giovedì 25 giugno 2026

A proposito di nomi - Djarah Kan

 "Nelle nostre case popolari, sui citofoni, non abbiamo più Giuseppe, non abbiamo più Maria, non abbiamo più Francesco. Abbiamo Omar, abbiamo Mohammed, abbiamo Abdul. E questo, cari colleghi della sinistra, a noi di Futuro nazionale non va giù" ha detto ieri, l’onorevole Rossano Sasso di Futuro Nazionale.


Conosco personalmente almeno tre Mohammed con passaporto italiano.
Conosco anche un Abdul con passaporto italiano.
E di Omar poi...non ne parliamo proprio.
Omar è un nome proprio di persona italiano. Deriva dall'arabo ʿUmar (عُمَر), un nome molto antico della Penisola Arabica. Si è diffuso in Italia per via  del fascino esercitato dalla cultura orientale e grazie alla notorietà di figure storiche e popolari come Omar Khayyam, l'attore Omar Sharif e il calciatore Omar Sívori. Pur essendo rimasto relativamente raro, negli anni Settanta era molto comune nel Centro-Nord, soprattutto in Emilia-Romagna. 

Il nome Maria è la forma latina del greco biblico Μαρία (María), a sua volta mutuato dall'ebraico Miryam. Ma ancor prima della sua versione ebraica molti studiosi sono convinti che il nome Maria abbia avuto origine in Egitto.
"Mry" la sua versione egiziana, di fatto significa "amata". Ma andando ancora più indietro nel tempo si trovano tracce del nome Maria addirittura in Siria, ad Ugarit, una delle città più antiche del mondo.
Quindi prima di essere italiana, Maria è stata greca, egiziana, siriana, ebrea, ed ha attraversato l'Asia e l'Occidente, per poi fermarsi in Italia, nella sua forma latinizzata derivata dal greco biblico.

E l'italianissimo Giuseppe invece? Da dove verrà? Sarà anche lui il frutto di un'invasione straniera che per secoli ha silenziosamente colonizzato i gusti e le scelte di milioni di italiani nel mondo?
Beh. Anche qui non vorrei far sembrare l’onorevole Rossano Sasso un baccalà per nulla edotto su ciò che sostiene di identificare per certo come “nome italiano”. Ma proprio lui che di mestiere vorrebbe proteggere la cultura italiana dai maledetti figli di immigrati come me, dovrebbe scegliersi meglio i suoi esempi. Perchè neppure Giuseppe è spuntato dal suolo italico come un fiorellino autoctono nutrito solo ed esclusivamente da lacrime di patrioti coraggiosi, spaghetti al pomodoro, tricolore e sangue di antichi guerrieri romani. 
Giuseppe, prima di essere tirato in ballo durante quel patetico intervento poco degno di riecheggiare tra le mura della Camera dei Deputati, è stato un nome originatosi nell’Asia Occidentale. Yosef, Peppino, Giuseppe, è stato ebreo, poi greco (Iosepos) e infine latino (Ioseppos). E proprio da quest'ultima forma che deriva la versione italianizzata di Giuseppe.  

Francesco ha un'origine che indica addirittura l’appartenenza ad un altro popolo. Quello dei Franchi. Che non erano di certo italiani. Eppure oggi, il nome Francesco, che secoli fa indicava un popolo di barbari stranieri, è il più diffuso ed utilizzato in Italia. Un nome a tutti gli effetti “tipicamente italiano”.   

L’onorevole Rossano Sasso stesso, che vorrebbe distinguere nomi  italiani da stranieri, basandosi sui ciò che per sua ignoranza ritiene più o meno italico, ha un nome di origine persiana. Gli studiosi ritengono che il nome greco che ha dato origine a quello odierno, derivi da una forma persiana o iranica orientale ricostruita come *Raṷxšnā-, collegata alla radice iranica che significa “luminosa". Il che fa sorridere se penso a quanto poco “illuminato” sia un uomo che a 51 anni dice ancora stronzate ra/z*iste perchè senza torturare la dignità dei cittadini stranieri che vivono in questo Paese, non saprebbe come guadagnare quei 14.000 euro mensili che riesce a intascare  mentre finge di interessarsi di case popolari e italiani costretti a vivere sotto la soglia di povertà. 

Maria, Giuseppe, e Francesco sono nomi migranti. Non amo utilizzare la parola "migrante" a caso. Ma per i nomi italiani, non c'è parola più precisa. Perché questi nomi si muovono. Sono nomi vivi. Nomi nati da passaggi di bocche che non parlavano la stessa lingua ma che in modo o nell’altro, sono giunti al punto. 
 
Maria, Giuseppe e Francesco sono nomi che genitori africani, asiatici e di tutte le etnie oggi danno ai loro figli nati in Italia.
 
Maria è una ragazza con genitori cinesi che abita a Orta di Atella. Giuseppe è un ragazzo con genitori congolesi, nato e cresciuto a Cuneo. Francesco è nato a Terni da genitori pakistani. Mohammed ed Abdul quando vinceranno una medaglia d’oro alle Olimpiadi, per conto di questo Paese che a volte sa essere davvero ingrato e poco generoso nei confronti dei suoi figli, per una o due settimane diventeranno l’esempio più alto e valoroso di cittadinanza italiana.
 
Sulle nostre carte di identità ci sono già nomi che tengono insieme l’Italia e i nostri nomi tradizionali pieni di amore e benedizioni ancestrali. 
E se a quelli di Futuro Nazionale la cosa non va giù, poco ce ne fotte. Col tempo se ne faranno una ragione. Impareranno ad acculturarsi e  civilizzarsi anche loro. E magari, con un po’ di voglia in più di comprendere la cultura italiana senza ridicolizzarla con mezzi dialettici tanto miseri quanto imbarazzanti, impareranno a capire che Maria, Giuseppe e Francesco solo ad un certo punto, dopo un viaggio di secoli, prestiti, adattamenti e scambi culturali, sono diventati nomi italiani.
La vita è un viaggio inarrestabile. L’identità di un popolo come quella di ogni singolo individuo che compone il tutto, è un una forza dirompente che non si può contenere in un fragile barattolino di paure neofas*i*ste e abbiette riletture della nostra realtà. Realtà che pretende un'onestà intellettuale che un raz*ista senza alcuna conoscenza della ricchezza della propria cultura, non potrà mai incarnare.

Maria, Giuseppe, Francesco, Omar, Abdul e Mohammed per me sono nomi meravigliosi. Unici e indivisibili. Hanno continuato e continueranno a viaggiare, ad incontrare lingue, popoli e altre culture. Si adatteranno al presente. Sopravviveranno. E alla fine impareranno a guardare avanti, in attesa di cambiamenti. Persino i nomi "italici" che in teoria dovrebbero farci comprendere a colpo d'occhio chi merita una casa popolare e chi no, ci ricordano che italiani non si nasce, ma attraverso giri, passaggi, scontri e incredibili accidenti, lo si diventa. Chi vuole restare, chi si radica con volontà, nella quotidianità talvoltA difficile della vita di tutti i giorni, magari in una casa semplice, dove la priorità e andare avanti e garantirsi dignità e pace per sè o per la propria famiglia, è parte di questo Paese.
Vorrei sentire meno stronzate riecheggiare tra le pareti della Camera dei Deputati.
Perché qui c'è gente che lavora e tira a campare. Gente che aspetta che il Governo si tiri su le maniche per combattere contro la piaga del lavoro "povero" e degli stipendi da fame. La Camera dei Deputati ieri ha assunto l'aspetto di una discarica abusiva e abusante nei confronti di chi in questo Paese, ha la sola colpa di essere straniero e povero.

Ultimamente mi vergogno fin troppo spesso di condividere la cittadinanza con gente come Rossano Sasso.

Il Paese sprofonda nella povertà assoluta e i neo/asc*sti giocano con la rabbia e la disperazione di un popolo che in fondo disprezzano e che esiste solo per finanziare i loro stipendi. 

In una situazione così delicata, che esige un senso di responsabilità mai sperimentato prima in questo Paese, usare il razzismo per fare la sanguisuga attaccata alla giugulare della Lega, è imbarazzante.
Oltre che nauseabondo. 

La filippica sui citofoni, gli stranieri privilegiati e le case popolari, anche no. 
Proprio non ce la meritiamo.

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