lunedì 21 gennaio 2019

Conte: 24 ore nelle caserme del Sahel - Mauro Armanino



Ha soggiornato 24 ore a Niamey e poi è partito per N’Djamena, la capitale del Ciad. Prima di Conte erano già passati da queste parti Paolo Gentiloni, Federica Mogherini, Angela Merkel, Emmanuele Macron e molti alti funzionari dell’Occidente. Il primo ministro Conte ha confermato, nel breve e inoffensivo soggiorno a Niamey, la narrazione che, senza colpo ferire, è assunta come l’unica possibile. Per lui come per altri prima di lui, ci si ostina a recitare un’unica Conte-stabile narrazione che si spaccia per autentica. Non si sbagliava George Orwell quando, nel suo noto romanzo ‘1984’, affermava che, nel sistema totalitario che dipinge, la menzogna diventava verità e passava alla storia. Di certo l’autore non conosceva il Sahel e non poteva immaginare che qui la storia è raccontata solo dalla sabbia. Lo stesso ha fatto Conte che liquida in 24 ore la complessità e i drammi di cui il Niger e il Sahel incarnano l’attualitàL’ignoranza è forza, dice Orwell nel libro menzionato.
Che l’ignoranza è forza è uno degli slogan del libro incisi sulla facciata del ‘ministero della verità’ che non è altro che sabbia buttata alla rinfusa nelle diplomazie di 24 oreSolo l’ignoranza di ciò che da anni si vive nel Sahel può spingere a credere che il problema principale sia quello del controllo dei migranti o del terrorismo djihadista. L’edificio del ‘ministero della verità’, diffuso in buona parte dei Parlamenti del Sahel, è lo specchio di quanto l’Occidente desideri vedere e accettare dai dirigenti africani. Fossimo davvero interessati ad evitare i migranti morti nel deserto del Sahara e nel mare, come riaffermato durante la visita di Conte, non lasceremmo colare a picco le politiche che li escludono e li criminalizzano. Solo l’ignoranza utilizza la forza per affermare la verità delle cose che nella sabbia del Sahel cambia secondo le circostanze. Gli uni e gli altri sanno bene che l’interesse portato alle vite umane è un pretesto del denaro che i paesi europei versano nelle mani dello Stato.
La guerra è pace. Un altro degli slogan del libro e di coloro che hanno accompagnato il viaggio e gli incontri bilaterali di Conte e del suo seguito diplomatico. Sconfessando il recente anniversario della promulgazione della Carta Costituzionale, l’Italia si conferma un Paese guerrafondaio. L’esportazione di armi, di personale per la formazione e la prossima base militare nel Niger confortano questa inedita posizione nel Sahel. Variegati i progetti evidenziati dal discorso presidenziale a Conte che spaziano dall’ambito agricolo alla formazione professionale, delle infrastrutture all’acqua, dalla salute all’autonomia delle donne. L’unità di interessi culmina nell’impegno alla lotta contro il terrorismo e le organizzazioni criminali, specie quelle che operano nell’ambito della tratta dei migranti. Quest’ultimo punto è enfatizzato da chi ha, da tempo, messo in vendita il Paese.
La libertà è schiavitù,  il terzo slogan del sistema dittatoriale illustrato da Orwell, si conferma pure nel Sahel. La mobilità, segno di libertà e dignità umana, è affidata al controllo e all’esperienza della sabbia. Ci si vanta di aver ridotto, mutilato e confiscato i sogni di 150 mila giovani che transitavano nel Paese per cercare altrove il futuro desiderato. Ora gli organismi e le autorità parlano di ‘appena’ 10 mila migranti in transito. Un successo per la schiavitù del pensiero e della narrazione dominante. E  a noi qui, da anni ambasciatori della Costituzione tradita da Conte e dalle politiche, nelle sue 24 ore di soggiorno, non è stata data la parola. Qui non abbiamo bisogno di soldi ma di rispetto. Per questo continueremo a conte-stare la narrazione che falsifica la storia e calpesta i volti di sabbia del Sahel.

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