...Si chiama ETICHETTA PER IL CLIMA e consente alle aziende che aderiscono all'iniziativa di poter tracciare i propri prodotti fornendo al consumatore un dato numerico sintetico espressione di quanto quel prodotto "incide" sull'ambiente. "In Europa e nel mondo questo genere di attività è già in forte espansione", commenta Andrea Poggio, presidente della Fondazione Legambiente Innovazione, "in Inghilterra, ad esempio, tramite la Carbon Footprint, sono già oltre 25 mila i prodotti tracciati, oltre 10 mila negli Stati Uniti, la Francia ha siglato un accordo con la grande distribuzione affinché si prosegua con questa grande politica di trasparenza e di innovazione". "In Italia ci stiamo muovendo", prosegue Poggio, "sia noi di Legambiente, ma anche il Ministero dell'Ambiente, ma non è ancora abbastanza".
Sul sito www.viviconstile.org 1, infatti, sono catalogate un centinaio di aziende con relativi prodotti: dalle passate di pomodori, alle stampanti, ai televisori, ai meloni, fino ai crackers, ma anche i menu completi. "Scopriamo così - dichiara Andrea Poggio - che il menu vegetariano proposto dall'Agriturismo Il Campagnino costa all'ambiente 1.060 grammi di CO2, mentre il menu di carne ben 8.350 grammi, otto volte di più. Di fianco al prezzo, potrebbe dunque comparire su qualsiasi prodotto, anche il costo ambientale. E' quello che ha fatto Legambiente con l'istituto Ambiente Italia, scoprendo così le emissioni di CO2 di diversi articoli, tra cui lampadine, passate di pomodoro, stampa di carta, meloni, adesivi per parquet, biscotti e imballaggi. Con queste aziende, inoltre, siamo stati pionieri della prima comunicazione ambientale sul prodotto rivolta al consumatore finale"...
lunedì 8 ottobre 2012
sabato 6 ottobre 2012
grafene
IMMAGINATE un materiale capace di condurre l'elettricità meglio del rame, trasparente come il vetro e più resistente dell'acciaio. Immaginate poi di poterlo piegare come se fosse plastica, e realizzare così schermi touchscreen da arrotolare e portarvi in tasca. Pura fantascienza? Forse no, perché gli scienziati conoscono già da anni il grafene, un "materiale delle meraviglie" con proprietà ed applicazioni in parte ancora ignote.
Così, mentre parte della comunità scientifica sta studiando le caratteristiche del grafene, molti ricercatori in tutto il mondo sono impegnati a sviluppare tecniche di produzione innovative, come quella recentemente sviluppata alla Toyohashi University of Technology 2.
Un gruppo coordinato da Yuji Tanizawa è infatti riuscito ad "addomesticare" dei microorganismi raccolti in un fiume vicino al campus universitario, nella prefettura di Aichi, ed utilizzarli così per produrre i sottilissimi fogli di grafene. Il nuovo metodo, presentato sulle Conference Series del Journal of Physics, sfrutta quindi un procedimento ibrido che combina processi chimici ed agenti biologici e che potrebbe offrire un nuovo canale per produrre grafene di alta qualità, a basso costo, e nel completo rispetto dell'ambiente.
Un materiale da premio Nobel. Costituito da uno strato di atomi di carbonio collocati su una struttura a nido d'ape, il grafene è considerato uno dei materiali più promettenti del futuro. Questo materiale bidimensionale è infatti ultrasottile, flessibile, ed è circa 200 volte più resistente dell'acciaio. E' inoltre un ottimo conduttore di calore e di elettricità, e per le sue proprietà di trasporto degli elettroni è già considerato l'erede del silicio 3nell'elettronica del futuro.
Ma uno degli aspetti più sorprendenti del grafene è che ce l'abbiamo sotto gli occhi praticamente quasi tutti i giorni, ogni volta che scriviamo con una matita. La grafite, di cui è fatto il cuore delle nostre matite, è infatti una sovrapposizione di strati di grafene separati da tre decimilionesimi di millimetro.
Nonostante molti studi teorici avessero iniziato a delineare le proprietà fisiche e chimiche degli strati di grafite sin dalla prima metà del Novecento, il grafene rimase per decenni lontano dai laboratori. Si riteneva infatti che la configurazione atomica del grafene fosse altamente instabile e che fosse quindi impossibile crearlo a temperatura ambiente...
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Così, mentre parte della comunità scientifica sta studiando le caratteristiche del grafene, molti ricercatori in tutto il mondo sono impegnati a sviluppare tecniche di produzione innovative, come quella recentemente sviluppata alla Toyohashi University of Technology 2.
Un gruppo coordinato da Yuji Tanizawa è infatti riuscito ad "addomesticare" dei microorganismi raccolti in un fiume vicino al campus universitario, nella prefettura di Aichi, ed utilizzarli così per produrre i sottilissimi fogli di grafene. Il nuovo metodo, presentato sulle Conference Series del Journal of Physics, sfrutta quindi un procedimento ibrido che combina processi chimici ed agenti biologici e che potrebbe offrire un nuovo canale per produrre grafene di alta qualità, a basso costo, e nel completo rispetto dell'ambiente.
Un materiale da premio Nobel. Costituito da uno strato di atomi di carbonio collocati su una struttura a nido d'ape, il grafene è considerato uno dei materiali più promettenti del futuro. Questo materiale bidimensionale è infatti ultrasottile, flessibile, ed è circa 200 volte più resistente dell'acciaio. E' inoltre un ottimo conduttore di calore e di elettricità, e per le sue proprietà di trasporto degli elettroni è già considerato l'erede del silicio 3nell'elettronica del futuro.
Ma uno degli aspetti più sorprendenti del grafene è che ce l'abbiamo sotto gli occhi praticamente quasi tutti i giorni, ogni volta che scriviamo con una matita. La grafite, di cui è fatto il cuore delle nostre matite, è infatti una sovrapposizione di strati di grafene separati da tre decimilionesimi di millimetro.
Nonostante molti studi teorici avessero iniziato a delineare le proprietà fisiche e chimiche degli strati di grafite sin dalla prima metà del Novecento, il grafene rimase per decenni lontano dai laboratori. Si riteneva infatti che la configurazione atomica del grafene fosse altamente instabile e che fosse quindi impossibile crearlo a temperatura ambiente...
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martedì 2 ottobre 2012
Il ministro che difende i tribali - Paola Desai
È la prima volta che accade. Il ministro «per gli affari tribali» del governo dell'Unione indiana ha revocato sette concessioni minerarie invocando i suoi poteri costituzionali per la difesa degli interessi delle popolazioni native, o adivasi («tribali» nel linguaggio comune in India).
Il gesto del ministro Kishore Chandra Deo è riferito con un certo scalpore dalla stampa indiana, e si capisce: l'India ha grandi giacimenti e l'industria mineraria è in piena espansione, muovendo interessi economici enormi - ma creando anche grandi conflitti sociali. E l'intervento di un ministro in nome degli interessi della popolazione nativa ha messo in allarme le lobby industriali.
La scorsa settimana dunque il ministro «per gli affari tribali» ha revocato sette concessioni per l'estrazione di bauxite (materia prima dell'alluminio) nello stato di Andhra Pradesh, nell'India centrale, che il governo di quello stato aveva dato sei anni fa all'industria statale, la AP Mineral Development Corporation. Le miniere sarebbero state aperte in due zone del Ghat orientali, la dorsale montagnosa che traversa l'India peninsulare; per lavorare il minerale due imprese private sono già state autorizzate ad aprire due raffinerie.
Quei progetti minerari però avevano suscitato polemiche e proteste. Diverse organizzazioni sociali e ambientaliste dicono che miniere e raffinerie avrebbero reato danni irreparabili all'ecologia della regione, privando la popolazione rurale delle sue fonti di sussistenza. Anche perché estrarre bauxite significa rimuovere il terreno dalla sommità delle colline - è lì che il minerale si trova - togliendone la copertura verde e stravolgendone l'equilibrio, prosciugando le fonti d'acqua, fino a rendere impossibile coltivare e vivere su quelle terre...
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Il gesto del ministro Kishore Chandra Deo è riferito con un certo scalpore dalla stampa indiana, e si capisce: l'India ha grandi giacimenti e l'industria mineraria è in piena espansione, muovendo interessi economici enormi - ma creando anche grandi conflitti sociali. E l'intervento di un ministro in nome degli interessi della popolazione nativa ha messo in allarme le lobby industriali.
La scorsa settimana dunque il ministro «per gli affari tribali» ha revocato sette concessioni per l'estrazione di bauxite (materia prima dell'alluminio) nello stato di Andhra Pradesh, nell'India centrale, che il governo di quello stato aveva dato sei anni fa all'industria statale, la AP Mineral Development Corporation. Le miniere sarebbero state aperte in due zone del Ghat orientali, la dorsale montagnosa che traversa l'India peninsulare; per lavorare il minerale due imprese private sono già state autorizzate ad aprire due raffinerie.
Quei progetti minerari però avevano suscitato polemiche e proteste. Diverse organizzazioni sociali e ambientaliste dicono che miniere e raffinerie avrebbero reato danni irreparabili all'ecologia della regione, privando la popolazione rurale delle sue fonti di sussistenza. Anche perché estrarre bauxite significa rimuovere il terreno dalla sommità delle colline - è lì che il minerale si trova - togliendone la copertura verde e stravolgendone l'equilibrio, prosciugando le fonti d'acqua, fino a rendere impossibile coltivare e vivere su quelle terre...
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lunedì 1 ottobre 2012
venerdì 28 settembre 2012
Il mais ogm provoca il cancro?
Ogm
cancerogeni? È quanto afferma un team di ricerca dell’Università di Caen, che
in uno studio recentemente pubblicato mette sotto accusa due prodotti targati Monsanto: un
certo tipo di mais ogm, la variante NK603, e l’erbicida Roundup. Secondo gli
studiosi, topi nutriti per tutta la vita con questi prodotti avrebbero
sviluppato, rispetto a cavie alimentate altrimenti, squilibri ormonali, un’alta
incidenza di tumori e danni a fegato e reni. L’autore principale della ricerca,
Gilles-Eric Séralini, ha dichiarato che gli esperimenti condotti dal suo team
hanno preso in considerazione tre gruppi di topi. Il primo è stato nutrito con
mais NK603, un granoturco geneticamente modificato per resistere a uno degli
erbicidi più usati al mondo, il Roundup, coltivato in più del 50% delle
piantagioni statunitensi; al secondo gruppo è stata somministrata acqua
contenente Roundup; il terzo è stato alimentato seguendo una dieta standard.
TUMORI AL SENO - Nei primi due casi, afferma Séralini, i ratti hanno sviluppato tumori
alla mammella e gravi danni a organi interni. La notizia ha subito riacceso le
polemiche sugli ogm, un
argomento ancora poco compreso, e uno loro storico oppositore,
l’eurodeputato Jose Bové, ha dichiarato: «Quando le imprese hanno detto che non
c’erano rischi per la salute, hanno mentito. Tutte le valutazioni fatte finora
sugli ogm devono essere riviste alla luce di questi nuovi studi, che mostrano
quanto gli ogm siano pericolosi per la salute umana». Ma non si è fatta
attendere nemmeno la risposta della comunità scientifica, che giudica il lavoro
di Séralini privo di fondamento scientifico, e lo smonta pezzo per pezzo. Lo
scienziato francese dichiara che si sono ammalati di più i ratti "trattati"?
Secondo Tom Sanders, responsabile della sezione di nutrizionistica al King's
College di Londra, la razza di topi utilizzata per la ricerca sviluppa più
facilmente e frequentemente di altre tumori alla mammella, specialmente se le
cavie vengono alimentate con quantità di cibo illimitate, o con mais
contaminato da un fungo noto per causare nei topi squilibri ormonali. L’assenza
di dati sulla quantità di cibo ingerito dalle cavie e la mancanza di test per
verificare la presenza del fungo in questione inficerebbero la ricerca…
La
Russia ha sospeso l'importazione di mais geneticamente modificato,
commercializzato dalla colosso dell'agroalimentare Monsanto, dopo la
pubblicazione di uno studio choc sulla tossicità del mais Ogm di tipo NK603.
LA REPLICA - L'equipe di Gilles-Eric Séralini, professore di biologia molecolare
all'Università di Caen in Francia, ha realizzato un allarmante studio che rileva come i
ratti nutriti con mais geneticamente modificato siano più soggetti ai tumori o
a gravi malattie. Morale, in Russia hanno deciso di correre ai ripari. «Finché
non riceveremo una piena informazione sul caso, l'importazione e la vendita di
mais NK603 geneticamente modificato sono temporaneamente sospese», si legge in
un comunicato. Dalla Monsanto invece minimizzano e insinuano il dubbio che la
sospensione dell'import sia più di natura commerciale che sanitaria: «La Russia
è un grande esportatore di cereali. L'impatto sulle nostre vendite di questa
decisione sarà minimo».
MAIS E PESTICIDI - Lo studio si è concentrato su due prodotti specifici: il mais Nk 603 e
l'erbicida Roundup. Entrambi sono prodotti dalla Monsanto,. L'esperimento è
stato condotto su 200 ratti divisi in tre diversi gruppi: il primo alimentato
con il Nk 603 trattato con il Roundup, il secondo alimentato con il mais Ogm ma
escludendo il potente erbicida, il terzo alimentato con mais non Ogm e non trattato.
«La mortalità è molto più rapida e forte nel caso del consumo di entrambi i
prodotti di Monsanto» ha affermato Séralini al Nouvel Observateur, la rivista francese che pubblicato lo studio.
La ricerca però è stata duramente criticata perché i ricercatori francesi che
l'hanno condotta hanno rifiutato la verifica dei risultati da parte dell'Efsa,
l'Agenzia europea per la sicurezza alimentare. Gli scienziati dell'Università
di Caen hanno sostenuto che l'Efsa non è imparziale dato che ha già approvato
il mais ogm. E da parte della comunità accademica è arrivato il sostegno e
l'invito a eseguire ulteriori approfondimenti. Ma altri istituti europei e
statunitensi hanno messo in discussione la validità dello studio, sotto il
profilo dell'ampiezza del campione e della completezza dei dati…
venerdì 21 settembre 2012
piccolo è bello
...Uno sciopero nazionale di 24 ore, al quale secondo gli organizzatori (i
partiti di opposizione e i sindacati) partecipano oltre 50 milioni di
lavoratori, sta paralizzando l'India. Obiettivo: fermare una legge presentata
dal governo che aprirebbe le porte del paese alle grandi catene internazionali
della vendita al dettaglio.
Finora
il sistema commerciale indiano - nel quale lavorano e vivono centinaia di
milioni di persone - è sempre stato basato sul piccolo commercio e sulle catene
di negozi indiani: i big globali del settore, da Wal-Mart a Carrefour e Tesco,
avevano dovuto stare in sostanza alla finestra, ovvero erano presenti ma solo
come fornitori all'ingrosso per i dettaglianti, senza poter vendere
direttamente ai consumatori...
... Lo
sciopero è stato organizzato dai partiti di opposizione al Congresso
Nazionale Indiano (primo fra tutti Bharatiya Janata Party, il partito del
popolo fortemente nazionalista) e dai sindacati riuniti nella Confederation of
All India Traders (CAIT) cui aderiscono circa 50 milioni di
persone. Alla protesta hanno deciso di partecipare i piccoli commercianti,
ma anche gli autisti degli autobus e dei mezzi di trasporto pesanti contro
l’aumento previsto del 14 per cento del prezzo del gasolio.
Si
stanno svolgendo manifestazioni nelle principali città del paese (Nuova Delhi,
Patna, Allahabad e Varanasi), sono stati bloccati i binari del treno negli
stati del nord Uttar Pradesh e Bihar e molte multinazionali hanno sospeso per
oggi le attività temendo episodi di violenza. E il Trinamool Congress,
partito che fa parte della coalizione di governo ma che non condivide la
proposta di riforma, ha annunciato per domani il
ritiro del sostegno in Parlamento e le dimissioni di sei ministri...
martedì 18 settembre 2012
grano duro e grano tenero
… Il frumento è il cereale più
coltivato e consumato in Italia. Appartiene al genere Triticum, che si divide
in Triticum durum (grano duro) e Triticum aestivum (grano tenero).
Il grano
duro si differenzia da quello tenero per il contenuto di
proteine lievemente superiore, ma soprattutto per i prodotti della macinazione.
Il grano duro, infatti, produce semole e semolati dai granuli grossi con
spigoli netti, mentre dal grano tenero si ottengono farine dai granuli
tondeggianti.
Il
grano duro è adatto per la produzione di pasta alimentare (ma anche di pane),
quello tenero di pane o di pasta all'uovo…
… In Italia la pasta
secca è tradizionalmente, ed ora anche per legge, confezionata con il prodotto
della macinazione del grano duro (Triiticum durum), appunto la semola.
Mentre l'altra importante specie di frumento, cioè il grano tenero (Triticum
vulgare) viene usato per la farina, quindi per la confezione casalinga
della pasta all'uovo, del pane ecc.
Morfologicamente i due tipi di grano non
presentano differenze clamorose: il chicco di grano duro è leggermente più oblungo e d'aspetto quasi traslucido,
mentre il chicco di grano tenero è
opaco e tondeggiante.
Il primo cresce nei terreni assolati e rudi del Sud Italia, quello tenero preferisce il clima più umido e tranquillo della Pianura Padana. Ecco quindi l'origine della differenza dei consumi tra pasta secca al Sud e pasta all'uovo al Nord.
Il primo cresce nei terreni assolati e rudi del Sud Italia, quello tenero preferisce il clima più umido e tranquillo della Pianura Padana. Ecco quindi l'origine della differenza dei consumi tra pasta secca al Sud e pasta all'uovo al Nord.
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