lunedì 31 gennaio 2022

La resa di Giacarta - Emanuele Giordana

 

Abitanti di un arcipelago di 17mila isole che si estende per 5 milioni di kmq di cui solo due di terre emerse, gli indonesiani chiamano il loro Paese «Tanah air kita», la nostra terra d’acque. Non deve quindi stupire che nel decidere il nome della nuova capitale dell’Indonesia, il Presidente Joko «Jokowi» Widodo abbia scelto di chiamarla Nusantara, letteralmente: «Arcipelago».

L’ACQUA È UN PROBLEMA, soprattutto a Giava, dove l’inverno, la stagione più piovosa, si accompagna ad allagamenti che fanno isole di quartieri attanagliati dalla morsa del mare e delle alluvioni. Un problema aggravato dalla lenta ma inesorabile erosione del terreno su cui poggia la Grande Giacarta, una capitale che – con Giacarta centro, città limitrofe e altre zone amministrative – costituisce un’area metropolitana di oltre 30 milioni di esseri umani.
Vessata da traffico, sovrappopolazione, inquinamento, alluvioni ed erosione – diventata in epoca Covid l’epicentro dei contagi – Giacarta sta per implodere. Scegliere una nuova capitale significa dunque tentare di ridurne rischi e impatto ambientale in un futuro dal quale sembra però difficile invertire la rotta.
Jokowi ci prova e ha pensato di fare di Nusantara – un termine giavanese che indicava i possedimento dell’antico impero marittimo di Majapahit sopravvissuto sino agli inizi del XVI secolo – la sua Brasilia.

IL PARLAMENTO il 18 gennaio ha approvato la legge che la istituisce, dopo una lunga fase di studio annunciata ufficialmente nel 2019. È uno dei piani più ambiziosi del presidente riformatore al suo secondo mandato. Assieme a una controversa legge di liberalizzazione dell’economia, l’adesione a un’ampia alleanza che ha istituto una free trade zone asiatica (Rcep), la riforma del welfare (pensioni e sanità pubblica) è la scommessa di un personaggio che si è conquistato una statura internazionale: prima nell’Asean, l’associazione regionale del Sudest asiatico, poi nel mondo, arrivando quest’anno alla presidenza del G-20.
Il parlamento ha votato a stragrande maggioranza la legge che consegna all’ex sindaco di Surakarta oltre 32 miliardi di dollari, tanto è previsto nel piano di costruzione avveniristico di una capitale (tra le reggenze di Penajam Paser Utara e Kutai Kartanegara attualmente non collegate tra di loro), che disterà dall’attuale circa 2mila chilometri in linea d’aria…. e 60 ore di macchina e traghetto se qualcuno avesse paura di volare.

LA NUOVA CAPITALE è stata disegnata per sorgere nel Kalimatan orientale (l’isola di Borneo), in un certo senso al centro del vasto arcipelago. Teoricamente Jokowi si aspetta di inaugurarla nel 2024: solo due anni. Potrebbe sforare nei tempi e nel budget ma, stando alla stampa locale, potrà contare su soldi e finanziamenti «amici»: dal Giappone agli Emirati. E difficilmente i cinesi ne sono fuori anche se l’oculata politica di Widodo ha sempre dato un colpo al cerchio e uno alla botte.

Diverrà il centro politico e amministrativo ma Jokowi pensa in grande. Non vuole farne una nuova Naypyidaw (Myanmar) o una nuova Putrajaya (Malaysia), che hanno sostituito Yangon e Kuala Lumpur senza riuscire a emularne il fascino e soprattutto trasformando le nuove città in posti poco vivibili che costringono tanti a fare i pendolari. Ma se Putrajaya è a 34 km da KL e Naypidaw a 4 ore di macchina da Yangon, per andare a Nusantara ci vorranno ore di viaggio che, tra attese, check in e misure di sicurezza, trasformerebbero il volo in almeno 4-5 ore di tempo buttato.

LA SCELTA PERÒ ERA INEVITABILE. Lambita dal mare e attraversata da una dozzina di corsi d’acqua, Giacarta poggia su un terreno fradicio e paludoso. Non era così quando si chiamava solo Sunda Kelapa ed era un piccolo porto posseduto dal regno di Sunda. Attratti dalla sua posizione ci arrivano per primi i portoghesi nel 1513 e si accordano col monarca per rafforzare le difese del piccolo porto in posizione commercialmente strategica sul mare interno di Giava. Dopo che nel 1527 il comandante Fatahillah scaccia gli stranieri con la spada dell’islam, Sunda Kelapa diventa Jayakarta, dipendenza del sultanato di Banten. Si barcamena tra le mire di nuovi intrusi: inglesi e olandesi. Questi ultimi hanno la meglio e nel 1619 fanno di Jayakarta la capitale della Vereenigde Oost-Indische Compagnie (Voc), rinominandola Batavia.

Fonte: il manifesto

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