martedì 17 maggio 2022

Accaparramento di terre, deforestazione e crisi climatica: un trio inseparabile – GRAIN

 

Il vincolo tra la deforestazione e la crisi climatica è stato ampiamente dimostrato e, anche se le cifre possono variare da analisi diverse, è chiaro che il suo peso nelle emissioni di gas serra è molto significativo.

Secondo le ricerche che abbiamo condotto come GRAIN, esse rappresentano tra il 15% e il 18% delle emissioni totali (su un contribuito totale da parte del sistema agroalimentare che si aggira tra il 44% e il 57%). 1 Secondo un recente rapporto di Greenpeace, i gas serra derivanti dalla deforestazione rappresentano il 23% 2 del totale dei gas emessi. Secondo gli ultimi rapporti dell'IPCC 3, le emissioni derivanti dall'attività agricola e dall'espansione dei terreni agricoli che contribuiscono al sistema alimentare globale, rappresentano tra il 16% e il 27% delle emissioni antropiche totali.
Tuttavia non c'è stato uno studio approfondito sull'impatto che, negli ultimi decenni, l'accaparramento di terre ha avuto sulla deforestazione e quindi sulla crisi climatica. Ovviamente possiamo dare per scontato che l'acquisto, l'acquisizione o l'affitto di terreni per la produzione di monocolture industriali implica il disboscamento di vaste aree di foreste e di altri ecosistemi fragili, come le zone umide e il Cerrado brasiliano considerati, nel quadro di tale modello, un “ostacolo” all'avanzata delle monocolture. Tuttavia, i recenti rapporti sulla deforestazione in Brasile, Colombia e Argentina ci permettono di stabilire chiaramente un legame e di avere la dimensione, anche se solo approssimativa, di una delle regioni del mondo dove si sta verificando la maggiore concentrazione di terra e l'avanzata incontrollata dell'agricoltura e dell'allevamento industriale.
Nell'Atlante dell'Agribusiness Transgenico nel Cono Sud abbiamo già denunciato che tra i primi anni 90 e il 2017 è andata distrutta una media annua di oltre 2 milioni di ettari, a partire dall'Amazzonia in Brasile fino in Bolivia e al Gran Chaco Americano in Paraguay e Argentina, e che “Il fenomeno di concentrazione, stranierizzazione e accaparramento di terre che ha prodotto l'avanzata dell'agribusiness transgenico nella regione è uno dei più gravi in America Latina e nel mondo”. 4
Nel corso degli ultimi anni la situazione è peggiorata perché l'agribusiness ha bisogno di espandere i suoi confini e, per farlo, sta avanzando sugli ecosistemi più fragili della regione: il Cerrado brasiliano, la regione amazzonica e il Gran Chaco Americano. Condividiamo di seguito alcuni dati che mostrano la gravità della situazione e che ne contestualizzano l'avanzata: accaparramento di terre per l'allevamento di bestiame e l'agricoltura industriale con meccanismi illegali, violenza contro le comunità locali e complicità dello Stato nei diversi processi di appropriazione.
Nella regione brasiliana del Cerrado più di 850.000 ettari di bioma sono stati distrutti tra l'agosto del 2020 e il luglio del 2021, questo secondo l'ultimo rapporto dell'Istituto Nazionale di Ricerca Spaziale (INPE), un'unità legata al Ministero della Scienza, Tecnologia e Innovazione (MCTI). 5 All'interno del Cerrado la regione di Matopiba, (stati di Maranhão, Tocantins, Piauí e Bahia), ha subito il maggior incremento di deforestazione: della quantità totale di vegetazione disboscata nel bioma tra agosto 2020 e luglio 2021, il 61,3% (522.700 ettari)  si concentra in questa regione. 6 Si tratta di un record storico per la serie Prodes (Monitoraggio via satellite della deforestazione della foresta amazzonica brasiliana, 2002-2021), che ha superato il valore del 2017, anno in cui la regione si è resa responsabile del 61,1% della deforestazione nel Cerrado.
Secondo la piattaforma informativa MapBiomas 8, il Tocantins e il Maranhão, in quest'ordine, sono gli stati che nell'ultimo decennio hanno perso più vegetazione nativa della savana. L'iniziativa ha rivelato che, negli ultimi 36 anni, la regione di Matopiba ha più che raddoppiato l'area dedicata all'agricoltura e all'allevamento. Dal 1985 al 2020 il Cerrado ha perso il 19,8% della sua vegetazione nativa, ovvero 26,5 milioni di ettari, un'area più grande del Piauí. L'espansione dell'agricoltura e dell'allevamento nel bioma è, nello stesso periodo, quasi complementare: 26 milioni e 200 mila ettari sono stati destinati a queste attività. Attualmente l'agricoltura e l'allevamento occupano il 44,2% del bioma. Ane Alencar, direttrice scientifica dell'IPAM (Instituto de Pesquisa Ambiental da Amazônia - Istituto di ricerca ambientale dell'Amazzonia), lo ha detto chiaramente: “Il Matopiba è da anni una delle regioni del paese dove la vegetazione autoctona è stata maggiormente convertita all'agricoltura”.9

Anche nella regione amazzonica la deforestazione e gli incendi dolosi sono stati direttamente collegati all'agribusiness e alle sue strategie di accaparramento delle terre. Nell'agosto 2019, alcuni proprietari terrieri si sono messi d'accordo per dare fuoco alla foresta amazzonica brasiliana, più precisamente nella regione sud-occidentale dello stato di Pará, in quello che è diventato noto come il “Giorno del Fuoco”. Più a sud, l'anno successivo, gli incendi iniziati negli allevamenti di bestiame che rifornivano di carne i grandi stabilimenti di confezionamento si sono diffusi rapidamente, bruciando 4,1 milioni di ettari del Pantanal, la zona umida che si trova a cavallo tra i confini del Paraguay e della Bolivia. 10 Le conclusioni sulla Campagna “Agro è Fogo” (fuoco alleato dell'agrobusiness, ndt) sono molto chiare: “Gli incendi boschivi e la deforestazione sono strumenti per consolidare l'accaparramento di terre (in Brasile noto come “grilagem”) e accompagnano l'espansione della frontiera agricola capitalista verso i territori dei Popoli Indigeni e delle comunità tradizionali”.
In Colombia, nella regione amazzonica settentrionale, l'espansione dell'allevamento di bestiame è partito con l'introduzione di oltre 1 milione di capi bovini tra il 2016 e il 2019, per raggiungere quest'anno i 2 milioni 21.829. Nel corso di questi tre anni, 300.415 ettari sono stati disboscati nei comuni di San Vicente del Caguán, Cartagena del Chairá, La Macarena, San José del Guaviare, El Retorno, Calamar, Miraflores e Solano.11  Le cifre della concentrazione della terra in Colombia, come in quasi tutta l'America Latina, sono drammatiche e, secondo il Censimento Nazionale Agrario (CNA) del 2019, il 73,8% della superficie in ettari è concentrata nello 0,2% delle Unità di Produzione Agricola (UPA). 12 Secondo lo stesso censimento, la terra produttiva totale è di 50 milioni di ettari e, di questi, il 77,9% è destinata all'allevamento.
In Argentina, nella regione del Chaco Salteño, secondo un recente rapporto di LandMatrix 13 20.000 ettari di foresta saranno disboscati entro il 2020, mentre per il 2021 sono state convocate audizioni pubbliche per il cambio di destinazione d'uso di oltre 21.000 ettari. Queste cifre si aggiungono alla deforestazione avvenuta tra il 2007 e il 2017, un periodo in cui la provincia ha perso più di 750.000 ettari di foreste native. Salta si è posizionata come una delle province con i più alti tassi di perdita di foreste e deforestazione al mondo. Nella stessa regione LandMatrix ha identificato 120 Grandi Transazioni di Terra (GTT) che coinvolgono il 22% della superficie totale della regione. Lo studio ha concluso che le GTT sono i motori, la spinta trainante della deforestazione e del cambiamento d'uso del suolo che, nel Chaco Salteño, ha raggiunto il 55% dei 7,2% milioni di ettari che la regione possiede.
 

 La crescente spirale di distruzione

L'accaparramento della terra sta chiaramente contribuendo all'aggravarsi della crisi climatica, generando così una spirale di distruzione che si riflette attualmente in tutto il Cono Sud con gravi siccità, temperature estreme e incendi che peggiorano di anno in anno in tutta la regione e decimano i fragili ecosistemi già assediati dall'agribusiness.
Fermare questa spirale distruttiva è un imperativo che richiede molto più che leggi che limitino i danni. Infatti, gran parte dei disboscamenti in Argentina è avvenuta nell'ultimo decennio, con una Legge forestale approvata nel primo decennio di questo secolo, dopo anni di lotta delle organizzazioni sociali per ottenerla.
 

Foreste reimpiantate?

Il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) insiste nei suoi rapporti sul fatto che le emissioni di gas serra sono “parzialmente compensate dalla forestazione/riforestazione” 14. Ma questa cosiddetta alternativa è un messaggio pericoloso che alimenta false soluzioni alla crisi climatica e, allo stesso tempo, incoraggia un altro meccanismo di accaparramento delle terre, cioè l'acquisizione di terreni per la riforestazione di piantagioni.
È assolutamente necessario smantellare questo discorso perverso e mettere al centro del dibattito ciò che il Movimento Mondiale per i Boschi ripete da più di due decenni 15 “Le piantagioni non sono foreste” e non possono sostituire le foreste in nessuno dei loro ruoli fondamentali nell'equilibrio degli ecosistemi e nel loro contributo al clima.
 

Alcune conclusioni e contributi per l'immediato futuro
 
Non c'è dubbio che la prima conclusione, per contribuire a fermare l'attuale crisi climatica, è che dobbiamo immediatamente  fermare l'accaparramento e la concentrazione di terre da parte dei grandi gruppi corporativi . Così come è urgente fermare la deforestazione che affligge tutta la regione e che, come abbiamo visto, viene effettuata illegalmente in tutti i paesi.
In tutta la regione ci sono forti mobilitazioni a livello nazionale e regionale per fermare il processo di devastazione che sta avvenendo. Una di queste, lanciata a settembre in Brasile dalla Campagna Nazionale in Difesa del Cerrado per denunciare il crimine di ecocidio in corso nella regione, rientra in una sessione speciale del Tribunale Permanente dei Popoli (TPP), un tribunale internazionale di opinione con sede a Roma.16 Nella presentazione, le organizzazioni denunciano la legittimazione dell'accaparramento di terra, acqua e risorse del Cerrado, con scala e intensità di saccheggio da parte di poche corporazioni della catena dei prodotti agricoli e minerali, tutto nel nome del cosiddetto “sviluppo” e con il pretesto che si tratterebbe di “terra di nessuno”, senza persone e senza biodiversità. La denuncia presentata dalla Campagna chiede che sia necessario: 17  
 
- Fermare l'ecocidio in corso nel Cerrado prima della sua estinzione; dire la verità sull'importanza e la diversità ecologica e culturale del Cerrado e dei suoi popoli.

- Salvare la memoria, spesso attraverso fatti trasmessi dagli anziani delle comunità, di tante violenze, espulsioni e recinzioni dei loro spazi ad uso comune.

-  Mettere fine all'impunità di cui hanno goduto gli accaparratori e le imprese coinvolte in violazioni dei diritti dei popoli, ma anche per le continue vessazioni, manipolazioni, umiliazioni e divisioni delle comunità, che usano nelle loro strategie per costruire  una egemonia sociale.

- Ottenere giustizia e riparazione nel quadro dei conflitti che ancora affrontano e il diritto al possesso dei loro territori.

Il Tribunale ha già avuto la sua prima sessione dedicata alla questione delle violazioni legate all'accesso all'acqua, e il resto delle udienze avrà luogo nel 2022.
È chiaro che la ridistribuzione della terra in mani contadine è la grande alternativa per affrontare la crisi climatica attraverso una produzione agroecologica di base contadina che, oltre ad essere una risposta attraverso la cura del suolo e della biodiversità, è anche la risposta ad altre crisi che affrontiamo come umanità, come la crisi della fame.
E' chiaro infine che la questione centrale è porre un freno al controllo corporativo, poiché l'espansione della monocoltura ha creato una lobby molto potente di politici, uomini d'affari e imprese transnazionali che lavorano insieme per difendere ed espandere il modello. Questo non sarà possibile se non avanziamo nei processi di democratizzazione della società, processi che aprono le porte a possibili trasformazioni per uscire dalla catastrofe a cui ci sta portando il capitalismo.

 


Brasile: il Tribunale Permanente dei Popoli nel Cerrado

GRAIN

Dopo le sessioni del Tribunale Permanente dei Popoli tenutesi in Colombia (2005-2006), poi in Messico (2011-2014) e ora di nuovo in Colombia (2020-2021), il Tribunale si sta nuovamente aprendo a ciò che sta accadendo ora in Brasile, dove le transnazionali stanno devastando il Cerrado a un ritmo impressionante di deforestazione, aggravata dall'accaparramento della terra e dell'acqua, dalla violazione dei diritti dei popoli, oltre che dalla collusione tra imprese nazionali e straniere insieme a fondi di investimento e pensionistici, caciques locali e un governo che sta realizzando la sua particolare versione di un fascismo brasiliano, disposto a passare sopra a tutto per aumentare il suo potere…

continua qui

Nessun commento:

Posta un commento