sabato 25 aprile 2020

Sciopero generale della natura - Chris Carlsson



Siamo tutti sommersi da innumerevoli articoli e saggi sul Covid-19 da leggere in questi giorni. Mi appresto a scrivere questo articolo con una certa riluttanza, perché cosa posso dire di così diverso dalle milioni di parole che scorrono già su Internet? Ma sono un blogger, anche se piuttosto incostante, e ho un modo non ortodosso di vedere il mondo intorno a me. Quindi eccomi qui.
Anche io sto soffrendo per la tragedia in corso. Per quanto sperassi nella fine del mondo come lo conosciamo, la malattia di massa e la morte sono terrificanti. Mia madre, poi, è morta cinque mesi fa, quindi tutto questo mi riporta a galla ogni giorno quei sentimenti. E poi sto vivendo la strana esperienza di essere una persona che ha più volte dichiarato pubblicamente che dovremmo semplicemente fermarci! Smettere di fare tutte le stupide cose che facciamo, che in gran parte stanno distruggendo il pianeta e ci rendono infelici. Se ci fermiamo, dicevo, dovremmo capire cosa vale veramente la pena fare, e poi andare avanti e farlo… come riorganizzare i nostri sistemi idrici in modo da smettere di usare acqua potabile fresca per la rimozione dei rifiuti. Come ristrutturare edifici in zone alluvionali e gestire la nostra ritirata dalle coste dove l’oceano salirà presto a livelli inimmaginabili. Come rimuovere grandi aree di ambiente urbano a favore di una radicale espansione della produzione alimentare locale. Come riportare il 50 per cento dei terreni mondiali sotto il controllo della natura, dando così alle altre specie viventi la possibilità di rigenerarsi e ristabilirsi come parte della rete della vita, ecc.
Poco dopo il mio compleanno, l’11 marzo scorso (e l’uscita del mio nuovo libro Hidden San Francisco), la gravità della pandemia ha iniziato a diventarmi più chiara. Ammetto che prima di allora mi sono sentito un po’ frustrato, ritenendo sconcertante che così tante persone fossero così spaventate da quello che era ancora un numero piuttosto basso (allora) di infezioni e morti. Dopotutto, trattiamo come normale la mattanza di quasi 40.000 persone ogni anno sulle strade degli Stati Uniti a causa di incidenti d’auto, un costo che descrivo da sempre come la bizzarra scelta sociale di scambiare “convenienza” per omicidio di massa. Negli ultimi decenni, stiamo assistendo anche a un crescente aumento di morti per cancro che attribuiamo in gran parte alla sfortuna e/o a scelte di vita, piuttosto che all’avvelenamento sistematico del nostro ambiente da parte di specifiche aziende criminali e individui. E gli Stati Uniti sono il più grande fornitore di armi e terrore militarizzato in tutto il mondo, uccidendo direttamente o indirettamente decine di migliaia di persone ogni anno in nome della (nostra) pace e prosperità. L’elenco potrebbe continuare… Ma, come ho già detto, solo poche settimane fa i numeri sul virus erano incerti e io continuavo a fare come niente fosse.
Quando San Francisco ha emesso il decreto di quarantena e gli esercizi chiudevano tutti intorno a noi (anche se i negozi di alimentari sono rimasti aperti e ben riforniti dopo la prima frenesia dello shopping da panico) e la portata della chiusura globale ha iniziato ad apparire chiara, improvvisamente mi sono reso conto di come stavano le cose! Ho sempre ritenuto e previsto che prima o poi la nostra fragile quotidianità si sarebbe improvvisamente spezzata e alla fine sarebbe collassata. Ma quale sarebbe stata la causa? Un crollo finanziario come il 2008? Un terremoto? Un incidente nucleare alla Chernoby? No, è la pandemia. Quando, in tempi di modernità, abbiamo visto l’intero pianeta chiudersi da solo per diverse settimane? Tutti quelli che pensano che torneremo alla normalità dopo un mese o due non ci hanno riflettuto.
Quante persone erano già ai margini prima che tutto ciò iniziasse? Qualcosa come il 40-50 per cento delle famiglie statunitensi ha dichiarato di non poter sostenere impreviste spese mediche o di altro genere, per una somma di 500 dollari. Quante persone stavano già svolgendo lavori precari, part-time e poco retribuiti, principalmente nel tanto decantato settore dei servizi? Il 28 marzo l’SF Chronicle riferisce che da qualche parte in California sono stati chiusi circa 30.000 ristoranti, la maggior parte dei quali non riaprirà mai più. Devono essere almeno 100.000 le persone che sono ora definitivamente disoccupate. E questo è solo un settore. Tutte le attività del settore convegni sono chiuse. Il turismo è chiuso. Gli hotel sono vuoti. Il settore dell’intrattenimento è chiuso, niente sport, niente concerti, niente musei. Un effetto collaterale positivo di tutto ciò è che Airbnb sta collassando, ma tutte le persone che hanno costruito le loro precarie vite sul reddito che potevano ottenere affittando stanze ai turisti, sono ora nella merda. E tutto questo nella sola San Francisco. Se lo proiettiamo a tutto il paese e a tutto il mondo, ciò che stiamo vivendo è davvero senza precedenti.

Il governo, dopo aver fatto finta che non ci fosse nulla di cui preoccuparsi fino a quando i mercati azionari non hanno iniziato a collassare, ha messo in moto qualcosa come 2,5 trilioni di dollari a tasso zero nei settori bancario e societario. Quando hanno visto che anche questa misura ha prodotto scarso effetto, il Congresso ha approvato un ulteriore disegno di legge da 2,2 trilioni di dollari (che secondo Matt Stoller su Democracy Now sarebbero in realtà 6 trilioni di dollari, con un’enorme quantità di ricchezza pubblica che viene consegnata di nascosto alle società e agli ultra ricchi), che tuttavia non è sufficiente ad aiutare la situazione. Ai lavoratori medi vengono promessi assegni di 1.200 dollari e un aumento delle indennità di disoccupazione, se riescono a superare le burocrazie sotto pressione, le cui linee telefoniche e i siti Web sono intasati. Il governatore della California Newsom (ex commerciante di vini e sindaco di San Francisco) ha annunciato che tutte le principali banche hanno concordato un periodo di sospensione di tre mesi per il pagamento dei mutui. Ma non è stata decretata alcuna corrispondente sospensione o cancellazione degli affitti. Così apparentemente il piano dello stato finora è quello di elargire ricchezza e flessibilità a coloro che già sono posizionati più in alto nella piramide economica, lanciando le briciole alla stragrande maggioranza della popolazione e lasciando intatto il potere coercitivo del debito e degli affitti. Sembra che tutti gli affittuari continuino a pagare l’affitto anche se i loro redditi sono azzerati. Molte persone hanno già debiti gravi e non hanno risparmi per superare questa crisi. Sappiamo che ci saranno incredibili difficoltà e uno spaventoso aumento della povertà e della fame nei prossimi mesi. Ma questo sarà il risultato di questo tipo di assetto sociale, non semplicemente il risultato di un virus. Tuttavia, il virus è un catalizzatore e questo sottolinea il suo ruolo di inaspettata rottura della nostra quotidianità.
Cosa ci dice il virus: “Smettila di incolparmi, accusarmi, perseguitarmi. Di mettervi da soli in una paralisi antivirale. Tutto ciò è infantile. Consentitemi di proporre una prospettiva diversa: esiste un’intelligenza che è immanente alla vita stessa. Non è necessario essere un soggetto per utilizzare una memoria e una strategia. Non è necessario essere un sovrano per decidere. Batteri e virus possono anche dettare le regole. Considerami, quindi, come il tuo salvatore invece che il tuo becchino. Sei libero di non credermi, ma sono venuto a spegnere la macchina di cui non riesci a trovare il freno di emergenza. Sono venuto a sospendere ciò che ti ha tenuto in ostaggio. Sono venuto per dimostrare l’aberrazione che costituisce la cosiddetta ‘normalità’“.
Come dice il mio titolo, questo è uno sciopero generale della natura. Non sono gli umani che hanno deciso di rompere brutalmente con questo sistema sfruttatore e coercitivo, fermando il mondo attraverso uno sciopero di massa. Potremmo dire che la natura ha imposto uno sciopero generale sul pianeta, proprio nel momento in cui i livelli di CO2 erano alle stelle, che la miseria sociale era fuori controllo (come dimostrato dall’abuso di droga di massa, dalla solitudine, dalle guerre senza fine e dal consumismo compulsivo), e l’urgenza di cambiare radicalmente rotta stava diventando inevitabile. Ma gli umani hanno perso la capacità di agire collettivamente, nel corso del lungo incubo del capitalismo estrattivo e la sua più recente manifestazione del neoliberismo, un sistema che ha colonizzato l’immaginazione tanto quanto ha distrutto la sfera pubblica e le istituzioni di autogoverno condiviso (comunque imperfette).
Il neoliberismo insiste sul fatto che siamo responsabili a livello individuale della nostra “incapacità” di sopravvivere alla scarsità. Wendy Brown, che ha scritto diversi libri sul neoliberismo, lo inquadra bene in In the Ruins of Neoliberalism: The Rise of Antidemocratic Politics in the West:
In breve, la critica neoliberista della società e della giustizia sociale in nome della libertà e delle norme morali tradizionali è diventata oggi il senso comune di una solida cultura neoliberista. Portato al suo estremo, è l’ideologia della “pillola rossa” dell’Alt-Right; nella sua forma più moderata, è la convinzione che la vita sia determinata dalla genetica, dalla responsabilità personale e dalla concorrenza del mercato. All’interno di questo senso comune, il sociale è nemico della libertà, mentre i “guerrieri della giustizia sociale” sono nemici di un popolo libero. (p. 44)
Sin dagli anni Settanta, la svolta verso la privatizzazione e la “magia del mercato” come soluzione a tutti i problemi, ha in gran parte distrutto la rete di sicurezza sociale. I politici neoliberisti abbracciarono universalmente l’idea per cui gli individui dovevano essere responsabili di sé stessi e che il sostegno statale inculcasse solo una cultura della dipendenza. Come ha scritto Keeanga-Yamahtta Taylor nel suo eccellente libro Race for Profit:
… soprattutto, il neoliberismo è il rifiuto politico, sociale ed economico dello stato sociale e del contratto sociale più in generale. È uno sforzo strategico volto a ripristinare la redditività delle imprese e del capitale minando gli ostacoli sociali che avevano destabilizzato il suo primato.
Il risultato di questa cattura ideologica della politica da parte di interessi privati appare chiaro nella pandemia. Gli ospedali e le strutture mediche sono a corto di attrezzature e forniture di base (che non sono più accantonate ma acquisite da un sistema “just in time” simile a quello della Toyota, che però si è dimostrato fallimentare), mancano i test e la preparazione di base per l’ineluttabilità di un’infezione globale (vedi il TED Talk 2015 di Bill Gates — chiunque volesse vedere, sapeva che sarebbe successo), e abbiamo sofferto di insufficiente capacità negli ospedali e nessun piano predeterminato per questo improvviso aumento del bisogno, ecc. ecc. La paralisi del governo federale per settimane, in cui avrebbe dovuto lavorare pancia a terra, è in parte sicuramente dovuta alla pura incompetenza di un idiota come Trump che conduce il gioco, ma va anche molto più in profondità. Dopo quasi mezzo secolo di stigmatizzazione del governo come problema, pochi si fidano e pochi credono che possa fare ciò che deve esser fatto in questo momento. E non lo dico perché penso che abbia senso ribaltare le prospettive e dichiarare all’improvviso che lo stato è fantastico, e che in questo caso è necessario più stato, perché nulla di tutto ciò è vero, anche se probabilmente finiremo con l’avere più stato sotto forma di militarizzazione e di polizia per mantenere il controllo sociale mentre tutto il resto sta crollando.
Ci mancano strutture per l’autogoverno. Di fronte a disastri come terremoti o alluvioni o uragani, le persone spesso si comportano con grande grazia e gentilezza, correndo ad aiutare gli altri e assumendosi la responsabilità delle norme di base della cooperazione e dell’aiuto reciproco. Una pandemia è diversa per molte ragioni, non ultimo la paura di toccarci che ne deriva. Gran parte di ciò che ci conforta e ci dà una reale capacità di prenderci cura di noi stessi è la nostra capacità di connetterci faccia a faccia, in pubblico.

A San Francisco, le persone si sono concentrate principalmente sull’allontanamento fisico e sulla cooperazione necessaria ad impedirci di diffondere inavvertitamente il virus tra di noi. Le prime indicazioni sono che abbiamo avuto un modesto successo nell’”appiattire la curva” del contagio. La Cooperativa Rainbow Grocery è stata magnifica nell’organizzare le code all’esterno del negozio con distanziatori da 1,80 metri, regolando il numero di persone che entrano in un dato momento, al fine di mantenere aperto un esercizio fondamentale per le scorte di cibo in questo momento difficile. La direzione proveniva dai lavoratori stessi. Qualche giorno fa sono stato al Castro Valley Trade di Joe per acquistare provviste per mio padre di ottantotto anni che vive a Hayward ed ero felice di vedere che hanno adottato lo stesso sistema, cosa che non si può dire dei negozi della catena Whole Foods che ho visitato all’inizio di marzo, dove non c’è stato alcuno sforzo per regolare il numero di persone nel negozio né come le persone si muovevano all’interno. La mia amica Angie è stata mandata licenziata alla Whole Foods di Oakland quando ha rifiutato di lavorare senza ricevere mascherine e guanti medici per interfacciarsi con le orde di persone che vagavano in modo disorganizzato nel negozio.
Passeggiare per le strade è un piacere quotidiano durante questo periodo assurdo. Su Bernal Heights ci sono più persone del solito che vanno in giro da sole e in due o tre, camminano con cani e bambini e godono dell’aria incredibilmente limpida e delle viste meravigliose. La mia amica Katie Renz ha ben colto la sensazione che molti di noi provano:
In mezzo a tutta questa incertezza e insicurezza, io una cosa so: che negli ultimi dieci giorni sono stata pervasa da un senso di speranza e potenzialità, che erano state invece sacrificate nel corso dei miei ultimi cinque anni, passati a sopravvivere con un residuo di integrità nella tecnopoli di San Francisco. … Questa gentilezza, questi sorrisi, questa solidarietà, questa attenzione al nostro uso delle risorse e l’incapacità di acquistare un sacco di prodotti inutili, questo tempo rallentato trascorso con i nostri cari e all’aria aperta – questi sono un esempio dei vantaggi di queste strane settimane. Avremo il coraggio di mantenerli in un mondo post-Covid? Possiamo provare?
Le notizie più cupe sono arrivate dal mio vecchio amico Giovanni, che si è ritrovato nell’epicentro in Italia nella città di Bergamo:
Qui, come è stato estremamente facile prevedere, la fame sta iniziando a farsi sentire… Hanno messo le guardie armate nei supermercati, molte persone non hanno soldi e niente da mangiare… Tutte persone che vivevano di economia informale, con posti di lavoro non garantiti e senza soldi in banca (ossia diversi milioni di persone) sono ora con l’acqua alla gola. Alcuni di questi sono proletari e sottoproletari, ma anche piccoli borghesi di età compresa tra 20 e 50 anni, che svolgevano lavori “simbolici” o di “status” (lavori che non consentono veramente di far soldi, ma che ti danno uno status sociale e “autorealizzazione”), che vivevano TUTTI affittando case su AirBNB, con contratti nelle università, nei sindacati, nella ricerca pubblica, nella cultura e facendosi aiutare da genitori e nonni in pensione… A proposito, un sacco di pensioni spariranno: probabilmente molte persone stanno guardando al grande congelatore nel seminterrato per verificare se la nonna possa entrarci…
Rabbrividisco al pensiero di quanto sarà dura negli Stati Uniti, dato che milioni di persone non hanno i soldi per sostenere i loro bisogni primari, per non parlare dell’affitto. Ci sarà un’ondata catastrofica di fallimenti nei prossimi mesi, poiché l’intero fragile e vacillante sistema di coloro che campano sulle entrate dagli affittuari, finirà per crollare. Perché sia ​​che si verifichi uno sciopero organizzato dei canoni di affitto o una cancellazione autorizzata dell’affitto per alcuni mesi, in ogni caso milioni di persone smetteranno di pagare l’affitto entro i prossimi due-tre mesi. Quando e come riprenderanno a pagare dipende dalla creatività dei funzionari del governo che cercheranno freneticamente di capire come riavviare l’economia in stallo. Ciò presuppone che potremmo ricominciare a muoverci più liberamente, per quanto sempre in guardia contro il virus, ma senza le misure estreme che stiamo vivendo ora in atto.
Istituiranno un Medicare gratuito per tutti? Come gestiranno un sistema medico sotto pressione e la caotica e cattiva gestione delle sue risorse, senza istituire un sistema centralizzato e razionalizzato di servizi sanitari organizzati per tutti? Come fermare una pandemia senza assicurarsi che tutti vengano testati e trattati il ​​prima possibile? E poi, se le autorità vogliono davvero salvare e far ripartire il capitalismo, dovranno istituire un sistema di reddito di base garantito (e/o servizi). Con il drammatico crollo di innumerevoli aziende e posti di lavoro nel settore dei servizi e la precarietà in cui sono sopravvissuti tutti prima di questa crisi, l’unico modo per far arrivare il denaro nelle mani di milioni di persone sarà di darglielo, ogni mese, per sempre.
È anche una questione di legittimità politica. Chi sarà disposto a rispettare le regole che hanno distrutto i mezzi di sostentamento, di protezione e il benessere di una parte sostanziale della popolazione? Chi pagherà per il proprio alloggio se non ha alcuna fonte di guadagno? Come si applica un decreto di quarantena senza garantire un riparo? Cosa potrà prevenire una violenza di massa e una guerra di classe se non corrompendo coloro che sono stati gettati nella disperazione? Gli affitti che non verranno pagati nei prossimi mesi non verranno mai più pagati. Se i proprietari di immobili vogliono mantenere il loro sistema, dovranno capire come gestire un’impossibilità diffusa di far fronte al pagamento degli affitti per mesi o anche più a lungo.
Questi sono problemi piuttosto ovvi e se l’élite politica negli Stati Uniti vuole mantenere qualche speranza di riguadagnare la propria egemonia sulla società, dovrà andare molto più in là di quanto concordato con il New Deal degli anni Trenta. Questo New Deal richiederà assistenza sanitaria gratuita, reddito minimo di base, trasporto pubblico gratuito, connessione internet a banda larga gratuita, accesso ad alloggi dignitosi e stabili attraverso nuove forme di autogestione come le cooperative di quartiere e una rapida conversione verso una società decarbonizzata, a basso consumo energetico … questo solo per cominciare.
Molte persone vorrebbero poter tornare alla vita com’era prima che il virus colpisse. Altrettanti – o anche di più – non guarderanno a quella vita precedente come un qualcosa per cui vale la pena lottare, poiché era già precario, gravato da debiti, stressato e sempre più senza speranza. Nelle recenti primarie abbiamo già visto la maggioranza degli elettori scegliere il moribondo Joe Biden, sia perché non fa paura ai repubblicani e ai “centristi”, sia perché la gente vuole rivivere gli anni di Obama. Ad ogni modo, un abbraccio disperato di un passato che è definitivamente perso per noi, deve lasciare il posto a una solida coscienza per un futuro molto migliore. Il virus ci ha offerto un’incredibile opportunità per riorganizzare la vita, per affrontare davvero la sfida del caos climatico, per attaccare le enormi disuguaglianze che sono state lasciate crescere in modo così profondo e riscoprire dei ritmi di vita che ci diano il tempo per sederci in una piazza o in un parco e parlare veramente tra di noi!
Come ho sempre proposto negli anni, parliamo di ciò che andrebbe fatto, ora che la Natura ci ha fermati. Mettiamoci nella giusta prospettiva di questo sciopero generale e assicuriamoci di non tornare mai indietro alla stupida frenesia della vita come la conoscevamo. Lavoriamo con la natura, con i sistemi naturali e cerchiamo di capire quanto può essere meravigliosa la vita per tutti noi lavorando insieme, non solo negli Stati Uniti ma ovunque. Il vecchio modo è stato improvvisamente e drammaticamente fermato. Riprenderlo è tanto impossibile quanto incredibilmente stupido. Siamo molto più intelligenti di così. Siamo in grado di dimostrarlo?!?

Come antidoto alla mia seriosità, vorrei concludere con una poesia del mio amico Phil:
Questa è una poesia sul coronavirus
This is a Coronavirus poem
Here are four ironic lines that play off of “Wash your hands”
Here I say heart a bunch
The word neighbor
Then I have some sharp words
for the US healthcare system
The government
Here things get kind of cosmic and incoherent
Maybe something like “mother earth is fighting back”
A vegan slogan or something
The something in ALL CAPS
Maybe STRONG
Or LOVE
Or TOGETHER
It ends with the word together
and then I post it and I feel good
And then I feel bad
And then I feel nothing


Chris Carlsson, scrittore e artista da sempre nei movimenti sociali statunitensi, è stato tra i promotori della prima storica Critical mass a San Francisco. Autore, tra le altre cose, di Nowtopia (Shake edizioni) e, più recentemente, di Critical mass. Noi siamo il traffico (Memori), invia periodicamente i suoi articoli (molti dei quali raccolti sul blog nowtopians.com), a Comune.
Traduzione per Comune di Virginia Benvenuti.

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