Dopo Barcellona e le Canarie il grido contro
l'overtourism arriva anche nell'isola più grande delle Baleari. Polemiche per
le cariche delle forze dell'ordine. E si riapre il dibattito sul modello di
accoglienza dei visitatori, dal mercato immobiliare impazzito a intere zone
trasformate a beneficio degli stranieri
L’anno scorso alle Canarie, quest’anno alle Baleari. Le isole turistiche principali della Spagna sono diventate il fronte più caldo di una protesta sociale che cresce di stagione in stagione, quella dei residenti contro il modello economico su cui si basa da decenni l’industria turistica del Paese. Domenica, a Palma di Maiorca, decine di migliaia di persone hanno sfilato per le strade del centro storico in una delle manifestazioni anti-turismo più partecipate mai registrate sull’isola. La giornata, iniziata senza incidenti, si è chiusa con cariche della polizia e diversi feriti, riaprendo il dibattito nazionale sulla sostenibilità del modello turistico spagnolo.
Maiorca,
come buona parte dell’arcipelago balearico, ha costruito la propria economia
moderna quasi interamente sul turismo straniero, in
particolare tedesco e britannico. A partire dagli
anni Sessanta, la Germania Ovest ha scoperto nell’isola
una meta ideale per le vacanze di massa: voli charter
economici, hotel a basso costo lungo la costa, un clima mite tutto l’anno. Nel
giro di pochi decenni Maiorca è diventata, nell’immaginario collettivo tedesco,
quasi una regione tedesca d’oltremare, tanto che viene spesso
chiamata, con una battuta diffusa in Germania, il “sedicesimo Land“.
Interi quartieri di Palma, come la zona di Playa de Palma, sono
cresciuti attorno a questa presenza costante, con ristoranti, giornali
e servizi pensati per il pubblico germanofono.
Alle radici
di una crisi: boom di prezzi di case e affitti
Questo
legame, che per decenni ha portato ricchezza e occupazione,
si è progressivamente trasformato in un problema strutturale. L’acquisto
di immobili da parte di cittadini stranieri, unito alla diffusione degli
affitti turistici brevi, ha fatto salire i prezzi delle case a
un ritmo che il mercato del lavoro locale non riesce a
sostenere. Secondo l’Istituto nazionale di statistica spagnolo (l’Ine), nel
primo trimestre del 2026 il prezzo della vivienda libre nelle
Baleari è aumentato del 13,6% su base annua, il rialzo più alto dal 2007; le
abitazioni usate, le più richieste dagli acquirenti stranieri, sono salite
addirittura del 15%. Le Baleari sono oggi la comunità autonoma con il prezzo al
metro quadro più elevato di Spagna, circa 3.400 euro secondo
l’agenzia immobiliare Gesvalt, quasi il doppio della media nazionale.
Sul fronte degli affitti la situazione non è migliore:
il ministero dei Diritti Sociali stima che nel 2026 i canoni
in scadenza si rinnoveranno con un aumento medio di 4.615 euro l’anno, circa
400 euro al mese, la cifra più alta del Paese, a fronte di una media
nazionale di 145 euro. Circa 24.500 contratti di affitto quinquennale scadranno
nel corso dell’anno nell’arcipelago, coinvolgendo una platea stimata di 69mila
persone.
In piazza un
residente di Maiorca su 40
A
organizzare la protesta è stata la piattaforma Menys Turisme, Més Vida (“Meno
turismo, più vita”), sostenuta da oltre 130 tra sindacati e
organizzazioni sociali, tra cui Gob, Sos Residents, Sindicat
de Llogateres, Ccoo, UGT, STEI, CGT, CNT, Arran e Alerta Solidària. Il
corteo, radunatosi dalle 19 in Plaça d’Espanya, ha
attraversato La Rambla, il Carrer Unió e il Passeig
del Born, per concludersi a Ses Voltes, vicino al Parc
de la Mar, dove era prevista la lettura del manifesto conclusivo.
Sul numero
dei partecipanti restano versioni discordanti: la Polizia Nazionale ha
parlato di circa 25mila persone, gli organizzatori di 70mila, comunque più
delle edizioni del 2024 e del 2025, quando la piattaforma aveva già portato in
piazza fino a 50mila persone. In entrambi i casi si tratta di una quota
rilevante rispetto alla popolazione residente dell’isola, poco più di 950mila
abitanti: anche calcolando la stima più prudente, sarebbe sceso in strada
l’equivalente di circa una persona ogni quaranta residenti di
Maiorca.
Gli arresti
della vigilia e le botte della polizia in piazza
Nei giorni
precedenti alla manifestazione due attiviste del collettivo
Menys Turisme Més Vida erano state fermate a Santa Maria del Camí,
accusate di aver imbrattato con scritte le vetrine di alcune
agenzie immobiliari e di aver incollato le serrature di alcuni uffici,
ritenuti simbolo della speculazione sugli affitti. La notizia dei due fermi ha
contribuito ad alimentare la partecipazione alla marcia di
domenica. È nella fase finale del corteo che il clima è cambiato.
Secondo la ricostruzione degli organizzatori, la Policía Nacional ha impedito
l’accesso a Ses Voltes pur non essendo stata raggiunta la
capacità massima dell’area, bloccando anche gli spazi alternativi individuati
per la lettura del manifesto.
Le tensioni
sono sfociate con una serie di cariche delle forze dell’ordine e
una ventina di colpi di proiettili di gomma sparati dagli
agenti. Gli scontri, durati oltre un’ora, hanno provocato almeno otto
feriti, tra cui un fotoreporter colpito alla testa mentre
documentava gli incidenti, e nuovi fermi. La Policía Nacional,
dal canto suo, ha respinto le accuse di sproporzione, sostenendo che un gruppo
di 350-400 persone estranee alla manifestazione pacifica avrebbe aggredito
alcuni turisti e lanciato pietre, bastoni e bottiglie contro
gli agenti prima delle cariche. Il gruppo giovanile indipendentista Arran,
tra i promotori della piattaforma, ha denunciato su X le cariche della Polizia
Nazionale, parlando di fermi e feriti e definendo quanto accaduto una
repressione a cui “il grido di un popolo che difende l’isola dalla turistificazione”
avrebbe risposto senza arretrare.
Le critiche
al dispositivo di sicurezza “sproporzionato”
Le immagini
delle cariche hanno avuto un’eco politica immediata. Lunedì Podemos ha
chiesto le dimissioni del ministro dell’Interno, Fernando
Grande-Marlaska, definendo l’intervento della polizia “selvaggio e
intollerabile“, ed esteso la richiesta al delegato del Governo nelle
Baleari, Alfonso Rodríguez. Sulla stessa linea si sono espressi
esponenti di Més per Mallorca, formazione alleata di Sumar,
tra cui il deputato al Congresso Vicenç Vidal e il candidato
alla guida del Comune di Palma David Pujol, che hanno definito
sproporzionata l’azione degli agenti. Anche gli organizzatori della
manifestazione hanno chiesto la testa del delegato del Governo, accusandolo di
un dispositivo di sicurezza “totalmente sproporzionato” e di
ritardi nei soccorsi ai feriti. Lo stesso Rodríguez, pur respingendo l’ipotesi
di dimissioni, ha ammesso su X che alcuni agenti hanno fatto uso della forza
contro persone che non sembravano rappresentare una minaccia, definendo “inaccettabili”
alcune immagini e annunciando una relazione dettagliata sull’accaduto oltre a
un incontro con i vertici della Polizia Nazionale nelle Baleari per rivedere il
dispositivo impiegato quella sera.
Da Barcellona alle Canarie, l’onda lunga contro il turismo di massa
La protesta
di Palma non è
un episodio isolato, ma l’ultimo capitolo di un movimento che negli ultimi due
anni ha attraversato la Spagna turistica: dalle Canarie, dove nel
2024 e nel 2025 decine di migliaia di persone sono scese in piazza a Tenerife e
in altre isole dell’arcipelago, fino a Barcellona, dove alcuni
attivisti hanno usato pistole ad acqua contro turisti seduti ai tavoli dei bar,
passando per Siviglia, dove sono comparse scritte contro i visitatori
stranieri. Le richieste restano simili: limiti al numero di
arrivi, regole più severe sugli affitti brevi, tutela
dei salari e dei servizi pubblici per i
residenti.
Le autorità
baleari si trovano in una posizione scomoda: il turismo genera ancora una parte
enorme del Pil regionale e dell’occupazione, ma il malcontento
sociale rischia di trasformarsi in un problema politico
difficile da gestire. Nei prossimi mesi si capirà se le proteste di
Palma porteranno a misure concrete, o se il ciclo di manifestazioni, arresti e
cariche di polizia è destinato a ripetersi anche la prossima estate.
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