mercoledì 1 settembre 2021

Il grido della terra - Alberto Castagnola

 

Nel 2020 la temperatura media registrata in Russia ha superato di 3,22 gradi quella del periodo 1961-1990, mentre la banchisa artica vede sciogliersi a grande velocità i ghiacci che la ricoprono almeno d’inverno.

Intanto si constata che le conoscenze delle caratteristiche del permafrost nell’intera area sono ancora poco conosciute. Sembra non si conoscano le emissioni di anidride carbonica e di metano durante l’inverno, perchè le rilevazioni vengono effettuate solo d’estate.

Un altro esempio di informazione incompleta è la valutazione dell’aumento dei livelli dei mari, poichè mancano le rilevazioni in molti dei paesi africani. Altre carenze riguardano ancora correnti e temperature delle acque marine al di sotto dei 2000 metri di profondità

E’ invece ben documentato l’aumento delle emissioni di gas serra causato dai consumi energetici. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, Aie, nel 2021 le emissioni di gas ad effetto serra causate dalla produzione e dal consumo di energia supereranno i livilli del periodo precedente all’epidemia, a causa della ripresa della domanda dicombustibili fossili, in particolare dal carbone.

Inoltre questa ripresa non sarà compensata da un aumento dell’energia da fonti rinnovabili, che non hanno ancora raggiunto le dimensioni necessarie.

Intanto una temperatura record di 101 gradi centigradi sottozero è stata registrata da un satellite mentre sorvolava l’sola di Nauru, nell’oceano Pacifico, il 29 dicebre 2018.

Dal caldo mare tropicale sottostante si era sollevato un flusso d’aria che ha superato i venti chilometri di altezza. L’aria ha poi assunto una forma a incudine, e ha continuato a salire formando una ulteriore protuberanza. Secondo la fonte qui utilizzata, strutture di questo tipo producono tempeste estreme al livello del mare, accompagnate da grandinate violente e da un numero rilevante di fulmini. 

Questi eventi sono ovviamenti pericolosi per le persone che vivono nell’area, ma non sono abbastanza conosciuti a livello delle ricerche.

 

Infine, dopo oltre 6o anni, il ghiacciaio Muldrow, in Alaska, ha cominciato a muoversi più rapidamente. Si trova sul lato nord orientale del Monte Denali, (ex McKinley) che con i suoi 6190 metri è la vetta più alta del Nordamerica. Questo specie di fiume ghiacciato in certi periodi comincia a muoversi da 50 a 100 volte più velocemente del solito e può avanzare anche di sessanta metri al giorno.

Il fenomeno è del tutto naturale, poiché nel corso degli anni dell’acqua rimane intrappolata alla base del ghiacciaio, mentre nella parte superiore si deposita lentamente sempre più ghiaccio.

Quando la massa ghiacciata supera un certo limite, l’intero ghiacciaio comincia a scorrere ridistribuendo la sua massa. L’ultima accelerazione risaliva al 1956, e quindi una ripresa del movimento era attesa.

Invece in futuro si potrebbe modificare l’intera situazione, perché l’aumento della temperatura potrebbe assottigliare la massa ghiacciata, rendendola meno in grado di causare l’accelerazione. Il fenomeno quindi potrebbe non ripetersi più o verificarsi solo ad intervalli maggiori.

Alcuni fenomeni stanno assumendo rilevanza globale e dovranno essere seguiti con la massima attenzione. Le foreste dell’Africa centrale sono diventate più vulnerabili e alcuni ricercatori hanno creato una mappa delle foreste in cinque paesi: Camerun, Gabon, Congo, Repubblica Democratica del Congo e repubblica Centro africana, analizzando i rischi legati alla pressione antropogenica e e alla crisi climatica.

Alcune aree sono vulnerabili a entrambe le cause, ad esempio lungo la costa atlantica. Altre sono in sofferenza o per l’una o per l’altra causa. La foresta al confine tra Camerun, Congo e Gabon risulta invece in buona salute.

Un’altra mappa è stata creata a livello mondiale per far emergere l’uso di pesticidi in agricoltura, (erbicidi, fungicidi e insetticidi),  inserendo l’uso di 92 sostanze attive in 168 paesi.

Il 64 per cento della superficie agricola totale – oltre 24 milioni di chilometri quadrati – è a rischio di inquinamento per l’uso di più di una sostanza, mentre il 31% è considerato ad alto rischio. In Europa i paesi con la superficie a rischio più ampia sono la Russia, l’Ucraina e la Spagna.

In Asia i paesi a rischio più elevato sono la Cina e il Kazakistan.  Le zone critiche a rischio più elevato di un inquinamento da pesticidi sono in sette paesi, Sudafrica, Cina, India, Australia, Argentina, Messico ed Ecuador.

Anche nelle analisi internazionali più accurate vi è un aspetto che viene quasi sempre trascurato, il suolo, un ecosistema che pure rappresenta un importante serbatoio di carbonio.

Riportiamo i dati essenziali di un articolo di grande interesse (F. Bilotta, “il suolo è l’ecosistema decisivo contro il risaldamento globale, L’ExtraTerrestre del 22 aprile 2021) che incentiva ulteriori approfondimenti. Si stima infatti che nei primi 30 centimetri di suolo del pianeta siano immagazzinati 680 miliardi di tonnellate di carbonio, il doppio della quantità presente nell’atmosfera e cifra superiore anche a quello contenuto in tutta la vegetazione terrestre. Sono necessari fino a mille anni per formare un centimetro di suolo con la sua componente organica, ma bastano pochi anni di pratiche di coltivazione scorrette per alterarne le funzioni.

La Fao calcola che un terzo dei terreni del pianeta è degradato per la perdita di materia organica. Siamo ormai nella condizione in cui i suoli cedono più carbonio di quanto siano capaci di assorbire. In altre parole, una perdita dell’1,0% di carbonio da parte dei suoli europei equivale alle emissioni di un anno dei veicoli che circolano in Europa.

Inoltre un terreno che non ha un manto vegetale è esposto a fenomeni di erosione e rilascia grandi quantità di carbonio. Inoltre, si calcola che attualmente solo il 55% del carbonio emesso ogni anno viene assorbito dai sistemi naturali (suoli, oceani, vegetazione), mente il 45% finisce nell’atmosfera e si aggiunge all’anidride carbonica già presente e da anni in fase di continuo aumento.

In particolare, sono i suoli coperti da foreste a immagazzinare la maggiore quantità di carbonio, mentre i processi di deforestazione costituiscono una delle cause principali del rilascio e dell’accumulo nell’atmosfera dell’anidride carbonica. Ne consegue che tutti i progetti territoriali di contrasto al cambiamento climatico passano attraverso la salvaguardia di boschi e foreste, Secondo l’Accordo di Parigi dovremmo eliminare ogni anno dall’atmosfera 20 miliardi di tonnellate di anidride carbonica e un risultato di tale portata può essere raggiunto solo aumentando il contenuto di carbonio nel suolo.

L’articolo fornisce anche una serie di informazioni sulle torbiere, oggi ancora sottoposte ad una molteplicità di tentativi di completare la loro sparizione, trasformandole in terreni da coltivare ad alto rendimento, mentre sarebbe essenziale salvaguardarle, proprio perché rappresentano circa il 30% del carbonio immagazzinato nei suoli.

Vi è poi un fenomeno che di recente sta assumendo dimensioni preoccupanti. Negli ultimi sei anni, 12,6 milioni di persone nel mondo hanno lasciato la loro casa per trasferirsi in altra zona del loro paese.

L’80% degli “sfollati interni” è stato colpito da disastri naturali, legati a fattori climatici o meteorologici. Ad esempio, nell’aprile del 2018 l’Afghanistan è stato colpito da una grave siccità, che ha spinto 371mila persone a trasferirsi in accampamenti improvvisati all’interno del paese.

 

Nel marzo dell’anno successivo le piogge torrenziali hanno costretto altre 42mila persone a spostarsi sempre all’interno del paese. Anche negli Stati Uniti il mercato immobiliare risente degli eventi climatici. Un sondaggio condotto su duemila statunitensi che si sono trasferiti per motivi climatici ha evidenziato le seguenti motivazioni: per il 49% il trasferimento era legato alla frequenza o all’intensità dei disastri naturali; per il 48% alle temperature estreme; e per il 36% all’aumento del livello del mare. Le case sul mare, ad esempio in Florida, cominciano a costare meno.

Infine, uno studio analizza gli spostamenti dell’asse di rotazione terrestre verificatisi negli anni novanta. Si tratta di tre millimetri ogni anno durante quel decennio, ma appare dovuto alla riduzione delle masse d’acqua sui continenti emersi, causati in parte dall’uso delle falde acquifere sotterranee per scopi agricoli.

Lo studio non fornisce dati relativi ai due decenni successivi, ma l’eventuale spostamento potrebbe essere stato causato dallo scioglimento dei ghiacci polari legato alla crisi climatica. Siamo in presenza di un nuovo fattore di rischio per il pianeta, finora non preso in considerazione nelle analisi degli ambientalisti.

Cause ed effetti dei processi inquinanti

Nuovi progetti di estrazione del petrolio potrebbero partire presto in una vasta area dell’Africa meridionale. Nel nord est della Namibia, nella regione attraversata dal fiume Okavango, sono state realizzate le prime esplorazioni, ma i progetti riguardano anche la confinante Botswana.

La regione non è densamente abitata, e i circa duecentomila abitanti sono addetti in gran parte ad assistere i rilevanti flussi turistici, attratti dalla fauna che ancora popola il deserto del Kalahari. Si prevede che bacino potrebbe produrre complessivamente 120 miliardi di barili di petrolio e quindi richiederebbe la costruzione di molti pozzi nonchè di strade e oleodotti.

A fine maggio il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione di rendere le normative sulla qualità dell’aria più stringenti e allineate con le raccomandazioni dell’OMS, controlli più severi e la lista degli inquinanti più esaustiva.

I limiti massimi di inquinamento fissati nel 2005 sono sistematicamente violati, ma nessuna delle procedure giudiziarie avviate – 32 alla fine del 2019 in 20 Stati membri – si è mai conclusa con una sanzione pecunaria o davanti alla Corte di Giustizia europea.

Molte delle questioni dirette a migliorare la qualità dell’aria restano aperte: sarebbe infatti necessario:

a) fissare limiti più severi per le polveri ultrasottili (Pm 2,5)

b) fissare nuovi limiti per il biossido di azoto (NO2), il mercurio e l’ammoniaca,

c) fissare limiti su inquinanti ancora non regolati come le microplatiche che si originano dagli pneumatici e il black carbon ((nero di carbonio) prodotto dalla combustione incompleta di stufe e diesel, ma tutto ciò non potrà avvenire prima del 2022, data la complessità della burocrazia europea.

Il Parlamento chiede quindi alla Commissione di

1.       ridurre fortemente le emissioni delle industrie e le deroghe per gli impianti di energia a carbone e per i cementifici che bruciano rifiuti per produrre energia

2.       limiti più severi per l’ammoniaca, che per il 90% proviene dall’agricoltura intensiva

La pessima qualità dell’aria in gran parte dell’Europa causa ogni anno più di 450mila morti premature (379mila causate dalle polveri ultrasottili, 54mila dal biossido d’azoto e 19.400 dall’ozono), anche se le morti premature si sono dimezzate rispetto al 1990.

Anche gli ecosistemi sono colpiti: lo smog contamina acqua e suolo, gli ossidi di azoto, di zolfo e ammoniaca causano eutrofizzazione e acidificazione, l’ozono danneggia le piante, ne limita la crescita e la biodiversità, mentre diversi inquinanti sono dei gas ad effetto serra.

Cominciano i buoni affari con le emissioni dannose per l’ambiente. Colossi dell’energia come Exxon Mobil e Royal Dutch Shell hanno puntato sulla tecnologia di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica nel sottosuolo per ridurre le loro emissioni e quelle dei loro clienti.

A marzo scorso la Shelle, la Total e la Equinor hanno lanciato insieme una iniziativa, la Northern Lights, finanziata anche dal governo norvegese, per stoccarla nelle profondità marine al largo della Norvegia.

Quindi anche aziende che non appartengono al settore energetico pagheranno per la raccolta e lo stoccaggio delle loro emissioni di anidride carbonica. La Exxon ha annunciato che creerà una nuova unità per offrire questo servizio, in un mercato che secondo le sue previsioni, potrebbe raggiungere le dimensioni dei duemila miliardi di dollari entro il 2040. I

Intanto ha proposto un piano pubblico-privato da 100 miliardi di dollari per seppellire nel Golfo del Messico 50 miliardi di metri cubi di anidride carbonica entro il 2030, mentre Elon Musk ha lanciato una gara per nuovi progetti in questo campo, con una donazione di 100 milioni di dollari per finanziare tali progetti.

Sempre nel settore delle cause e degli effetti di attività inquinanti, elenchiamo alcune notizie di notevole importanza e delle quali è facile comprendere la Gravità.

 

A Fukushima si sta decidendo di versare in mare l’acqua contaminata con la quale si sono raffreddati i reattori nucleari negli ultimi anni, poiché i serbatoi sono ormai colmi. Ma l’acqua potrebbe inquinare le acque del mare, con effetti terribili su animali e popolazioni rivierasche. 

Le grandi banche in quattro anni hanno versato 3800 miliardi di dollari alle imprese che producono combustibili fossili. Molti altri dati sono contenuti in un articolo di Luca Manes apparso su l’Extra Terrestre del primo aprile 2021. 

Sia la strategia finanziaria dei maggiori istituti di credito, sia le richieste dei principali gruppi petroliferi confermano che nulla è ancora mutato nelle attività industriali che producono due terzi delle emissioni dannose per l’ambiente. Né tanto meno suggeriscono che abbiano intenzione di effettuare cambiamenti strutturali nei prossimi anni, che purtroppo sono quelli cruciali per ottenere dei risultati significativi per il cambiamento climatico. Chissà se la COP 26 prenderà in considerazione indicatori di questa natura.

Secondo il Rapporto Wnisr, World Nuclear Industry Status Report, produrre un chilovattora di elettricità nel 2020 è costato, in media, 3,7 dollari, con l’eolico 4,0 dollari, con il gas %,9, con il carbone 11,2 e con il nucleare 16,3 dollari. E’ inoltre sempre più costoso costruire nuovi impianti nucleari; inoltre si impiega molto tempo per realizzarli e metterli in funzione, quindi in termini economici dovrebbe essere semplicemente esclusa ogni decisione di questo tipo.

Una notizia positiva arriva dalla Scozia: nel 2020 con le energie rinnovabili ha fornito il 97% dell’energia consumata, ha raggiunto 7 milioni di famiglie e ha dato lavoro ad oltre 17.000 persone. In effetti, tutte le fonti di energia rinnovabili hanno fatto registrare notevoli progressi a scala mondiale. Nel corso del 2020 sono stati installati oltre 260 gigawatt di nuova potenza, una crescita record che ha superato di quasi il 50% i risultati dell’anno precedente. Il totale complessivo finora istallato è di 2800 gigawatt, con un aumento del 105 rispetto al 2019.

Notizie più generali, ma sempre importanti dal punto di vista ambientale, vengono dalla Cina, che per la prima volta dal 1949 ha registrato un calo della popolazione, scendendo sotto gli 1,4 miliardi di persone registrati in quell’anno. Infatti dal 2016 le coppie possono aver due figli, dopo la politica del “figlio unico, adottata nel 1979.

 

In un libro di Pievani e Varotto, si illustrano con mappe una serie di previsioni riguardanti un fututo abbastanza lontano; ad esempio si vede la pianura padana completamente coperta dalle acque e una Sicilia desertificata. Il titolo: “Viaggio nell’Italia dell’Antropocene”, la geografia visionaria del nostro futuro, Aboca, 22 euro.

 

da qui

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