domande che molte persone si pongono.

1. Quanto inquinano gli allevamenti intensivi?

Quando si parla di impatto ambientale degli allevamenti intensivi i fattori da tenere in considerazione sono molti e non includono soltanto le emissioni causate da ogni struttura dove vengono allevati gli animali, da quando nascono a quando vengono inviati al macello. Da valutare sono anche le emissioni dovute alla produzione di mangimi, quindi anche quelle che dipendono dalla deforestazione dei terreni per le coltivazioni e il pascolo, dal trasporto degli animali, dalla gestione delle deiezioni: insomma tutte le attività che hanno a che fare con la produzione di proteine animali. Come avrete immaginato, calcolare in maniera esaustiva e precisa queste emissioni a livello globale non è semplice

I dati che abbiamo a disposizione però ci dicono che senza alcun dubbio l’allevamento di animali, che sia intensivo o meno, contribuisce in modo significativo al riscaldamento globale. Come? Ad esempio a causa delle emissioni di metano, un gas serra che si stima abbia un potenziale climalterante 20-30 volte superiore all’anidride carbonica. Secondo la FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, le emissioni legate all’allevamento rappresentano circa il 15% delle emissioni annue di gas serra dovuti all’essere umano, ma secondo alcuni studi recenti si tratta di una stima al ribasso.

 

Molti studi scientifici che offrono soluzioni all’attuale crisi climatica sottolineano l’importanza di una transizione verso l’alimentazione vegetale, quella con il potenziale di riduzione maggiore delle emissioni di gas serra. Secondo due ricercatori di Berkeley e Stanford University, se ci sbarazzassimo degli allevamenti entro 15 anni e adottassimo quindi un’alimentazione vegetale, potremmo bloccare l’aumento dei gas serra in atmosfera per 30 anni. Questo ci darebbe il tempo e l’opportunità di realizzare nuove soluzioni per ridurre le emissioni provenienti da altre fonti, rendendo il nostro Pianeta più vivibile per noi e le future generazioni.

2. Perché l’allevamento intensivo inquina?

Per intensivo si intende l’allevamento che prevede di concentrare un gran numero di animali in un luogo ristretto. Allevamento intensivo, in altre parole, è sinonimo di sovraffollamento. La spiegazione del perché questa tipologia inquini particolarmente sta proprio in questo: la concentrazione di un numero enorme di animali che, come in una catena di montaggio, vengono fatti riprodurre ciclicamente e infine macellati per finire sugli scaffali di milioni di supermercati di tutto il mondo. 

La possibilità di allevare centinaia — in molti casi migliaia — di individui in poco spazio ha stravolto il modo in cui fino a un secolo fa si allevavano gli animali, dando vita a uno dei settori più redditizi ma anche distruttivi. Attualmente si stima che gli animali macellati per il consumo umano siano 770 miliardi, di cui un quarto allevati dagli esseri umani, il resto sono pesci pescati in mare. Tra gli animali allevati, la maggior parte sono pesci provenienti dall’acquacoltura, seguiti dagli avicoli — polli e galline soprattutto — e dai mammiferi — mucche, maiali, pecore, conigli…. 

 

Questa quantità esorbitante di animali, pari a 100 volte l’attuale popolazione umana, ha bisogno di avere a disposizione quantità altrettanto esorbitanti di mangimi, ma anche medicinali. Senza contare che gli animali produrranno a loro volta molto letame e quindi ammoniaca e altri gas inquinanti. Questi animali non sarebbero in vita se non fosse per l’allevamento intensivo che si basa su continui cicli di inseminazione artificiale degli esemplari femmina, perciò smettendo di farli nascere in maniera forzata, potremmo evitare l’impatto ambientale legato al loro allevamento, nonché la loro sofferenza. 

3. Quali sono le conseguenze degli allevamenti intensivi sull’ambiente?

 

Oltre a emettere ingenti quantità di gas serra, come abbiamo visto, l’allevamento intensivo è legato ad esempio alla distruzione delle foreste come quella Amazzonica, che comporta la distruzione degli habitat di molte specie selvatiche e del furto della terra delle popolazioni indigene. Si stima che tra il 2016 e il 2020, la domanda di terreni in Amazzonia, nel sud-est asiatico e in Africa centrale da destinare alla produzione di soia, carne bovina e altri prodotti abbia contribuito alla perdita di circa 23 milioni di ettari di foreste tropicali: un’area grande quasi quanto tutto il Regno Unito.

L’uso diffuso di farmaci è un altro fattore che comporta problemi ambientali: la contaminazione delle acque e dei terreni con questi residui rappresenta una minaccia sia per l’ambiente che per la salute umana. Un ulteriore elemento da considerare è il consumo di acqua, una risorsa fondamentale e sempre più scarsa. Qualsiasi prodotto di origine animale ha un’impronta idrica più elevata dei prodotti vegetali. 

Infine, le deiezioni: gli animali allevati intensivamente producono elevate quantità di deiezioni altamente inquinanti, ricche di azoto, fosforo e potassio. Questi rifiuti, quando vengono dispersi nei terreni circostanti o smaltiti illegalmente, possono rappresentare un problema sanitario e inquinare il suolo e le fonti idriche. 

Secondo un report di Terra! Onlus, soltanto gli allevamenti di suini italiani producono oltre 11,5 milioni di tonnellate di feci all’anno, una quantità pari al peso di 23 mila treni Frecciarossa. È come se in Italia dovessimo smaltire gli scarti giornalieri di 25,5 milioni di persone in più: approssimativamente la popolazione di Lombardia, Sicilia, Emilia Romagna e Campania messe insieme.

Prova un’alimentazione sostenibile

L’alimentazione vegetale è più sostenibile di quella che comprende prodotti animali perché richiede meno energia, risorse idriche e consumo di suolo. Oltre a questo, ha il vantaggio fondamentale di evitare la sofferenza degli animali “da reddito”: mucche, maiali, polli, galline, conigli, pesci. Tutti animali senzienti che potrebbero vivere una vita fuori dalle gabbie e da un sistema di sfruttamento. Nonostante i benefici evidenti, su questo tipo di alimentazione esistono ancora troppi pregiudizi: un’alimentazione veg ben bilanciata è adatta a tutte le fasi della vita. Ascolta il nostro podcast IoScelgoVeg per scoprire come intraprendere questa scelta. Non te ne pentirai!

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