A Parigi la destra di Changer Paris ha bloccato i fondi comunali per le librerie indipendenti contestando un libro esposto da Violette and Co. Un precedente che è un allarme per la libertà culturale.
Ci sono storie che, viste da lontano, sembrano riguardare solo le grandi
città, i grandi poteri, le loro tensioni interne e le librerie lontane. Ma
basta cambiare angolo, guardare da uno dei margini – quelli che la provincia
conosce così bene – per accorgersi che ciò che accade altrove parla anche di
noi. Sempre. La rubrica “Tutto il mondo è paese” nasce proprio da qui: dalla
convinzione che i luoghi periferici non siano posti minori, ma punti
d’osservazione privilegiati. Che da una libreria di un paese, da strade che non
compaiono nelle mappe del potere, si possa leggere con più chiarezza ciò che
succede nelle capitali.
Perché ciò che accade a una libreria di Parigi non resta mai solo a Parigi:
attraversa il mare, le pianure, i confini amministrativi e arriva fino a noi,
nelle comunità che sanno cosa significa difendere ogni giorno un presidio
culturale senza protezioni. Ed è da questa consapevolezza che parte il racconto
di oggi: da un fatto apparentemente lontano che, se guardato con attenzione,
rivela qualcosa di molto vicino. Perché la cultura è fatta anche di luoghi
fragili e questi luoghi, ovunque siano, condividono lo stesso destino.
Parigi e il fondo bloccato per le
librerie indipendenti
A Parigi nelle ultime settimane è accaduto qualcosa che non può essere
archiviato come un semplice scontro politico. Un fondo comunale destinato alle
librerie indipendenti è stato bloccato con un atto del gruppo Changer Paris,
formazione della destra parigina legata a Les Républicains, che ha chiesto e
ottenuto la sospensione dell’intera sovvenzione per trasformare in caso
politico un libro esposto in vetrina da Violette and Co, storica libreria
femminista e LGBTQ+.
Non è il gesto in sé a essere anomalo: è il principio, l’idea che
un’amministrazione – o una parte politica con sufficiente forza istituzionale –
possa intervenire direttamente sulla vita di una libreria a partire da ciò che
quella libreria espone, propone, difende.
Una soglia che in una democrazia non dovrebbe mai essere oltrepassata. Ed è qui
che la vicenda mostra il suo aspetto più inquietante.
Le librerie non sono negozi come gli altri. Sono snodi di senso, punti di
ascolto
Perché ciò che emerge non è solo la volontà di condizionare un settore, ma
l’idea che la politica possa intervenire sulla libertà culturale, decidendo
quali voci sono accettabili e quali no. È un segnale che attraversa tutte le
librerie – e, più in generale, tutti i luoghi indipendenti di cultura –
lasciando intendere che una semplice scelta di vetrina possa trasformarsi in un
terreno di scontro politico. Un clima che non tutela il pluralismo, ma lo rende
vulnerabile.
E questo accade mentre in Francia, proprio nelle settimane precedenti,
diverse librerie sono state bersaglio di raid fascisti: irruzioni,
intimidazioni, volantini minacciosi, azioni coordinate contro librerie
femministe, LGBTQ+ e politiche. Episodi documentati anche nel vademecum diffuso
dal Syndicat de la librairie française, che ha invitato le librerie a
riconoscere, segnalare e affrontare queste aggressioni. Un contesto che rende
ancora più chiaro quanto il terreno culturale sia diventato uno spazio di
attacco politico.
Librerie, presidi di complessità
Le librerie non sono negozi come gli altri. Sono snodi di senso, punti di
ascolto, luoghi in cui le storie scomode trovano spazio, in cui la complessità
può essere nominata. Sono spazi che non rispondono alla logica del consenso, ma
a quella della libertà. E proprio per questo sono esposte.
Il fatto che la punizione sia arrivata attraverso un meccanismo economico
non la rende meno politica: Changer Paris, in continuità con la linea di Les
Républicains, ha usato lo strumento che oggi permette di intervenire senza
dichiararlo apertamente – tagliare, bloccare, restringere lo spazio materiale
della cultura. Non si discute un libro, si colpisce chi permette ai libri di
esistere. Non si attacca un’idea, si mette a rischio il luogo che la ospita.
Il caso di Parigi ci riguarda da vicino. Perché racconta quanto sia fragile
la linea di confine tra autonomia culturale e intervento del potere; quanto sia
facile trasformare una libreria in un bersaglio; quanto sia pericoloso il
precedente che si crea quando un’amministrazione decide che un titolo in
vetrina può diventare materia di sanzione politica. E qui, davvero, tutto il
mondo è paese. Perché anche altrove – nei piccoli centri, nelle periferie,
nelle città dove la cultura non ha protezioni – le librerie indipendenti vivono
dentro la stessa esposizione: margini minimi, nessun apparato alle spalle,
nessun potere compensativo. Solo la propria coerenza e una comunità che le
riconosce come presidi civili.
Quando una libreria viene colpita, è la qualità stessa della democrazia a
essere messa in discussione. Perché la libertà culturale non viene mai negata
tutta insieme: comincia a incrinarsi ogni volta che un potere – oggi a Parigi,
domani altrove – decide che una vetrina è troppo ingombrante, troppo libera, troppo
capace di dire ciò che non si vuole ascoltare.
Questo articolo fa parte della rubrica “Tutto il mondo è paese” a cura di
Michela Calledda della Libreria La Giraffa di Siliqua2.
Link
https://www.violetteandco.com/
https://www.facebook.com/LaGiraffaLibri
https://www.italiachecambia.org/sardegna/
Michela Calledda in Bottega
https://www.labottegadelbarbieri.org/la-scuola-e-il-margine/
NOTE
1 Michela Calledda, Operatrice
culturale, ha scritto per varie riviste fra cui Gli Asini e Sardinia Post, dal
2021 libraia, fondatrice della libreria indipendente La Giraffa a Siliqua, un
piccolo centro a 40 km da Cagliari. https://www.italiachecambia.org/author/michela-calledda/
2 https://www.italiachecambia.org/2023/12/siliqua-libreria-indipendente/
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