domenica 29 marzo 2020

La spesa ai tempi del Covid-19 - Simona Savini


Mentre compilo l’autocertificazione prima di uscire a fare la spesa mi fermo un attimo… “Ma andrà bene se scrivo che sto andando al mio GAS? Se le forze dell’ordine mi fermano per un controllo”? Poi mi rispondo “Ma sì! In caso glielo spiego”!
Mai come in questo momento infatti sono contenta di far parte di un Gruppo di Acquisto Solidale (GAS): mi permette di avere accesso a cibi freschi e genuini… e senza fare la fila al supermercato!
In questa assurda, immobile primavera vista dalla finestra è infatti evidente come la natura continui invece il suo ciclo, e questo nei campi significa fruttaverduraortaggi che continuano a crescere… e forse mai come in questo momento anche nelle nostre case il cibo e la cucina stanno acquistando un posto centrale: un po’ per noia, un po’ per il piacere di mangiare bene, avendo ora il tempo di farlo.
È innegabile:  a tratti ci sentiamo in un film post apocalittico, ma abbiamo la fortuna di non doverci nutrire solo di cibo in scatola, potendo invece riscoprire concetti ascoltati magari distrattamente in tempi “normali”, e costruendo le basi per un ritorno alla normalità che sia più in armonia con la natura.
Piccoli produttori che adottano tecniche sostenibili al posto dei colossi dell’agroindustria, filiera corta al posto dei cibi che viaggiano per centinaia di chilometri, vendita diretta al posto della grande distribuzione organizzata, una dieta con tanti prodotti freschi a base vegetale invece di consumi eccessivi di carne e cibi processati e meno plastica e imballaggi.
Perché non gettare le basi proprio adesso di questo cambiamento?
In questa fase la piccola distribuzione organizzata può essere un’alternativa valida: esistono centinaia di reti di distribuzione in Italia che permettono di ordinare online da piccoli produttori locali, e di ritirare presso i punti di raccolta nella propria zona. Punti di raccolta nei quali naturalmente devono essere rispettate le prescrizioni legate al contenimento del Covid19, ma che sicuramente hanno il vantaggio di non rappresentare un sito di aggregazione spesso affollato come la coda davanti ai supermercati. Molte di queste reti si stanno inoltre organizzando per effettuare consegne a domicilio, per andare incontro alle esigenze di chi ha maggiore difficoltà a uscire di casa in questo momento.
Un sistema “buono” (anche nel senso del gusto) per noi consumatori, ma anche vitale per i piccoli produttori, per non rimanere schiacciati tra un calo complessivo dei consumi e provvedimenti governativi che potrebbero rischiare di destinare risorse più al supporto delle grandi aziende che delle piccole realtà.
Ogni città, e spesso ogni quartiere, ha il suo “nucleo” di distribuzione alternativa. Alcune reti come Kalulu, sono molto attive in città come Roma, altre, come i Gruppi di Acquisto Solidale, nascono nel territorio e hanno una diffusione ormai piuttosto capillare: una ricerca online mirata alla propria città permetterà di trovare e contattare la soluzione più vicina a casa. Ci si può aiutare con un progetto work in progress, che cerca proprio di costruire la mappa dell’Italia senza supermercato, oppure cercare mappe ed ecoguide locali, come quella creata da Greenpeace gruppo locale di Pisa (questa la mappa).
Infine, non sottovalutiamo le tante aziende agricole che effettuano vendita diretta e spediscono a casa nostra agrumi dalla Sicilia o verdure e cereali di cui abbiamo tanto bisogno per stare in salute, adesso più che mai! Usiamo questo periodo per curare la nostra salute e anche per imparare a fare una spesa più sana e giusta, amica del clima e del pianeta che continua a vivere fuori dalla nostra porta.

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