venerdì 1 novembre 2019

Il clima, la terra, la fame nel mondo - Alessandro Fioroni




Rapporto Cesvi
Rapporto Cesvi. Cambiamento climatico e fame nel mondo. Due questioni sempre più interconnesse e sulle quali servono investimenti economici di ampia portata perché di tempo ne è rimasto poco. Secondo l’ultimo rapporto, “La sfida della fame e del cambiamento climatico”, presentato il 15 ottobre a Milano dall’organizzazione umanitaria italiana Cesvi, proprio alla vigilia della giornata mondiale dell’alimentazione, la mancanza di cibo sul pianeta è calata del 31% ciò nonostante servono urgentemente almeno 70 miliardi per debellare il problema entro il 2030.

La fame ricomincia a crescere
A mettere in evidenza l’enormità del problema è l’elaborazione dell’indice globale della fame (Global Hunger Index – GHI), sebbene la scala di valori mostri come si sia passati da una situazione grave, registrata nell’anno 2000, a una moderata, la percentuale di popolazione che non ha ancora accesso ad una quantità di calorie sufficiente ad un adeguato sviluppo è rimasta ferma al 2015. Anzi il numero di persone che soffrono la fame ha ricominciato a salire ed è ora di 822milioni contro il 795 di quattro anni fa.
I progressi dunque sono veramente troppo lenti per raggiungere l’obiettivo di “fame zero”. A subire le maggiori conseguenze sono i bambini, 149milioni rimangono attualmente vittime di un arresto della crescita a causa della malnutrizione. Le zone del mondo più colpite si concentrano tra l’Asia meridionale e il sud del Sahara. Le aree dove la fame è un problema costante sono la Repubblica Centroafricana, Ciad, Madagascar, Yemen e Zambia. L’indice GHI dice anche molto su cosa succede ad Haiti e Niger, dove il livello viene definito gravissimo a causa dei cambiamenti climatici.

I cambiamenti climatici generano affamati
Da eventi metreologici devastanti alla desertificazione di interi territori, gli effetti nefasti sulla sicurezza alimentare, la biodiversità e le risorse idriche sono tangibili. La produzione agricola è la prima attività fondamentale che muore con conseguenze su larga scala. E’ stato calcolato che senza misure adeguate le rese mondiali dei raccolti scenderanno del 2% ogni decennio da ora in avanti. Tensioni, diseguaglianze ed emigrazioni potrebbero diventare la norma.
Dal punto di vista economico i costi della denutrizione sono allarmanti: più dell’11% dell’intero Pil di Africa e Asia. Il rapporto del Cesvi dunque indica negli investimenti un volano che genera ritorni elevati. Per ogni euro messo sul piatto se ne generano almeno altri 16.

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