domenica 16 novembre 2025

Erano in Italia da un’ora. Due Ibis eremita uccisi a fucilate - Checchino Antonini

 

E’ successo in provincia di Sondrio. La specie è a rischio di estinzione. La segnalazione da parte del progetto Waldrappteam ha consentito la denunciato del bracconiere

Gli antichi kurdi pensavano che fosse uno dei primi animali a essere imbarcato sull’Arca da Noè ma ci vorranno alcuni millenni, da quel diluvio universale, perché l’Ibis eremita torni a far parte dell’avifauna europea. Solo nelle ultime settimane due di loro sono rimasti uccisi. Si chiamavano Zaz e Zoppo ed erano in Italia da un’ora.

I due esemplari di ibis eremita, appartenenti a una delle specie più rare e minacciate al mondo, sono stati uccisi da un cacciatore il 16 ottobre scorso a Dubino, in provincia di Sondrio. I Carabinieri forestali delle province di Lecco e Sondrio sono riusciti a risalire al presunto responsabile grazie a un’indagine condotta su delega della Procura di Sondrio, diretta da Piero Basilone.

L’operazione è scaturita da una segnalazione di Johannes Fritz, direttore del progetto europeo Waldrappteam, dedicato alla reintroduzione dell’ibis eremita in Europa e sostenuto dal programma comunitario LIFE. Il referente italiano del progetto aveva notato anomalie nei tracciati GPS dei due uccelli, che segnalavano un’interruzione improvvisa dei loro spostamenti. Le verifiche sul territorio hanno permesso ai militari di rinvenire soltanto i trasmettitori satellitari, con evidenti segni di rimozione intenzionale.

A seguito delle indagini, un cacciatore è stato individuato e denunciato in stato di libertà per uccisione di animalifurto venatorio e detenzione abusiva d’arma. Durante le perquisizioni personali, domiciliari e veicolari, i Carabinieri hanno sequestrato armi, munizioni, dispositivi informatici e il tesserino venatorio.

L’uccisione di Zaz e Zoppo rappresenta un duro colpo per il programma internazionale di conservazione della specie, che negli ultimi anni ha permesso la ricostruzione di una piccola popolazione migratrice tra l’Italia e l’Austria. Zoppo, in particolare, era uno degli esemplari più esperti del gruppo, parte del nucleo fondatore della colonia europea.

L’episodio ha suscitato la condanna delle principali organizzazioni ambientaliste, tra cui Oipa (Organizzazione Internazionale Protezione Animali) e WWF Italia, che hanno annunciato iniziative legali e campagne di sensibilizzazione contro il bracconaggio. La Fondazione Arca, partner italiano del Waldrappteam, ha ribadito la necessità di potenziare la vigilanza faunistica nelle aree di sosta e di migrazione degli ibis.

 

Il progetto Waldrappteam prosegue intanto le attività di monitoraggio e reintroduzione, con l’obiettivo di ricostruire una popolazione autosufficiente di ibis eremita in Europa. L’episodio di Dubino, tuttavia, evidenzia quanto la tutela delle specie migratrici resti vulnerabile anche nei territori in cui gli sforzi di conservazione hanno ottenuto risultati significativi.

Il Geronticus eremita, al secolo Ibis eremita è tutt’altro che solitario, anzi: è un uccello gregario, adora passare il tempo in gruppo. Eremita perché lo vedevi nei medesimi luoghi dove gli eremiti cercavano di isolarsi dal mondo, inerpicati su rupi alpine o scogliere. Oppure sceglievano di fare il nido su merli e finestre dei castelli o edifici abbandonati. Fino a 500 anni fa. Perché questo tipo di ibis – becco ricurvo, ciuffo ribelle e un piumaggio corvino con riflessi metallici verdi o violetti e sfumature rosso-rame sulle ali – è uno dei primi uccelli a essere stato dichiarato specie protetta. Già nel 1504 l’arcivescovo di Salisburgo proibì ai non nobili, di uccidere questi uccelli. Questo non impedirà che il 98% della specie sparisse dalla circolazione grazie al cocktail tossico dovuto alla mescola di bracconaggio, consumo di suolo, agroindustria, fitofarmaci, disturbo delle rotte migratorie e delle colonie riproduttive.

Solo grazie al progetto europeo Waldrapp, che coinvolge Austria, Germania e Italia, l’Ibis eremita sta ridiventando una specie migratrice. Il 35% delle specie di avifauna migratrice, in Italia è a rischio grazie a un codice ancora indulgente con chi uccide specie protette e senza leggi sul consumo di suolo e sui pesticidi in agricoltura.

L’ibis eremita è particolarmente adatto a rivelare la reale portata del bracconaggio: quasi tutti gli esemplari sono dotati di un localizzatore GPS, che consente agli scienziati di documentare le uccisioni illegali con una precisione senza pari. Questi dati mostrano una realtà cruda: il bracconaggio è la principale causa di morte della specie in Italia, responsabile di oltre un terzo di tutte le perdite. Ciò che accade a questa specie altamente monitorata è solo la punta visibile di un problema molto più ampio che colpisce innumerevoli altre specie non monitorate che condividono gli stessi habitat.

Grazie al monitoraggio completo, l’ibis eremita funge da sentinella per la protezione generale delle specie minacciate in Italia. Le recenti modifiche alla legislazione sulla caccia hanno ulteriormente indebolito la protezione della fauna selvatica. Il Parlamento ha approvato misure che estendono le libertá dei cacciatori e sta valutando ulteriori proposte che aggraverebbero la situazione di per sé giá drammatica: prolungare la stagione venatoria fino a febbraio, quando gli uccelli sono già in fase di riproduzione, consentire un uso più ampio di richiami vivi, ridurre le aree protette, escludere il mondo scientifico dal processo decisionale e ridurre la capacitá di applicazione delle norme. Particolarmente allarmante è la recente autorizzazione attraverso la Legge sulle montagne, alla caccia sui valichi montani, rotte migratorie fondamentali per molte specie, tra cui l’Ibis eremita, in diretta contraddizione con la legislazione europea sulla montagna.

Proprio in queste ore, infatti, 55 associazioni denunciano le manovre di corridoio tra governo e maggioranza per sbloccare la riforma della caccia attraverso emendamenti alla legge di bilancio, strumento assolutamente improprio. Un po’ come venne fatto dal governo Berlusconi per infilare la legge Fini Giovanardi sulle droghe, nel decreto per le Olimpiadi di Torino del 2006 o come già ha fatto questo governo nel 2023 (guadagnando così una ennesima procedura di infrazione europea) inserendo nella legge di bilancio modifiche alla Legge quadro sulla tutela della fauna selvatica e l’organizzazione dell’attività venatoria.

La predominanza numerica di rappresentanti del settore venatorio in audizione parlamentare rischia di orientare le scelte gestionali verso soluzioni unidirezionali, trascurando l’approccio multidisciplinare e scientifico che la moderna conservazione richiede. Waldrappteam è parte delle 50 organizzazioni ambientaliste e scientifiche che chiedono una rappresentanza paritaria nelle audizioni parlamentari.

Le associazioni hanno scritto ieri a Mattarella lettera per denunciare che gli emendamenti – che attengono materie delicatissime sotto il profilo della protezione degli animali selvatici e la conservazione della biodiversità, prevedono tra le altre cose la caccia agli uccelli durante la migrazione preriproduttiva e la cattura dei piccoli uccelli selvatici ai fini di richiamo vivo. Si tratta di violazioni gravi della Direttiva Uccelli. A questo si aggiunge non soltanto il contrasto con l’articolo 9 della Costituzione italiana come è stato novellato, con l’inserimento della biodiversità e della sua tutela tra i principi nobili della Repubblica, ma il ricorso alla Legge di Bilancio per norme che nulla hanno a che fare con la materia economica e finanziaria che attiene questa legge. “Un sistema – aggiungono le associazioni – al quale l’attuale maggioranza parlamentare è già ricorsa in occasione dell’approvazione della Legge di Bilancio 2023, all’interno della quale furono inseriti emendamenti di modifica della Legge quadro sulla tutela della fauna selvatica e l’organizzazione dell’attività venatoria.

da qui

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