giovedì 9 settembre 2021

Alimenti oggi meno nutrienti del 50% - Viviana Taccione

Un importante studio con dei consigli interessanti per imparare a “nutrirsi” oltre che “alimentarsi” 😉

“LA DIETA MEDITERRANEA IERI ED OGGI”
Indagine Eta Meta per Federsalus

 

SALUTE: I CIBI NON SONO PIÙ QUELLI DI UNA VOLTA. ALIMENTI OGGI MENO NUTRIENTI DEL 50%.

Esperti di nutrizione e di tecnologie agroalimentari denunciano: la perdita della stagionalità, inquinamento e politiche agrarie di alcuni Paesi hanno ridotto di più del 50% le proprietà nutritive dei cibi “amici della salute”.

Corretta alimentazione, apporto vitaminico bilanciato, principi nutritivi equilibrati con la giusta quantità di fibre e di grassi.

In una parola i principi alla base della dieta mediterranea, indicata in tutto il mondo come il modello più sano dialimentazione.

Almeno fino a ieri. Oggi rischia di non essere più così.

L’allarme arriva da nutrizionisti ed esperti del settore agroalimentare: “Rispetto a 15 – 20 anni fa la maggior parte degli alimenti ha perso oltre il 50% dei propri valori nutritivi”.

Ad essere sotto accusa soprattutto frutta e verdura, ma anche gli altri “ingredienti” della dieta mediterranea non sono più quelli di un tempo.

I motivi? I procedimenti di produzione e di conservazione dei prodotti che arrivano da tutte le parti del mondo, la richiesta di prodotti fuori dalla loro naturale stagione e, non da ultimo, l’inquinamento.

Ecco allora che a parità di calorie rispetto ad un tempo, sulle tavole arrivano molte meno vitamine, sali e fibre.

E’ quanto emerge da uno studio che Eta Meta Research ha condotto per Federsalus intervistando esperti di nutrizione (dietologi, dietisti, nutrizionisti) ed esperti di tecnologie e biotecnologie alimentari.

Eccesso di prodotti chimici, inquinamento, tempi e modalità di conservazione: sulle nostre tavole oltre 50% in meno di vitamine e sali minerali.

Cereali, legumi, carne, pesce, latte, uova, olio, frutta e verdure: tutti gli alimenti base della dieta mediterranea sono ben diversi da quelli che consumavano i nostri nonni.

Quasi otto esperti su dieci (76%) non hanno dubbi: oggi gli alimenti presenti sulle tavole degli italiani contengono molte meno sostanze nutritive.

Il risultato? A parità di consumo calorico, rimasto invariato negli anni, in media, sostiene il 37% degli esperti, la perdita di vitamine e sali minerali rispetto agli stessi alimenti di 15-20 anni fa ammonterebbe ad oltre il 50%. Di conseguenza, come indicano gli intervistati, spesso attraverso i normali pasti si assimilano meno principi nutritivi di quanto si pensi e soprattutto di quanto sia necessario alla salute.

Una carenza che si fa sentire secondo il 31% sul fronte delle vitamine, ma anche dei sali minerali (23%) degli aminoacidi e delle proteine (rispettivamente ha risposto così il 19% e il 15%) .

“I moderni sistemi di produzione da un lato e i mutamenti ambientali dall’altro hanno portato a notevoli modificazioni nei confronti di quello che ogni giorno mettiamo sulle nostre tavole. Sicuramente i prodotti hanno un aspetto migliore rispetto a quanto accadeva solo 20 anni fa – conferma Andrea Strata, Professore di nutrizione clinica all’Università di Parma – ma al loro interno hanno perso più del 50% in termini di principi nutrizionali”.

Quali sono, a parere degli esperti, gli alimenti che hanno subito una maggior degradazione in termini nutritivi rispetto ad un tempo?

Al primo posto, naturalmente, sostiene il 71%, la frutta e la verdura, alimenti amici del benessere e a cui ci si dovrebbe affidare per il necessario apporto di fibre, di vitamine e di sali minerali. Non sono solo loro però a rappresentare l’unico punto dolente della dieta mediterranea e del giusto apporto di elementi nutritivi.

Una diminuzione si riscontra anche in altri prodotti, come le farine e i cereali (49%) , ma anche nei “prodotti lavorati” (35%) .

Le cause di questa perdita di elementi nutritivi? Numerose e tutte dovute all’uomo. Ad influire, infatti, è stata la richiesta di prodotti fuori dalla loro naturale stagione (31%) , cosa che ha portato a doverli importare da altri paesi dove la loro coltivazione-produzione non è controllata come nel nostro paese. A questo si aggiungono gli effetti portati dall’inquinamento (26%) .

Non solo, ben il 38% degli intervistati parla di “inadeguate condizioni di trasporto e conservazione”, sempre in riferimento a prodotti che il continuo mutare di richieste da parte dei consumatori costringe ad importare. I prodotti che provengono dall’altra parte del globo vengono colti quando ancora non sono maturi, vengono trattati per resistere a lunghi viaggi e non sempre vengono conservati alle temperature ottimali.

Ad influire, poi, soprattutto per quanto riguarda i prodotti “lavorati”, sono proprio la loro preparazione e gli ingredienti usati (33%) .

Tutto questo, naturalmente non vuol dire che i prodotti che oggi entrano nelle case degli italiani siano dannosi per la salute, precisa il 79%, anzi, sotto certi aspetti, proprio grazie alle moderne tecnologie alimentari sono molto più controllati.

La dieta mediterranea? Ancora la più corretta. Bisogna però rivedere le quantità e i rapporti tra calorie, vitamine, fibre e sali minerali. Uno scenario non certo incoraggiante, anche se la dieta mediterranea resta comunque il modello di alimentazione più corretto e completo, almeno per il 67% degli esperti intervistati. Diventano però sempre più necessari alcuni accorgimenti, volti a rivedere e aggiornare questo modello.
“I parametri e le tabelle di riferimento si basano sulle necessità caloriche di un contadino degli anni ’50, più elevate e di proporzioni diverse rispetto a quelle che servono oggi  continua il professor Strata –  oggi il modello sociale industriale ci impone una variazione delle proporzioni, altrimenti si rischia che un modello positivo come la dieta mediterranea si trasformi in un vero boomerang”.

Secondo il 38% degli esperti, infatti, il tipo di alimentazione proposto dalla dieta mediterranea andrebbe rivisto nelle “dosi” di cibo assunte, anche considerando la vita sedentaria che caratterizza la maggior parte degli italiani, intervenendo quindi sull’apporto di carboidrati e di lipidi.

Sicuramente, aggiunge il 31%, durante quei periodi dell’anno in cui l’organismo è sottoposto a maggiori stress diviene necessario integrare le vitamine, i sali e gli altri elementi assunti attraverso i cibi. E se è sicuramente poco percorribile la strada dell’orticello privato e auto gestito, che rappresenterebbe l’unica soluzione, anche se parziale, è molto importante la scelta di cosa acquistare, preferendo i prodotti nazionali nella loro naturale stagione (16%) e la conservazione dei cibi (11%) .

Ecco allora che da Federsalus arrivano 5 semplici regole per rivedere e attualizzare, adattandola alle nuove esigenze ed ai moderni stili di vita, la dieta mediterranea:

 

La prima regola:

regolare l’assunzione di carboidrati sulla base della propria reale attività fisica e dello stile di vita. Le tabelle di riferimento della dieta mediterranea risalgono ad un periodo dove la vita era molto meno sedentaria: oggi può essere necessario rivedere il numero di volte alla settimana in cui ci si concede un piatto di pasta.

 

La seconda regola:

incrementare il consumo di frutta e verdura, consumo non solo in diminuzione, ma anche caratterizzato da una minor quantità di principi nutritivi necessari all’organismo. Fondamentale quindi consumare in quantità maggiori questi cibi e non solo, come accade sempre più spesso, nel contesto del pasto serale.

 

La terza regola:

aiutare il proprio organismo tramite l’integrazione di principi nutritivi. Soprattutto in determinati periodi dell’anno, come quello che segna l’arrivo del freddo e dell’influenza, può essere di valido aiuto al proprio sistema immunitario assumere integratori di vitamine, così come di sali minerali durante i periodi più caldi.

 

La quarta regola:

scegliere, per quanto possibile, cibi dove l’utilizzo di pesticidi sia stata minima e maturati sulla pianta. In questo modo non solo si riduce la quantità di elementi potenzialmente nocivi che si ingeriscono, ma si fronteggia anche la perdita in termini di sostanze “buone” e utili all’organismo, ecco perché vanno sempre preferiti prodotti provenienti dall’Italia, dove i controlli e l’attenzione nella coltivazione e produzione sono sempre ai massimi livelli.

 

La quinta regola:

per quanto riguarda i prodotti lavorati, informarsi bene sugli ingredienti che li compongono e sulla loro preparazione. Dalla qualità delle farine ai metodi di preparazione: tutti elementi da verificare per essere sicuri che ciò che pensiamo di mangiare corrisponda alla realtà.

da qui

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