Alcuni lavori potrebbero aumentare il rischio di
ammalarsi di Sclerosi laterale amiotrofica (Sla), una malattia
neurodegenerativa altamente invalidante e mortale. Un nuovo studio condotto
dalla Robert Suave Institute For Research del Quebec (Canada), basato su
un’ampia revisione di dati scientifici, rivela che chi è stato esposto
a pesticidi sul luogo di lavoro presenta un rischio maggiorato del
61-71% di sviluppare questa grave patologia. Un dato significativo, pubblicato
sulla rivista Occupational & Environmental Medicine (edita
dal BMJ Group), che tuttavia gli esperti invitano ad analizzare con estrema
cautela.
La Sla è la forma più comune di malattia del motoneurone. Debilitante e con
una progressione spesso rapida – la sopravvivenza media dopo la diagnosi si
attesta tra i 2 e i 3 anni -, compromette la capacità di parlare, mangiare,
respirare e deglutire. Colpisce prevalentemente tra i 40 e i 70 anni, con
un’incidenza superiore del 20% negli uomini rispetto alle donne. Nel 90% dei
casi la malattia si presenta in forma sporadica, cioè in individui privi di una
storia familiare o di una causa genetica identificata. Solo il restante 10% ha
un’origine genetica nota. Sebbene i fattori scatenanti esatti rimangano in gran
parte sconosciuti, la comunità scientifica ritiene altamente probabile un’interazione
dinamica tra predisposizione genetica e fattori ambientali. Il nuovo
studio ha aggregato i dati di otto ricerche condotte in diversi Paesi — cinque
negli Stati Uniti, uno transnazionale tra Canada e Francia, uno in Italia e uno
in Australia —, prendendo in esame un totale di 1.734 pazienti affetti
da Sla.
I risultati indicano che l’esposizione professionale a pesticidi, categoria
che comprende insetticidi, fungicidi ed erbicidi, è associata a un incremento
del 61% del rischio di sviluppare la malattia rispetto a chi non ne è
mai stato esposto. L’associazione risulta ancora più marcata nel caso specifico
degli erbicidi, con un aumento del rischio che raggiunge il 71%. Dall’analisi
emerge inoltre un legame più forte tra l’esposizione ai pesticidi e la Sla
negli uomini, anche se non è ancora chiaro se questo rifletta una reale
differenza biologica o semplicemente una diversa accuratezza nella rilevazione
dei dati relativi alla popolazione femminile. “I risultati di questa revisione
– commentano i ricercatori – si aggiungono alle prove che l’esposizione
professionale ai pesticidi può aumentare il rischio di Sla e dovrebbero
incoraggiare l’attuazione di interventi volti a ridurre l’esposizione durante
l’uso professionale di pesticidi”.
Nonostante la rilevanza dei numeri, gli stessi autori dello studio invitano
a non interpretare questi risultati come una prova diretta di un rapporto di
causa-effetto. La metanalisi presenta infatti diversi limiti strutturali. In
primo luogo, si riscontra un’eterogeneità dei fattori di rischio: molti
degli studi inclusi segnalano la compresenza di altri elementi nei pazienti,
come traumi cranici o l’esposizione ad ulteriori tossine, che l’analisi
non è riuscita a isolare completamente rispetto ai soli pesticidi. Inoltre, va
considerata la presenza di scenari atipici, come uno studio sui reduci di
guerra esposti all’Agent Orange durante il conflitto in Vietnam,
un contesto di esposizione estremo e nettamente differente da quello lavorativo
quotidiano. Infine, pesa il fenomeno della distorsione del ricordo (recall
bias): la maggior parte delle ricerche si è basata su informazioni riferite
dai pazienti stessi, e chi è affetto da una patologia così grave tende a
ricordare con maggiore enfasi le passate esposizioni ad agenti chimici rispetto
ai soggetti sani.
Gli studi condotti con misurazioni indipendenti dell’esposizione hanno
infatti mostrato associazioni meno marcate. Le evidenze attuali supportano
l’ipotesi che l’esposizione professionale ai pesticidi rappresenti un tassello
nell’insorgenza della malattia, ma il quadro rimane complesso. “Alcune delle
domande più importanti a cui dovremo rispondere sono quali componenti
dei pesticidi potrebbero aumentare il rischio per la persona e se
un’esposizione prolungata ai pesticidi aumenti ulteriormente tale rischio”,
dicono i ricercatori.
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