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sabato 1 maggio 2021

13 storie di inventiva nonviolenta. La creatività è il nostro superpotere - Rivera Sun

 

Questa raccolta mostra l’incredibile versatilità, immaginazione e creatività in 13 storie di inventiva nonviolenta: la creatività è il nostro superpotere.

 

A Pace e Bene/Campaign Nonviolence, ci battiamo per costruire una cultura della nonviolenza attiva. Regolarmente, ci viene chiesto: “Cos’è (o non è) la nonviolenza?” Mentre parliamo di tutto, dalle proteste all’azione diretta alla giustizia riparativa, al self-care, è difficile chiarire l’incredibile gamma di ciò che la parola “nonviolenza” include.

La nonviolenza è un campo, un bagaglio, una scienza, una filosofia, uno stile di vita ed un’arte tutte insieme. È anche più fuori dagli schemi, buffa e creativa di quanto si possa pensare. La non violenza Ti può sbalordire per la sua abbagliante creatività. Qui ci sono 13 storie recenti di Nonviolence News.  Nuovi riepiloghi che possono espandere il tuo concetto di nonviolenza.

I bibliotecari ribelli della Siria

Tra le macerie di una città sotto assedio del regime di Assad, un gruppo di persone ha una missione insolita: salvare i libri dalle macerie. Scavando tra gli edifici bombardati, raccolgono libri per la loro biblioteca sotterranea – sotterranea sia in senso letterale che figurato. I libri offrono conoscenza e tregua dagli orrori della guerra in corso. Servono anche come ciò che il campo della nonviolenza chiama una “istituzione alternativa” e un programma costruttivo.

Un papà chiede alla scuola di sistemare il paradosso spazio-temporale nell’edificio

Quando i ragazzi sono stati mandati in gita (scolastica) in un negozio di ferramenta e le ragazze sono andate da un parrucchiere (a sistemarsi i capelli), questo papà “moderno” non si è arrabbiato, ha colto il lato ironico. Ha scritto una lettera per informare la scuola di una frattura nel continuum spazio-temporale da qualche parte nella struttura scolastica e che i suoi figli erano stati rimandati indietro nel tempo al 1968. Ha chiesto all’amministrazione di riparare immediatamente il salto temporale. Questo tipo di umorismo è un elemento caratteristico della nonviolenza creativa.

Gatti cinesi brontoloni vogliono abolire il Girls’ Day

Il Girls’ Day è stato fondato in Cina da studentesse che si sono opposte alla Giornata Internazionale della Donna con la motivazione che essere chiamate donne (funü) le faceva sembrare vecchie. Ma il passaggio al Girls’ Day ha fatto emergere nuove forme di molestie, tra cui slogan degradanti e insulti da parte degli studenti maschi. Ora, le studentesse cinesi stanno cercando di abolire il Girls’ Day e rivendicare il significato femminista della Giornata Internazionale della Donna. Questo include la protesta fatta indossando maschere di Grumpy Cat. “Il Gatto Brontolone“.

Il fiume Magpie diventa il primo fiume canadese ad avere personalità giuridica

Per la prima volta per i canadesi, il fiume Magpie (Muteshekau-shipu in Innu Coet) ha ottenuto la personalità giuridica. È l’ultimo di una lista sempre crescente di ecosistemi a essere rispettati con la personalità legale. I Diritti della Natura sono uno dei fronti più radicali (e sensati) del rispetto rivoluzionario. Sono anche uno dei più antichi. Le culture umane di tutto il mondo hanno capito l’essenza del mondo naturale. I racconti popolari parlano di fiumi viventi, di divinità che sono il cielo e le rocce, e delle creature che oggi si chiamano foreste, laghi o oceani.

I Rights of Nature trasformano questa antica concezione in legge contemporanea, sfidando i secoli di sfruttamento (estrazione di materie prime) e conquista che hanno relegato gli elementi della natura a oggetti che potevano essere comprati, venduti e depredati. Proprio come il rispetto dei diritti delle donne, delle persone di colore e delle persone LGBTQIA, anche il rispetto dei Diritti della Natura implica politiche radicate nella nonviolenza.

Corse gratis (e salute pubblica) per tutti

Durante le prime fasi della pandemia, la politica di fornire corse gratuite sugli autobus – cosi da non utilizzare contante, maneggiare moneta – aveva tenuto al sicuro gli autisti d’autobus nella Silicon Valley. Quando l’azienda di trapsorti ha cercato di costringere gli autisti a riprendere la riscossione delle tariffe, questi hanno preso in mano la situazione. Si sono semplicemente rifiutati di aprire le porte anteriori non potendo così vendere i biglietti. I passeggeri hanno avuto corse gratuite e sono saliti in modo più sicuro dalla porta posteriore. Questo atto coraggioso di totale non-cooperazione ha tenuto al sicuro gli autisti e i passeggeri.

Inceppare i calendari contro l’oleodotto

Mentre la resistenza all’oleodotto Enbridge Line 3 cresceva, i sostenitori di tutto il paese hanno agito in un modo insolito: hanno inondato i calendari degli amministratori delegati di Chase Bank, Bank of America, TD Bank e Citi Bank con centinaia di inviti per ricordare loro di concludere il rapporto con la Enbridge e tagliare i fondi per la Linea 3. Impossibile da ignorare, ha consegnato il messaggio anche se i dirigenti non hanno mai risposto. Li ha anche sorpresi – un buon esempio di come la nonviolenza creativa sia eccellente nel tenere i detentori del potere sulle spine.

I manifestanti del Myanmar appendono gonne sulle strade per rallentare la polizia

Mentre i cittadini del Myanmar resistono al recente colpo di stato militare e affrontano una repressione mortale, i manifestanti hanno escogitato un’azione insolita – ma sorprendentemente efficace – per rallentare polizia e soldati. Sapendo che camminare sotto gli indumenti delle donne è tradizionalmente considerato una sfortuna per gli uomini, hanno steso i vestiti delle donne da una parte all’altra delle strade. I panni avvolgenti, conosciuti come “longyi”, sono appesi alle corde del bucato. A volte viene usata anche la biancheria intima delle donne. La tattica ha indotto la polizia e i soldati a deviare per evitare gli indumenti, dando ai manifestanti un margine di fuga.

Blocco di pupazzi di neve contro il cambiamento climatico

A Oslo, in Norvegia, gli attivisti per il clima hanno usato dei pupazzi di neve per assediare il Ministero della Giustizia, per protestare contro le pesanti multe date per le azioni di disobbedienza civile. Gli stessi pupazzi di neve non potevano essere multati. Non potevano nemmeno essere arrestati. La colonna sonora del successo Disney, Frozen, ha suonato durante la loro protesta (il loro blocco). L’inventiva mantiene i nostri movimenti nonviolenti agili, efficaci e strategici

Il corpo di ballo del Kirghizistan fa uno sciopero

Hanno fatto uno sciopero o hanno ballato? In ogni caso, le ballerine del Kirghizistan stanno protestando per i loro salari bassi. Poiché le produzioni che coinvolgono le star russe portano molti soldi, hanno scelto di agire durante la visita dei loro colleghi russi meglio pagati. Le ballerine locali non guadagnano nulla durante questi eventi. Opponendosi all’ingiustizia di questa struttura salariale, il corpo di ballo del Kirghizistan ha intrapreso un’azione drammatica per far valere le proprie ragioni (anche se non “sulle punte” come nel balletto classico).

Case sugli alberi per proteggere le foreste

Il movimento di occupazione delle foreste in Germania è diventato grande e grosso (ampio). Le persone stanno prendendo residenza nelle foreste, spesso in case sugli alberi, per fermare l’estrazione della lignite, le autostrade, l’estrazione della ghiaia, i parcheggi, le cave di calce e le fabbriche di caramelle. Quindi, la prossima volta che i bambini vogliono costruire una casa sull’albero nel cortile di casa, allenali a resistere alla distruzione della foresta mentre lo fanno.

60 protettori dell’aringa si oppongono alla pesca eccessiva

Avete sentito parlare dei Protettori dell’Acqua… ma avete sentito parlare dei Protettori dell’Aringa? Un gruppo di attivisti dell’Alaska chiamato “Herring Protectors” ha manifestato contro il piano sconsiderato del “Department of Fish and Game” per la pesca eccessiva durante la prossima stagione di pesca commerciale delle aringhe. Il gruppo difende la sopravvivenza dei pescatori di aringhe e mette in discussione la gestione statale della pesca commerciale dell’aringa. Pensano che ci sia qualcosa di viscido nel piano.

Il gioco di ruolo senza colonizzazione dell’isola di Turtle

Dimenticate Dungeons and Dragons. Il gioco di ruolo che sta facendo parlare di sé è quello che immagina un futuro su Turtle Island (Nord America) senza colonizzazione. Si tratta di una campagna di crowdfunding che ha raccolto 10 volte il suo obiettivo. Nel re-immaginare il futuro, offre alla resistenza culturale Indigena qualcosa di simile a ciò che l’Afro-Futurismo ha offerto alle lotte nere. È un’idea il cui tempo non solo è arrivato, ma è atteso da tempo.

Camden Future Journal immagina un futuro climatico

Il giornale locale di Camden, Regno Unito, si chiama Camden New Journal. Recentemente, il gruppo di transizione climatica della zona li ha convinti a pubblicare con un nome diverso per un’edizione molto speciale: un numero dal futuro. Il Camden Future Journal arrivava (riportava del) dal 2040 – dopo una transizione climatica di successo – e includeva notizie di miglioramenti di piste ciclabili, giardini comunitari, investimenti in energia solare e molto altro. La nonviolenza è anche immaginare il mondo che verrà… e poi (costruirlo dal guscio) e costruirlo modificando l’”involucro” vecchio mondo.


Dai salti temporali al futurismo, queste storie mostrano l’incredibile versatilità della nonviolenza. È fantasioso e stupefacente allo stesso tempo. Questi sono solo alcuni delle centinaia di esempi. Forse le tue azioni saranno le prossime a contribuire a questo incredibile processo. Mentre cerchiamo di costruire una cultura della nonviolenza attiva, la nostra creatività è il nostro superpotere. Siate creativi. E anche attivi. Siate la prossima storia inventiva – e fantastica – che aspetta solo di accadere.

Queste storie sono state raccolte dallacarrellata settimanale di Nonviolence News per Pace e Bene/Campagna Nonviolenza. Potete trovarle insieme a centinaia di altre su NonviolenceNews.org.

da qui

venerdì 20 marzo 2020

Decalogo contro la noia (per bambini… ma non solo) - Mauro Presini




“Le cose d’ogni giorno raccontano segreti a chi le sa guardare ed ascoltare”.
Inizia così “Ci vuole un fiore”, scritta da Gianni Rodari e cantata da Sergio Endrigo.
Ieri, mentre la riascoltavo, pensavo ai bambini e alle bambine della classe quinta che sto frequentando e ho deciso di scriver loro questi 10 consigli. Li metto a disposizione di tutti coloro che sanno “guardare ed ascoltare”.
Comunque la pensiate, buona lettura.
CONTA, racCONTA ma non farti CONTAgiare
Esercitati a fare calcoli a memoria e a risolvere problemi. Fatti raccontare storie ed esprimi le tue emozioni a chi sa ascoltarti. Rispetta le regole che ci consigliano gli esperti;
CUCI, CUCIna e riCUCI
Impara a cucire, a cucinare e a fare le faccende di casa. Se hai litigato con qualcuno, prova a spiegarti meglio, cerca di capire il suo punto di vista e chiaritevi;
diSEGNA e di… SOGNA
Usa il disegno e la pittura per esprimere ciò che senti dentro. Usa l’immaginazione ed i sogni, ad occhi aperti e chiusi, per esprimere ciò che vorresti;
GUARDA la natura! Ti riGUARDA , salvaGUARDAla e riGUARDAti
Osserva il cielo, gli alberi, il mare e le montagne, i loro particolari e i loro cambiamenti. Rispetta la natura. Abbi cura di te: fatti del bene;
inCANTAti all’ascolto e CANTA senza disinCANTO
Ascolta bella musica, canta con qualcuno e impara a sperare insieme agli altri.
LEGGI l’oggi… ma anche lo ieri e il domani
Leggi i tuoi libri e, se non capisci, chiedi a chi ti è vicino. Studia la storia, la geografia, le scienze ed immagina un futuro migliore… “È facile se ci provi”;
fai l’ORTO, dai suppORTO e porta confORTO
Se ne hai la possibilità, cura un orto. Aiuta in casa. Pensa a come far arrivare un pensiero e un sorriso ai tuoi compagni di classe; studia come “farti sentire” da tutti ma, in particolare, dal tuo compagno o dalla tua compagna con disabilità;
OZIA e negOZIA
Non riempirti di cose da fare perché è proprio nei momenti di ozio che nascono le idee più belle. Cerca di non imporre le tue idee agli altri, piuttosto impara a contrattare provando a metterti d’accordo;
SCRIVI, traSCRIVI e inSCRIVI
Scrivi quello che vuoi, ricopia brani che ti piacciono ma ricordati che ciò che accade, o che si immagina, va raccontato senza scordare il contesto;
salta i FÒSSI ma non saltare i FÓSSI
Fai attività all’aperto e, se abiti in campagna, vai a saltare i fòssi. Impara ad immedesimarti in situazioni diverse dalla tua chiedendoti cosa faresti e cosa proveresti “se tu fóssi nei panni di un altro”.


domenica 23 giugno 2019

Deborah liberata. Deborah distrutta. Deborah sola – Elena Buccoliero



Guardi le foto e vedi una ragazza bellissima, a volte in posa, i lunghi capelli fluenti e lo sguardo che si perde lontano, altre volte sorridente e più spontanea. Colpisce per quell’aria fiera, indipendente, libera.

Sappiamo qualcosa di Deborah Sciacquatori perché ha ucciso il padre mentre cercava di fermarlo. Ubriaco, come infinite volte stava aggredendo la madre, la nonna e lei stessa. Per questo l’imputazione originaria di omicidio si è rapidamente tramutata in “eccesso colposo in legittima difesa” e la ragazza ora è in libertà.
Gli articoli pubblicati in queste settimane sulla sua storia sollevano il velo su un vissuto terribilmente diffuso, quello delle famiglie tenute in scacco da un uomo violento.
Il padre, Lorenzo Sciacquatori, è morto a 41 anni. Di lui si legge che è stato un pugile, passione trasmessa a Deborah, era disoccupato e aveva subito un trattamento sanitario obbligatorio. Aveva scontato qualche mese di carcere, nel 2015, per i reati di maltrattamenti in famiglia, resistenza a pubblico ufficiale, rissa e rapina. A quei tempi Deborah era ancora minorenne, che a nessuno sia venuto in mente di chiedersi se il papà era pericoloso?
Dopo l’omicidio le fazioni si sono divise e ognuna è sembrata basarsi su ciò che conosceva dei protagonisti prima di quel fatto. Gli insegnanti di Deborah hanno sostenuto lei, ragazza coraggiosa, studentessa modello, matura e forte. Tra i conoscenti del padre o i vicini di casa c’è chi ha lodato lui che dopotutto “non era un mostro”, anzi, un uomo buono, una vittima, forse un debole. Il giorno del funerale “Lorenzo sei un grande” e slogan simili sono risuonati tra la folla e, per quanto sia costume parlare bene dei morti, non capirei le ragioni di questa ostentazione se non fosse che, proprio quanti si sono affrettati ad assolvere il signor Sciacquatori, confrontati con le violenze familiari restano in sospeso: fuori casa era sempre gentile, su com’era in casa loro non sapevano, non sentivano, non immaginavano.
Eppure la madre di Deborah, Antonia, al Corriere della Sera (21 maggio 2019) dipinge la loro vita un inferno ed è difficile credere che non ne trasparisse neppure una fiammella. Le violenze sulla donna anche mentre allattava, la figlia che da sempre «viveva nel terrore». Segue il consueto corredo di contraddizioni: la paura di rovinare il marito con una denuncia, la speranza che possa cambiare, il timore di perdere i figli chiedendo aiuto, il tentativo di proporsi come parafulmine confidando che vengano risparmiati i bambini.
E Deborah: «Mamma faceva sparire ogni oggetto pericoloso da casa per paura che ce lo lanciasse contro. Lui la chiamava “puttana”, le diceva “ti sgozzo come un maiale”, ogni pretesto era buono per colpirla. La cena, i soldi, la casa in disordine. E la obbligava ad avere rapporti che lei accettava per paura del peggio».
Pesano vent’anni di maltrattamenti fisici pesanti, umiliazioni, minacce di morte, violenze sessuali, magari con fasi più tranquille a innescare la speranza di un cambiamento che non arriva mai, anzi tutto ricomincia daccapo in modo più crudele, perché lo è davvero e per la delusione che racchiude. Non è difficile immaginare la paralisi di Antonia. E allora interviene Deborah, proprio nella fase in cui una figlia può guardare negli occhi i genitori e considerarli pressoché alla pari, per le persone che sono e non per come li vorrebbe o li ha sognati.
Quando impugna il coltello contro il padre che stringe la madre per il collo, come quando un attimo dopo lo tiene tra le braccia dicendo tra le lacrime “ti voglio bene” e gli tampona la ferita per salvarlo, spaventata da se stessa e addolorata per lui, io credo che Deborah abbia in sé questo coacervo di sofferenza ininterrotta, gonfia, esasperata, attorcigliata, stantia, dove l’affetto e la rabbia sono incatenati insieme e il desiderio di avere un padre si mescola alla paura, alla rabbia e alla delusione per quel padre. La sua reazione è istantanea, certo, ma capiamo bene quanto la forza che anima il colpo non stia in quell’istante, e neppure nel suo fisico ben allenato. Deborah ha una vita di spaventi, vergogna e dolore stretta in pugno – il terrore di perdere la madre, chissà da quanti anni lo porta con sé – e gliela ribalta contro.
Questa giovane donna che ferma il padre a ogni costo – e così salva la madre, la nonna, se stessa – si fissa nel nostro immaginario perché compie un gesto innaturale, sebbene non così raro. Quello della vittima (oltretutto donna, quindi ipoteticamente debole, però pugile, e poi figlia, da poco maggiorenne) che inverte le parti e diventa aggressore di chi la tormenta da anni (uomo, cioè generalmente più forte e anche lui pugile, e padre, e quindi adulto). Assume su di sé la responsabilità di sovvertire le regole del gioco, una responsabilità che in quella famiglia era urgente da anni ma che non doveva essere sua.
Deborah aveva bisogno di essere protetta, invece è stata lasciata sola. Si deve a questo susseguirsi di omissioni se ha ucciso, a malapena possiamo immaginare che cosa significhi portarne i segni e vivere nel cuore della contraddizione anche adesso, quando lo stesso gesto che ha significato la salvezza in quell’istanze, e liberazione dalla violenza per la vita che verrà, è stato massimamente violento, contro il padre, più del padre.
No, Lorenzo Sciacquatori non era un mostro, e neppure Deborah lo è, ne sono certa. So da un pezzo che i mostri non esistono e non vedo perché loro dovrebbero fare eccezione. Non c’è bisogno di essere un mostro per fare violenza – però la violenza sì è mostruosa, cioè inumana, e bisogna fermarla. Invece, nel vuoto di tutto, proprio questo li ha legati inestricabilmente, padre e figlia, per 19 anni, e lo farà ancora di più adesso. Mi auguro di cuore che Deborah possa salvare se stessa per la seconda volta e, con gli aiuti giusti, attraversare quella violenza e trasformarla, che è cosa ben diversa da dimenticare.
Tante donne che subiscono maltrattamenti in famiglia stanno zitte col terrore che vengano allontanati i bambini. È importante sapere che con la legge attuale non è così.
Dopo una richiesta di aiuto alle forze dell’ordine o al servizio sociale interviene il tribunale per i minorenni. La giustizia minorile mette al primo posto il benessere dei bambini e, quando le mamme chiedono protezione per sé e per i figli, può aiutarle allontanando il maltrattante se è pericoloso, chiedendogli di curarsi se ne ha bisogno e, in ogni caso, di cambiare.
“Se chiedo aiuto mi porteranno via i bambini?” è un libretto su come funzionano i procedimenti del tribunale per i minorenni nei casi di violenza in famiglia. Si può sfogliare e scaricare a questo link.