E’ successo in provincia di Sondrio. La specie è a rischio di estinzione. La segnalazione da parte del progetto Waldrappteam ha consentito la denunciato del bracconiere
Gli antichi
kurdi pensavano che fosse uno dei primi animali a essere imbarcato sull’Arca da
Noè ma ci vorranno alcuni millenni, da quel diluvio universale, perché l’Ibis
eremita torni a far parte dell’avifauna europea. Solo nelle ultime settimane
due di loro sono rimasti uccisi. Si chiamavano Zaz e Zoppo ed
erano in Italia da un’ora.
I due esemplari
di ibis eremita, appartenenti a una delle specie più rare e minacciate al
mondo, sono stati uccisi da un cacciatore il 16 ottobre scorso a Dubino, in
provincia di Sondrio. I Carabinieri forestali delle province di Lecco e Sondrio
sono riusciti a risalire al presunto responsabile grazie a un’indagine condotta
su delega della Procura di Sondrio, diretta da Piero Basilone.
L’operazione
è scaturita da una segnalazione di Johannes Fritz, direttore del progetto
europeo Waldrappteam, dedicato alla reintroduzione dell’ibis
eremita in Europa e sostenuto dal programma comunitario LIFE. Il
referente italiano del progetto aveva notato anomalie nei tracciati GPS dei due
uccelli, che segnalavano un’interruzione improvvisa dei loro spostamenti. Le
verifiche sul territorio hanno permesso ai militari di rinvenire soltanto i
trasmettitori satellitari, con evidenti segni di rimozione intenzionale.
A seguito
delle indagini, un cacciatore è stato individuato e denunciato in stato di
libertà per uccisione di animali, furto venatorio e detenzione
abusiva d’arma. Durante le perquisizioni personali, domiciliari e
veicolari, i Carabinieri hanno sequestrato armi, munizioni, dispositivi
informatici e il tesserino venatorio.
L’uccisione
di Zaz e Zoppo rappresenta un duro colpo per
il programma internazionale di conservazione della specie, che negli ultimi
anni ha permesso la ricostruzione di una piccola popolazione migratrice tra
l’Italia e l’Austria. Zoppo, in particolare, era uno degli
esemplari più esperti del gruppo, parte del nucleo fondatore della colonia
europea.
L’episodio
ha suscitato la condanna delle principali organizzazioni ambientaliste, tra
cui Oipa (Organizzazione Internazionale Protezione Animali)
e WWF Italia, che hanno annunciato iniziative legali e campagne di sensibilizzazione
contro il bracconaggio. La Fondazione Arca, partner italiano del
Waldrappteam, ha ribadito la necessità di potenziare la vigilanza faunistica
nelle aree di sosta e di migrazione degli ibis.
Il
progetto Waldrappteam prosegue intanto le attività di
monitoraggio e reintroduzione, con l’obiettivo di ricostruire una popolazione
autosufficiente di ibis eremita in Europa. L’episodio di Dubino, tuttavia,
evidenzia quanto la tutela delle specie migratrici resti vulnerabile anche nei
territori in cui gli sforzi di conservazione hanno ottenuto risultati
significativi.
Il
Geronticus eremita, al secolo Ibis eremita è tutt’altro che solitario, anzi: è
un uccello gregario, adora passare il tempo in gruppo. Eremita perché lo vedevi
nei medesimi luoghi dove gli eremiti cercavano di isolarsi dal mondo,
inerpicati su rupi alpine o scogliere. Oppure sceglievano di fare il nido su
merli e finestre dei castelli o edifici abbandonati. Fino a 500 anni fa. Perché
questo tipo di ibis – becco ricurvo, ciuffo ribelle e un piumaggio corvino con
riflessi metallici verdi o violetti e sfumature rosso-rame sulle ali – è uno
dei primi uccelli a essere stato dichiarato specie protetta. Già nel 1504
l’arcivescovo di Salisburgo proibì ai non nobili, di uccidere questi uccelli. Questo
non impedirà che il 98% della specie sparisse dalla circolazione grazie al
cocktail tossico dovuto alla mescola di bracconaggio, consumo di suolo,
agroindustria, fitofarmaci, disturbo delle rotte migratorie e delle colonie
riproduttive.
Solo grazie al
progetto europeo Waldrapp, che coinvolge Austria, Germania e Italia, l’Ibis
eremita sta ridiventando una specie migratrice. Il 35% delle specie di avifauna
migratrice, in Italia è a rischio grazie a un codice ancora indulgente con chi
uccide specie protette e senza leggi sul consumo di suolo e sui pesticidi in
agricoltura.
L’ibis
eremita è particolarmente adatto a rivelare la reale portata del bracconaggio:
quasi tutti gli esemplari sono dotati di un localizzatore GPS, che consente
agli scienziati di documentare le uccisioni illegali con una precisione senza
pari. Questi dati mostrano una realtà cruda: il bracconaggio è la principale
causa di morte della specie in Italia, responsabile di oltre un terzo di tutte
le perdite. Ciò che accade a questa specie altamente monitorata è solo la punta
visibile di un problema molto più ampio che colpisce innumerevoli altre specie
non monitorate che condividono gli stessi habitat.
Grazie al
monitoraggio completo, l’ibis eremita funge da sentinella per la protezione
generale delle specie minacciate in Italia. Le recenti modifiche alla
legislazione sulla caccia hanno ulteriormente indebolito la protezione della
fauna selvatica. Il Parlamento ha approvato misure che estendono le libertá dei
cacciatori e sta valutando ulteriori proposte che aggraverebbero la situazione
di per sé giá drammatica: prolungare la stagione venatoria fino a febbraio,
quando gli uccelli sono già in fase di riproduzione, consentire un uso più
ampio di richiami vivi, ridurre le aree protette, escludere il mondo
scientifico dal processo decisionale e ridurre la capacitá di applicazione
delle norme. Particolarmente allarmante è la recente autorizzazione attraverso
la Legge sulle montagne, alla caccia sui valichi montani, rotte migratorie
fondamentali per molte specie, tra cui l’Ibis eremita, in diretta
contraddizione con la legislazione europea sulla montagna.
Proprio in
queste ore, infatti, 55 associazioni denunciano le manovre di corridoio tra
governo e maggioranza per sbloccare la riforma della caccia attraverso
emendamenti alla legge di bilancio, strumento assolutamente improprio. Un po’
come venne fatto dal governo Berlusconi per infilare la legge Fini Giovanardi
sulle droghe, nel decreto per le Olimpiadi di Torino del 2006 o come già ha
fatto questo governo nel 2023 (guadagnando così una ennesima procedura di
infrazione europea) inserendo nella legge di bilancio modifiche alla Legge
quadro sulla tutela della fauna selvatica e l’organizzazione dell’attività
venatoria.
La
predominanza numerica di rappresentanti del settore venatorio in audizione
parlamentare rischia di orientare le scelte gestionali verso soluzioni
unidirezionali, trascurando l’approccio multidisciplinare e scientifico che la
moderna conservazione richiede. Waldrappteam è parte delle 50 organizzazioni
ambientaliste e scientifiche che chiedono una rappresentanza paritaria nelle
audizioni parlamentari.
Le
associazioni hanno scritto ieri a Mattarella lettera per denunciare che gli
emendamenti – che attengono materie delicatissime sotto il profilo della
protezione degli animali selvatici e la conservazione della biodiversità,
prevedono tra le altre cose la caccia agli uccelli durante la migrazione
preriproduttiva e la cattura dei piccoli uccelli selvatici ai fini di richiamo
vivo. Si tratta di violazioni gravi della Direttiva Uccelli. A questo si
aggiunge non soltanto il contrasto con l’articolo 9 della Costituzione italiana
come è stato novellato, con l’inserimento della biodiversità e della sua tutela
tra i principi nobili della Repubblica, ma il ricorso alla Legge di Bilancio
per norme che nulla hanno a che fare con la materia economica e finanziaria che
attiene questa legge. “Un sistema – aggiungono le associazioni – al quale
l’attuale maggioranza parlamentare è già ricorsa in occasione dell’approvazione
della Legge di Bilancio 2023, all’interno della quale furono inseriti
emendamenti di modifica della Legge quadro sulla tutela della fauna selvatica e
l’organizzazione dell’attività venatoria.
Nessun commento:
Posta un commento