La dipendenza da alcol è riconosciuta come una malattia cronica dal sistema sanitario italiano. Non è un “vizio”. Purtroppo, le persone colpite non possono essere obbligate ad accettare le cure
Il vino e
gli altri alcolici sono importanti per la cultura italiana visto che sono
legati alla socializzazione/divertimento e sono delle eccellenze del Made in
Italy, con milioni di consumatori in Italia oltre all’estero. Il settore vale
sempre di più economicamente e beneficia lo Stato/genera occupazione/valorizza
il territorio. Purtroppo, il consumo degli alcolici ha anche
un altissimo costo sociale/economico per noi. Attualmente, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, i consumatori a rischio sono
circa 8 milioni di persone inclusi circa 780.000 “consumatori
dannosi” (presentano un danno organico/psichico conclamato). I decessi
correlati all’alcol (droga psicoattiva legale) nel 2023 erano 17.000 circa
(morti per cirrosi epatica/incidenti stradali/suicidi/omicidi/sindrome
psicotica).
La
dipendenza da alcol è riconosciuta come una malattia cronica dal
sistema sanitario italiano, visto che ha basi biologiche (modifica il
cervello), andamento cronico/recidivante e criteri diagnostici oggettivi, che
richiede trattamento medico e psicologico. Non è un “vizio”.
I segnali
precoci della dipendenza da alcol vengono spesso sottovalutati. L’evoluzione
è graduale e passa da uso sociale, a uso rischioso, a perdita di controllo
iniziale fino alla dipendenza conclamata. I primi segnali possono essere quello
di bere più spesso, usarlo per gestire emozioni, perdere leggermente il
controllo, iniziare a cambiare abitudini sociali e “difensività”
(minimizza/evita il tema) quando qualcuno fa notare i cambiamenti. In questa
prima fase si potrebbe intervenire più facilmente e prevenire la dipendenza vera
e propria.
Per superare
la negazione, chi gli è più vicino (+ un professionista), dovrebbe utilizzare
il “colloquio motivazionale” tramite un linguaggio empatico centrato
sull’impatto concreto dei comportamenti: “Mi preoccupa vederti così” descrivendo
fatti concreti per esempio: “I tuoi amici ti hanno portato a casa perché non
stavi in piedi”/“la polizia ti ha ritirato la patente” e: “Come sarebbe la tua
vita fra un anno se nulla cambiasse?” etc. Si dovrebbe offrire una
soluzione, per esempio, “andiamoci insieme dal medico o ad Alcoholics
Anonymous/al Club Alcologici Territoriali (che offrono anonimato, supporto tra
pari e continuità)”. Inoltre, i familiari dovrebbero seguire il metodo
CRAFIT/CRAFT per non alimentare involontariamente il comportamento, comunicare
senza scontri e fornire supporto non complice.
Cosa fanno
negli altri paesi? In
Svezia/Norvegia usano l’intervento precoce con screening sistematico durante
visite mediche con questionari per intercettare il problema; in Germania/Paesi
utilizzano supporto medico/psicoterapia e in Portogallo/Canada riducono il
danno con obbiettivi graduali. I sistemi con i risultati migliori combinano
l’intervento precoce, approccio motivazionale, sostegno familiare e continuità
terapeutica.
Purtroppo,
le persone con problemi di dipendenza in Italia non possono essere obbligate
ad accettare le cure (almeno che non ci sia una incapacità
grave). Secondo me quelli che, causa l’alcol, hanno avuto problemi con la
giustizia, (non solo quelli in carcere), per risse, patente ritirata etc. o
problemi di salute, dovrebbero essere obbligati per legge, in quanto senza
piena capacità di intendere e volere, ad accettare le necessarie cure/terapie e
relativi controlli nel lungo periodo.
Il proibizionismo della
droga alcol NON è una soluzione, (vedi esperienza USA), ma a mio parere quelli
che fanno i profitti con l’alcol dovrebbero essere costretti a versare parte
dei loro profitti in fondi di compensazione per poter coprire i costi per le
relative cure/danni/prevenzione. La pubblicità che esalta l’alcol
dovrebbe essere vietata.
Comunque, se
tu (sì, tu) hai avuto problemi legati all’alcol non aspettare, (prima che hai
un’altra ricaduta), fai il passo più importante cioè ammetti a
te stesso/a di avere bisogno di aiuto (non vergognarti è una malattia), e poi
nell’anonimato contatta chi ti potrà aiutare. Non aspettare! Ti vogliamo bene.
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