domenica 12 dicembre 2021

Come si attua la speculazione energetica. A Villanovaforru, per esempio - Grig


Ecco quello che capita spesso e volentieri nel fantastico mondo della transizione energetica.

La produzione di energia da fonti rinnovabili è certamente auspicabile e da sostenere, ma dipende da dovecomese serve e a chi serve.

Non è per niente vero che sia tutto molto green e altamente ecosostenibile.

Nella realtà italiana della transizione ecologica siamo al Far West, all’accaparramento dei terreni agricoli, all’incremento del già devastante consumo del suolo.

Per esempio, perché non dire che la speculazione energetica, purtroppo da anni, ha aggredito la Tuscia: secondo dati non aggiornati, siamo di fronte a ben 51 progetti di campi fotovoltaici presentati, in parte approvati e solo in minima parte respinti in pochi anni, complessivamente oltre 2.100 ettari di terreni agricoli e boschi. Analogamente sono ormai numerosi i progetti di centrali eoliche presentati o già in esecuzione.

Terreni talvolta affittati, altre volte espropriati per due soldi.

Centinaia e centinaia di ettari di terreni agricoli e boscati stravolti dalla speculazione energetica, senza che vi sia alcuna assicurazione sulla chiusura di almeno una centrale elettrica alimentata da fonti fossili.

La realizzazione di questi progetti energetici snaturerebbe radicalmente alcuni dei più pregiati paesaggi agrari della Tuscia con pesanti impatti sull’ambiente e sui contesti economico-sociali locali. Stupisce, infatti, l’assenza di alcuna seria e adeguata analisi preventiva sugli impatti negativi anche sul piano economico-sociale di decine di migliaia di ettari di paesaggio storico della Tuscia sulle attività turistiche.

La Provincia di Viterbo detiene il non invidiabile primato per il consumo del suolo per abitante (rapporto ISPRA sul consumo del suolo 2019), 1,91 metri quadri per residente rispetto alla media regionale di 0,47 e nazionale di 0,80.

Consumo del suolo che va in direzione opposta agli obiettivi tanto decantati della transizione ecologica.

Così il Rapporto sul consumo del suolo 2021, predisposto dall’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale (ISPRA):

Transizione ecologica e fotovoltaico, meglio sui tetti che a terra: solo in Sardegna ricoperti più di un milione di mq di suolo, il 58% del totale nazionale dell’ultimo anno. E si prevede un aumento al 2030 compreso tra i 200 e i 400 kmq di nuove installazioni a terra che invece potrebbero essere realizzate su edifici esistenti. Il suolo perso in un anno a causa dell’installazione di questa tipologia di impianti sfiora i 180 ettari.  Dopo la Sardegna è la Puglia la regione italiana che consuma di più con tale modalità, con 66 ettari (circa il 37%)”.

Il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) l’ha denunciato pubblicamente da tempo: la Sardegna sta per essere assoggettata a una vera e propria servitù energetica, nel silenzio quasi assoluto.

Diventerà, grazie ai nuovi e potenziati elettrodotti di collegamento con la Sicilia e la Penisola, una piattaforma di produzione energetica, insieme alla Sicilia stessa.

Esporta già il 38% dell’energia prodotta (dati TERNA 2019).

E così procedono i signori dell’energia rinnovabile.

A Villanovaforru, piccolo centro della Marmilla già teatro di proliferazione di impianti eolici, una società energetica si è fatta avanti per l’acquisto di una trentina di ettari di terreno agricolo attualmente di proprietà di un anziano possidente.

Soldi rapidi, magari non molti, ma senza problemi, proprio dove sono sorte le uniche “Comunità Energetiche Rinnovabili”, un gruppo di famiglie e di imprese di un territorio che si associano per produrre e consumare energia da fonti rinnovabili, senza consumare altro suolo (nel caso di specie si tratta di pannelli fotovoltaici su edifici comunali e scolastici).

Il sindaco Maurizio Onnis – caso più unico che raro – ha detto pubblicamente e chiaramente alla società energetica intenzionata all’acquisto: “non abbiamo intenzione di restare a guardare. Faremo tutto il possibile per ostacolare l’affare e il programma conseguente. Andatevene. Qui non siete graditi. Andatevene“.

Il GrIG è al fianco del sindaco e dell’Amministrazione comunale di Villanovaforru.

Tanto per iniziare, buona parte di quei terreni è stata percorsa dal fuoco nel 2014 e, ai sensi dell’art. 10 della legge n. 353/2000 e s.m.i., vige per 15 anni il divieto di modifica di destinazione. Quindi, fino al 2029 nessun impianto di produzione energetica di nessun genere.

Sarebbe ora che tutti aprissero gli occhi su quello che è un vero e proprio accaparramento su scala industriale dei terreni agricoli ai danni delle collettività locali.

Quel land grabbing che tanto scandalizza le anime belle se viene fatto in Africa, ma che va bene se fatto in Sardegna. O nella Tuscia.

Gruppo d’Intervento Giuridico odv

da qui

Nessun commento:

Posta un commento