giovedì 1 dicembre 2016

Anas al-Basha è morto

Si chiamava Anas al-Basha aveva 24 anni e il suo lavoro era quello di portare un sorriso ai bambini di Aleppo. Anas infatti faceva il clown per le strade della martoriata città siriana. Tra le bombe, le battaglie e la miseria di Aleppo, Anas ogni giorno si travestiva da clown e nel cimitero a cielo aperto di Aleppo provava a far dimenticare la guerra ai bambini intrappolati in città.

Anas, però, è morto.

Anche lui è rimasto vittima dei bombardamenti aerei.

Il suo parruccone arancione, il suo cappello giallo, il suo naso rosso, non si vedrà più tra le strade di Aleppo.

Come ha scritto la Associated Press, Anas è morto martedì in un raid, molto probabilmente dei governativi, mentre si trovava nel quartiere di Mashhad, nella parte orientale della città, dove le truppe di Assad hanno intensificato lo sforzo bellico per strappare la zona ai ribelli.

Anas era un membro di "Space for Hope" ("Spazio per la speranza"), che lavora ad Aleppo promuovendo iniziative, collaborando con 12 scuole nella città e fornendo supporto psicologico per oltre 300 bambini che hanno perso un genitore o entrambi.
Anas aveva deciso di rimanere ad Aleppo, nonostante i suoi genitori avessero deciso di lasciare la città ormai da molto tempo. Lui  invece non si era arresto alla morte, alla devastazione della sua patria. Era rimasto con il suo piccolo stipendio e una grande missione: portare qualche minuto di gioia a chi non ha nulla per cui sorridere.

Anas era un pagliaccio. Anas era la speranza. Anas era la voglia di vivere.

Anas, però, è morto.



sabato 26 novembre 2016

Torino: vittima delle vessazioni dei compagni bulli, diventa disabile a undici anni – Sara Martinenghi


Incredibilmente grandi per fare tanto male, ma troppo piccoli per essere puniti. Perché, pur frequentando la prima media, hanno agito con violenza da adulti e hanno devastato, con botte, umiliazioni e vessazioni, la vita di un compagno di scuola. Tanto che la vittima, a soli 11 anni, ora è stata dichiarata disabile: la sua mente è stravolta da quello che gli è stato fatto. Un trauma così profondo da sconvolgere i medici che l’hanno tenuto ricoverato un mese intero per comprendere che fisicamente era sanissimo, ma psicologicamente era distrutto per il bullismo subito da settembre 2015 fino agli inizi di gennaio. E, mentre lui ora si ritrova invalido, la procura dei minori ha chiesto l’archiviazione per i due compagni di scuola indagati: sono minori di 14 anni, non possono essere processati.
"Era gennaio quando nostro figlio, che già da qualche giorno aveva manifestato un profondo malessere per le continue angherie subite da due compagni di classe, perdeva i sensi e si accasciava al suolo dinanzi ai nostri occhi stupiti". È una scena straziante quella che raccontano i genitori, solo la prima di una lunga serie di crisi che di lì a poco cominciano a manifestarsi nel loro figlio più grande. "Neanche il tempo di destarlo che il piccolo inizia a tremare con scatti improvvisi e violenti, ad agitare le mani verso l’alto, quasi a proteggersi il volto, e poi a dimenarsi sul pavimento, senza urlare, ma biascicando mugugni monotoni e incomprensibili". Convulsione, epilessia, infarto sono gli spettri che in un attimo fanno capolino nei loro primi pensieri. Di corsa, portano il figlio al Regina Margherita. Era gennaio del 2016, e il bambino iniziava a esprimere così il malessere devastante che celava dentro per l’incubo vissuto a scuola: continui svenimenti, dissociazione dalla realtà, scene di violenza rivissute. Paura di subire ancora e disperati tentativi di trovare rifugio e riparo dalle botte…

venerdì 25 novembre 2016

Gaza, la vita impossibile dei disabili

A fine settembre del 2016 in un ospedale nel Sud della Striscia di Gaza è nato Walid Shaath. Un neonato sano e vitale che con il suo arrivo ha portato la popolazione di quel fazzoletto di terra a quota 2 milioni. La Striscia, 360 chilometri quadrati chiusi tra il Mar Mediterraneo e le frontiere sigillate con Israele ed Egitto, è l’area più densamente popolata del pianeta. Secondo le Nazioni unite il territorio potrebbe diventare invivibile per la sovrappopolazione nel 2020. Pochi minuti dopo Walid è nata Lana Ayad, la cittadina numero 2.000.001. Ali Khaled, lo zio della piccola raggiunto via Skype, si chiede: «Che futuro può avere Lana qui a Gaza? Siamo reclusi e non abbiamo nulla, neppure la possibilità di curarci».
BOMBE SULLA CASA. Mentre muove la webcam per mostrare la sua protesi dice ancora: «Io sono fortunato. Ho perso la gamba quando un carro armato israeliano ha bombardato la mia casa. Era il 2012 e allora era più facile trovare una gamba da sostituire alla mia». Khaled è tra le migliaia di abitanti di Gaza che hanno imparato a vivere con la disabilità legata alla perdita di arti dopo tre guerre, combattute dal 2008 a oggi, tra i militanti palestinesi di Hamas e Israele. Secondo il Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) a Gaza sono quasi 80 mila i disabili motori, un terzo di loro sono vittime di guerra.
NEL 2014 11 MILA FERITI. Solo durante il conflitto del 2014 i feriti furono più di 11 mila. Più di 10 anni di blocco israeliano e l’apertura a singhiozzo del valico di Rafa dal lato egiziano rendono difficile curarsi o seguire percorsi di riabilitazione nella Striscia. Scarseggiano le medicine, ci sono poche strutture per disabili e mancano i materiali e attrezzature per la costruzione delle protesi.
La protesi? Due barre metalliche e una scarpa da tennis
Khaled racconta che col passare degli anni ha imparato a muoversi meglio con la sua semplice protesi, due barre metalliche collegate da un giunto a livello del ginocchio, con una scarpa da tennis bianca e blu nella parte inferiore. «Nonostante i progressi che ho fatto con la nuova gamba non mancano i problemi. Per quelli come me la vita di tutti i giorni a Gaza è una sfida. Molte strade non sono asfaltate e sono invase di spazzatura, altre sono piene di buche e fossi». Poco o nulla è fatto dalle autorità per migliorare le condizioni di vita dei disabili.
«NON CHIEDIAMO LA LUNA». Khaled, così, ha fondato un’associazione che si batte per i diritti negati ai portatori di handicap. «Non chiediamo la luna, vogliamo solo strade asfaltate e magari un accesso alla spiaggia. Tutti possono andare al mare, ma noi non siamo abbastanza uguali agli altri per avere questo diritto». L’accesso alle cure e ai presidi sanitari è un altro dei grandi problemi che i disabili a Gaza devono affrontare.
«DIFFICILE IMPORTARE PRODOTTI». Nella Striscia esiste una sola fabbrica di protesi. Nabil Farah, il responsabile dell’azienda, spiega: «Non riusciamo a rispondere a tutte le richieste, è difficile far entrare le materie prime a Gaza, in particolare i prodotti chimici necessari per la produzione». Israele controlla rigorosamente le merci che entrano nella Striscia di Gaza, nel tentativo di evitare l’arrivo di elementi che potrebbero essere usati per costruire armi.
Anche il confine con l’Egitto da tre anni è praticamente chiuso. Dall’inizio del 2016 sono entrate nella Striscia, passando dal valico di Kerem Shalom alla frontiera con Israele, 4.562 tonnellate di materiale medico. Il dato è fornito da Cogat, l’ufficio del ministero della Difesa israeliano che sovrintende il traffico di merci e uomini tra i due Paesi.
NUMERI INSUFFICIENTI. Cogat ha dichiarato di aver fatto uno sforzo per migliorare l’assistenza sanitaria per gli abitanti di Gaza, ma le Nazioni unite hanno chiarito che le forniture continuano a essere drammaticamente insufficienti e che è bisogno di una rimozione totale del blocco, almeno per i presidi sanitari. «Più di 2.300 persone a Gaza hanno bisogno di una protesi», dice ancora Farah, «e i rifornimenti che arrivano in fabbrica ci permettono di soddisfare 12-18 persone al mese. E questo solo grazie all’assistenza della Croce rossa».
Non solo per le merci, ma anche per gli esseri umani è difficile superare i valichi di frontiera. Le autorità di Tel Aviv rilasciano un numero limitato di permessi per uscire dal territorio, sempre più sigillato, anche per motivi di salute.
UNO SU TRE NON ESCE. Secondo Cogat nel 2016 è stato concesso a 22.635 palestinesi, compresi gli accompagnatori, il permesso di raggiungere la Cisgiordania o qualche Paese estero per curarsi. I dati forniti dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), però, dicono che nel luglio 2016 a un palestinese su tre è stato negato il permesso di raggiungere un ospedale fuori dalla Striscia. Su 2.040 richieste 680 sono state rifiutate, comprese quelle di 146 bambini.
L’ortopedia è tra le specialità mediche che più ritorna nelle richieste di visto, insieme all’oncologia, pediatria, ematologia e oftalmologia. Quella che manca quasi completamente è l’assistenza psicologica.
SOSTEGNO FONDAMENTALE. «Questo tipo di aiuto è fondamentale», racconta Mamadou Sow, responsabile della Cicr a Gaza, «è un sostegno decisivo per aiutare le persone a imparare come vivere senza un arto, ma anche per facilitare il loro reinserimento nella società». Khaled è orgoglioso della sua nipotina apparsa su tanti giornali, anche se «non credo che potrò mai portarla a spasso per le strade di Gaza. Chissà, forse un giorno riusciremo a emigrare e vivere in un Paese diverso, dove io potrò passeggiare e Lana avere un futuro. Qui a Gaza non c’è speranza né per lei né per me».

martedì 22 novembre 2016

Capsula mundi - Giovanni

Ti spaventa, la morte? Così diretta, è una domanda che, anche se non lo sembra, ti suona un poco strana. Una domanda alla quale non è così semplice dare una risposta unica - anche se tutto farebbe pensare al contrario! Una risposta secca. Una risposta univoca. Una risposta una-volta-per-tutte.
La morte in sé - l'evento-morte, che dura un istante infinitesimale e rabbrividente - si potrebbe dire che, più che spaventarti, ti sconcerta. Il caso di dirlo è: ti lascia senza fiato. Hanno ragione i filosofi: quando c'è la morte, non ci sei tu; e quando ci sei tu, non c'è la morte. Ed è per questo, credi, che la morte sia per ciascuno di noi, qualcosa di impensabile a noi stessi. La morte-singolo-evento-individuale-a-noi, ci è tuttavia esterna, sempre. Rispetto a questo evento, siamo come due poli uguali di una calamita: non riusciamo a toccarci, e possiamo avvicinarci solo quel tanto, non di più - dopo di quel limite, si avvertono le forze di respingimento.
Cosa ti spaventa della morte, non è la morte di per sé. Ma è il cammino che porta ad essa - che di solito è un cammino fatto di dolore fisico, di sofferenza. Che magari ti auguri di vivere insieme a chi vuoi bene, e che ti vuole bene: un percorso. Cosa ti spaventa della morte è la tua probabile totale in-avvertenza, o in-avvertibilità, in questa realtà - dopo che la morte è accaduta. Forse siamo davvero vibrazioni quantiche, e la morte rappresenta un cambiamento di vibrazione, una diversa frequenza che ci desintonizza dalla materia di questa realtà, che ha una sua vibrazione caratteristica. Ad ogni modo, sei quasi sicuro che nessuno - dopo - potrà percepirti in alcun modo attingibile coi sensi conosciuti. Perciò, eccoti al nocciolo della tua paura. Della morte, ti spaventa il non essere più lì - con tutte le conseguenze del caso -  per quelli che ti sono vicini, che ti vogliono bene, che ti cercano, che ti amano, che hanno bisogno di te - finché sei vivo, vibrazione più, vibrazione meno. Ché, se anche fosse come la radio - sulla quale le stazioni deboli o mal sintonizzate si captano lontane, o piene di ronzii o interferenze di altre stazioni -  se sei sintonizzato male, al massimo, nella migliore delle ipotesi,  potresti essere come quel che è comunemente conosciuto come fantasma. Il quale, ha ben poca possibilità di intervento su questo piano reale vibratile. E non iniziamo nemmeno a fare ipotesi su cosa succede su altri piani vibratili - a.k.a. l'Aldilà...
Alla morte, però, ci pensi. O ci hai pensato. Hai pensato a cosa può essere, significare, il lutto. (Un tema che hai in cuore di voler esplorare ancora, hai in mente almeno una sfaccettatura che conti di poter intavolare quanto prima).
Hai pensato a come trattare i fatti inerenti a quel che dicevi prima sul percorso che precede la morte: quello, cioè, legato alla sofferenza, che implica avere coscienza di cosa sia e possa essere l'empatia, la cura, gli aspetti legati al cammino verso la morte; alle eventuali disabilità; a come vivere-la-morte. Discorsi forse a malapena iniziati, in accenno. Ma che sono nel tuo blocco delle bozze e sui quali c'è tanto, ma tanto da poter/voler dire, in futuro. Con la consapevolezza che non si tratta di argomenti leggeri, tuttavia. E tuttavia, che si tratta comunque di argomenti che hanno bisogno di essere spogliati dal tabù di indicibilità imposto nella nostra cultura high tech. Non stai qui a fare un elenco - stucchevole, forse, anziché no - di tutte le sfaccettature. Chi è arrivato a leggere fin qui, è consapevole abbastanza da riuscire a immaginarsele da solo senza troppo sgomento…

lunedì 21 novembre 2016

Alluminio: un metallo dannoso che attacca il cervello

“Abbiamo fatto assumere a giovani topi dosi consistenti di alluminio” – dichiara il dottor Roger Deloncle, ricercatore della Facolta’ di Farmacia dell’Universita’ di Tours (Francia)- “e abbiamo constatato una distruzione massiccia di neuroni.
L’alluminio accelera i processi di invecchiamento.
Prima dell’esperimento il cervello dei topi poteva essere paragonato a quello di un ventenne, dopo l’esperimento il cervello dei topi equivaleva a quello di un uomo di settanta anni.”
L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) -dichiara Primo Mastrantoni, segretario dell’Aduc- ha fissato un limite per l’assunzione di alluminio che equivale ad un consumo giornaliero di 60 milligrammi (mg) al giorno per una persona di 60 kg.
Gli alimenti che ne contengono di piu’ sono le spezie, in particolare il basilico, 308 mg su 100 grammi, l’origano, 60 mg, e il timo 75 mg.
A meno di fare una scorpacciata di basilico tutti i giorni, il contenuto di alluminio degli alimenti non preoccupa, ma a quello assunto con il cibo va aggiunto quello degli additivi (E 520, 521, 522, 523), quello degli utensili da cucina di alluminio (pentole, caffettiere, fogli di alluminio, ecc.), attaccati da alimenti acidi (un etto di pomodori per il sugo, scioglie 6.5 mg di alluminio), quello dell’acqua potabile, che se trattata con solfato di alluminio, per eliminare le impurita’, puo’ raggiungere i 20 mg/litro, quello dei deodoranti (antitraspiranti) che contengono cloruro di alluminio ed infine quello dei farmaci, in particolare gli antiacidi, che contengono idrossido di alluminio (Maalox, Gaviscon, Digenal, Fosfalugel, ecc.).

Per evitare problemi la soluzione e’ piuttosto semplice: usare utensili di acciaio ed eliminare cibi e cosmetici contenenti alluminio. Quanto ai farmaci sarebbe opportuno evitare di assumerli insieme a prodotti acidi (succo di arancia, vitamina C, marmellate)

dice il dottor Jean Pilette sull'alluminio:
"L’alluminio è un metallo molto diffuso in natura in quanto esso costituisce circa l’8 % della crosta terrestre.
E’ un metallo leggero largamente utilizzato dall’uomo. Sfortunatamente si tratta di un metallo nocivo per il sistema nervoso centrale, capace di avere un ruolo determinante nella comparsa e nell’evoluzione di alcune malattie degenerative del sistema nervoso, come il Morbo di Parkinson, la sclerosi laterale amiotrofica e il morbo di Alzheimer, la più diffusa tra le forme di demenza senile.
L’alluminio può inoltre essere nocivo anche per le ossa, per i polmoni, per la paratiroide.
L’alluminio può penetrare nell’organismo in seguito ad inalazione, contatto, ingestione ed iniezione, sia quest’ultima di tipo intravenoso che di tipo intramuscolare o sottocutaneo. L’alluminio che passa nell’apparato digerente viene in parte eliminato con le feci, mentre quello che passa nel sistema circolatorio viene parzialmente eliminato dai reni.
L’accumulo di alluminio nei vari organi cambia da persona a persona e dipende da numerosi fattori. Questo accumulo può essere facilitato da un apporto più consistente di alluminio attraverso una delle vie di assorbimento, oppure da un maggiore afflusso del sangue a livello intestinale o da una minore eliminazione a livello renale.
I neonati e le persone anziane sono in particolar modo soggetti ad accumulare più alluminio ed a subirne le conseguenze. Sono due gruppi a rischio che bisogna tenere particolarmente sotto controllo a tal proposito.
La modalità di trasporto dell’alluminio nel sangue facilita il suo accumulo nel cervello. Infatti nel plasma il 60% dell’alluminio si lega alla proteina che trasporta il ferro (transferrina), la qual cosa ne agevola il passaggio al cervello dove si trovano molti recettori della transferrina.
L’alluminio forma altresì un legame con un’altra proteina del plasma, l’albumina. Quest’ultima non può penetrare nel cervello se non attraverso un’alterazione della barriera sangue/cervello. Questa barriera può essere alterata da più fattori: ricordiamone due qui di seguito.
Innanzitutto l’alluminio ha di per sé stesso un’azione tossica diretta su questa barriera protettiva del cervello.
Un secondo fattore di alterazione di tale barriera è costituito dalle iperfrequenze, in particolare quelle utilizzate per la telefonia mobile.
Le iperfrequenze permettono all’albumina, sostanza neurotossica, di oltrepassare la barriera ed entrare nei centri nervosi, esercitando effetti deleteri assieme all’alluminio eventualmente legato ad essa.
I vaccini che contengono alluminio possono provocare non solo delle reazioni locali nel punto dove avviene la loro iniezione, ma anche una sintomatologia generale durevole, come stanchezza, febbre, dolori muscolari ed articolari. Questo insieme di sintomi costituisce una nuova patologia, la miofascite macrofagica, che è stata messa in evidenza per la prima volta nel 1993. I sintomi che la accompagnano sono stranamente simili a quelli della sindrome da stanchezza cronica e a quelli della sindrome della Guerra del Golfo.
L’OMS riconosce che, nei vaccini, “l’innocuità degli additivi è un argomento importante ma poco considerato”, ma allo stesso tempo essa non impedisce di continuare nei suoi programmi di vaccinazione, senza voler cambiare alcunché, né riguardo all’informazione sui vaccini che contengono Sali di alluminio, né riguardo ai programmi di somministrazione dei vaccini stessi.
La reattività di una persona ad un agente tossico come l’alluminio resta difficile da valutare.
E’ difficile prevedere quali saranno gli effetti secondari indotti in un adulto dalla somministrazione di un vaccino che contiene alluminio.
Ancora più complicato è prevedere quali saranno le reazioni di un neonato al medesimo vaccino.La conoscenza della reattività di un neonato resta alquanto ipotetica.
In che condizioni sono il suo metabolismo, i reni, il fegato, l’apparato digerente, il cervello? Se non riceve il latte materno quali sono gli alimenti che gli vengono somministrati? Quali medicinali o cosmetici vengono utilizzati dalla madre? Il suo ambiente è elettromagnetico?
Dobbiamo ammettere nostro malgrado la nostra ignoranza sull’impatto che può avere l’iniezione di un vaccino contenente alluminio in un neonato, in un bambino o in un adulto e, logicamente, le conseguenze a lungo termine sul funzionamento del cervello.
Le vaccinazioni di routine e le vaccinazioni di massa generalmente vengono fatte senza effettuare prima alcun esame.
Non viene richiesto nessun esame del sangue prima di una vaccinazione e tantomeno un esame speciale che potrebbe determinare la quantità di alluminio già presente nel sangue del futuro vaccinato.
Sarebbe altresì finanziariamente oneroso proporre ai genitori tutta una serie di test finalizzati a sapere se il bambino da vaccinare ha delle probabilità di sopportare senza danno la vaccinazione prevista, sia essa obbligatoria o meno."

Ndr.: il dott. Pilette ha verificato che le dosi di alluminio che un neonato di 2 mesi riceve nel siero, tramite il suo primo vaccino esavalente risulterebber0:
1.      827 volte la dose di alluminio considerata normale;
2.      330 volte la dose di alluminio considerata come limite superiore;
3.      220 volte la dose di alluminio considerata come limite massimo;
4.      55 volte la dose di alluminio capace di provocare dei danni al sistema nervoso e
5.      33 volte la dose di alluminio capace di generare una encefalopatia.