giovedì 27 novembre 2025

viaggiando in Cina (con Loretta Napoleoni e Ugo Bardi)

 

Il luogo che che sta sfidando le concezioni tradizionali di sviluppo e modernizzazione è in Cina - Loretta Napoleoni

 

Xinjiang - novembre 2025
Nelle distese aride del deserto del Gobi sta nascendo qualcosa di straordinario, qualcosa che sfida le concezioni tradizionali di sviluppo e modernizzazione. Lo Xinjiang, vasta regione nel cuore dell'Eurasia a due passi dalla Mongolia, non è semplicemente una provincia cinese in via di sviluppo - è il laboratorio vivente dove si sta scrivendo il futuro energetico del pianeta.

Ciò che colpisce immediatamente arrivando qui è la contraddizione apparente che invece funziona perfettamente. Un sistema socialista con un'economia capitalista, un partito unico che guida un mercato vibrante e innovativo. Mentre l'Occidente si arrovella su ideologie obsolete, la Cina ha creato qualcosa di unico: un ibrido che combina pianificazione statale lungimirante con l'agilità del mercato e l’innovazione tecnologica.

Quando scrivevo "Maonomics" oltre un decennio fa, avevo intuito il potenziale di questo modello, ma non avevo previsto che i risultati positivi arrivassero tanto velocemente. Oggi, vedendolo all'opera nello Xinjiang, posso confermare: le mie previsioni non solo si sono avverate, ma la realtà le ha superate. La Cina si è modernizzata in modo pacifico, in tempi record e lo ha fatto mantenendo la propria identità culturale. A differenza della Corea del Nord, si è aperta al mondo, un’apertura che non ha comportato l’omogeneizzarsi alla cultura occidentale. Nello Xinjiang non si trovano McDonald's a ogni angolo di strada, ma ristoranti che offrono piatti provenienti dalle 23 etnie presenti nella regione e si respira un'aria di autenticità e diversità che ormai in Occidente abbiamo dimenticato.

I dati sono impressionanti: 104,8 milioni di kW di capacità rinnovabile installata, con 40,37 milioni di kW aggiunti solo nel 2024. Ma i numeri da soli non rendono giustizia alla portata di ciò che sta accadendo. Quello che vediamo qui è la trasformazione di una provincia con grandi potenzialità energetiche in un modello nuovo globale.

Le riserve? 450 miliardi di tonnellate di carbone (25% del totale cinese), 4,2 miliardi di kW di potenziale solare (26,9% nazionale), 1 miliardo di kW di potenziale eolico (18% nazionale). Ma la vera rivoluzione non sta nell'abbondanza delle risorse, bensì nella visione strategica con cui tutte vengono gestite.

A Hami, conversando con Liu Xiaobo, presidente della Commissione per lo Sviluppo e le Riforme, ho capito la profondità della transizione. In dieci anni, la capacità installata è più che raddoppiata, superando i 23 GW. Oltre il 40 per cento del mix energetico locale è già rinnovabile. Ma ciò che veramente conta è come stanno risolvendo il problema fondamentale delle rinnovabili: l'intermittenza.

"La tecnologia di accumulo è la chiave", mi spiega Liu. E infatti vedo all'opera sistemi diversificati: batterie a flusso di vanadio nel Parco Industriale Fotovoltaico di Shichengzi, nel deserto Gobi, pompaggio idroelettrico, e soprattutto una riconversione intelligente del termoelettrico, che da fonte primaria diventa "stabilizzatore" di rete.    

La centrale solare termodinamica a torre con sali fusi da 50 MW nel deserto del Gobi è forse la cosa più bella che abbia visto in questo viaggio. Non solo per la sua efficienza - produce energia 24 ore al giorno - ma per la sua estetica. Una distesa immensa di specchi che riflettono il sole verso una torre centrale crea un paesaggio futuristico che sembra uscito da un film di fantascienza.

E poi le batterie. Visitando il parco fotovoltaico di Hami, ho capito che la soluzione all'intermittenza è già qui. La capacità di immagazzinare l'energia rinnovabile cambia tutto e qui ad Hami esiste. Non è più una questione di produzione, ma di gestione dell’energia verde. E in questo, la Cina è anni luce avanti all'Occidente.

All'Istituto Tecnico-Professionale Ferroviario di Hami, che ha appena lanciato il primo corso di laurea in rinnovabili, vedo realizzato ciò che fino a ieri era solo teoria: ogni edificio è una centrale elettrica, una visione futurista che avevo preannunciato in Maonomics e che oggi e’ realta’. Pensiline fotovoltaiche che ricaricano veicoli elettrici, pavimentazioni che producono energia, lampioni ibridi solari-eolici, facciate in perovskite che trasformano gli edifici in generatori.
Tutto cio’ non è solo tecnologia - è una filosofia energetica. L'integrazione tra didattica e industria, tra teoria e pratica, rappresenta l'unica risposta possibile all'avanzare dell'intelligenza artificiale. È la cooperazione "umana" che può prevenire il sopravvento delle macchine e che le può piegare ai bisogni della società.

da qui



Nel mio viaggio a Shanghai ho visto il successo cinese sulle rinnovabili. Noi invece andiamo indietro – Ugo Bardi

Sono di ritorno da un soggiorno a Shanghai, in Cina, per un convegno sull’energia e la sostenibilità. Una cosetta un po’ in grande, organizzata, fra gli altri, dall’Unesco, dal Club di Roma e dall’Università di Scienze Ingegneristiche di Shanghai. Una maratona di presentazioni e discussioni fra ricercatori di 15 paesi diversi che mi hanno permesso di capire parecchie cose.

Nel campo della sostenibilità, la Cina ha fatto passi da gigante con il concetto di “civiltà ecologica” che è oggi una politica ufficiale del governo. L’idea è che la Natura e l’Economia umana devono mantenersi in armonia l’una con l’altra, un concetto anche espresso come “Le Due Montagne.” Solo chiacchiere? Direi di no. Quando i cinesi si mettono in mente di fare qualcosa, di solito la fanno seriamente.

Non che non si faccia greenwashing in Cina, ma una cosa i cinesi l’hanno capita: bisogna liberarsi dai combustibili fossili il prima possibile. La Cina importa quasi tutto il petrolio e il gas che usa, e questo è costoso e rende il paese strategicamente vulnerabile. Hanno ancora carbone come fonte principale di energia elettrica, ma è fortemente inquinante e non può durare per sempre. Quindi, i cinesi hanno capito che l’energia del futuro è rinnovabile e stanno puntando tutto su quello (incidentalmente, non ho sentito parlare di energia nucleare al convegno. Mi sembra di capire che ci lavorano sopra per lasciare aperta la possibilità che un giorno diventi conveniente, ma è una cosa marginale).

Sulle rinnovabili, il successo cinese è stato a dir poco strabiliante. L’industria cinese è oggi in grado di produrre impianti fotovoltaici per tutto il mondo a costi bassi che stracciano ogni altra fonte. Per non parlare delle batterie, delle auto elettriche, dell’automazione e dell’elettrificazione del sistema economico in generale. Tutte aree dove la Cina sta guadagnando un vantaggio tecnologico sull’Occidente che potrebbe presto diventare incolmabile.

E non è tanto questione che loro vanno più veloci di noi: mentre loro vanno avanti, noi andiamo indietro. Invece di investire nel futuro, ci stiamo affannando a puntare su tecnologie obsolete ancora basate sui fossili. C’è poco da dire, avremo quello che ci meritiamo.

Così, la crescita della produzione di energia rinnovabile in Cina è esponenziale, mentre il carbone è in stallo e se ne prevede un rapido declino nei prossimi anni. Il piano governativo presentato al convegno prevede di arrivare al “Net Zero” entro il 2060. Potrebbe essere troppo tardi per evitare grossi danni a tutto l’ecosistema terrestre, ma ci sono buone possibilità di accelerare la transizione. I cinesi sono noti per eccedere le aspettative quando ci si mettono.

Già ora, i risultati si vedono. Una volta, le città cinesi erano note per essere orribilmente inquinate ma oggi, se passeggiate per Shanghai sui grandi viali trafficati, potete sentire il profumo delle piante aromatiche che crescono sui bordi (a parte le zone dove l’odore principale è quello dei ristoranti cinesi!). I motorini sono tutti elettrici. Le auto private lo sono in gran parte, mentre il traffico pesante non è ancora elettrificato, ma ci stanno lavorando.

Non me la sono sentita di raccontare ai colleghi cinesi che in Italia sono tutti convinti che le macchine elettriche sono un imbroglio e prendono fuoco come fiammiferi. Prima o poi, certe cose le capiremo anche noi.

Come impressione dopo dieci giorni in Cina, a parte le bandiere rosse che sventolano agli angoli delle strade, la vita dei cittadini cinesi non è diversa da quella dei cittadini di tutte le grandi città del mondo. Shanghai è molto grande e affollata, ma è sicura, pulita, vivace e bene organizzata. Nelle zone centrali, l’aggettivo “mozzafiato” si applica bene all’architettura che ci trovate. Fra le tante cose, vi potete facilmente imbattere in una danza pubblica in una piazza, il guǎngchǎng wǔ, dove qualche centinaio di persone si impegnano tutte insieme per mantenersi in forma e socializzare. È un’atmosfera piacevole di comunità locale.

Se poi vi piace il cibo cinese, Shanghai è il posto giusto e i ristoranti non sono per niente cari. Insomma, se avete qualche ragione per andare in Cina, o semplicemente volete fare un po’ di turismo diverso dal solito, è un viaggio che vi consiglio caldamente.

Per concludere, al convegno ho presentato i miei risultati sugli effetti del CO2 come sostanza dannosa per la salute umana: un’altra buona ragione per liberarsi dei combustibili fossili. Trovate una breve discussione in un post precedente.

da qui



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