mercoledì 5 gennaio 2022

Verde nucleare - Salvatore Palidda

  

Nel Consiglio europeo del 21 e 22 ottobre, i capi di Stato e dei governi europei avevano fatto pressione sulla Commissione per decidere, a fine novembre, della sorte che si sarebbe riservata al nucleare e al gas nella tassonomia, cioè nella classificazione delle attività economiche in funzione delle loro emissioni di CO2 e delle loro conseguenze sull’ambiente. Ursula von der Leyen, la presidente dell’esecutivo comunitario, aveva promesso che sarebbe stata cosa fatta prima del successivo incontro del 16 dicembre. Invece non è stato così; Angela Merkel, che aveva gestito il dossier dopo che i Ventisette l’hanno criticata non ha smesso di rimandare il suo arbitraggio, e ormai si deve aspettare gennaio. Se tutto va come previsto, la Commissione presenterà il suo progetto il 18 gennaio.

Ricordiamo che i paesi europei hanno deciso il raggiungimento dalla neutralità carbone nel 2050, mentre la dipendenza dal gas russo inquieta e i prezzi dell’energia esplodono; si tratta di una posta in gioco cruciale.

«Noi siamo assai vicini alla finalizzazione del nostro lavoro sulla tassonomia, che includerà sia il gas che il nucleare», ha detto il commissario al mercato interno, Thierry Breton, in una intervista al quotidiano tedesco Die Welt, il 17 dicembre. A grandi linee, «l’arbitraggio politico è concluso», abbonda un diplomatico. Sembra, in effetti, acquisito che l’atomo sarà considerato come una energia verde e il gas come energia di transizione. Ma a certe condizioni, che, restano ancora a precisare e che si apparentano a un vero e proprio rompicapo cinese per Ursula von der Leyen.

Un affare strategico per la Francia

Come scrive Le Monde il 9 novembre 2021, il presidente Macron ha precisato la finalità della sua transizione energetica annunciando la decisa volontà di rilanciare il programma nucleare francese, facendone anche uno dei punti chiave per la sua rielezione a presidente della Francia. Questo paese vanta di essere il paese europeo più de-carbonizzato d’Europa poiché ha 56 centrali nucleari e 70 per cento d’elettricità è d’origine nucleare. Secondo la sua concezione di energia verde, che è la stessa che prevale in tutti i governi europei, il nucleare sarebbe per eccellenza energia verde (SIC!). E questo nonostante il parco dei reattori francesi sia assai vecchio e ad alto rischio, rischio che ovviamente riguarda anche tutta l’Europa. Si tratta infatti di centrali costruite fra il ‘70 e il ‘90, il secondo parco nucleare del mondo dopo quello degli Stati-Uniti, ma con un’età media di trentasei anni. I rischi di incidenti, cioè di esplosioni e fuoruscite di radioattività sono sempre più alti nonostante le autorità francesi li minimizzano e cercano sempre di occultarli come uno dei più importanti segreti di stato. Ricordiamo anche che l’annoso e irrisolvibile problema dello smaltimento delle scorie radioattive prodotte dalle centrali diventa gravissimo per la Francai e per tutta l’Europa (e persino per l’Italia dove non ci facciamo mancare anche lo scandalo Sogin). E poiché quasi tutte le centrali francesi dovranno essere chiuse prima della metà di questo secolo, Macron ne propone appunto un rinnovo e rilancio che vorrebbe essere anche modello trainante per tutta l’Europa. Ricordiamo fra l’altro che la Francia non ha mai cessato di accumulare uranio facendo ricorso anche al traffico di quello estratto persino da ragazzini al soldo di criminali in Congo e altrove, non lesinando i suoi interventi militari neocoloniali nell’Africa subsahariana come in Libia a caccia delle cosiddette “terre rare” – fra cui l’uranio – in concorrenza con l’Italia e altri paesi. L’opera di madame Anne Lauvergeon, chiamata madame Areva (la società del nucleare creata da Mitterrand nel 2001) è stata ed è ancora scandalosamente impressionante (questa Madame già nel 2009 si vantava che la France era diventata il primo produttore mondiale di uranio e di averne accumulato abbastanza da poter costruire almeno 250 nuove centrali nucleari per … tutta l’Europa).

Ecco quindi perché la Francia è il paese che ha fatto più pressioni sulla Commissione europea per sancire il principio che “il nucleare è energia verde”. Ed ecco anche la solerzia di Macron nel firmare il nuovo trattato con l’Italia, cioè con Draghi e Cingolani che sono ferventi sostenitori di tale “energia verde” come tutti parlamentari (Pd in testa, tranne forse qualche decina) e quindi potenziali partner del nucleare francese classificato come verde per tutta l’Europa.

La Germania rosa-verde-arancione ci salverà dal nucleare «verde»?

Per evitare il conflitto con la Francia ma anche dentro la sua coalizione di governo con i verdi, Olaf Scholz, che ha da poco preso il posto della Merkel, ha detto che “la tassonomia è un argomento piccolissimo” (alla conferenza stampa congiunta con Emmanuel Macron, dopo il Consiglio europeo del 16 dicembre). Ma la Germania ha scelto di uscire dal nucleare e Olaf Scholz rischia perché i Verdi sono contro il nucleare e anche contro il gas. La Spd – il partito di Olaf Scholz – dice che si può vivere di gas, ma che è molto contraria all’atomo … Durante la riunione del consiglio del 16 dicembre Olaf Scholz è stato molto fermo sul suo rifiuto di includere l’energia nucleare nella tassonomia. Per soddisfare la sua maggioranza Olaf Scholz vuole che la parola transizione sia in qualche modo collegata al nucleare nel senso di definire il nucleare energia di transizione riferendosi agli impianti di terza generazione che sono una tecnologia di transizione. Così suggeriscono alcuni euroburocrati. Ma resta da stabilire sino a quando gli investimenti in questo tipo di impianto saranno ammissibili: per alcuni il 2040, per i francesi il 2050 che è la scadenza entro la quale l’Unione Europea s’è impegnata per la neutralità carbonio. La Commissione sta anche cercando di regolamentare la questione del trattamento delle scorie nucleari. I francesi dicono di riciclare già parte delle scorie nucleari presso l’impianto di La Hague. Ma resta alto il dubbio sulla possibilità di uno smaltimento effettivo ed efficace. Intanto il gas è definito «energia di transizione» e «rimpiazzo del carbone nel rispetto di certe norme tecniche». Si tratta quindi di definire, per le centrali, una soglia massima d’emissioni di COe un numero massimo di ore d’attività e anche a cominciare da quando il gas non sarà più usato.

Un compromesso difficile

Oltre al dibattito in seno al governo tedesco e fra questo e gli altri, la classificazione del gas come energia di transizione suscita l’ostilità di diversi Stati membri dell’UE, in particolare fra i paesi dell’Europa dell’Est, Polonia e Ungheria in testa, perché pensano di sostituire le centrali a carbone con quelle a gas e vorrebbero un’Europa meno dipendente dal gas russo.

Ecco perché il compromesso appare molto difficile e la celebre promessa del Green Deal da parte di Ursula von der Leyen, quando si insediò come presidente della Commissione, sembra quasi del tutto scomparsa. Sicuramente la Germania voterà contro il testo che la Commissione presenterà il 18 gennaio e lo stesso faranno l’Austria e il Lussemburgo. Ma «l’idea è che Berlino avrà quantomeno implicitamente validato la copia di Bruxelles. In altre parole Berlino continuerà a sostenere Ursula von der Leyen e la coalizione non sarà in pericolo».


Fonti: Le Monde (innanzitutto questo), France Afrique e riferimenti al libro Resistenze ai disastri sanitari ambientali ed economici nel Mediterraneo.

https://comune-info.net/verde-nucleare/

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